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January | 2014 | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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Vivere e lavorare a New York: Andrea, sceneggiatore e autore TV

January 30, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Andrea Careri autore TV e sceneggiatore nato a Roma, 30 anni. Rappresentato dalla famosa agenzia Sosia&Pistoia, vive e lavora tra New York e Roma. Ha scritto degli spot per la campagna elettorale del partito Socialista francese e per Hollande. Ha scritto una pubblicità per Greenpeace France e un corto premiato in festival di tutto il mondo. Ha lavorato come sceneggiatore negli Stati Uniti e ha pubblicato il libro Together we are invincibile-L’uomo che affittò un teatro per amore. E’ anche fondatore di una Start Up con Christian Cervone, e inventore di applicazioni e social networks.

Ciao Andrea, quali sono le tue motivazioni vivere tra l’Italia e gli Usa?

Che amo ambedue i paesi, l’Italia per la sua bellezza, il suo cibo, il vino, la storia e la cultura, New York per l’energia, la vitalità, le possibilità, la bellezza delle donne, e per quell’aria cosmopolita che si respira. Se non si hanno abbastanza soldi e tempo per girare il mondo basta vivere a New York e girarla. Ogni quartiere è una cultura, una lingua, una comunità diversa. Si può entrare nella Colombia di Jackson Heights al Queens e mangiare arroz con pollo, oppure andare nell’Israele degli anni venti, a Brooklyn a Boro Park. Oppure si può conoscere la Russia, a Sheepshead bay, dove ho vissuto di recente e dove ambienterò lo script che sto scrivendo sulla comunità russa di Brooklyn. Inoltre,essendo un freelance cerco di lavorare dove mi offrono lavoro e sono disposto a vivere e a lavorare dove si presentano le possibilità. Ho dei progetti da qui al 2018 per il mercato Americano, e quindi penso che continuerò a vivere tra i due posti. Poi come dice un famoso ristoratore napoletano, titolare di una delle migliori pizzerie di Manhattan che si chiama Ribalta, ”l’ideale sarebbe vivere sei mesi da una parte e sei mesi dall’altra.”

Io credo che questo sia il sogno di molti italiani a New York, specialmente di quelli che vengono da bellissime città come Napoli.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto a un privato o ad un’agenzia?

Sono sempre stato molto fortunato con l’affitto, e sto scrivendo un romanzo che racconta il modo rocambolesco con il quale sono riuscito a sopravvivere i primi mesi a New York senza soldi e tutte le cose assurde che mi sono successe, tra le quali quelle di vivere in posti da favola completamente fuori dalle mie tasche. Il romanzo si chiama I love you New York-Come la Grande Mela ha cambiato la mia vita, e lo metterò in vendita su Amazon fra qualche mese. Comunque tornando alla domanda: ho vissuto un po’ dovunque, nel Queens, a Sunset park a Brooklyn, a pochi passi da Williamsburg, a River Side drive, upper west side, e poi ultimamente anche al centro di Manhattan a pochi passi dalla celebre via dello shopping, la 34esima strada. Dopo aver vissuto per alcuni mesi a Sheepshead bay vicino Coney Island ho ricevuto lo sfratto per un motivo assurdo, e grazie alla generosità di un uomo d’affari ebreo, Howard, tipicamente newyorkese, e del mio capo italo americano sono riuscito ad ottenere un affare vivendo nel posto dei miei sogni, Manhattan, a pochi passi dall’Empire State Building, in uno studio personale pagato con un prezzo onesto, che perfino un ragazzo non ricco come me poteva permettersi. In ogni caso il miglior sito per trovare un appartamento è Craiglist, dove ci sono annunci di ogni tipo e si trovano case nel giro di pochi giorni. Io ho trovato lo studio davanti l’Empire con un annuncio su Craiglist. Per quanto riguarda periodi brevi conviene rivolgersi ad Airnb sito dove si trovano stanze e camere per breve periodo. Sconsiglio gli agenti di realestate poiché prendono il 10% per trovare casa e non conviene. Fra pochi mesi verrà lanciato un social network che si chiama Matchable dove, tra le varie cose, si potranno trovare facilmente case e appartamenti, grazie a un sistema che permette di trovare i propri coinquilini ideali.

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Dopo Giuliani New York è diventata una delle città più sicure al mondo, per questo i prezzi degli affitti e delle case stanno alle stelle. Ci sono zone pericolose ma in generale quello che si vede nei film degli anni 70 non esiste più. Questo per quanto riguarda la sicurezza. Per quanto riguarda il costo, Manhattan è proibitiva, io consiglio di vivere ad Astoria nel Queens, quartiere molto europeo, pieno di siciliani e di greci, dove si possono trovare ristoranti di pesce a venti dollari, e dove si può fare la spesa a prezzi che nella city è impossibile trovare. Inoltre, Astoria è praticamente a un passo dalla City e ben collegata. A Brooklyn ci sono dei quartieri molto alla moda e carini, che io sconsiglio perché costano più di Manhattan e non offrono quello che offre la City in possibilità di lavoro. Io sono molto affezionato per motivi personali ad Upper East Side, dove ho vissuto una delle esperienze più belle della mia vita. Ma i prezzi sono troppo alti. In ogni caso New York è enorme e si possono trovare sistemazioni per tutti i gusti e le tasche. Mediamente gli appartamenti sono piccoli, e si è quasi costretti ad avere dei roomate per via del prezzo esorbitante dell’affitto.

