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September | 2013 | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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Progetto Leonardo a Malta: la storia di Marco

September 30, 2013 in Europa, Malta, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Marco, 28enne di Bitonto, cittadina vicino Bari.
Laureatosi in Scienze della Comunicazione a Bari, ha vinto lo scorso anno la borsa di studio della Regione Puglia “Ritorno al futuro” ed ha intrapreso un master in Marketing e comunicazione presso Alma Graduate School a Bologna.

Successivamente si e’ trasferito a Malta, lavorando presso “Genista Research Foundation” dopo essere stato selezionato nell’ ambito del progetto “Leonardo”.

Ecco la sua storia.

Ciao Marco, ci puoi dire come hai avuto questa opportunita’?

Ho saputo dell’opportunità di partecipare a un progetto Leonardo da Vinci Lifelong Learning Programme (LLP) consultando il sito di Scambieuropei, cosi ho deciso subito di partecipare alle selezioni presso l’ente organizzatore il ” British Institute” di Vasto. Dopo Qualche mese dalle selezioni mi son ritrovato a Malta.

Quali sono le differenze nel mondo lavorativo?

Rispetto all’Italia a Malta si respira un’ambiente internazionale e c’è gente proveniente da tutto il mondo che si ritrova qui per lavorare nel Turismo o nelle varie compagnie di Igaming che sono presenti sull’isola, grazie al suo regime fiscale agevolato.

Tuttavia lo stipendio medio di un maltese è più basso di quelli italiani, all’incirca 800-900 euro, che comunque permettono di vivere dignitosamente.

Qual è il tuo luogo preferito di Malta?

Il lungomare di Sliema è molto bello perchè offre una delle più belle panoramiche di Malta e della sua capitale la Valletta che soprattutto di sera è molto caratteristica con il suo gioco di colori.

Cosa pensi del costo della vita in Malta?

Vivere a Malta è molto economico, sia per il costo degli Affitti che variano ovviamente in base alla zona dove si va a vivere( comunque sempre inferiori a quelli Italiania) sia per il prezzo dei mezzi pubblici davvero economici soprattutto se si ha Id Card maltese.

Cosa cambieresti di Malta? E dell’Italia?

Malta mi ha colpito in negativo per l’incuria a cui sono lasciati la maggior parte degli edifici, e per l’arretratezza nelle costruzioni che è possibile vedere un pò ovunque e per l’assoluta mancanza di un piano regolatore dovuto agli effetti del turismo di massa.

Riguardo all’Italia penso che sia necessario partire da un generale miglioramento dell’Istruzione e del senso civico dei cittadini, e investire nell’enorme patrimonio culturale sul quale solo noi possiamo contare.

Che consiglio daresti a chi è in Italia ma vorrebbe espatriare?

Il consiglio più importante che posso dare è quello di studiare le lingue, in particolare l’inglese, oggi viviamo in un mondo globalizzato e conoscere questa lingua veicolare è diventato fondamentale per essere un cittadino del mondo! Inoltre ricordate viaggiare allarga la mente.

Infine vi lascio con una citazione che mi piace molto:

Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite. Mark Twain

Cristiano Prudente dal blog italianimalta

 


Eccovi un po’ di offerte per italiani in Svizzera

September 30, 2013 in Offerte di lavoro per Italiani all'Estero

Il tuo sogno e’ trasferirti per la terra della cioccolata e “della puntualita’? 

Leggi qui, ci sono offerte anche per il Canton Ticino


Erasmus in Germania: Lilia si racconta

September 30, 2013 in Europa, Germania, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Lilia Sicolo, architetto di Bitonto. Dopo aver conseguito la maturità scientifica si iscrive alla Facoltà di  Architettura di Bari, che frequenta per un anno, al termine del quale decide di partire e trasferirsi a Roma e proseguire gli studi presso la Facoltà di Architettura Vallegiulia dell’Università degli studi La Sapienza. La sua voglia incontenibile di viaggiare la porta a partecipare al progetto Erasmus, grazie al quale trascorre un anno ad Aachen (Aquisgrana) dove frequenta la Rheinisch-Westfaelische Technische Hochschule, una delle più rinomate università tecniche tedesche. Dopo un anno torna a Roma dove consegue la laurea con la tesi “Architettura come metafora geologica: Parco della Musica e della Cultura a Bitonto” che verrà successivamente selezionata per la partecipazione al concorso internazionale “Archiprix International” e pubblicata sul sito della fondazione. Dopo aver conseguito l’abilitazione professionale presso la Sapienza, si trasferisce a Milano, dove lavora presso diversi studi di architettura. Si iscrive al Master in Interior Design presso la Scuola Politecnica di Design di Milano SPD dove si confronta con designer e architetti provenienti da tutto il mondo, e consegue il diploma di Master. Ora Lilia Sicolo inizia ad affacciarsi alla libera professione…
Ciao Lilia ci puoi dire in che modo pensi che la realtà tedesca sia diversa da quella italiana?
 In Germania, differentemente dall’Italia, c’è una ben consolidata integrazione tra diverse culture, integrazione che si percepisce anche in una piccola città come Aachen, dove una grande comunità turca convive serenamente con la popolazione “aacheniana” e con il grande numero di studenti stranieri che ogni anno popolano le stradine di questa bella cittadina di confine. Un’altra differenza importante risiede nell’attenzione alla valorizzazione di tutti i centri abitati, dal paesino di provincia a Berlino. Il cittadino può usufruire di un gran numero di servizi e, nonostante gli stereotipi e il freddo, io in Germania mi sono sentita davvero a casa.
 
