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Africa | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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Vivere e lavorare in Costa d’Avorio: l’intervista a Francesca

April 4, 2014 in Africa

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Anni fa lo spirito inquieto del Marito Paziente pose una domanda a bruciapelo: “E se facessi domanda per andare a lavorare in Ambasciata?
La risposta, anni dopo, ci ha portato qui, in Costa d’Avorio. Che non era esattamente quello che avevamo in mente, che era un posto sconosciuto e lontano, che percepivamo pericoloso più che esotico.
Architetto in cerca di occupazione io e militare lui, con due bimbi piccoli, siamo partiti all’avventura quasi due anni e mezzo fa, senza la minima idea di cosa avremmo trovato. Oggi viviamo, più o meno felici e sereni, nella nostra Tana Africana.

In generale, pensi che la Costa d’Avorio sia accogliente per un italiano che vorrebbe trasferirsi? Che opportunità pensi ci siano per i nostri connazionali?

Partiamo dal presupposto, in cui credo fermamente e che ho sperimentato sulla mia pelle, che se sei convinto di aver fatto una buona scelta e decidi di vivere bene in posto (minimizzandone i lati negativi ed esaltando le possibilità che ti offre), puoi vivere bene ovunque. Che sembra ovvio, ma alla resa dei conti non è facile.
La Costa d’Avorio in particolare ha un clima difficile (molto umido e caldo)  che rende l’acclimatamento pesante. Come ogni paese con una cultura diversa, è importante capire che ha le sue regole non scritte, che ci sono dei limiti e delle cose che non è opportuno fare e dire in alcuni contesti.
Pur sopravvivendo ancora, in alcuni ceti sociali e in alcune sottoculture, uno strisciante rifiuto dell’”uomo bianco” (che nella loro storia è stato chi li ha ridotti in schiavitù e si è preso la loro terra), devo dire che gli italiani sono amati e rispettati e l’atmosfera è serena.
Per chi decide di venire in Costa d’Avorio (ma è un discorso che vale per tutti i paesi non occidentali), consiglio vivamente di passare in Ambasciata e lasciare i propri recapiti: poter essere rintracciabili può essere molto importante, soprattutto se non si vive nelle grandi città.

Dal punto di vista sanitario, ci sono raccomandazioni particolari?

Uno degli aspetti da tenere assolutamente in considerazione per chi voglia venire a vivere in qui è senza dubbio quello sanitario. In Costa d’Avorio la foto 5sanità pubblica esiste ma per avere uno standard europeo di servizi bisogna andare in clinica privata. È essenziale dotarsi di assicurazione sanitaria, che copra anche l’eventuale rimpatrio per cause mediche.
Per esperienza personale posso dire che hanno macchinari eccellenti (ho ricevuto i complimenti per degli esami diagnostici fatti qui, in Italia!) ma che purtroppo non sempre sanno bene interpretare i risultati (con conseguenze anche gravi).
Altra cosa da tenere in considerazione sono le vaccinazioni da fare. Tutti i discorsi di opportunità delle vaccinazioni che possono essere fatti in Patria, qui non valgono assolutamente: nel caso si voglia fare un viaggio o si stia valutando un trasferimento, consiglio di rivolgersi al più vicino ambulatorio del viaggiatore e farsi consigliare dai medici presenti (per capirci, noi ci siamo vaccinati contro tifo, febbre gialla, colera, epatite A e B, tetano, meningococco e TBC, quest’ultima direttamente qui perché in Italia non c’è il vaccino). Con le malattie qui non si scherza, è bene saperlo!

Com’è la vita in Costa d’Avorio? Ci sono possibilità di lavoro? E il modo di vedere il lavoro è diverso rispetto all’Italia?