Per chi vuole trasferirsi è consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Per chi vuole trasferirsi lì è necessario rispettare la legge di un paese che dà tante possibilità ma dove le regole e la legge si rispetta. Se non mi sono mai trasferito lì a vivere è anche per il mio profondo rispetto per lo stato Americano e per un paese che mi ha dato tanto. C’è crisi nella Grande Mela, gli anni 80 sono finiti anche là, ma per chi è disposto a lavorare sodo c’è possibilità. L’unica cosa è che bisogna sapere che lì il lavoro viene prima di tutto e che il tempo libero è spesso un privilegio per pochi. Se si accetta questa condizione e si vuole lavorare c’è modo di trovare lavoro. Il sogno Americano all’italiana è banalizzato e sciocco,il 90% di chi è andato in America non è diventato ricco o famoso, ma ha avuto una vita, ha potuto sfamare una famiglia con il duro lavoro e costruire qualcosa. Questo è il vero sogno americano dai tempi dei primi coloni. Vivere e costruire qualcosa senza dover dire grazie a nessuno, con il sudore,la fatica e senza limiti di sesso, ceto, religione,razza. Conosco professori della Columbia nipoti di contadini calabresi analfabeti che hanno studiato gratis, perché erano i più bravi, e si sono fatti una carriera. E poi storicamente parlando la mobilità sociale in America è sempre stata più alta di quella Europea. Senza contare di quella italiana che è pari a zero. Devi essere veramente determinato,e veramente bravo per farcela in Italia. Diciamo che è molto più difficile. Io non sono nessuno, ma quel poco che sono riuscito a fare ho dovuto sudarmelo il triplo perché non vengo da famiglie importanti e non ho spinte di nessun tipo,tranne che quella dovuta da una super creatività e da una etica e un rispetto per il lavoro che pochi che si professano artisti hanno. Dato che io non sono uno che si può permettere di fare””l’artista”” ho dovuto tirare fuori altri attributi. Ecco, diciamo che a Roma mi sono sempre sentito un Don Chisciotte e uno “Sfigato” anche se ho ottenuto risultati impensabili per un non raccomandato. E almeno per quanto mi riguarda la gente del mio settore è sempre stata disponibile con me. Ed esistono di certo ambienti molto peggiori di quello del cinema e dello spettacolo. Erano e sono i miei coetanei a considerarmi un “Don Chisciotte”, perché loro hanno una poltrona dove sedersi e non hanno dovuto sudare. Forse per quello. In America, invece, mi sento amato, mi sento capito, un famoso producer di Hollywood (e lo dico perché ho avuto modo di avere a che fare con tutti e due) se la tira meno che una ragazza carina e snob di Roma, questo è un fatto. Gli Americani sono più puri, sono meno arroganti e sono più alla mano. E’ un popolo che io amo e il mio sogno è quello di prendere un giorno la cittadinanza americana. Detto questo, se si pensa che l’America sia facile si sbaglia, è durissima e spesso i ragazzi che lì fanno lavori manuali qui in Italia non sarebbero disposti a farlo. Tutto sta a capire cosa si intende per felicità. Io credo che la giusta via di mezzo sarebbe avere la bellezza italiana, il tempo per godersela, i ritmi e gli stimoli che ci sono a New York. Questo non è possibile, almeno che non si viva da una parte e l’altra.

Qual e’ il posto che più ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Tutto della Grande Mela è entusiasmante. Nel mio romanzo I love you New York- come la Grande Mela ha cambiato la mia vita racconto la mia avventura lì, mi è successo di tutto, compreso lavorare per una produzione Hollywoodiana, perdere casa, lavoro, finire per strada, conoscere i miei miti, trovare l’amore, perderlo, insomma una incredibile girandola di emozioni. E poi per me l’ emozione di vedere per la prima volta la Grande Mela è un po’ come quando si vede la prima volta il deserto, l’oceano o si fa l’amore con una donna che ami.

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Sono nato e cresciuto a Roma man! New York ha una metro e un servizio pubblico che se li si confronta con quelli di Roma sembrano perfetti. Ma è tutto relativo, una mia cara amica cresciuta a Honk Hong e abituata all’efficienza asiatica considera la metro di New York obsoleta, lenta e poco puntuale. Tutto è relativo. Se siete italiani, quindi di un paese poco sviluppato da questo punto di vista, New York vi sembrerà il paradiso.

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Dovrò tornare a New York per lavorare a diversi progetti. Girerò un cortometraggio a New York intitolato Man of Wax, prodotto da Andreas O’Donohue Villaggio, un altro italo newyorkese che vive nella grande mela da tempo, giovane producer di talento. Abbiamo questo soggetto molto forte e molto newyorkese. Poi sto scrivendo una sit-com chiamata Sex&Brooklyn, con tutte protagoniste femminili, non americane. Un progetto rivolto all’Europa, L’Italia e il Messico e in generale a tutte le persone che sono arrivate a New York piene di passione, sogni e speranza, che verrà girato a Brooklyn. Poi sto lavorando come producer all’opera prima di un grande talento, una giovane montatrice pupilla di Alexander Payne e laureata nella prestigiosa Yale. Lei si chiama Esme Von Hoffman e il suo film d’esordio-che è anche il mio primo lungo come associate producer negli States (che è un lavoro diverso da quello del produttore in Italia, dove si viene pagati per farlo) s’intitola Ovid, una bellissima e originale storia d’amore. Sto scrivendo, inoltre, sotto contratto per una società di Los Angeles due film ambientati a NewYork. Uno si intitola Neuronemesis ed è uno sci-fi thriller ambientato nella grande Mela tra il 1989 e il 2013. L’altro è un indipendent drama che ha come protagonisti tutti personaggi russi, che popolano un quartiere ai pressi di Coney Island. Poi sto scrivendo per la Jack Boar production un action ambientato a Brooklyn che si chiama KOB-Kiddo of Brooklyn che parla della storia di una famiglia mafiosa della Little Italy di Brooklyn e di come la mafia cinese stia lentamente uccidendo Little Italy. Sarà un omaggio alle famiglie di italo-americani che ho conosciuto e agli italo-americani newyorkesi che sono stati per me una seconda famiglia. In loro ho rivisto mio nonno e un’Italia sana e piena di valori, di senso della fatica e di speranza che ormai non c’è più. Questo detto da uno che fino all’ultimo non si è mai arreso all’immobilismo italiano che continuerà sempre a provare a lavorare anche nel suopaese. Dato che siamo italiani, dobbiamo cercare di salvare l’Italia, sempre tenendo gli occhi ben aperti al mondo e al mercato globale.

Cristiano Prudente


Studiare a NY: l’intervista a Lorenzo

January 29, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

 

Lorenzo G. Spagli e’ nato a Firenze nel 1990. Dopo aver finito il liceo scientifico, ha deciso di studiare la lingua inglese a NY. Dopo 9 mesi di studio e lavoro, Lorenzo decide di iscriversi all’Università’ di Hunter, dove adesso sta svolgendo il suo ultimo semestre. Iniziato con Tecnologia della musica, si e’ poi spostato verso il cinema, dopo aver svolto vari progetti come Sound Designer. Adesso si occupa sia di fotografia, di montaggio e un po’ di regia.

Ciao Lorenzo, quali sono le motivazioni per aver lasciato l’Italia? 
Le mie motivazioni per “lasciare” l’Italia non sono state assolutamente motivazioni di necessita’. Subito il liceo scientifico entrai, come penso succeda ad ogni neo-diplomato, in uno strano vortice di incertezza per il mio futuro. Analizzai un po’ le possibilità’, e decisi che studiare inglese sarebbe stato uno degli investimenti con meno rischi chi non parla due o più lingue nel mercato di oggi e’ quasi totalmente tagliato fuori. Un sacco di amici miei stavano lasciando l’Italia per Londra, ma io, visto che ho una zia che vive a meta’ tra gli Stati Uniti e l’Italia, decisi di spostarmi oltre oceano per fare un corso di lingua per tre mesi alla fine del 2009. Come vedi qualcosa e’ cambiato e sono ancora qua.

Da quanto vivi a New York e di cosa ti occupi?
Mi trasferii nell’Ottobre 2009. Dopo un anno di lavoro e vari corsi di lingua, decisi di provare ad entrare in una università’ americana. Dopo qualche diatriba con visti e cose varie mi accettarono in una scuola statale, dove adesso sto frequentando il mio ultimo semestre. Sto seguendo un percorso con major in FILM, e per ora lavoro come freelance sound mixer e montatore video/audio per una compagnia che si chiama SOS Sound On Set.