Quali sono le differenze nel mondo universitario?
 Mentre le facoltà di Architettura in Italia hanno un percorso di studi molto più accademico, in Germania c’è una grande varietà di attività che è possibile svolgere durante l’anno accademico. Con grande entusiasmo, agli esami “tecnici”, ho affiancato lezioni di acquaforte, pittura, disegno dal nudo, scultura. Ho partecipato inoltre a diversi viaggi organizzati dall’Università che mi hanno permesso di visitare gran parte della Germania, l’Olanda e il Belgio. In Italia invece il corso di studi è fisso e purtroppo non c’è una grande varietà di attività opzionali da svolgere. Uno dei più grandi problemi che ho riscontrato durante la mia esperienza universitaria in Italia è la mancanza di strutture adeguate e spazi per le attività scolastiche, mentre in Germania, le facoltà di Architettura sono tutte provviste di aule per la pittura, per il taglio e l’assemblaggio di materiali per plastici, aule per la proiezione di film, aule computer..e potrei continuare all’infinito. Lo studente medio tedesco viene preso per mano e condotto alla laurea. Lo studente italiano invece viene abbandonato davanti all’ingresso ed è costretto a vedersela da solo.
 Qual è il tuo luogo preferito della Germania?
 Riflettendoci posso sicuramente affermare che Aachen offre lo scenario perfetto per una studentessa che vuole studiare all’estero: la città storica offre scorci memorabili e trasuda storia da tutti i pori; la sua dimensione limitata la rende vivibilissima e godibile soprattutto nella stagione primaverile, durante la quale i parchi si animano di persone e barbecue e la giornata si allunga in maniera impressionante.
Non è però difficile rimanere estasiati anche se ci si allontana da questa ridente cittadina: durante uno dei miei viaggi itineranti in giro per la Germania, infatti, armata di zaino in spalla, ho potuto ammirare per esempio la “Schwarzwald”, ossia la Foresta Nera, imponente e affascinante allo stesso tempo.
 Cosa pensi del costo della vita in Germania?
 In Germania il costo della vita è leggermente più basso rispetto all’ Italia, se si escludono le grandi città come Colonia, Berlino, dove i prezzi si avvicinano molto a quelli di Roma o Milano. Ad Aachen invece mi è capitato spesso di stupirmi, al supermercato, osservando magari un vasetto di yogurt dal prezzo davvero irrisorio. Fare la spesa è davvero conveniente e soprattutto gli studenti possono godere di notevoli agevolazioni economiche nei trasporti e servizi sanitari.
Cosa cambieresti della Germania? E dell’Italia?
Mi piacerebbe che i tedeschi fossero più cordiali, come gli Italiani e che gli italiani fossero più ligi al dovere, più concreti, proprio come i tedeschi
 Che consiglio daresti a chi è in Italia ma vorrebbe espatriare?
 Per quanto mi riguarda il progetto Erasmus dovrebbe essere reso obbligatorio per tutti gli studenti, viaggiare è una esperienza che ti segna profondamente, insegna a superare i propri limiti e ad aprirsi a nuove culture ed esperienze. Chi rientra in Italia dopo un periodo trascorso all’estero, torna con una nuova consapevolezza, ha avuto modo di confrontarsi con realtà diverse e può fare tesoro di tutto quello che ha imparato.

 

Cristiano Prudente


Lavorare nei musei nel Regno Unito: ecco come

September 27, 2013 in Offerte di lavoro per Italiani all'Estero

Vi proponiamo una selezione di offerte di lavoro presso i musei a Londra e nel resto del Regno Unito.

Sono tantissimi i giovani italiani laureati in materie di indirizzo artistico che nonostante il patrimonio culturale del Belpaese faticano a trovare opportunità e sbocchi professionali in Italia.

Londra e la Gran Bretagna in generale possono offrire la possibilità di percorrere i primi passi nel settore migliorando al tempo stesso il proprio livello d’inglese.

L’Università di Leicester raccoglie le offerte di lavoro e di stages provenienti da tutto il territorio del Regno unito, a questo link.

Un’altra fonte interessante di annunci nel settore dei musei e delle gallerie d’arte è questa sezione del sito GuardianJobs.

Anche il sito ufficiale dei musei statali, NationalMuseums.org, mette a disposizione una sezione dedicata alle offerte di lavoro.