La vita in Costa d’Avorio è… complessa. Pur essendo un paese in via di sviluppo, in cui lo Stato sta investendo moltissimo, è pur sempre un paese del Terzo Mondo. Per capire i contrasti che ancora ci sono basti pensare che ad Abidjan, l’ex capitale e tuttora capitale culturale, direzionale, economica e diplomatica, ci sono palazzi occidentali e bidonville e non è raro che siano le une di fronte agli altri. Per quanto inizino ad esserci politiche sociali, attualmente lo stato di diritto è praticamente inesistente e in moltissimi ambiti “vince” il più ricco o il più (pre)potente.
Possibilità di lavoro secondo me ci sono, soprattutto nel campo della ristorazione: la nostra cucina è in genere molto apprezzata e la pizza ha sempre il suo perché! Diverse aziende lavorano qui, sia a livello di produzione di servizi che di lavorazione delle materie prime (essenzialmente legname). Non volendo partire da zero o non avendo una grande azienda alle spalle,  buonissima parte della piccola imprenditoria è in mano ai commercianti libanesi, che rappresentano una comunità piuttosto vasta e che gestiscono praticamente tutto il commercio interno (supermercati, ristorazione, negozi) e che in genere cercano persone qualificate e con voglia di migliorarsi, quindi anche quella potrebbe essere una strada percorribile, soprattutto all’inizio.
È indispensabile conoscere bene il francese, parlato da tutti. L’inglese è parlato solo da chi ha studiato ad un certo livello.
Per un ivoriano il lavoro è qualcosa che si fa senza discutere, il concetto di sindacato credo sia molto lontano. La manodopera costa pochissimo ed è abbondante ma hanno bisogno di una buona “direzione”  : quello che manca qui, è la formica regina, non le operaie.

foto 3Con che lingua comunichi ogni giorno?

Il francese! Il francese è la lingua ufficiale del Paese ed è parlata praticamente da tutti. Esistono dei dialetti tipici delle varie zone e relative etnie , ma in generale tutta la popolazione ha un francese accettabile (anche se l’accento ivoriano è ovviamente diverso, basti pensare alla conformazione della bocca e delle labbra caratteristica della razza negroide).
L’inglese è parlato, come detto prima, solo dalle persone con una certa cultura mentre, soprattutto tra i venditori nelle zone artigianali, si trova anche qualcuno che parlicchia l’italiano o lo spagnolo (anni fa, in molti lo ricordano, c’era un Villaggio Valtur qui!).

Tu sei una “mamma a tempo pieno”: quale pensi sia la cosa migliore per i tuoi figli del vivere in Africa?

Il confronto culturale, prima di tutto. L’essere stati loro i “diversi” li porterà ad affrontare la vita con rispetto per chiunque.
Poi, ovviamente, il bilinguismo!!!

Cosa ti piace di più della Costa d’Avorio? E cosa ti piace di meno?

La Costa d’Avorio riserva delle belle sorprese. Una è la disponibilità della gente a venirti incontro. Quando, appena arrivata, non conoscevo la lingua, mettevo subito le mani avanti e dicevo “scusatemi, il mio francese è terribile”: la risposta standard era del tipo “non ti preoccupare, il mio italiano è peggio del tuo francese”, cosa che mi stupiva e mi scaldava come un abbraccio inaspettato.
Un’altra cosa che amo molto è la laicità: ognuno è libero di professare la sua religione e questo avviene senza che nessuno imponga nulla agli altri. La scuola è un luogo laico, non c’è l’insegnamento della religione e vengono date vacanze scolastiche alle festività di entrambi i culti più professati (il Cattolicesimo e l’Islamismo). Insomma pur essendo un posto dove la religione ha una grande importanza, il rispetto reciproco permette una serena convivenza e non c’è un “culto di stato”. Invidiabile.

Ma forse la cosa che preferisco del vivere qui è l’insegnamento che ne è venuto. Il confronto, l’imparare a non dare mai nulla per scontato, l’imparare ad apprezzare ciò che in Italia si aveva come diritto acquisito. Se si è pronti e disposti a farlo, si cresce parecchio, qui.

La cosa che mi piace meno è il fatalismo, che in genere deriva da una mortalità piuttosto elevata e da una bassa aspettativa di vita. Il ragionamento tipico è: perché affaticarmi troppo quando domani potrei essere morto? Non esiste, se non nelle fasce ad alto reddito e di cultura filo occidentale,  un concetto di previsione del futuro, si vive nel e per l’oggi. Questo significa non investire neanche su se stessi per migliorare le proprie condizioni: l’ivoriano medio è quanto di più lontano ci possa essere dalla figura dell’imprenditore!foto 2

Che cos’è il mal d’Africa? Cosa ti manca di più della Costa d’Avorio quando torni a casa?

