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America del Nord | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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Airpnp e il bagno più vicino.

March 21, 2014 in America del Nord, Asia, Europa, Oceania, Sud America

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Quando siamo in giro spesso è difficile trovare velocemente un posto dove poter fare la pipì. Lo sanno bene Max Gaudin e Travis Laurendine, originari di New Orleans, che durante i famosi festeggiamenti per il Mardi Gras si sono spesso trovati ad affrontare il problema di trovare un bagno nelle vicinanze. Per questo hanno deciso di fondare Airpnp.

Creato ispirandosi al sito Airbnb, che aiuta a trovare stanze dove alloggiare, Airpnp aiuta a trovare bagni disponibili in zona. Basta aprire il sito per visualizzare la mappa mondiale che segna tutte le toilette disponibili nelle varie località. Alcuni bagni richiedono un piccolo pagamento, altri sono completamente gratuiti. Ma non solo: le varie toilette sono corredate da foto, descizione e valutazione degli utenti.

Sul sito oltre a poter trovare un bagno per i vostri bisogni potete anche rendere disponibile il vostro, diventando così ciò che Airpnp definisce entrepeeneur, fusione delle parole entrepreneur, imprenditore con pee, pipì. Un imprenditore della pipì.

Per ora è attivo solo il sito internet, in costante aggiornamento, ma i fondatori stanno già lavorando per un’ app per dispositivi mobili.

 

 

Diana Sponza


Vivere e lavorare a New York: il pianista Simone Ferraresi

February 4, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti

 

Biografia: Il celebre pianista e musicologo Paul Badura-Skoda lo ha definito “uno dei migliori pianisti della sua generazione”: Simone Ferraresi, diplomato con il massimo dei voti, lode e menzione di merito presso il Conservatorio “Frescobaldi” di Ferrara, si è perfezionato alla Hochschule für Musik di Vienna, e alla Royal Academy of Music di Londra. Nel 1995 è stato uno dei pochi pianisti italiani ammessi al prestigioso “Concorso Chopin” di Varsavia, dove ha avuto recensioni entusiastiche da parte della critica. Nel dicembre 2007 è stato invitato a esibirsi in recital presso la Carnegie Hall di New York. In seguito al trasferimento a New York nel 2005, oltre alla costante attività concertistica si è dedicato con maggiore assiduità all’insegnamento e alla composizione.

Ciao Simone, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?

Non avevo un piano preciso di lasciare l’Italia, anche se mi era capitato diverse volte di pensarci durante alcuni periodi passati all’estero. In Italia non avevo un’impiego fisso; facevo lezioni private di pianoforte e qualche concerto. Non è facile per un pianista classico guadagnare da vivere con la musica, specialmente in Italia dove il tasso di disoccupazione tra musicisti è particolarmente alto. Alcuni anni fa venni a New York per due settimane di vacanza e durante la mia permanenza mandai il mio curriculum a diverse scuole di musica, una delle quali mi volle assumere. Quindi decisi di trasferirmi qui per lavorare.

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Arrivai nel 2005. Insegno pianoforte, dirigo un coro, scrivo musica, faccio concerti, e nel pochissimo tempo libero che mi rimane lavoro come volontario per un’associazione musicale no-profit che ho fondato da poco e anche per un blog da me creato per parlare di immigrazione di artisti italiani negli Usa. (www.artistitalianinamerica.com)

Con quale visto sei arrivato? E’ stato difficile ottenerlo?

Con un visto O-1, uno dei tanti visti “non-immigrant”, ovvero visti lavorativi temporanei. Il visto O-1 è una categoria di visti dedicata ad artisti, scienziati, professori e atleti dotati di abilità straordinarie. Nel mio caso l’ho ottenuto senza problemi, avendo dimostrato i miei titoli artistici che comprendono primi premi in molti concorsi pianistici.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto ad un privato o ad un’agenzia?

Esistono molti siti web dedicati all’affitto di appartamenti. Non saprei immaginare il mio trasferimento senza l’aiuto di internet. Ogni passo che ho compiuto nel processo di emigrazione è stato possibile grazie a Google e Craigslist (sito di annunci).

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Di solito le zone con affitti meno costosi sono anche zone povere e non molto sicure. Rispondenti a questa descrizione, a Manhattan troviamo East Harlem e Washington Heights, mentre a Brooklyn ci sono Bushwick e Bedford-Stuyvesant. Io più che altro consiglio alcuni quartieri del Queens, dove si trovano zone non pericolose, ad esempio Astoria, Woodside, Elmhurst, tutte con affitti non molto alti.