In bocca al lupo! :)

tratto dal blog italianilondra.net

Lavorare a Parigi: la storia di Silvia

September 27, 2013 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Silvia Versano, 27 anni. Pugliese, esattamente di Brindisi.

Ha studiato per fare l’interprete in Italia, laureata esattamente due anni fa in specialistica presso lo IULM a Milano, discutendo una tesi sull’interpretariato di tribunare e analizzando il processo di Perugia, in modo particolare l’interrogatorio in lingua inglese ad Amanda Knox. L’intepretariato, di conferenza nello specifico, è stata la sue passione da sempre. Già a 13 anni voleva lavorare al palazzo di vetro dell’ONU e invece si e’ trovata a fare uno stage, retribuito mediamente, in un’agenzia di traduzione a Parigi, dove però non traduce, ma le capita di fare la revisione alle traduzioni degli altri. Dal 1 ottobre sara’ assunta con contratto di collaborazione. Ha la partita IVA, ma in Francia si chiama Auto entrepreneur.

Quello che sta imparando è come fare la project manager, diverso dall’interprete, ma pur sempre “emozionante”. E poi chi lo sa, magari un giorno la vedrete al Parlamento Europeo o all’ONU!

Ecco la sua intervista.

Ciao Silvia, ci puoi dire in che modo pensi che la realtà francese sia diversa da quella italiana?

La realtà francese non è lontanissima da quella italiana, anche qui la crisi si inizia a sentire. Io credo che sia diverso l’approccio della gente. Qui tutti cercano di impegnarsi ad imparare il più possibile, la gente è tendenzialmente più incline ai cambiamenti. Lo Stato aiuta di più la popolazione, elergisce fondi a chi guadagna poco e non può permettersi di pagare gli affitti parigini. Le persone sono spronate ad andare avanti e non si piangono addosso.

 

Quali sono le differenze nel mondo del lavoro?

Non posso dare una risposta a 360° a questa domanda perchè posso dire di non essere mai entrata a far parte del mondo del lavoro italiano. Certo è che qui forse ogni tanto qualche CV lo leggono, almeno per dirti che non sei idonea. In Italia il 90% delle mie candidature sono finite direttamente nella cartella spam della posta elettronica delle aziende. Qui come stagista sono parte integrante di un’équipe, hanno bisogno di me. In Italia durante gli stage, facevo le fotocopie e scannerizzavo documenti…il tutto a zero euro.

 

Qual è il tuo luogo preferito della Francia?

Conosco poco la Francia in generale, conosco Parigi, Marsiglia e Strasburgo. Credo che ogni angolo di mondo sia bello a modo suo. Però Parigi spesso è davvero affascinante.

 

Cosa pensi del costo della vita in Francia?

Parigi è una città molto cara, sia dal punto di vista affitti, che cibo, che servizi (palestre, trasporti, cinema, ecc). Spesso però ci sono riduzioni per studenti o per ragazzi al di sotto dei 26 anni. Non si può andare tutte le sere a mangiare fuori e la pizza costa quanto una cena completa in Italia, bevande e dessert incluso! Ma credo che questo sia comune a tutte le grandi città e capitali europee e mondiali.

 

Cosa cambieresti della Francia? E dell’Italia?

Della Francia spesso vorrei cambiare i francesi, spesso distanti e scostanti. Ma non bisogna neanche fare di tutta l’erba un fascio…lo ammetto! E poi cambierei il meteo…un po’ più di sole e meno pioggia. Dell’Italia cambierei quel sentimento di sconfitta che ci affligge, quel piangersi addosso e non volersi rialzare e combattere, perchè tanto non cambia nulla. Non è così che  si risolvono i problemi. Dovremmo essere nella vita come siamo allo stadio quando tifiamo la squadra del cuore!

 

Che consiglio daresti a chi è in Italia ma vorrebbe espatriare?

Di farlo, prendere la valigia e andare ovunque porti il cuore. E non curarsi di chi dice che è più dura rimanere che partire, perchè nella vita bisogna mettersi un po’ alla prova, c’è sempre tempo per tornare a casa. Non escludo di tornare a casa un giorno, ma con un bagaglio culturale e professionale largamente più ampio di quello di oggi.

Cristiano Prudente dal blog italianifrancia


Insegnare in Francia: la storia di Silvia

September 27, 2013 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

 

Abbiamo intervistato Silvia Probo, 26 anni di Tricase (Lecce). Laureata in lingue straniere all’Università del Salento.  Ha conseguito da poco il master in European Translator in Polonia e in Belgio.

Due anni fa ha insegnato italiano in 3 licei di Bordeaux come lettrice e ora insegna inglese nelle scuole secondarie della provincia di Treviso.

Ciao Silvia, ci puoi dire in che modo pensi che la realtà francese sia diversa da quella italiana?