La primissima volta che sono tornata in Italia, quando ho visto le luci di Abidjan allontanarsi, ho pianto. Ho percepito da subito questo posto del mondo come “casa” e lasciarlo è stato ed è pesante. Che non significa che qui sia tutto bellissimo, tutt’altro, e che l’Italia non mi manchi.
Ma quando penso al sole, per me il sole è qui: caldo, grande, rosso.
Il mal d’Africa, per me, è il lasciarsi inebriare da colori, suoni, odori diversi, è il decidere di vivere dentro.
C’è anche una componente quasi “atavica”, come una consapevolezza antica di una partenza comune, di un tempo che si è dilatato per noi ed è rimasto rarefatto qui. Qui, si percepisce come un ritorno alle origini: è qualcosa che non riesco a spiegare ma è come se ci fosse un ritmo comune che riscopri improvvisamente, se sei pronto a farlo. Sono ovviamente sensazioni: la realtà che vivo ogni giorno è quella di una grande città non il villaggio sperduto, che, per paura (visti i bimbi piccoli) non ho mai visitato (non c’è rischio nel visitarli eh, solo che l’imprevisto qui è difficilmente gestibile, per ovvi motivi).
Oggi come oggi, “casa” è questa. Questo posto incoerente, strano, caldo e umido, ricco di odori forti, chiasso, sapori diversi.
Il mio “tornare a casa” è attualmente in direzione uguale e contraria a quello che si pensi.  Un pezzo del mio cuore, per quanto piccolo, resterà per sempre qui, anche quando saremo tornati in Italia.

Questi sono i link per i blog di Francesca, per continuare a seguire la sua avventura africana.
http://latanaafricana.blogspot.com
www.instamamme.net

 


Vivere e lavorare a NY: l’intervista all’attrice Alessia Gatti

January 27, 2014 in Africa, America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

 

Alessia Gatti è nata a Fano nelle Marche. Gemelli convinta, ha avuto da sempre le idee chiare: diventare un’attrice. Ma non sentendosi a proprio agio con  una sola etichetta addosso, ama la pittura, la fotografia, viaggiare, scrivere e soprattutto mangiare. Laureatasi in Comunicazione pubblica e d’impresa alla Sapienza di Roma, molla tutto in cerca di fortuna a New York, o meglio, per seguire “la scia”. Ragazza solare, determinata, amante della vita e in caccia di qualsiasi esperienza la faccia sentire sempre viva e connessa con quello che ha voglia di fare veramente. Il suo motto? “Salta e la rete apparirà”. Se la vita è davvero così breve perchè passarla soltanto in unico posto, mangiare un unico cibo, conoscere una sola cultura?

Ciao Alessia, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?

Inseguire il mio sogno e la mia passione per il mondo del cinema.

 

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Vivo qui da due anni esatti, sono un’attrice, e da poco anche filmmaker, scrivo per un Magazine online chiamato Nuok, scrivo miei script e sono piena di idee.

 

Con quale visto sei arrivata? E’ stato difficile ottenerlo?

Sono arrivata qui con un B2, turistico allungato di 6 mesi, per poterlo ottenere ho dovuto fare un colloquio a Roma all’ambasciata americana, devi dimostrare di poterti mantenere da solo e che non hai intenzione di rimanere oltre i 6 mesi, non si può lavorare con quel visto ovviamente. Poi dopo del B2 ho ottenuto l’ O-1, visto artistico, per tre anni, mi ci sono voluti i sei mesi del B2 per potermi organizzare e creare il materiale per l’applicazione. Non è stata una passeggiata  ma con impegno e fiducia è andata bene!

 

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolta ad un privato o ad un’agenzia?

Craiglist. Il tanto temuto e odiato Craiglist torna sempre utile alla fine..

Non conviene rivolgersi ad agenzie a meno che non si cerchi di affittare un appartamento “intero” perché ovviamente prendono la commissione, però appunto dipende da quello che si cerca.

 Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Tutto dipende dal budget. Se si vuole restare a Manhattan e non si ha un budget alto, gli unici quartieri rimasti “accessibili” sono Hell’s kitchen, Chinatown, Harlem, e tutta la zona estrema Est di Manhattan dove la metro non arriva vicino e i prezzi sono più bassi. Non sono zone che amo sinceramente. Se dovessi scegliere Manhattan ora come ora sceglierei Lower East Side, sta diventando la nuova Soho, piena di gallerie d’arte nuove, bar ed eventi. Diventerà il nuovo quartiere di punta ne sono certa.