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Dipende tutto dal proprio curriculum lavorativo. Se uno ha un curriculum di tutto rispetto con una carriera brillante alle spalle, non avrà nessun problema a trovare un lavoro a New York. Se uno non ha ancora un background solido o è appena laureato, allora consiglio di iscriversi a una università. Molti non sanno che ci sono università a prezzi accessibili anche a New York, ad esempio il City College. Per quanto riguarda italiani che vengono per lavorare nella ristorazione, mi sembra di vedere che questa sia la strada prediletta da tantissimi per riuscire a vivere qui mentre si cerca il lavoro “dei sogni” o si frequenta un’università. In ogni caso, il requisito numero uno è sapere l’inglese molto bene.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Non saprei, ci sono così tanti luoghi diversi ed è difficile dire quale mi entusiasmi di più. Mi piacciono molto i quartieri pieni di grattacieli e uffici perché mi danno un ulteriore stimolo a lavorare molto per raggiungere obiettivi ambiziosi. Sembrerà strano, ma essere in mezzo a centinaia di persone che corrono per andare al lavoro mi fa sentire bene perché mi spinge a procedere per la mia strada senza paura e mi aiuta a non temere sfide. Questo è in generale un lato positivo delle metropoli che apprezzo particolarmente, perciò direi che a New York la zona che fa per me è tutta la parte di Manhattan a sud di Central Park.

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

È molto facile muoversi con la metropolitana ed è anche il mezzo più economico. Un abbonamento mensile costa solo $112 dollari al mese (80 euro), valido per tutta la rete che va dal centro fino ai confini della città. In altre città, come Londra e Tokyo l’abbonamento di questo tipo costa il triplo!

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Per ora restare a New York mi va bene. Ho il permesso di soggiorno permanente (green card) per cui non è un problema rimanere a lungo. Purtroppo non credo riuscirei a svolgere il mio lavoro di musicista in Italia perciò escludo il ritorno. Ho avuto offerte di lavoro in Giappone in passato, e se questo dovesse accadere di nuovo mi piacerebbe accettare. Anche se New York mi mancherebbe immensamente lo farei volentieri perché la residenza all’estero mi ha insegnato che venire a contatto con altre culture arricchisce la persona a tal punto che non si desidera più volere vivere tutta la vita in un solo paese. Detto questo, non mi interessa avere la cittadinanza americana o di un altro paese. Sono e sarò per sempre un italiano che gira per il mondo.

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a New York: Andrea, sceneggiatore e autore TV

January 30, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Andrea Careri autore TV e sceneggiatore nato a Roma, 30 anni. Rappresentato dalla famosa agenzia Sosia&Pistoia, vive e lavora tra New York e Roma. Ha scritto degli spot per la campagna elettorale del partito Socialista francese e per Hollande. Ha scritto una pubblicità per Greenpeace France e un corto premiato in festival di tutto il mondo. Ha lavorato come sceneggiatore negli Stati Uniti e ha pubblicato il libro Together we are invincibile-L’uomo che affittò un teatro per amore. E’ anche fondatore di una Start Up con Christian Cervone, e inventore di applicazioni e social networks.

Ciao Andrea, quali sono le tue motivazioni vivere tra l’Italia e gli Usa?

Che amo ambedue i paesi, l’Italia per la sua bellezza, il suo cibo, il vino, la storia e la cultura, New York per l’energia, la vitalità, le possibilità, la bellezza delle donne, e per quell’aria cosmopolita che si respira. Se non si hanno abbastanza soldi e tempo per girare il mondo basta vivere a New York e girarla. Ogni quartiere è una cultura, una lingua, una comunità diversa. Si può entrare nella Colombia di Jackson Heights al Queens e mangiare arroz con pollo, oppure andare nell’Israele degli anni venti, a Brooklyn a Boro Park. Oppure si può conoscere la Russia, a Sheepshead bay, dove ho vissuto di recente e dove ambienterò lo script che sto scrivendo sulla comunità russa di Brooklyn. Inoltre,essendo un freelance cerco di lavorare dove mi offrono lavoro e sono disposto a vivere e a lavorare dove si presentano le possibilità. Ho dei progetti da qui al 2018 per il mercato Americano, e quindi penso che continuerò a vivere tra i due posti. Poi come dice un famoso ristoratore napoletano, titolare di una delle migliori pizzerie di Manhattan che si chiama Ribalta, ”l’ideale sarebbe vivere sei mesi da una parte e sei mesi dall’altra.”