 

1. Penso che la Francia sia per molti versi differente dall’Italia: la gente francese è molto più diffidente e a volte chiusa alle culture altrui; personalmente credo sia una questione di tempistica…mi spiego, i francesi hanno bisogno di tempo per accogliere uno straniero…all’inizio è difficile integrarsi, ma se si ha un grande spirito di adattamento, vivere in Francia non è male.

Quali sono le differenze nel mondo del lavoro?

2. Per quanto riguarda il mondo del lavoro, non c’è poi tanta differenza tra l’Italia e la Francia; la crisi si sente anche oltralpe. Avendo lavorato nella scuola, posso dire che la situazione è molto diversa rispetto all’Italia: in Francia la nostra scuola media di 3 anni coincide con il collège che dura invece 4 anni, e la nostra scuola superiore di 5 anni, in Francia dura 3 anni.

Ci tengo a precisare che nelle scuole francesi lo studio delle lingue straniere è molto più sentito rispetto alle scuole in Italia. Gli alunni arrivano a studiare fino a 3 lingue straniere a partire dalla scuola media; nelle scuole elementari studiano già due lingue.

Qual è il tuo luogo preferito della Francia?

3. Ho viaggiato molto in Francia e devo dire che non ho un posto in particolare che preferisco. La Francia è tutta bella e ovviamente Bordeaux, a parte il suo fascino, resterà sempre nel mio cuore, insieme alla gente che ho conosciuto. Dire che Parigi è favolosa è banale ma io lo dico ugualmente! Nimes, la città “più romana” che ci sia in Francia è per questo molto suggestiva. Tolosa sembra abitata da italiani perchè gli abitanti sono molto affabili e simpatici!!!

Cosa pensi del costo della vita in Francia?

4. Il costo della vita in Francia? I ragazzi sono molto più agevolati; fino a 26 anni agli studenti e ai lavoratori viene rimborsato l’80% dell’affitto, i mezzi di trasporto costano molto meno ed è anche per questo motivo che ho potuto viaggiare per le città francesi! L’Italia dovrebbe prendere spunto da tutto ciò!

Cosa cambieresti della Francia? E dell’Italia?

5. Della Francia cambierei la mentalità a volte un po’ troppo nazionalista. Dell’Italia cambierei tante cose che sappiamo benissimo che non vanno bene..ma non cambierei il mio Paese per ninete al mondo!

Cosa cambieresti della Francia? E dell’Italia?

6. un consiglio, anzi due consigli che posso dare sono: ragazzi viaggiate e fate tanta esperienza all’estero!!! Io, grazie all’esperienza in Francia e altrove, sono cresciuta molto professionalmente e umanamente!!! Ho conosciuto gente fantastica e gente da dimenticare, ma è proprio questo il bello…si parte e non si sa a cosa si va incontro!!!
Secondo consiglio, una volta finita l’esperienza tornate in Italia, nella vostra patria, abbiamo bisogno di gente preparata e capace di far rialzare il paese e i suoi cittadini!!!

 

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a Pechino: Andrea

September 27, 2013 in Asia, Cina, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Andrea, di Milano e nato nel lontano 1967. Da tre anni vive a Pechino e da due e’ sposato con Lili, una ragazza cinese.

 

> Ciao Andrea, di cosa ti occupi a Pechino?

Qui a Pechino non sapendo la lingua ho pensato che l’unico modo per lavorare era di aprire una propria attivita`. Ho aperto un sito di consulenza e marketing, www.cercaincina.com , per privati e/o aziende che intendono comprare prodotti dalla Cina e non sanno come fare. Io cerco i prodotti o le fabbriche che li producono e metto in contatto le parti. Questo lavoro mi permette di lavorare da casa,avere tempo libero per visitare questa bella citta`.

> Quanto e’ importante sapere il cinese?

Non lo dovrei dire ma io sono il chiaro esempio di come si possa vivere in Cina senza sapere il cinese. Mi arrangio in tutto visto che mia moglie molto spesso non e` con me. Vado tranquillamente a fare la spesa al supermercato o in giro a fare shopping e me la cavo alla grande. Se poi ho bisogno cose particolare,tipo uffici pubblici o altro del genere,aspetto mia moglie il sabato o domenica e andiamo insieme.

> La presenza italiana e’ influente?

Qui arrivano alcune delle note dolenti. La presenza italiana in Cina e` abbastanza numerosa,il problema che noi italiani siamo un po stupidini (senza offesa per nessuno). Non abbiamo spirito di corpo,non riusciamo a fare gruppo per raggiungere un comune scopo. Un esempio: a me piacerebbe aprire un locale dove cucinare prevalente mente pasta,ho provato ad andare a chiedere consiglio e alcune cose burocratiche a chi ha gia` aperto un’attivita` qui a Pechino e l’accoglienza maggiore e` stata di diffidenza. Anche solo a chiedere informazioni sembra che gli stai rubando il lavoro ed i clienti. Altre comunita`,quella tedesca ad esempio,hanno numerose associazioni per aiutare i nuovi arrivati,si prodigano tra loro per consigli e consulenze ed in alcuni casi si prestano denaro. Noi non ce la faremo mai.