Resta sempre nel cuore il West Village che ha prezzi altissimi ma è davvero un quartiere magico.

A Brooklyn invece se si ha un budget alto, prezzi come Manhattan, consiglio Williamsburg o Fort Greene o Dumbo, mentre con budget più accessibili c’è Clinton Hill, Bushwick (dipende dove).

Io adoro Brooklyn, amo l’energia e la tranquillità che c’è qui. Mi piace moltissimo Red Hook e GreenPoint, peccato che non siano collegate bene dalla metro, altrimenti sarebbero perfette.

 Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Per fare uno stage devi comunque avere contatti da prima di mettere piede negli USA. Ogni lavoro ha un visto specifico, quindi bisogna stare attenti su quello. Nei vari locali italiani e non, spesso sono alla ricerca di personale, e moltiplichiamo pure per due se non tre volte gli stipendi a cui siamo abituati in Italia, ovviamente proporzionati al costo della vita.. però se si viene qui con un visto turistico ripeto, è illegale lavorare. Quello che io consiglio se ci si vuole trasferire a NY, è di venire prima con un semplice visto turistico di 3 mesi, sono sufficienti per capire prima di tutto se vi piace la città, poi sono utili per farsi un’idea delle reali possibilità di lavoro o non, e per prendere contatti.

 

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Adoro downtown, non vado mai più su della 23esima. Mi piace l’energia, il caos di Soho ma anche la tranquillità e la quiete di Tribeca, West Village e dell’Hudson River. Non ho un posto preferito perché in base al mio umore o a quello che cerco trovo sempre un qualcosa di nuovo che attira la mia attenzione. È magica questa città.

 

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Assolutamente no. È semplicissimo e funzionano 24/24. Si possono avere alcune complicazioni durante il weekend perché spesso ci sono lavori, ma ci sono sempre opzioni disponibili, l’MTA sta facendo grossi lavori di rinnovamento e miglioramento delle linee, ed è davvero facile arrivare dappertutto. A volte, per spostarmi a Brooklyn, prendo anche l’autobus, oppure uso la mia bike, anche se proprio sotto casa mia ci sono le CityBike, biciclette messe a disposizione dei cittadini, basta fare un abbonamento mensile o annuale e sono disposte ovunque a Manhattan e anche in molti quartieri di Brooklyn. L’unica pecca, ed è per quello che non le uso, devi riportarle ad una postazione CityBike ogni 30/45 min… A me piace perdermi in bici, quindi non sarebbe molto conveniente per me… :)

 

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Per ora a New York mi sento a casa, ho trovato una mia dimensione. Ma non escludo altre mete o viaggi, considerato il mio lavoro, ogni progetto potrebbe portarmi in un altro posto. Ho intenzione di viaggiare, ma non so se troverò altre città come la City, crea davvero dipendenza, o la si ama o la si odia. E ci vuoi sempre fare ritorno.

Ora sto lavorando in un paio di progetti che non posso ancora svelare, e sto curando sempre di più il mio primo progetto da filmmaker “Hands of New York” è una mini documentary series girata qui a NY. Sto avendo ottimi feedback, e ho nuove idee quindi vedremo dove mi porterà, www.handsofnewyork.com fatemi sapere che ne pensate! ;)

Visitate l’interessante sito di Alessia Gatti!