Io credo che questo sia il sogno di molti italiani a New York, specialmente di quelli che vengono da bellissime città come Napoli.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto a un privato o ad un’agenzia?

Sono sempre stato molto fortunato con l’affitto, e sto scrivendo un romanzo che racconta il modo rocambolesco con il quale sono riuscito a sopravvivere i primi mesi a New York senza soldi e tutte le cose assurde che mi sono successe, tra le quali quelle di vivere in posti da favola completamente fuori dalle mie tasche. Il romanzo si chiama I love you New York-Come la Grande Mela ha cambiato la mia vita, e lo metterò in vendita su Amazon fra qualche mese. Comunque tornando alla domanda: ho vissuto un po’ dovunque, nel Queens, a Sunset park a Brooklyn, a pochi passi da Williamsburg, a River Side drive, upper west side, e poi ultimamente anche al centro di Manhattan a pochi passi dalla celebre via dello shopping, la 34esima strada. Dopo aver vissuto per alcuni mesi a Sheepshead bay vicino Coney Island ho ricevuto lo sfratto per un motivo assurdo, e grazie alla generosità di un uomo d’affari ebreo, Howard, tipicamente newyorkese, e del mio capo italo americano sono riuscito ad ottenere un affare vivendo nel posto dei miei sogni, Manhattan, a pochi passi dall’Empire State Building, in uno studio personale pagato con un prezzo onesto, che perfino un ragazzo non ricco come me poteva permettersi. In ogni caso il miglior sito per trovare un appartamento è Craiglist, dove ci sono annunci di ogni tipo e si trovano case nel giro di pochi giorni. Io ho trovato lo studio davanti l’Empire con un annuncio su Craiglist. Per quanto riguarda periodi brevi conviene rivolgersi ad Airnb sito dove si trovano stanze e camere per breve periodo. Sconsiglio gli agenti di realestate poiché prendono il 10% per trovare casa e non conviene. Fra pochi mesi verrà lanciato un social network che si chiama Matchable dove, tra le varie cose, si potranno trovare facilmente case e appartamenti, grazie a un sistema che permette di trovare i propri coinquilini ideali.

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Dopo Giuliani New York è diventata una delle città più sicure al mondo, per questo i prezzi degli affitti e delle case stanno alle stelle. Ci sono zone pericolose ma in generale quello che si vede nei film degli anni 70 non esiste più. Questo per quanto riguarda la sicurezza. Per quanto riguarda il costo, Manhattan è proibitiva, io consiglio di vivere ad Astoria nel Queens, quartiere molto europeo, pieno di siciliani e di greci, dove si possono trovare ristoranti di pesce a venti dollari, e dove si può fare la spesa a prezzi che nella city è impossibile trovare. Inoltre, Astoria è praticamente a un passo dalla City e ben collegata. A Brooklyn ci sono dei quartieri molto alla moda e carini, che io sconsiglio perché costano più di Manhattan e non offrono quello che offre la City in possibilità di lavoro. Io sono molto affezionato per motivi personali ad Upper East Side, dove ho vissuto una delle esperienze più belle della mia vita. Ma i prezzi sono troppo alti. In ogni caso New York è enorme e si possono trovare sistemazioni per tutti i gusti e le tasche. Mediamente gli appartamenti sono piccoli, e si è quasi costretti ad avere dei roomate per via del prezzo esorbitante dell’affitto.