Con quale visto sei arrivato? E’ stato difficile ottenerlo?
Sono stato accettato con il visto F1, quello da studenti. Averlo non e’ stato molto semplice, ma nemmeno impossibile. La mole di documenti da compilare era estremamente scoraggiante. Io l’ho fatto da solo, pero’ invito chiunque a chiedere aiuto ad un avvocato. Alla fine, pero’,visto che la mia intenzione pura era quella di studiare l’inglese, il Console americano a Firenze ha rilasciato il visto senza troppe domande.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto ad un privato o ad un’agenzia?
“Sono un ragazzo fortunato”, ecco cosa mi viene in mente. Mia zia abita in un appartamento ed io vivo li con lei. Nel corso della mia permanenza pero’, ho visto e aiutato tanti miei amici con spostamenti e cose varie. Tutto più’ o meno dipende dal tempo di permanenza. Il lease, quando affitti una casa, dura minino 6 mesi. Per permanenze inferiori uno si rivolge per i subaffitti. Devo dire che una gran parte dei miei amici trova/affitta case tramite Craigslist, visto che non c’e’ nessuno agente da pagare.

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?
Beh direi che dipende da cosa uno/a deve fare. Manhattan, fino alla 97esima, costa veramente tanto. Williamsburg in Brooklyn e’ dove alloggia una grande popolazioni di studenti/artisti/giovani. I costi, anche li, sono lievitati in un anno di circa l’87%. Verso l’interno di Brooklyn si possono trovare appartamenti/case a costi non indifferenti, ma relativamente bassi. Se uno vuole restare a Manhattan, Harlem offre delle buonissime offerte ed le zone intorno al City College of New York o Columbia University sono abbastanza carine! Washington heights e’ un’altra meta per buoni prezzi, ma bisogna tenere in considerazione il fatto che ci vuole un’oretta di treno per arrivare ovunque ( che qui come tempo di percorrenza non e’ estremamente lungo).

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?
La ristorazione e’ completamente differente dall’Italia. Almeno che tu non sia un Somelier o esperto per entrare in posti di lusso, per i livelli medi, medio-alti e bassi c’e’ così tanta domanda che nessuno sponsorizza visti. Con il visto da turista si puo’ rimanere fino a 90 giorni, quindi uno stage ci può’ rientrare. Il mio consiglio e’ di iscriversi a scuole di lingua con le quali non e’ difficile ricevere un visto da studente. Il visto da studente dura finche’ uno rimane iscritto alla scuola. Nel tempo libero nessuno ti impedisce di trovare stage, ma non bisogna aspettarsi di essere pagati. Se, poi, la azienda ti vuole con se, saranno poi loro a sponsorizzarti un visto lavorativo.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?
Sinceramente, la cosa che mi ha entusiasmato di più e’ l’atmosfera e l’essere testimone di una integrazione culturale così dinamica (A new york si parlano più di 120 lingue). Vivere a New York e’ un po’ come vivere nel mondo intero. Ovunque tu vada c’e’ sempre qualcosa di nuovo da scoprire, locali e ristoranti con cucine di cui non hai mai sentito parlare nella tua vita, persone diverse da te provenienti da ogni singola parte del mondo, persone con le quali confrontarsi, imparare e divertirsi. Questa, secondo me, e’ la vera potenza di NYC. Pero’ posso dirti quale e’ il posto più deprimente e brutto di NYC : TIMES SQUARE.

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

A vivere qua, diventi viziato. I treni della metropolitana viaggiano 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non esiste cosa più’ bella che avere mezzi pubblici alla portata di mano, ogni volta che vuoi ! Servizio a mio avviso strepitoso. Poi quando fa un freddo cane e sono le 3 di notte ci sono sempre i taxi !

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?
Vista la mia passione per il cinema, proverò a spendere l’estate a Los Angeles per un tirocinio/lavoro. Voglio vedere ed essere parte dell’industria americana più’ produttiva e più conosciuta all’estero. Ho un po’ paura perché’ li sei costretto ad usare la macchina per spostarti, e dopo così tanto tempo di metro 24/7 una persona umana inizia e nutrire una rabbia indescrivibile verso le automobili.

Cristiano Prudente da ItalianiNewYork


Vivere e lavorare a NY: l’attrice Stella Toppan

January 29, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

“Mi chiamo Stella Toppan, sono nata a Lecco e cresciuta sul lago di Como dove iniziai a muovere i miei primi passi nel mondo della recitazione.

Da piccola ero molto introversa, timida, ed ero considerata un outsider.

Provavo ogni tipo di attività ricreativa ma niente mi soddisfava, fino a quando scoprii il teatro. È stato amore a prima vista.

Ho capito fin da subito che avrei fatto di questa passione, la mia professione. Il palcoscenico era l’unico luogo dove riuscivo ad esprimermi liberamente.

Iniziai così a studiare sodo tra Milano, Roma e New York. Mi sono diplomata alla “Lee Strasberg Film and Theatre Institute” in recitazione e successivamente regia cinematografica. Ho scoperto di sentirmi particolarmente a mio agio di fronte alla telecamera, il set è il mio habitat naturale. Adoro fare cinema; sono stregata dalla sua magia.

Sono una ragazza dinamica, eclettica e determinata. Sono sempre alla ricerca di emozioni forti e nuove sfide.”

 

Ciao Stella, quali sono le tue motivazioni per aver  lasciato l’Italia?

Sono stata spinta dalla voglia di fare un’esperienza nuova, mettermi in gioco, imparare bene l’inglese e continuare gli studi di recitazione.

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi? 

Vivo a NY da sei anni e sono un’attrice e filmmaker. Lavoro anche per produzioni cinematografiche e televisive come costumista.

 

Con quale visto sei arrivata? E’ stato difficile ottenerlo?

Sono arrivata con un visto da studente F1, molto facile da ottenere. Poi tramite la mia scuola di cinema sono riuscita ad avere un anno di permesso di lavoro e successivamente un O1, visto da artista per tre anni. Ora sto preparando tutta la documentazione da presentare al mio avvocato per l’ottenimento della Green Card.

 

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolta ad un privato o ad un’agenzia?

All’inizio per affittare una stanza mi sono rivolta alla scuola di inglese a cui mi ero iscritta. Tramite loro ho potuto trovare una stanza in condivisione con altre persone.

 

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Io abito a Williamsburg, un quartiere di Brooklyn, che consiglio vivamente. È una zona di tendenza, molto artistica e popolata da giovani amanti del vintage che chiamano “hipster”.

Comunque tutto dipende dal budget che una persona ha a disposizione. Ho vissuto in diverse parti di New York, come Astoria in Queens o Financial district in Manhattan. Hanno tutte un fascino diverso e dipende dalle esigenze che si hanno. Forse l’unico quartiere che sconsiglierei è il Bronx ed alcune parti del Queens.