Cristiano Prudente


Caterina ci racconta il suo Erasmus Mundus in Marocco

September 10, 2013 in Africa, Marocco, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Caterina Assenti, di Mola, cittadina vicino Bari.
Ci racconta il suo amore verso il Marocco.
“Ho studiato Lingue Orientali all’Università Ca’ Foscari di Venezia e alla fine del mio percorso di triennale son partita con il programma Mae-Crui e son rimasta quasi un anno a lavorare all’Ufficio culturale dell’Ambasciata Italiana ad Atene.
Tornata in Italia ho continuato a lavorare per un centro al Lido di Venezia, l’ EIUC (European Inter-University Centre), che in collaborazione con l’Ue e la Giz GmbH, d’estate organizzava un’accademia estiva sulla Governance e un gruppo di coordinazione per il monitoraggio delle riforme post rivoluzionarie in Maghreb.
In questo modo, per lavoro, ho avuto modo di conoscere il Marocco per la prima volta. Poi mi sono iscritta alla facoltà di Scienze Internazionali e Diplomatiche di Forlì e lo scorso settembre ho vinto il bando Erasmus Mundus, destinazione Marocco.
Dieci mesi in cui avrei dovuto sostenere degli esami, fare ricerca per la mia tesi ma soprattutto scoprire questa cultura! Aver studiato arabo classico durante la triennale mi è stato senza dubbio d’aiuto anche se è stato necessario adattarsi al dialetto, la Darija marocchina.
Sono atterrata a Fes all’una di notte lo scorso 26 ottobre.
Non era la prima volta che viaggiavo da sola ma arrivare in quella che dicono essere la città con il più alto tasso di delinquenza del Marocco mi spaventava.
I primi giorni sono stati i più difficili e i più impegnativi; avrei dovuto conoscere la città, scoprire il funzionamento dell’Università e trovare casa.
Qualche amico del posto e la disponibilità tipica dei marocchini sono stati elementi fondamentali per il primo adattamento in una città così diversa, anche dalle altre città del Marocco.
Ho trovato casa nell’antica medina di Fes, vivevo con una famiglia marocchina e con i loro cinque figli; la preghiera del mattino, la preparazione del pane, il thè alla menta, le lezioni in facoltà, i giochi con i piccoli della famiglia e far la spesa al suq, sono stati gli elementi che hanno scandito i miei primi e indimenticabili sei mesi.
E’ incredibile come la cultura e la lingua non rappresentino assolutamente un limite. Mi sembrava di essere già stata in quei posti, mi sentivo legata alle persone e ai luoghi, hanno modificato la mia visione della realtà e la relatività che mi portavo dietro, insegnandomi tanto.
 La generosità e la semplicità delle cose mi hanno stupito.
Dopo i primi sei mesi mi sono trasferita a Rabat e la vita è stata molto più simile a quella che farei a casa mia.
Quello che mi è pesato dopo questi mesi, sono state le apparenze e i limiti sociali; a volte la mancata tolleranza dei giovani e quello che ho chiamato “il Marocco di facciata”.
Ripeterei questa esperienza altre mille volte e la consiglio a chiunque, ma soprattutto a chi è molto legato alle proprie abitudini! Il Marocco merita di essere vissuto e conosciuto a fondo, come ogni posto del resto.
E adesso…credo sia giunto il momento di esplorare qualche nuova meta prima di tornarci!”

 

Cristiano Prudente


Lavorare in Marocco

September 6, 2013 in Africa, Marocco

Se vi interessa andare a lavorare in Marocco, eccovi qualche consiglio per prepararvi a vivere in quella terra piena di speranze e di sole.

È vero che in Marocco la forza lavoro è in rapida espansione , ma la disoccupazione rimane comunque molto alta. Questo può essere dovuto a una mancanza nella formazione professionale e nelle istituzione secondaria, infatti tasso di l’analfabetizzazione è uno dei più alti nel mondo arabo.

Dovete sapere che il salario minimo in Marocco è di 10.81 MAD all’ora, che equivalgono a €0.97, questo per chi lavora nei settori del commercio e dell’industria. Gli orari di lavoro normalmente sono dalle 8:15-11:30 e 14:15-16:30 dal lunedì al venerdì, per una media di 44 ore a settimana.

Ma durante tutto l’anno avrete 13 giorni feriali. In più dopo un anno di lavoro avrete diritto a 24 giorni pagati. Sicuramente se lavorate in negozi o ristoranti, ci saranno anche dei periodi in cui lavorerete di meno, questo perchè il popolo marocchino ha come tradizione di partecipareal Ramadam, periodo di digiuno.

Per quel che riguarda il contratto di lavoro dovete sapere che deve essere in forma scritta e prima di firmare è molto importante leggere e capire tutto. Se non è scritto nella vostra madre ligua dovete chiedere a qualcuno di fiducia (come un avvocato) che sappia parlare e capire quella lingua, di tradurvelo e controllarlo.