Per chi vuole trasferirsi è consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Per chi vuole trasferirsi lì è necessario rispettare la legge di un paese che dà tante possibilità ma dove le regole e la legge si rispetta. Se non mi sono mai trasferito lì a vivere è anche per il mio profondo rispetto per lo stato Americano e per un paese che mi ha dato tanto. C’è crisi nella Grande Mela, gli anni 80 sono finiti anche là, ma per chi è disposto a lavorare sodo c’è possibilità. L’unica cosa è che bisogna sapere che lì il lavoro viene prima di tutto e che il tempo libero è spesso un privilegio per pochi. Se si accetta questa condizione e si vuole lavorare c’è modo di trovare lavoro. Il sogno Americano all’italiana è banalizzato e sciocco,il 90% di chi è andato in America non è diventato ricco o famoso, ma ha avuto una vita, ha potuto sfamare una famiglia con il duro lavoro e costruire qualcosa. Questo è il vero sogno americano dai tempi dei primi coloni. Vivere e costruire qualcosa senza dover dire grazie a nessuno, con il sudore,la fatica e senza limiti di sesso, ceto, religione,razza. Conosco professori della Columbia nipoti di contadini calabresi analfabeti che hanno studiato gratis, perché erano i più bravi, e si sono fatti una carriera. E poi storicamente parlando la mobilità sociale in America è sempre stata più alta di quella Europea. Senza contare di quella italiana che è pari a zero. Devi essere veramente determinato,e veramente bravo per farcela in Italia. Diciamo che è molto più difficile. Io non sono nessuno, ma quel poco che sono riuscito a fare ho dovuto sudarmelo il triplo perché non vengo da famiglie importanti e non ho spinte di nessun tipo,tranne che quella dovuta da una super creatività e da una etica e un rispetto per il lavoro che pochi che si professano artisti hanno. Dato che io non sono uno che si può permettere di fare””l’artista”” ho dovuto tirare fuori altri attributi. Ecco, diciamo che a Roma mi sono sempre sentito un Don Chisciotte e uno “Sfigato” anche se ho ottenuto risultati impensabili per un non raccomandato. E almeno per quanto mi riguarda la gente del mio settore è sempre stata disponibile con me. Ed esistono di certo ambienti molto peggiori di quello del cinema e dello spettacolo. Erano e sono i miei coetanei a considerarmi un “Don Chisciotte”, perché loro hanno una poltrona dove sedersi e non hanno dovuto sudare. Forse per quello. In America, invece, mi sento amato, mi sento capito, un famoso producer di Hollywood (e lo dico perché ho avuto modo di avere a che fare con tutti e due) se la tira meno che una ragazza carina e snob di Roma, questo è un fatto. Gli Americani sono più puri, sono meno arroganti e sono più alla mano. E’ un popolo che io amo e il mio sogno è quello di prendere un giorno la cittadinanza americana. Detto questo, se si pensa che l’America sia facile si sbaglia, è durissima e spesso i ragazzi che lì fanno lavori manuali qui in Italia non sarebbero disposti a farlo. Tutto sta a capire cosa si intende per felicità. Io credo che la giusta via di mezzo sarebbe avere la bellezza italiana, il tempo per godersela, i ritmi e gli stimoli che ci sono a New York. Questo non è possibile, almeno che non si viva da una parte e l’altra.

Qual e’ il posto che più ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Tutto della Grande Mela è entusiasmante. Nel mio romanzo I love you New York- come la Grande Mela ha cambiato la mia vita racconto la mia avventura lì, mi è successo di tutto, compreso lavorare per una produzione Hollywoodiana, perdere casa, lavoro, finire per strada, conoscere i miei miti, trovare l’amore, perderlo, insomma una incredibile girandola di emozioni. E poi per me l’ emozione di vedere per la prima volta la Grande Mela è un po’ come quando si vede la prima volta il deserto, l’oceano o si fa l’amore con una donna che ami.

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Sono nato e cresciuto a Roma man! New York ha una metro e un servizio pubblico che se li si confronta con quelli di Roma sembrano perfetti. Ma è tutto relativo, una mia cara amica cresciuta a Honk Hong e abituata all’efficienza asiatica considera la metro di New York obsoleta, lenta e poco puntuale. Tutto è relativo. Se siete italiani, quindi di un paese poco sviluppato da questo punto di vista, New York vi sembrerà il paradiso.