 

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Certo, penso che uno stage sia un buon punto di partenza, ma la padronanza della lingua è indispensabile. Nella ristorazione c’è sempre richiesta di personale ed è molto facile trovare lavoro anche senza il visto giusto. Ovviamente è illegale però e sarebbe meglio non rischiare.

 

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Adoro il village. East, West village e Lower East side sono I miei quartieri preferiti, dove solitamente faccio camminate alla ricerca di un pezzo vintage unico sorseggiando il mio caffè Americano. Il Prospect Park, a Brooklyn è un parco splendido, che amo particolarmente.

Sono molto legata alla zona di Washington Heights, uptown Manhattan, perchè mi sembra di essere catapultata a Santo Domingo dove mi scateno sempre con balli caraibici.

Dumbo, a Brooklyn, mi piace per il suo fervore artistico, pieno di gallerie d’arte e giovani imprenditori.

Insomma la lista sarebbe infinita. Amo questa città in lungo e largo, tutto dipende dal mood del giorno.

 

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Non è assolutamente complicato spostarsi con i mezzi a NY. La metropolitana è quello più utilizzato dalla gente, anche per la convenienza, infatti è accessibile 24 ore al giorno. Poi c’è il bus, molto efficiente, che collega bene la città ed i quartieri limitrofi. Ed infine il mio amato Taxi giallo, che è sempre pronto a salvarti la vita, quando sei in ritardo per un appuntamento per esempio, oppure quando hai la brillante idea di uscire a far festa durante una bella bufera di neve, indossando rigorosamente tacco 12.

Il taxi è economico rispetto ad altre città del mondo e ce ne sono migliaia. Attenzione all’ora di punta, dove quasi tutti i mezzi sono affollatissimi e trovare un taxi libero è un’impresa.

 

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Ho moltissimi progetti per il futuro. Sto scrivendo una web series, ispirata al cinema muto e a Charlie Chaplin che dirigerò e di cui sarò protagonista. Per ora sento di avere molto da dare e ricevere qui, nella grande mela, ma sto progettando di trasferirmi in CaliforniaLos Angeles, il prossimo anno.

Comunque non chiudo nessun porta e non mi pongo nessun limite. Sono sempre aperta a nuove sfide, ovunque esse siano.

Visitate il sito internet di Stella!

Cristiano Prudente da italianiNewYork


Vivere e lavorare a New York: l’intervista a Francesco

January 28, 2014 in New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Francesco 39 anni, nato a Campobasso. Dopo la laurea in Ingegneria Meccanica a Pisa, ha lavorato per FIAT e Bulgari tra Parigi, Torino e Neuchatel (Svizzera). A Gennaio 2013 si e’ trasferito a Manhattan dove attualmente risiede e lavora per Assouline (libri di lusso)

Ciao Francesco, quali sono le tue motivazioni per aver  lasciato l’Italia?

La volontà di scoprire nuove realtà, nuove culture, nuovi approcci alla vita.

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Sono arrivato a NYC un anno fa, seguendo mia moglie che è stata espatriata dalla sua azienda. Lavoro in Assouline, società di Publishing, e sono responsabile del retail mondiale.

Con quale visto sei arrivato? E’ stato difficile ottenerlo?

Ho il visto L2, ottenuto grazie all’L1 avuto da mia moglie

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto ad un privato o ad un’agenzia?

La società di mia moglie ci ha fornito assistenza tramite un’agenzia

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Difficile dirlo, dipende dallo stile di vicinato che si cerca. NYC offre diverse scelte, tutte diverse.

Sconsiglierei luoghi troppo turistici e quindi rumorosi (tipo Times Square), o al di sopra della 90a strada, per motivi di sicurezza (anche se Harlem sta ritornando ad essere alla moda)

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Stage se ne possono fare a centinaia e non sentirsi mai pronti. Bastano buona volontà e una dose di coraggio.

Bisogna rendersi conto che gli USA non funzionano come l’Italia; qui, se hai voglia di fare, ti butti e fai. Il mancato successo non è visto dalla società come un fallimento, ma solo come una tappa ovvia di chi ci prova.

Non conosco il mondo della ristorazione, ma vedendo la quantità smisurata di ristoranti, penso che ci sia sempre richiesta.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

L’High Line è tra i miei posti preferiti

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

La metro è perfetta per spostarsi in “verticale” (up/down town), una tragedia per spostarsi in “orizzontale” (cross town)… Altrimenti ci sono bus e soprattutto tanti taxi! Ma molto spesso il miglior modo è a piedi: si arriva prima, si osserva la città e soprattutto i newyorchesi.

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Nuove mete, certamente

 

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a NY: l’intervista all’attrice Alessia Gatti

January 27, 2014 in Africa, America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

 

Alessia Gatti è nata a Fano nelle Marche. Gemelli convinta, ha avuto da sempre le idee chiare: diventare un’attrice. Ma non sentendosi a proprio agio con  una sola etichetta addosso, ama la pittura, la fotografia, viaggiare, scrivere e soprattutto mangiare. Laureatasi in Comunicazione pubblica e d’impresa alla Sapienza di Roma, molla tutto in cerca di fortuna a New York, o meglio, per seguire “la scia”. Ragazza solare, determinata, amante della vita e in caccia di qualsiasi esperienza la faccia sentire sempre viva e connessa con quello che ha voglia di fare veramente. Il suo motto? “Salta e la rete apparirà”. Se la vita è davvero così breve perchè passarla soltanto in unico posto, mangiare un unico cibo, conoscere una sola cultura?

Ciao Alessia, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?

Inseguire il mio sogno e la mia passione per il mondo del cinema.

 

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Vivo qui da due anni esatti, sono un’attrice, e da poco anche filmmaker, scrivo per un Magazine online chiamato Nuok, scrivo miei script e sono piena di idee.

 

Con quale visto sei arrivata? E’ stato difficile ottenerlo?

Sono arrivata qui con un B2, turistico allungato di 6 mesi, per poterlo ottenere ho dovuto fare un colloquio a Roma all’ambasciata americana, devi dimostrare di poterti mantenere da solo e che non hai intenzione di rimanere oltre i 6 mesi, non si può lavorare con quel visto ovviamente. Poi dopo del B2 ho ottenuto l’ O-1, visto artistico, per tre anni, mi ci sono voluti i sei mesi del B2 per potermi organizzare e creare il materiale per l’applicazione. Non è stata una passeggiata  ma con impegno e fiducia è andata bene!

 

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolta ad un privato o ad un’agenzia?

Craiglist. Il tanto temuto e odiato Craiglist torna sempre utile alla fine..

Non conviene rivolgersi ad agenzie a meno che non si cerchi di affittare un appartamento “intero” perché ovviamente prendono la commissione, però appunto dipende da quello che si cerca.

 Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Tutto dipende dal budget. Se si vuole restare a Manhattan e non si ha un budget alto, gli unici quartieri rimasti “accessibili” sono Hell’s kitchen, Chinatown, Harlem, e tutta la zona estrema Est di Manhattan dove la metro non arriva vicino e i prezzi sono più bassi. Non sono zone che amo sinceramente. Se dovessi scegliere Manhattan ora come ora sceglierei Lower East Side, sta diventando la nuova Soho, piena di gallerie d’arte nuove, bar ed eventi. Diventerà il nuovo quartiere di punta ne sono certa.

Resta sempre nel cuore il West Village che ha prezzi altissimi ma è davvero un quartiere magico.

A Brooklyn invece se si ha un budget alto, prezzi come Manhattan, consiglio Williamsburg o Fort Greene o Dumbo, mentre con budget più accessibili c’è Clinton Hill, Bushwick (dipende dove).

Io adoro Brooklyn, amo l’energia e la tranquillità che c’è qui. Mi piace moltissimo Red Hook e GreenPoint, peccato che non siano collegate bene dalla metro, altrimenti sarebbero perfette.

 Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Per fare uno stage devi comunque avere contatti da prima di mettere piede negli USA. Ogni lavoro ha un visto specifico, quindi bisogna stare attenti su quello. Nei vari locali italiani e non, spesso sono alla ricerca di personale, e moltiplichiamo pure per due se non tre volte gli stipendi a cui siamo abituati in Italia, ovviamente proporzionati al costo della vita.. però se si viene qui con un visto turistico ripeto, è illegale lavorare. Quello che io consiglio se ci si vuole trasferire a NY, è di venire prima con un semplice visto turistico di 3 mesi, sono sufficienti per capire prima di tutto se vi piace la città, poi sono utili per farsi un’idea delle reali possibilità di lavoro o non, e per prendere contatti.

 

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Adoro downtown, non vado mai più su della 23esima. Mi piace l’energia, il caos di Soho ma anche la tranquillità e la quiete di Tribeca, West Village e dell’Hudson River. Non ho un posto preferito perché in base al mio umore o a quello che cerco trovo sempre un qualcosa di nuovo che attira la mia attenzione. È magica questa città.

 

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Assolutamente no. È semplicissimo e funzionano 24/24. Si possono avere alcune complicazioni durante il weekend perché spesso ci sono lavori, ma ci sono sempre opzioni disponibili, l’MTA sta facendo grossi lavori di rinnovamento e miglioramento delle linee, ed è davvero facile arrivare dappertutto. A volte, per spostarmi a Brooklyn, prendo anche l’autobus, oppure uso la mia bike, anche se proprio sotto casa mia ci sono le CityBike, biciclette messe a disposizione dei cittadini, basta fare un abbonamento mensile o annuale e sono disposte ovunque a Manhattan e anche in molti quartieri di Brooklyn. L’unica pecca, ed è per quello che non le uso, devi riportarle ad una postazione CityBike ogni 30/45 min… A me piace perdermi in bici, quindi non sarebbe molto conveniente per me… :)

 

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Per ora a New York mi sento a casa, ho trovato una mia dimensione. Ma non escludo altre mete o viaggi, considerato il mio lavoro, ogni progetto potrebbe portarmi in un altro posto. Ho intenzione di viaggiare, ma non so se troverò altre città come la City, crea davvero dipendenza, o la si ama o la si odia. E ci vuoi sempre fare ritorno.

Ora sto lavorando in un paio di progetti che non posso ancora svelare, e sto curando sempre di più il mio primo progetto da filmmaker “Hands of New York” è una mini documentary series girata qui a NY. Sto avendo ottimi feedback, e ho nuove idee quindi vedremo dove mi porterà, www.handsofnewyork.com fatemi sapere che ne pensate! ;)

Visitate l’interessante sito di Alessia Gatti!

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a Ny: l’intervista ad Elena, direttore di fotografia

January 24, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Elena Cappanera e’ nata a Livorno nel 1976. Per un approccio più internazionale alla cinematografia e il perfezionamento della lingua inglese, dopo essersi diplomata nel 2007 come Direttore della Fotografia, al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma , sotto la guida del candidato all’Oscar Giuseppe Rotunno (All That Jazz , Casanova, Amarcord, Il Gattopardo, ecc.), si è trasferita a New York entrando direttamente al secondo anno del Two Years Filmmaking degree program alla New York Film Academy dove attualmente insegna Camera, Luci e Montaggio.
In questi anni passati nella Grande Mela, la sua passione per l’arte del cinema l’ha portata a perfezionarsi un po’ su tutti i fronti tra cui pure la scrittura e la regia.

Ciao Elena, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?

Principalmente il desiderio di allargare i miei orizzonti imparando un lingua che mi avrebbe permesso di essere sempre a mio agio in qualsiasi posto il mio lavoro mi avesse portato. Nel 2007 il mio corto di Diploma al CSS , Lo stato di Natura di Marco Mangiarotti, fu’ selezionato al Camerimage in Polonia. Il piu’ importante film Festival al mondo per Direttori della Fotografia. Ricordo ancora la mia felicita’ per essere li’ ed allo stesso tempo il disagio di non poter comunicare con i grandi Direttori della fotografia che furono invitati a quell’evento. Fu’ in quella settimana al Festival che decisi di trasferirmi all’estero. New York City la prescelta!

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Vivo a NY da 6 anni , insegno Cinematography and Editing alla New York Film Academy. I also work as freelance Editor for a Carabbean TV show, and as Cinematographer for documentaries and shorts movie. Not a USA film so far in my list… yet!

Con quale visto sei arrivata? E’ stato difficile ottenerlo?

Sono arrivata con un visto studente (F1), passando dopo un’anno automaticamente ad un visto studente lavoratrice (OPT) per poi fare l’applicazione per un Visto Artistico (O1) che dura 3 anni e che ho ottenuto nel Novembre 2011. Il visto O1 non e’ un visto difficile da ottenere se dimostri capacita’, un curriculum convincente, qualche premio e press alle spalle e soprattutto se hai uno Sponsor in loco.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolta ad un privato o ad un’agenzia?

Mi sono rivolta ad un’agenzia appena arrivata perche’ ovviamente mi e’ sembrata la scelta piu’ sicura se non hai nessun conoscente in citta’. Oggi consiglierei un Airbnb con buoni commenti da parte di chi gia’ c’e’ stato, il divano di un amico di un amico, o un buon alberghetto, giusto spendere la prima settimana e girare nel frattempo in lungo ed in largo visitando miriadi di stanze pubblicizzate sul sito Craiglists.com.

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Onestamnete Ny non e’ una citta’ cosi’ pericolosa come un tempo.. direi Spanish Harlem, Brooklyn, Downtown Manhattan? Piu’ che altro dipende molto da cosa ti puoi permettere a livello di finanze. Piu’ che altro e’ importante che la zona che viene scelta sia ben collegata con i mezzi e che offra non lontano la possibilita’ di un supermercato o simili, una farmacia, ed una lavanderia.
Sconsiglierei case troppo vicine ai Projects, almeno che tu non ti senta sicuro se circondato da pistole . Sai dipende sempre dai punti di vista!!! E purtroppo questo paese rimane il paese delle grandi contraddizioni che lo si voglia o no!