> Che ne pensi del costo e dello stile di vita a Pechino?

Il costo della vita anche qui e` proporzionato allo stipendio che si percepisce a fine mese. Lo sbaglio piu` grande e` venire a vivere qui e continuare a pensare in Euro,va bene se sei turista ma se ci abiti spendi solo dei gran quattrini perche` tutto sembra che costi pochissimo e alla fine dei costi hai comprato cose inutili e la somma cresce notevolmente. Lo stile di vita invece credo che sia uno dei migliori al mondo. La mattina presto nei cortili ei palazzi o nei parchi cittadini trovi gente di tutte le eta` che fa Tai Chi,alimentazione sana che comprende molte verdure e diversi tipi di carne. La sera,come a pranzo,si mangia presto e dopo si esce per la passeggiata. Un’occasione per camminare ma anche per incontrare altre persone e scambiare quattro chiacchiere. I cinesi sono molto attenti alla cultura e sono molto tradizionalisti oltre che nazionalisti.

> E’ difficile ottenere i visti per lavorare?

Per lavorare da dipendente in Cina si ha bisogno assolutamente della lettera della societa` che ha intenzione di assumerti che attesta tale necessita` oltre ad altri documenti vari,il visto di lavoro dura comunque un anno e va rinnovate con solerte anticipo,pena l’espulsione (qui non amano i clandestini,infatti non ce ne sono). Io essendo sposato ho un visto per ricongiungimento familiare,quando sta per scadere l’ufficio stranieri mi manda un messaggio ricordandomi gentilmente di provvedere al piu` presto se no altrettanto gentilmente mi invitano a lasciare il paese ahahahahahaha sono dei grandi! Se invece uno vuole aprire una propria societa` si entra nel turbine burocratico cinese dove i tempi non sono mai tanto certi e i risultati finali nemmeno. Anche qui come in tutte le parti del mondo se conosci qualcuno e` meglio,ti si aprono porte che sarebbero difficili solo vedere. Tutto il mondo e` paese.

> Che consiglio daresti a chi vuole trasferirsi in Cina?

La prima cosa che vorrei dire a chi vuole venire in Cina e` non leggete niente,non fatevi condizionare da niente e da nessuno. In Italia si sa siamo uno degli Stati americani e dunque le notizie che arrivano tendono a non essere molto veritiere. Non me ne rendevo conto neanche io fino a che` non sono arrivato qui. Lasciate a casa pregiudizi e idee che avete della Cina e del popolo cinese,quello che sapete piu` della meta` non sono cose vere. Lasciatevi trascinare e avvolgere dalla vita che scorre,se potete riducete al minimo le visite nei posti troppo turistici,certamente per Pechino non si puo` fare a meno di vedere la Citta` Proibita o la Grande Muraglia. Aprite la mente e carpite il vero spirito che muove questo popolo,se poi avete bisogno di una guida io sono a disposizione.

Cristiano Prudente

 

 

 

Dalla Florida a Londra: l’intervista a Bruno

September 26, 2013 in Miami, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Bruno de Luca,  21enne della provincia di Lodi, Sant’ Angelo Lodigiano, vive a Londra, South Kensington da giugno (2013) dove lavora nel ristorante Bar Boulud del “Mandarin Oriental Hyde Park London”

Ciao Bruno, come hai avuto l’opportunita’ di lavorare nel ristorante (nome?) alla Disney ad Orlando?

Ciao Cristiano, l’ opportunita’ americana l’ho ottenuta grazie ad una application per il Disney international program trovata sul sito internationalservices.fr . Ho ottenuto il visto Q-1 per 13 mesi, dodici dei quali spesi a Orlando, Florida, lavorando per il ristorante “Tutto Italia” situato nel parco di Epcot, nel padiglione italiano a World Showcase.

Quali difficolta’ hai incontrato? Quali le soddisfazioni nel tuo lavoro?