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Dovrò tornare a New York per lavorare a diversi progetti. Girerò un cortometraggio a New York intitolato Man of Wax, prodotto da Andreas O’Donohue Villaggio, un altro italo newyorkese che vive nella grande mela da tempo, giovane producer di talento. Abbiamo questo soggetto molto forte e molto newyorkese. Poi sto scrivendo una sit-com chiamata Sex&Brooklyn, con tutte protagoniste femminili, non americane. Un progetto rivolto all’Europa, L’Italia e il Messico e in generale a tutte le persone che sono arrivate a New York piene di passione, sogni e speranza, che verrà girato a Brooklyn. Poi sto lavorando come producer all’opera prima di un grande talento, una giovane montatrice pupilla di Alexander Payne e laureata nella prestigiosa Yale. Lei si chiama Esme Von Hoffman e il suo film d’esordio-che è anche il mio primo lungo come associate producer negli States (che è un lavoro diverso da quello del produttore in Italia, dove si viene pagati per farlo) s’intitola Ovid, una bellissima e originale storia d’amore. Sto scrivendo, inoltre, sotto contratto per una società di Los Angeles due film ambientati a NewYork. Uno si intitola Neuronemesis ed è uno sci-fi thriller ambientato nella grande Mela tra il 1989 e il 2013. L’altro è un indipendent drama che ha come protagonisti tutti personaggi russi, che popolano un quartiere ai pressi di Coney Island. Poi sto scrivendo per la Jack Boar production un action ambientato a Brooklyn che si chiama KOB-Kiddo of Brooklyn che parla della storia di una famiglia mafiosa della Little Italy di Brooklyn e di come la mafia cinese stia lentamente uccidendo Little Italy. Sarà un omaggio alle famiglie di italo-americani che ho conosciuto e agli italo-americani newyorkesi che sono stati per me una seconda famiglia. In loro ho rivisto mio nonno e un’Italia sana e piena di valori, di senso della fatica e di speranza che ormai non c’è più. Questo detto da uno che fino all’ultimo non si è mai arreso all’immobilismo italiano che continuerà sempre a provare a lavorare anche nel suopaese. Dato che siamo italiani, dobbiamo cercare di salvare l’Italia, sempre tenendo gli occhi ben aperti al mondo e al mercato globale.

Cristiano Prudente


Studiare a NY: l’intervista a Lorenzo

January 29, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

 

Lorenzo G. Spagli e’ nato a Firenze nel 1990. Dopo aver finito il liceo scientifico, ha deciso di studiare la lingua inglese a NY. Dopo 9 mesi di studio e lavoro, Lorenzo decide di iscriversi all’Università’ di Hunter, dove adesso sta svolgendo il suo ultimo semestre. Iniziato con Tecnologia della musica, si e’ poi spostato verso il cinema, dopo aver svolto vari progetti come Sound Designer. Adesso si occupa sia di fotografia, di montaggio e un po’ di regia.

Ciao Lorenzo, quali sono le motivazioni per aver lasciato l’Italia? 
Le mie motivazioni per “lasciare” l’Italia non sono state assolutamente motivazioni di necessita’. Subito il liceo scientifico entrai, come penso succeda ad ogni neo-diplomato, in uno strano vortice di incertezza per il mio futuro. Analizzai un po’ le possibilità’, e decisi che studiare inglese sarebbe stato uno degli investimenti con meno rischi chi non parla due o più lingue nel mercato di oggi e’ quasi totalmente tagliato fuori. Un sacco di amici miei stavano lasciando l’Italia per Londra, ma io, visto che ho una zia che vive a meta’ tra gli Stati Uniti e l’Italia, decisi di spostarmi oltre oceano per fare un corso di lingua per tre mesi alla fine del 2009. Come vedi qualcosa e’ cambiato e sono ancora qua.

Da quanto vivi a New York e di cosa ti occupi?
Mi trasferii nell’Ottobre 2009. Dopo un anno di lavoro e vari corsi di lingua, decisi di provare ad entrare in una università’ americana. Dopo qualche diatriba con visti e cose varie mi accettarono in una scuola statale, dove adesso sto frequentando il mio ultimo semestre. Sto seguendo un percorso con major in FILM, e per ora lavoro come freelance sound mixer e montatore video/audio per una compagnia che si chiama SOS Sound On Set.

Con quale visto sei arrivato? E’ stato difficile ottenerlo?
Sono stato accettato con il visto F1, quello da studenti. Averlo non e’ stato molto semplice, ma nemmeno impossibile. La mole di documenti da compilare era estremamente scoraggiante. Io l’ho fatto da solo, pero’ invito chiunque a chiedere aiuto ad un avvocato. Alla fine, pero’,visto che la mia intenzione pura era quella di studiare l’inglese, il Console americano a Firenze ha rilasciato il visto senza troppe domande.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto ad un privato o ad un’agenzia?
“Sono un ragazzo fortunato”, ecco cosa mi viene in mente. Mia zia abita in un appartamento ed io vivo li con lei. Nel corso della mia permanenza pero’, ho visto e aiutato tanti miei amici con spostamenti e cose varie. Tutto più’ o meno dipende dal tempo di permanenza. Il lease, quando affitti una casa, dura minino 6 mesi. Per permanenze inferiori uno si rivolge per i subaffitti. Devo dire che una gran parte dei miei amici trova/affitta case tramite Craigslist, visto che non c’e’ nessuno agente da pagare.