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Dipende da individuo ad individuo e dal tuo background, sai se hai i soldi alle spalle puoi fare tutto, se invece tenti la fortuna allora mi accosterei sicuramente ad una scuola che sia di Cinema, di inglese o culinaria. Se alla fine del mese devi pagare l’affitto, la carta ristorante e’ sempre valida ma ultimamente non e’ facile se non hai almeno il social security number. Ma e’ possibile.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

La cima dell’Empire State Building. Da la’ sopra ti rendi veramente conto di dove sei andata a finire.. prima ti senti piccola come una formica.. poi grande come un sogno che hai tenuto nel cassetto per troppo e che finalmente puoi liberare..

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Muoversi con i mezzi e’ semplicissimo. La metro e’ la migliore. Anche se non tutti i giorni ti senti a tuo agio la’ sotto. Il taxi pure e’ una facile soluzione soprattutto a tarda sera. I prezzi poi non sono neppure comparabili ai deliri romani ad esempio..

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Tanti progetti, nuove mete sempre benvenute. In specifico, sicuro mi piace questa esperienza dell’insegnamento che non avevo mai calcolato ma che mi soddisfa molto. Spero di fare pure tanti bei progetti, con persone professionali e con grandi cuori. Spero che il carabbean TV show che sto’ montando abbia una terza stagione, ed una quarta e cosi’ via!! E poi un documentario su mio padre e poi un film sulla mia vita e poi e poi.. no limiti..

Cristiano Prudente dal blog italianinewyork

Progetto Leonardo a Malta: l’intervista a Luana

January 23, 2014 in Europa, Malta, Storie di Italiani in Giro

 

Abbiamo intervistato Luana, di Valguarnera, un paese situato nel cuore della Sicilia, in provincia di Enna. Luana è un ragazza di 30 anni, dopo aver conseguito la Laurea triennale in Giornalismo, si è specializzata in Scienze della Comunicazione Sociale e Istituzionale. Dopo diverse esperienze lavorative eccola qui a Malta.

1. Ciao Luana, raccontaci come mai hai deciso di partecipare al Progetto Leonardo? Quali sono state le tue principali motivazioni? E Come mai hai scelto Malta come destinazione?

Ciao, ho deciso di partecipare al Progetto Leonardo, perché volevo fare un’esperienza all’estero, sia dal punto di vista lavorativo, ma anche perché volevo immergermi in un contesto socio-culturale diverso. Ho scelto Malta, perché quando ho presentato la domanda di partecipazione ero da poco ritornata da Londra, quindi mi sarebbe piaciuto ritornare in un Paese di lingua inglese, però stavolta volevo andare verso il sole del sud.

2. Quali sono  le principali differenze nel mondo lavorativo che hai notato nella tua permanenza? Hai incontrato delle difficoltà e se  si come le hai superate?

Francamente ancora non saprei dirti le differenza tra il mondo del lavoro italiano e quello maltese, perché ho iniziato da poco a lavorare nell’ufficio marketing e comunicazione di un’azienda che si occupa dello sviluppo di software.

3. Pensi che questa esperienza, sotto il profilo professionale e personale, sarà importante per te? Consiglieresti ad un tuo amico di andare a lavorare a Malta?

Sicuramente sì, perché vivere in un contesto nuovo  serve ad allargare i propri orizzonti, per questo  consiglierei di farlo a tutti.

4. Quali sono stati gli aspetti positivi e negativi dello stile di vita Maltese e in generale di Malta?

Beh, devo dire che non noto grandi differenze tra lo stile di vita maltese e quello siciliano.

5. Parlaci un po’ della cucina maltese, consiglieresti ai nostri lettori un piatto tipico o una bevanda particolare che si deve  provare se si va a visitare questa splendida isola?

Finora come piatti tipici maltesi o assaggiato i “Pastizzi”, che sono molto simili alla tavola calda siciliana, e dei dolci a base di mandorle e cacao. Comunque consiglierei di assaggiare un po’ tutti i vari piatti, come penso farò io, durante questi mesi, perché penso che anche attraverso la cucina si possano capire le abitudini di un Paese.

6. Qual è i luogo più bello che hai visitato? E perché ?

Ho visitato vari luoghi, quello che mi ha colpito di più è stata Birgu, conosciuta come la città Vittoriosa e considerata  la capitale marittima di Malta, in questa città-fortezza, si possono ammirare numerose opere architettoniche e chiese, in quanto in passato è stata la sede dei cavalieri dell’ordine di San Giovanni. Ma  il posto che mi ha affascinata maggiormente è stato il Museo Marittimo dovessi possono osservare le imbarcazioni e gli strumenti nautici che venivano usati un tempo.

7. Le lingue ufficiali sono l’inglese e il maltese, ma nelle guide turistiche viene riportato che i 2/3 della popolazione parla pure l’italiano. Data la tua esperienza ci puoi confermare questi dati e potresti dirci  in che lingua ti esprimi abitualmente?

Cerco di parlare in Inglese, comunque è vero che la maggior parte dei maltesi parla pure l’italiano, che ha imparato guardando la TV. Vivendo qui ho scoperto che alcune parole maltesi sono simili a quelle italiane, per esempio per dire arrivederci dicono Ciao, per dire grazie“Grazzi.”

8. Quali consigli daresti alle persone che sono in procinto di partire per la Malta?

Beh, non saprei, anche perché io finora non avuto nessuna difficoltà.

9. Andresti a vivere a Malta ? Motivaci la tua risposta.     

Beh si, potrei anche stabilirmi qui, considerato anche il fatto che per me è a soli 30 minuti di volo da casa.

Rodolfo Borgese da italianimalta


Vivere e lavorare in Austria: l’intervista a Enzo

January 21, 2014 in Austria, Europa, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Enzo, nato e cresciuto a Torino e come afferma “però è difficile dire che io sia piemontese”.

Si racconta per voi lettori di Italiani in Giro! :)

“Con mio padre pugliese e mia madre sarda ho sempre avuto la maggior parte dei miei amici del sud. Forse proprio questo mix mi ha iniettato tutta questa voglia di viaggiare. Nel 2003 fui così fortunato da trovare un lavoro in Irlanda al call center direttamente dall’Italia e così continuai a cambiare paese per imparare a conoscere nuove lingue e nuove culture fino ad approdare in Austria passando prima dalla Spagna, dall‘Inghilterra e dall’Australia. Ha creato in Austria il progetto Scappiamo.net, che sta diventando velocemente il punto di riferimento per tutti gli italiani che vivono in Austria o che vogliono tentare la fortuna trasferendosi in questa bellissima terra dove la crisi non è ancora arrivata.