Sul contratto ci deve essere scritto il nome del datore di lavoro e quello del dipendente, la data di inizio del contratto, il lavoro da svolgere e il salario. Altre disposizioni che devono essere inserite nel contratto sono il periodo di prova, i benefici e il periodo di preavviso. Ovviamente il contratto non deve prevedere le attività immorali o illegali.

Poi qualsiasi sia la vostra nazionalità, se vivete in Marocco, il vostro salario è imponibile. Il tasso delle imposte si basa sulla vostra remunerazione, se per esempio voi guadagnate tra i 45.001 e 60.000 MAD all’anno, pagherete il 35 % delle imposte. Sono gli imprenditori che sono incaricati, dal governo, di trattenere le vostre imposte dal vostro stipendio.

Infine ci sono diversi visti, in base a ciò che volete fare. Per esempio se andate in Marocco per questioni d’affari e il soggiorno è di breve durata, dovete richiedere un visto d’affari, se invece andate in Marocco per lavorare e stare li per più tempo dovete chiedere un visto di lavoro.

Ma se desiderate restare in Marocco per il resto della vostra vita dovete richiedere il soggiorno permanente. Fate attenzione perchè in alcuni casi il visa vi arriverà entro i 4 giorni, ma potreste anche aspettare 2 mesi. Quindi iniziate a richiedere il visto qualche mese prima della partenza, per essere sicuri di riceverlo in tempo.

Sonia Odetto


Marocco: che lingua si parla?

September 3, 2013 in Africa, Marocco

 

Secondo un articolo scritto su Global Voices Online alcuni blogger e scrittori marocchini proponevano il distacco totale dalla lingua francese in Marocco, rimpiazzandola con la lingua inglese.

Ormai è 55 anni che il Marocco è indipendente dallo stato francese, però l’influenza francese si fa sentire in quasi ogni ambito della vita quotidiana. La Francia, ovviamente promuove la propria lingua in Marocco, soprattutto per i benefici economici che può trarne.

Molti però pensano che parlare francese nel settore degli affari, dell’istruzione o della ricerca è uno sbaglio strategico per il paese visto che il resto del mondo parla inglese o, sempre più diffuso, il mandarino.

Questo pensiero è confermato da degli studi fatti nel giugno del 2010 che dichiarano che ci sono stati molti più iscritti a corsi di arabo, spagnolo o cinese. In questa intervista ne’ il francese ne’ il tedesco sono stati cosiderati importanti.

Inoltre gli insegnanti di lingua sostengono che la rapida crescita economica della Cina, sta portando all’eliminazione dei corsi di francese sostituiti dai corsi di cinese e di mandarino, sia nelle scuole pubbliche che quelle private.

Apparte questo quadro generale, ciò che preoccupa alcuni blogger è l’inserimento di leggi francesi che vengono solo copiate e applicate in Marocco senza essere riviste e modificate, “proprio come se il Marocco fosse un territorio francese” commenta un blogger.
Sono sempre più numerosi i marocchini che richiedono il rilancio della lingua araba e la diffusione della lingua inglese.

Però una buona soluzione sarebbe di introdurre assieme al francese anche la lingua inglese in modo da ottenere il meglio da tutti e due le lingue.

Sonia Odetto


Una vacanza gratis a Sharm

September 2, 2013 in Africa

Ernesto Preatoni, l’imprenditore di Garbagnante, inventore del turismo in Sinai, ha deciso di offrire una vacanza gratis di una settimana per battere la crisi e la guerra. Annunciando che spalancherà le porte del Coral Bay, un gigantesco resort sul Mar Rosso.

Tutti coloro che prenoteranno un soggiorno di almeno 7 giorni fino al 21 settembre potranno godere di tutti i servizi dell’albergo senza pagare.

L’unica spesa è quella del volo sull’aereo di linea, perchè i charter hanno smesso di andarci. Ma non preoccupatevi perchè vista la situazione le tariffe dei voli sono drasticamente crollate.

Voglio essere ancora una volta il primo a raccogliere una sfida” annuncia Preatoni “ voglio rilanciare il turismo in Egitto. Voglio dimostrare a tutti che, nonostante i disordini che si sono verificati nella capitale, la situazione a Sharm è tranquilla, che non si corrono rischi e il villaggio è oltremodo sicuro” .