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?
Beh direi che dipende da cosa uno/a deve fare. Manhattan, fino alla 97esima, costa veramente tanto. Williamsburg in Brooklyn e’ dove alloggia una grande popolazioni di studenti/artisti/giovani. I costi, anche li, sono lievitati in un anno di circa l’87%. Verso l’interno di Brooklyn si possono trovare appartamenti/case a costi non indifferenti, ma relativamente bassi. Se uno vuole restare a Manhattan, Harlem offre delle buonissime offerte ed le zone intorno al City College of New York o Columbia University sono abbastanza carine! Washington heights e’ un’altra meta per buoni prezzi, ma bisogna tenere in considerazione il fatto che ci vuole un’oretta di treno per arrivare ovunque ( che qui come tempo di percorrenza non e’ estremamente lungo).

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?
La ristorazione e’ completamente differente dall’Italia. Almeno che tu non sia un Somelier o esperto per entrare in posti di lusso, per i livelli medi, medio-alti e bassi c’e’ così tanta domanda che nessuno sponsorizza visti. Con il visto da turista si puo’ rimanere fino a 90 giorni, quindi uno stage ci può’ rientrare. Il mio consiglio e’ di iscriversi a scuole di lingua con le quali non e’ difficile ricevere un visto da studente. Il visto da studente dura finche’ uno rimane iscritto alla scuola. Nel tempo libero nessuno ti impedisce di trovare stage, ma non bisogna aspettarsi di essere pagati. Se, poi, la azienda ti vuole con se, saranno poi loro a sponsorizzarti un visto lavorativo.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?
Sinceramente, la cosa che mi ha entusiasmato di più e’ l’atmosfera e l’essere testimone di una integrazione culturale così dinamica (A new york si parlano più di 120 lingue). Vivere a New York e’ un po’ come vivere nel mondo intero. Ovunque tu vada c’e’ sempre qualcosa di nuovo da scoprire, locali e ristoranti con cucine di cui non hai mai sentito parlare nella tua vita, persone diverse da te provenienti da ogni singola parte del mondo, persone con le quali confrontarsi, imparare e divertirsi. Questa, secondo me, e’ la vera potenza di NYC. Pero’ posso dirti quale e’ il posto più deprimente e brutto di NYC : TIMES SQUARE.

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

A vivere qua, diventi viziato. I treni della metropolitana viaggiano 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non esiste cosa più’ bella che avere mezzi pubblici alla portata di mano, ogni volta che vuoi ! Servizio a mio avviso strepitoso. Poi quando fa un freddo cane e sono le 3 di notte ci sono sempre i taxi !

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?
Vista la mia passione per il cinema, proverò a spendere l’estate a Los Angeles per un tirocinio/lavoro. Voglio vedere ed essere parte dell’industria americana più’ produttiva e più conosciuta all’estero. Ho un po’ paura perché’ li sei costretto ad usare la macchina per spostarti, e dopo così tanto tempo di metro 24/7 una persona umana inizia e nutrire una rabbia indescrivibile verso le automobili.

Cristiano Prudente da ItalianiNewYork


Vivere e lavorare a NY: l’attrice Stella Toppan

January 29, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

“Mi chiamo Stella Toppan, sono nata a Lecco e cresciuta sul lago di Como dove iniziai a muovere i miei primi passi nel mondo della recitazione.

Da piccola ero molto introversa, timida, ed ero considerata un outsider.

Provavo ogni tipo di attività ricreativa ma niente mi soddisfava, fino a quando scoprii il teatro. È stato amore a prima vista.

Ho capito fin da subito che avrei fatto di questa passione, la mia professione. Il palcoscenico era l’unico luogo dove riuscivo ad esprimermi liberamente.

Iniziai così a studiare sodo tra Milano, Roma e New York. Mi sono diplomata alla “Lee Strasberg Film and Theatre Institute” in recitazione e successivamente regia cinematografica. Ho scoperto di sentirmi particolarmente a mio agio di fronte alla telecamera, il set è il mio habitat naturale. Adoro fare cinema; sono stregata dalla sua magia.

Sono una ragazza dinamica, eclettica e determinata. Sono sempre alla ricerca di emozioni forti e nuove sfide.”

 

Ciao Stella, quali sono le tue motivazioni per aver  lasciato l’Italia?