Le difficolta’ sono state quelle di un ragazzo di 19 anni che sbarca da solo in America, volo American Airlines Milano-New York / New York-Orlando . Vivere da soli, badare a se stessi, cucinare, fare la spesa, aprire il conto in banca alla Bank of America e fare il bucato sono state le prime cose che ho dovuto affrontare. Senza dimenticare la lingua, dato che l’ insegnamento della lingua inglese tra i banchi di scuola in Italia e’ molto scarso. L’adattamento alla vita americana dopo poco e’ stato meraviglioso. Guidare sulle highway, lavorare a Disney World con dei colleghi meravigliosi da tutte le parti del mondo (Italia compresa of course), international parties, ho imparato dopo poco il famoso Easy Going americano. Il lavoro non e’ stato mai un problema nella mia esperienza, anzi, era proprio divertente. Ho iniziato come gelataio nel chiosco italiano sul Boardwalk di World Showcase e dopo un mese ho iniziato la mia avventura nel ristorante italiano “Tutto Italia”. In undici mesi sono riuscito a fare tutti gli upgrade possibili, busser, runner, waiter/server e manager on duty (tutte figure del sistema food & beverage americano). Grazie al mio duro lavoro sono riuscito ad avere le piu’ belle e grandi soddisfazioni che la vita puo’ dare a un 20enne, vale a dire successo nel lavoro, clima estivo tutto l’anno, macchine, hotel, ristoranti, feste e viaggi. La soddisfazione personale piu’ grande e’ quella di esser riuscito a viaggiare tanto, a volte anche solo, alla scoperta di questi Stati Uniti d’ America che ormai fanno parte del mio cuore. Orlando, Miami, New York, il New Jersey , la Florida, Atlanta, Key West, Minneapolis, Charlotte, Los Angeles, San Francisco, San Diego, Las Vegas, i Canyons, la Death Valley, le Hawaii, la Riviera Maya in Messico e Negril in Jamaica sono state esperienze memorabili.

 Cosa ti ha affascinato di piu’ del modello americano?
 Il modello americano ha i suoi pro e i suoi contro. Il fatto che ancora oggi ogni individuo deve essere coperta da un’ assicurazione sanitaria privata non mi convince, la trovo una follia. Ma dal punto di vista lavorativo e’ meritocratica, le legge c’e’ e funziona, le tasse le paghi ma poi ti danno una buona parte indietro con il Tax Back di gennaio. Tutto semplice, a portata di smartphone, rende gli USA avanti 50 anni rispetto alla nostra povera Italia.
 
Perche’ ora hai scelto proprio Londra?
Ho scelto Londra perche’ come dicono qui “London is great”. Ad essere sincero non mi aspettavo molto dalla vita quotidiana che si puo’ avere qui, ma mi sbagliavo. Buone opportunita’ di lavoro, paghe dignitose a differenza della nostra Madreterra, servizi ottimi, eccellenti infrastrutture, citta’ splendida e hai l’ opportunita’ di conoscere gente da tutto il mondo. Certo il clima e’ diverso, mi ci devo ancora abituare, ma vabbe’.
 
Torneresti in Florida?
Si, senza pensarci troppo su’. Ho vissuto un anno straordinario..quindi perche’ non replicarlo?? :-)
 
Che consiglio daresti a chi vuole fare la tua stessa esperienza?
Il consiglio e’ quello di non avere paura. A volte sopraggiunge la nostalgia di casa, di amici, della famiglia e del nostro cibo italiano (The Best in the World).
Ma penso che per me il “gioco sia valso la candela”, potrebbe esserlo anche per altri giovani ragazzi italiani, vogliosi di scoprire il mondo e di farsi valere.
 
 
Cristiano Prudente

 


Erasmus ad Aachen: il racconto di Marisa

September 26, 2013 in Europa, Germania, Storie di Italiani in Giro

 

Marisa Vitale è un’ architetto nata a Bitonto, laureatasi alla facoltà di Architettura “Valle Giulia” presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con la tesi in “Architettura come metafora geologica: Parco della Musica e della Cultura a Bitonto” che verrà successivamente selezionata per la partecipazione al concorso internazionale “Archiprix International” e pubblicata sul sito della fondazione.
Decide di trascorrere l’ultimo anno accademco (2006-2007) del suo percorso universitario in Germania con il programma di mobilità Erasmus presso la prestigiosa Rheinisch-Westfälische Technische Hochschule di Aachen (Aquisgrana) per poi volare a Praga con il progetto Leonardo Da Vinci dove risiede tutt’ora dal 2010.

 

Ciao Marisa, ci puoi dire in che modo pensi che la realtà tedesca sia diversa da quella italiana? 

 L’aspetto principale che rende la realtà tedesca diversa da quella italiana è sicuramente l’attenzione e il rispetto che i tedeschi hanno per il benessere collettivo (che inevitabilmente si riflette su quello dei singoli individui) per l’ambiente, i luoghi e le strutture pubbliche.

Non è il solito luogo comune: in Germania davvero tutto è in ordine, tutto funziona, la burocrazia, le poste, i trasporti etc.; esistono parchi e giardini pubblici curatissimi, piste ciclabili, le città sono sicure, non esistono periferie degradate, la raccolta differenziata dei rifiuti è all’avanguardia e al massimo dell’efficienza.

Quali sono le differenze nel mondo dello studio?

Esistono profonde differenze per quanto riguarda il mondo dello studio, ovviamente però posso solo riportare quella che è stata l’esperienza nel mio settore.

Ad Aachen ho trovato un’Università caratterizzata da una concezione culturale fondata sull’esperienza pratica, sul confronto di idee tra studenti e professori,  sul rispetto per le opinioni altrui.