Grazie all’aiuto di due sviluppatori spagnoli che vivono in Germania siamo riusciti a creare il primo motore di ricerca del lavoro per italiani in Austria. (http://scappiamo.net/il-motore-di-ricerca-del-lavoro-per-italiani-in-austria)

Con informazioni su come cercare casa, cercare lavoro, imparare il tedesco e anche solo come cambiare la targa della macchina in Austria la vita degli italiani qua viene resa più facile con questo vademecum online.
Ciao Enzo, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?
Lasciai l’Italia ormai nel lontano 2003 quando si stava ancora abbastanza bene con la voglia di viaggiare e imparare l’inglese. Poi dopo quasi due anni lasciai Dublino e la mia ragazza per andare a vivere in Spagna per imparare lo spagnolo. Per i primi anni cambiare paese ogni 1-2 è stata quasi una malattia per fortuna ora mi sono calmato e sono 4 anni che vivo nello stesso posto :)

Da quanto tempo vivi ad Innsbruck e di cosa ti occupi?
Come dicevo prima vivo a Innsbruck da 4 anni, sono arrivato per lavorare in una compagnia italiana nel settore del gioco d’azzardo. Ora invece ho cambiato settore dato che in Austria è molto sviluppato il settore della logistica e mi sono buttato in questa nuova avventura che inizierà a breve. Sono contento perchè lavorerò per una azienda austriaca e quindi riuscirò a migliorare il mio tedesco e vedrà la vera realtà lavorativa locale.

Come e’ nato il progetto Scappiamo.net?
Nella mia vita ho sempre pensato: “Chi si ferma è perduto” e quindi ho sempre cercato di migliorarmi e di imparare cose nuove. Data la mia passione per la tecnologia, la fotografia, il video editing ecc…ho voluto aggiungerci anche la creazione di siti internet. Un mondo che mi affascinava e vedendo la crisi italiana sempre più cupa ho voluto condividere tutte quelle informazioni che io conosco benissimo del trasferirsi all’estero perchè l’ho fatto almeno 6 volte. Trasferirsi in un posto nuovo e cominciare da zero non è per tutti, però molti non hanno idea se potrebbe piacergli o meno. Scappiamo.net serve un po’ a questo, vuole essere un piccolo salvagente per chi si tuffa in questa nuova avventura.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto ad un privato o ad un’agenzia?
Io sono stato super fortunato in Austria perchè si è trasferita la mia ragazza prima e poi io l’ho seguita. Molti miei amici cercano casa tramite dei siti privati, in questo articolo ci sono alcuni siti utili per cercare casa in Austria http://scappiamo.net/vivere-in-austria/

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?
A Innsbruck ci sono molte zone carine, a me piace vivere sulle sponde del fiume un po’ lontano dal centro (15 min a piedi) ma c’è subito sotto casa il verde degli alberi, il fiume, la pista ciclabile e la gente che corre fin dalla mattina presto. La zona si chiama Hötting. Innsbruck è uno dei posti più sicuri in cui io abbia mai vissuto, l’unica zona che mi sentirei di sconsigliare è quella classica della stazione di notte, ma anche lì in genere non succede mai granché.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato in Austria?
Le montagne di Innsbruck sicuramente sono bellissime ed il fatto che la città sia a misura d’uomo è fantastico. Mille opportunità per fare sport e per girare tutta la città in bicicletta. Ma il posto che mi ha entusiasmato di più dell’Austria è stato l’AREA 47, un parco avventura bellissimo dove è possibile fare canyoning, caving, scalata e mille altre cose come giocare a beach soccer, beach volley oppure farsi un bagno in piscina.

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?
Senza ombra di dubbio il mio mezzo preferito è la bicicletta, oltre a tenerti in forma è un bellissimo metodo per girare la città e non impazzire nel traffico. Quelle rare volte dove non è possibile arrivarci con la bicicletta i mezzi pubblici sono fantastici, la maggior parte delle volte non sbagliano neanche un minuto. Spesso nei centri commerciali c’è un tabellone che ti dice fra quanto passa il bus alla fermata più vicino.

Progetti per il futuro, nuove mete?

Sto per cambiare lavoro quindi il futuro sarà questo per un po’ e vedremo quali porte verranno aperte più avanti. Nella mia vita ho imparato a non escludere mai niente, 10 anni fa non avrei mai pensato di andare a vivere in Austria o ancora meno di imparare il tedesco, eppure eccomi qua innamorato di questo paese. Io penso solo che in questo mondo sempre più difficile l’importante è adattarsi e quindi se mi dovrò adattare in qualche altra zona del mondo lo farò sicuramente con piacere.

Kuwait, un paese tutto da scoprire: l’intervista a Stefano Terrenghi

January 15, 2014 in Storie di Italiani in Giro

 

Stefano Terrenghi è nato a Milano, per parecchi anni ha vissuto a Pesaro e oggi è in giro per il mondo dove diffonde la cultura della cucina italiana.

Stefano tu hai studiato all’Istituto Alberghiero di Pesaro. Sei diventato cuoco e hai lavorato per diversi ristoranti in Italia. Sei stato proprietario del Ristorante Menta & Rosmarino a Pesaro, fai parte dell’Associazione Italiana Cuochi e sei membro della Chaine des Rotisseur. Oggi lavori in Kuwait per una nota catena di ristoranti italiani nel mondo “Bice”. Tutto questo a soli 24 anni. Non ti sembra una carriera troppo strepitosa per una così giovane età? :)

 

DOMANDA: Come mai hai deciso di diventare cuoco? Raccontaci un pò come è questo mestiere?

 

RISPOSTA: A dire la verita’ non saprei come ho deciso di diventare cuoco, ma è un mestiere che ti appassiona giorno dopo giorno a cui devi dedicare buona parte del tuo tempo, direi quasi tutto il proprio tempo. Il mestiere del cuoco può essere paragonato a quello di un artista, che dedica parte della propria vita al proprio lavoro, ma più che lavoro direi alla propria passione, perché secondo me il cuoco non è un mestiere ma una passione.

 

DOMANDA: Hai lavorato per diverse realtà italiane e avevi addirittura un tuo ristorante. E’ facile oggi fare il ristoratore in Italia?

 

RISPOSTA: Purtroppo fare oggi il ristoratore in Italia è molto complesso, una nuova impresa non è tutelata dal proprio stato e quindi si hanno parecchie difficoltà a sopravvivere a livello imprenditoriale, ma è stata comunque un esperienza che sicuramente rifarei senza problemi.

 

DOMANDA: Hai deciso di partire e direi anche molto lontano in Kuwait ! Cosa ti ha portato a questa decisione?

 

RISPOSTA: Ho deciso di lasciare l’Italia per vedere come funziona il mondo della ristorazione all’estero e devo dire che è molto differente rispetto a quello a cui siamo abituati nel nostro paese, tutto molto più organizzato e funzionale, il cuoco non è più semplicemente colui che cucina ma acquisisce posizioni manageriali diventando così una figura molto più importante.