Sono stata spinta dalla voglia di fare un’esperienza nuova, mettermi in gioco, imparare bene l’inglese e continuare gli studi di recitazione.

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi? 

Vivo a NY da sei anni e sono un’attrice e filmmaker. Lavoro anche per produzioni cinematografiche e televisive come costumista.

 

Con quale visto sei arrivata? E’ stato difficile ottenerlo?

Sono arrivata con un visto da studente F1, molto facile da ottenere. Poi tramite la mia scuola di cinema sono riuscita ad avere un anno di permesso di lavoro e successivamente un O1, visto da artista per tre anni. Ora sto preparando tutta la documentazione da presentare al mio avvocato per l’ottenimento della Green Card.

 

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolta ad un privato o ad un’agenzia?

All’inizio per affittare una stanza mi sono rivolta alla scuola di inglese a cui mi ero iscritta. Tramite loro ho potuto trovare una stanza in condivisione con altre persone.

 

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Io abito a Williamsburg, un quartiere di Brooklyn, che consiglio vivamente. È una zona di tendenza, molto artistica e popolata da giovani amanti del vintage che chiamano “hipster”.

Comunque tutto dipende dal budget che una persona ha a disposizione. Ho vissuto in diverse parti di New York, come Astoria in Queens o Financial district in Manhattan. Hanno tutte un fascino diverso e dipende dalle esigenze che si hanno. Forse l’unico quartiere che sconsiglierei è il Bronx ed alcune parti del Queens.

 

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Certo, penso che uno stage sia un buon punto di partenza, ma la padronanza della lingua è indispensabile. Nella ristorazione c’è sempre richiesta di personale ed è molto facile trovare lavoro anche senza il visto giusto. Ovviamente è illegale però e sarebbe meglio non rischiare.

 

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Adoro il village. East, West village e Lower East side sono I miei quartieri preferiti, dove solitamente faccio camminate alla ricerca di un pezzo vintage unico sorseggiando il mio caffè Americano. Il Prospect Park, a Brooklyn è un parco splendido, che amo particolarmente.

Sono molto legata alla zona di Washington Heights, uptown Manhattan, perchè mi sembra di essere catapultata a Santo Domingo dove mi scateno sempre con balli caraibici.

Dumbo, a Brooklyn, mi piace per il suo fervore artistico, pieno di gallerie d’arte e giovani imprenditori.

Insomma la lista sarebbe infinita. Amo questa città in lungo e largo, tutto dipende dal mood del giorno.

 

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Non è assolutamente complicato spostarsi con i mezzi a NY. La metropolitana è quello più utilizzato dalla gente, anche per la convenienza, infatti è accessibile 24 ore al giorno. Poi c’è il bus, molto efficiente, che collega bene la città ed i quartieri limitrofi. Ed infine il mio amato Taxi giallo, che è sempre pronto a salvarti la vita, quando sei in ritardo per un appuntamento per esempio, oppure quando hai la brillante idea di uscire a far festa durante una bella bufera di neve, indossando rigorosamente tacco 12.

Il taxi è economico rispetto ad altre città del mondo e ce ne sono migliaia. Attenzione all’ora di punta, dove quasi tutti i mezzi sono affollatissimi e trovare un taxi libero è un’impresa.

 

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Ho moltissimi progetti per il futuro. Sto scrivendo una web series, ispirata al cinema muto e a Charlie Chaplin che dirigerò e di cui sarò protagonista. Per ora sento di avere molto da dare e ricevere qui, nella grande mela, ma sto progettando di trasferirmi in CaliforniaLos Angeles, il prossimo anno.

Comunque non chiudo nessun porta e non mi pongo nessun limite. Sono sempre aperta a nuove sfide, ovunque esse siano.

Visitate il sito internet di Stella!

Cristiano Prudente da italianiNewYork


Vivere e lavorare a New York: l’intervista a Francesco

January 28, 2014 in New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Francesco 39 anni, nato a Campobasso. Dopo la laurea in Ingegneria Meccanica a Pisa, ha lavorato per FIAT e Bulgari tra Parigi, Torino e Neuchatel (Svizzera). A Gennaio 2013 si e’ trasferito a Manhattan dove attualmente risiede e lavora per Assouline (libri di lusso)

Ciao Francesco, quali sono le tue motivazioni per aver  lasciato l’Italia?

La volontà di scoprire nuove realtà, nuove culture, nuovi approcci alla vita.