Ci sono corsi (e le strutture adeguate) per realizzare oggetti di design, corsi di pittura, disegno dal vero, fotografia, scultura, persino un corso di acquaforte e, cosa fondamentale, ci sono corsi per i programmi di grafica , che in Italia siamo costretti ad imparare o da autodidatta (con tutti gli svantaggi che la cosa comporta) o pagando costosissimi corsi privati. Si passa pochissimo tempo all’Università, non ci sono interminabili  lezioni teoriche, non esiste l’obbligo di frequenza, e i professori lasciano molta autonomia agli studenti per quanto riguarda le decisioni progettuali, ma sono sempre molto disponibili e rintracciabili negli orari di ricevimento o tramite internet, in caso di qualsiasi dubbio o chiarimento.

In questo modo, non solo si ha tutto il tempo di lavorare presso gli studi di architettura, facendo così esperienza diretta sul campo, ma si è perfettamente in grado di essere indipendenti economicamente dai genitori.

 Qual è il tuo luogo preferito della Germania?

Naturalmente Aachen, perché è la città dove ho vissuto un’ importantissima esperienza come l’ Erasmus,  perché è il profumo di cioccolata della fabbrica Lindt che si respira in alcuni quartieri cittadini,  i barbecue di primavera e le lezioni di pittura nel Westpark, perché è il drei länder punkt che segna il confine tra Belgio, Olanda e Germania,  è la festa all’Uniklinik con l’autista dell’ autobus che alla fermata grida “Uniklinik, viel spass!!!”, è il Ring, le biciclette parcheggiate di fronte all’ Hauptgebaude dell’ RWTH, il döner kebab, i locali di Pontstrasse, il Duomo più antico del NordEuropa, è il treno per il carnevale di Colonia, è questo e molto altro ancora.

 Cosa pensi del costo della vita in Germania?

Ad eccezione della Baviera dove il costo della vita è sicuramente più alto di quello di altre città della Germania (anche gli stipendi),  mi è sembrato decisamente inferiore rispetto a quello italiano, persino nella capitale Berlino, soprattutto considerando che i salari sono nettamente più alti che in Italia. Affitti, ristoranti, locali di divertimento, abbigliamenti e  prodotti tecnologici sono molto più accessibili ed economici in Germania. Ovviamente i prodotti di importazione italiana sono un po’ più cari.

Cosa cambieresti della Germania e cosa dell’Italia?

Della Germania cambierei l’eccessiva organizzazione e autodisciplina che spesso non permette una certa flessibilità  e creatività, due qualità  molto utili per poter fronteggiare gli imprevisti e i “fuori programma” senza sentirsi disorientati o entrare nel panico solo perché ci si trova momentaneamente fuori dalle “linee guida”.

Dell’Italia cambierei la quasi totale mancanza di autodisciplina da parte degli individui, che si accompagna ad una vera e propria mancanza di rispetto e ad un atteggiamento orientato a favore del tornaconto personale, cui consegue una evidente noncuranza nei confronti degli interessi della comunità, del proprio Paese, della natura e dell’ambiente.

Che consiglio daresti a chi è in Italia ma vorrebbe espatriare?

Consiglio di non lasciarsi sopraffare dai mille interrogativi che normalmente ci assalgono quando stiamo per cambiare vita: “ce la farò, mi ambienterò, imparerò la lingua, troverò amici o il lavoro che sto cercando?” Non è questa la partita.

Qualunque siano le motivazioni che vi spingono ad espatriare, fate in modo che non siano così vincolanti, perché durante il percorso ne troverete altre, alcune potranno indurvi a restare, altre a cambiare rotta.

Per questo, non preoccupatevi se non riuscirete a fare niente o tutto di quello che vi eravate programmati  prima di partire, siate pronti piuttosto ad accogliere l’inatteso, le sorprese che la vostra avventura vi regalerà giorno per giorno.

Concludo con una citazione di Mark Twain che, oltre ad essere un grande scrittore, è stato anche un grande viaggiatore e i cui scritti costituiscono, per me, una fonte di continua ispirazione prima di “levare le ancore” : “Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.”

Cristiano Prudente dal blog www.italianigermania.com


Vivere e lavorare in Australia: la storia di Natalino

September 26, 2013 in Australia, Oceania, Storie di Italiani in Giro

Mi chiamo Natalino Fallacara, ho 26 anni,  sono nato a Bari ma ho sempre vissuto a Bitonto (BA). Sono sempre stato affascinato dall’idea di “viaggiare” e ma non ho mai avuto un’idea precisa di dove provare a trovare una sistemazione definitiva. Ho visitato diverse nazioni europee da turista che mi hanno aiutato a consolidare la voglia di evadere, la voglia di “diverso” e la voglia di migliorare la conoscenza della lingua inglese. Da un po’ di tempo mi girava nella testa l’opzione Australia e lo scorso anno ho preso la palla al balzo e grazie all’aiuto di un amico che mi ha “introdotto” in Australia, backpack in spalla e via, parte l’avventura.

Ciao Natalino, da quanto tempo vivi in Australia?