Questa vacanza vi garantisce mare e sole, la mattina sott’acqua a vedere la barriera corallina e la sera in discoteca a ballare. Una maniera per esorcizzare gli omicidi e la guerra che insanguinano il Cairo. La vita nella rivincita sulla morte. I vacanzieri diventerebbero i testimoni della pace, ma se anche loro verranno messi in fuga l’economia dell’Egitto precipiterà.

Preatoni era andato via dall’Italia perchè sosteneva che non si potevano fare affari visto che il sistema era chiuso. Nel 1991 fa scoprire al mondo intero Sharm el Sheik, un’insenatura del deserto affacciata sul Mar Rosso che diventa un gigantesco resort con 4.000 posti letto, tra hotel, ville, appartamenti, con ristoranti, beauty farm, casinò e tutto ciò di cui hanno bisogno i turisti.

I viggiatori possono godere di un hotel di estremo lusso e l’ alberghetto a due stelle, gli scogli e la spiaggia, il silenzio del deserto e il rumore della notte, le luci abbaglianti e le candele, il souk e il casinò, la pace dalle immersioni tra splendidi pesci sulla barriera corallina e le sguaiate corse sulle moto d’acqua.

A qualche centinaia di chilometri a nord, c’è il Cairo, con morti e rivolte. “Ma qui” dice Preatoni “abbiamo visto tutte queste cose in tv. Francamente non capisco. Ci sono gli stessi pericoli che esistevano a Madrid dopo l’attentato alla stazione ferroviaria, a Londra con l’attacco alla metropolitana oppure a Boston per le bombe sulla maratona: non mi risulta però, che le autorità abbiano bloccato i viaggi verso la Spagna, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti”.

Preatoni aggiunge “A Sharm non è successo nulla e aver scoraggiato i turisti ha solo aggravato i problemi”. L’industria delle vacanze, infatti, è l’unica ricchezza in questo lembo di Sinai. Dopo c’è solo il deserto. Così Preatoni non risparmia critiche ai tour operator che da un giorno all’altro hanno bloccato i voli. “Una sospensione che ha messo a repentaglio migliaia di posti di lavoro in un Paese già stremato: solo nel nostro albergo lavorano oltre duemila persone in gran parte egiziani ma anche italiani”. Così ha lanciato il suo tour inclusive completamente gratis. Una specie di marcia per la pace. «La mia vuole essere un’iniziativa concreta per aiutare il Paese a ripartire dopo i lutti e il sangue». Non a caso alle porte di Sharm c’è un cartello su cui c’è scritto “Città della pace”.

Sonia Odetto


Volete trasferirvi in Marocco? Ecco qualche consiglio

August 14, 2013 in Africa, Marocco

Il Marocco, terra stupenda che offre la possibilità di vedere paesaggi spettacolari che non potrai vedere da nessun’altra parte.
Se non ci sei mai andato, devi sapere che a te, cittadino italiano, basta avere il passaporto con validità sei mesi, che ti permettera’, non appena arrivato in aeroporto, di ricevere il visto valido per un soggiorno di 3 mesi.
Se però decidi di partire in Marocco con un Tour Operator o in gruppo con 8 persone, ti basta avere la Carta d’identità valida per l’espatrio.
Se intendi prolungare il tuo soggiorno, oltre i tre mesi, è necessario che entro 8 giorni dal tuo arrivo vada alla polizia, che ti rilascerà l’apposito documento.
Se volete saperne di più consultate il sito sul Marocco 
Per andare in Marocco si possono avere 4 tipi di visti:
-Il visto a corta durata, che ti permette di uscire e rientrare quante volte vuoi (entrate multiple) per un massimo di 90 giorni.
-il visto a lunga durata, anche questo è un visa con entrate multiple, che permette di fare tanti soggiorni, infatti il massimo di tempo per soggiornare in Marocco è 90 giorni, ma il visto ha una validità di 1 anno.
- visto di transito che permette di transitare sul territorio marocchino, può essere concesso per uno o due transiti, che non possono superare le 72 ore.
-visto fornito alla frontiera, è un visa speciale, i Servizi di sicurezza possono concedere un visa per un corto soggiorno o di transito.

Come le leggi posso essere cambiate, prima di partire in Marocco ricordati di consultare i siti del consolato e dell’ambasciata del Marocco.

Sonia Odetto