 

DOMANDA: Per chi oggi sta valutando un lavoro all’estero cosa potresti consigliare prima di partire? E’necessario parlare una lingua straniera, conoscere un mestiere, avere una laurea oppure si riesce a lavorare anche senza questi requisiti?

 

RISPOSTA: Sicuramente conoscere una lingua straniera come l’inglese facilita tanto le cose, soprattutto nella ricerca del lavoro, poiché ne viene richiesta espressamente la conoscenza. Per il resto una laurea o la conoscenza di un mestiere sono tutte parti fondamentali per la ricerca di un lavoro, soprattutto all’estero, poiché gli sponsor che decidono di farti arrivare nel proprio paese non vogliono fare un investimento sbagliato, assumere personale non del proprio paese comporta tante spese come ad esempio ticket aereo, e Visto. Senza alcuni requisiti trovare lavoro all’estero e’ molto difficile e se si riesce diventa molto difficoltoso l’ambientamento, soprattutto a livello linguistico.

 

DOMANDA: Quali altri competenze secondo te bisogna avere per poter lavorare all’estero?

 

RISPOSTA: Quali competenze purtroppo non posso saperlo, ogni segmento di mercato richiede un certo tipo di competenza, l’unica cosa che posso dire è che bisogna avere piena conoscenza del proprio mestiere, termini tecnici, e tanto spirito di adattamento perche’ il lavoro all’estero è completamente un altra cosa.

 

DOMANDA: Come vedi la situazione lavorativa in Italia oggi?

 

RISPOSTA: La situazione lavorativa in Italia e’ sicuramente molto difficile ad oggi; chi ha un lavoro cerca di tenerselo stretto il piu’ possibile, vedo pero’ anche tante persone che non fanno niente per cercare di trovare un lavoro solo perché il proprio narcisismo gli vieta di fare anche i lavori piu’ umili.

 

DOMANDA: Raccontaci come funziona un ristorante italiano in Kuwait. Che tipo di clientela avete e cosa le offrite?

 

RISPOSTA: Un ristorante italiano all’estero funziona come un normale ristorante in Italia, a differenza soltanto della lingua e dei prodotti che posso essere importati; qui in Kuwait ad esempio c’e’ il divieto dell’uso di alcool e di carni suine. A livello di clientela noi possiamo contare sul flusso della popolazione locale, poiché lo stato del Kuwait non ha un grande movimento turistico, come potrebbe essere Dubai o altre destinazioni.

 

DOMANDA: Pensi di fermarti a lungo all’estero o addirittura rimanerci oppure ritorni in Italia?

 

RISPOSTA: Sicuramente qualche anno fuori lo farò, non so quanti ne mai lo saprò, ma sicuramente tornerò in Italia con un bagaglio di esperienza che mi farà fare tante altre cose.

 

DOMANDA: Oggi sentiamo dai media che i giovani non hanno lavoro. Cosa potresti consigliare non solo per trovare un lavoro che gli piace, ma anche per avere un successo come il tuo?

 

RISPOSTA: E’ vero purtroppo oggi il lavoro è molto poco, ma sento troppo spesso molti ragazzi dire: ”ma tanto non c’è lavoro, cosa lo cerco a fare”, ed è proprio questo il primo sbaglio che si commette, non cercare di lavorare, anche il lavoro più umile può aiutare la propria autonomia economica e sicuramente oltre a quella anche una propria soddisfazione personale. Purtroppo non c’è una regola che ti aiuti a cercare un lavoro che ti piace o per avere successo, l’unica cosa da fare è dare il massimo nel lavoro che si svolge poi il resto viene di conseguenza.

 

DOMANDA: I tuoi progetti futuri?

 

RISPOSTA: Progetti futuri non saprei, ve lo dirò quando avrò deciso.

 

Stefano ti ringrazio per l’intervista e il tempo che ci hai dedicato e ti auguro un grande in bocca al lupo per tua esperienza in Kuwait!

Silvia Fejesova Terrenghi per Italiani in Giro


Vivere a lavorare in Francia: l’intervista a Bianca

January 13, 2014 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Bianca, ha 28 anni ed è originaria di Barletta. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze biotecnologiche ha vinto nel 2009 una borsa di studio per un dottorato in miglioramento genetico delle piante. Questo è stato il punto di partenza per la Francia. Attualmente, non fa più ricerca ma continua a lavorare in Francia come project manager nella gestione dei progetti di ricerca.

Ciao Bianca,

- Ci puoi parlare delle tue motivazioni che ti hanno spinta ad andare in Francia?

La mia partenza per la Francia è stata quasi casuale. Nel 2009 ho cominciato il mio dottorato presso l’Università di Bari con la prospettiva di passare un periodo di formazione all’estero. A propormi la Francia, in particolare Clermont-Ferrand, fu il mio tutor di dottorato. Infatti, a Clermont c’è un importante centro di ricerca sul frumento. Sono partita a settembre 2009, inizialmente per 3 mesi e poi ho completato il mio dottorato fino a dicembre 2011 lì. Dopo un breve periodo, tra Italia e Belgio, sono ritornata quest’anno in Francia ma questa volta a Parigi. Ho trovato un’opportunità lavorativa interessante che mi sta permettendo di formarmi nella gestione dei progetti di ricerca e finanziamenti europei.

- Quali sono gli aspetti positivi e negativi dello stile di vita francese?

Quello che apprezzo e disprezzo al tempo stesso dello stile di vita francese è l’indipendenza. Ho molti amici che sono indipendenti dalle loro famiglie fin da sempre e questo è molto diverso rispetto a noi in Italia. Al tempo stesso, si è perso molto il ruolo centrale, di riferimento della famiglia e questo è uno degli aspetti che mi piace meno.

- Quali sono le differenze nel mondo lavorativo tra Francia e Italia?

In Francia, il mio lavoro ed impegno sono stati sempre riconosciuti fin dai primi tempi in laboratorio. Inoltre, ho sempre lavorato sentendomi parte integrante ed importante dell’équipe. In Italia, almeno per quella che è stata la mia esperienza, mancano meritocrazia e spirito di gruppo.

- Cosa pensi del costo della vita in Francia?

Ora che sono a Parigi, posso dirti che la vita è molto molto cara, soprattutto per gli affitti. A Clermont, per quanto i prezzi siano più bassi, dal 2009 al 2011, ho visto aumentare parecchio il costo dei generi alimenari, specie frutta e verdure..un lusso a meno che non le compri al mercato.

- Resteresti a vivere in Francia?

Penso proprio di sì, anche se é dura..ho un pezzo di cuore qui ed uno in Puglia. Soprattutto l’estate mi manca la mia terra, ma ormai quando rientro ho solo voglia di essere in famiglia, di riscoprire odori e sapori, ma per il resto non mi ci ritrovo più.

Alessandro Lamacchia dal blog italianifrancia