Sono in Australia dallo scorso Dicembre 2012, munito del mio visto Working Holiday che ha la durata di un anno.

Come e’ nata l’idea di trasferirti proprio li,?

L’idea e’ nata nel momento in cui, sembrero’ scontato e banale ma purtroppo e’ la realta’ dei fatti, ho cominciato a notare che la vita in Italia mi stava facendo appassire, non riuscivo a trovare un lavoro che mi soddisfacesse che mi facesse dare il meglio di me, ero sempre opaco sia sul posto di lavoro sia nella vita quotidiana, avevo bisogno di una svolta, avevo bisogno di un’esperienza forte che mi facesse tornare l’entusiasmo. Da un po’ di anni a questa parte c’e’ sempre l’Australia come meta numero uno di giovani in cerca di esperienze nuove, allora mi sono detto “perche’ no..”

Di cosa ti occupi?

Principalmente il mio viaggio in Australia e’ basato sul girare il continente visitando posti sempre nuovi, ecco perche’ ho puntato sull’occupazione “Picker”, in pratica raccolgo frutta e vegetali di ogni tipo. Ho scelto questo tipo di lavoro perche’ ti permette di girare l’Australia e non di restare sempre in un posto a differenza di un posto di lavoro fisso. In questo modo riesco ad accumulare soldi lavorando 2-3 mesi e poi posso permettermi di viaggiare per altrettanti o quanto mi pare. Penso sia una delle esperienza piu’ belle che io abbia mai fatto, non avevo mai fatto il contadino in vita mia, anche se penso che qui sia visto con occhi diversi dato che il fenomeno “backpackers” e’ fondato principalmente su questo tipo di lavoro. Allo stesso tempo ovviamente sono disponibile per qualsiasi occupazione, ho lavorato per un breve periodo per un’azienda di traslochi e ora sto’ lavorando come falegname. Me never stop you know?!

Quali difficolta’ hai incontrato all’inizio della tua esperienza?

Be’, all’inizio non e’ stato semplice ovviamente, avevo una leggera base d’inglese ma non sufficente ad approcciare con il duro slang australiano. Allo stesso tempo questa e’ la mia prima esperienza fuori casa e non ho scelto la piu’ semplice per cominciare partendo da 24mila km da casa. Fortunatamente la gente qui e’ davvero socievole e disponibile essendo abituati ad ospitare gente from all over the world, e questo ha reso tutto un po’ piu’ semplice e piacevole.

Quanto hai migliorato il tuo inglese?

Be’ il mio inglese e’ migliorato giorno dopo giorno sempre piu’, ho sempre cercato di essere a contatto con gente non italiana (anche se qui pullula di italiani, impossibile non averci a che fare) mi sono sempre imposto di avere a che fare sempre e solo con la lingua inglese. Ora di certo manco ancora di estrema padronanza del linguaggio, alcuni termini continuano ad essere nuovi, ma vivo con una coppia di amici australiani quindi la cosa e’ forzata ancora di piu’ e ne sono davvero contento, riesco ad avere discorsi fluidi senza intoppi, addirittura quando mi capita di pensare e parlare tra me e me lo faccio in inglese, intercalari in inglese tutto in inglese, a volte quando parlo con qualche italiano mi dimentico come si dice una parola in italiano e la  dico in inglese chiedendo “come si dice in italiano?”.

Che progetti hai per il futuro?

Progetti per il futuro.. a dire la verita’ sono uno che non ha mai progettato niente (a volte me ne pento perche’ faccio le cose sempre all’ultimo momento e magari sarebbero potute andare meglio con un minimo di progetto alle spalle), pero’ diciamo che potrei richiedere il secondo visto qui in Australia allungando la mia permanenza qui un altro anno, o conquistare nuove mete. L’Italia e’ casa mia, ma mi auguro di trovare felicita’ e sistemazione in un posto diverso dove non mi sento oppresso. Partendo dal presupposto che secondo me l’Australia sta diventando un po’ invasa da giovani di tutto il mondo, ho sentito esperienze di ragazzi che hanno fatto questa esperienza 5-10 anni fa e raccontano di stile di vita totalmente diverso, la vita del backpaker era totalmente piu’ facile, non era una “moda” il viaggio in Australia, il lavoro era semplice da trovare (we always struggle now to find available jobs) e l’invasione da parte dell’Asia e’ pazzesca.

Che consigli daresti a chi vuole fare un’esperienza di lavoro in Australia?

Diciamo che il mio consiglio e’ di puntare sulla West Coast zona Perth cosi’ come il South Australia e Tasmania per quanto riguarda il campo lavoro. La East Coast e’ tanto bella quanto satura di gente in cerca di lavoro. Il mio consiglio e’ semplice: e’ un’esperienza da fare, ti arricchisce piu’ di quanto pensi, ti regala emozioni e delusioni che ti formano in maniera notevole. E soprattutto i miei occhi hanno visto posti che non so se potro’ rivedere mai da altre parti.

 

Cristiano Prudente