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Sono arrivato a NYC un anno fa, seguendo mia moglie che è stata espatriata dalla sua azienda. Lavoro in Assouline, società di Publishing, e sono responsabile del retail mondiale.

Con quale visto sei arrivato? E’ stato difficile ottenerlo?

Ho il visto L2, ottenuto grazie all’L1 avuto da mia moglie

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto ad un privato o ad un’agenzia?

La società di mia moglie ci ha fornito assistenza tramite un’agenzia

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Difficile dirlo, dipende dallo stile di vicinato che si cerca. NYC offre diverse scelte, tutte diverse.

Sconsiglierei luoghi troppo turistici e quindi rumorosi (tipo Times Square), o al di sopra della 90a strada, per motivi di sicurezza (anche se Harlem sta ritornando ad essere alla moda)

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Stage se ne possono fare a centinaia e non sentirsi mai pronti. Bastano buona volontà e una dose di coraggio.

Bisogna rendersi conto che gli USA non funzionano come l’Italia; qui, se hai voglia di fare, ti butti e fai. Il mancato successo non è visto dalla società come un fallimento, ma solo come una tappa ovvia di chi ci prova.

Non conosco il mondo della ristorazione, ma vedendo la quantità smisurata di ristoranti, penso che ci sia sempre richiesta.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

L’High Line è tra i miei posti preferiti

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

La metro è perfetta per spostarsi in “verticale” (up/down town), una tragedia per spostarsi in “orizzontale” (cross town)… Altrimenti ci sono bus e soprattutto tanti taxi! Ma molto spesso il miglior modo è a piedi: si arriva prima, si osserva la città e soprattutto i newyorchesi.

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Nuove mete, certamente

 

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a NY: l’intervista all’attrice Alessia Gatti

January 27, 2014 in Africa, America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

 

Alessia Gatti è nata a Fano nelle Marche. Gemelli convinta, ha avuto da sempre le idee chiare: diventare un’attrice. Ma non sentendosi a proprio agio con  una sola etichetta addosso, ama la pittura, la fotografia, viaggiare, scrivere e soprattutto mangiare. Laureatasi in Comunicazione pubblica e d’impresa alla Sapienza di Roma, molla tutto in cerca di fortuna a New York, o meglio, per seguire “la scia”. Ragazza solare, determinata, amante della vita e in caccia di qualsiasi esperienza la faccia sentire sempre viva e connessa con quello che ha voglia di fare veramente. Il suo motto? “Salta e la rete apparirà”. Se la vita è davvero così breve perchè passarla soltanto in unico posto, mangiare un unico cibo, conoscere una sola cultura?

Ciao Alessia, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?

Inseguire il mio sogno e la mia passione per il mondo del cinema.

 

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Vivo qui da due anni esatti, sono un’attrice, e da poco anche filmmaker, scrivo per un Magazine online chiamato Nuok, scrivo miei script e sono piena di idee.

 

Con quale visto sei arrivata? E’ stato difficile ottenerlo?

Sono arrivata qui con un B2, turistico allungato di 6 mesi, per poterlo ottenere ho dovuto fare un colloquio a Roma all’ambasciata americana, devi dimostrare di poterti mantenere da solo e che non hai intenzione di rimanere oltre i 6 mesi, non si può lavorare con quel visto ovviamente. Poi dopo del B2 ho ottenuto l’ O-1, visto artistico, per tre anni, mi ci sono voluti i sei mesi del B2 per potermi organizzare e creare il materiale per l’applicazione. Non è stata una passeggiata  ma con impegno e fiducia è andata bene!

 

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolta ad un privato o ad un’agenzia?

Craiglist. Il tanto temuto e odiato Craiglist torna sempre utile alla fine..

Non conviene rivolgersi ad agenzie a meno che non si cerchi di affittare un appartamento “intero” perché ovviamente prendono la commissione, però appunto dipende da quello che si cerca.

 Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Tutto dipende dal budget. Se si vuole restare a Manhattan e non si ha un budget alto, gli unici quartieri rimasti “accessibili” sono Hell’s kitchen, Chinatown, Harlem, e tutta la zona estrema Est di Manhattan dove la metro non arriva vicino e i prezzi sono più bassi. Non sono zone che amo sinceramente. Se dovessi scegliere Manhattan ora come ora sceglierei Lower East Side, sta diventando la nuova Soho, piena di gallerie d’arte nuove, bar ed eventi. Diventerà il nuovo quartiere di punta ne sono certa.

Resta sempre nel cuore il West Village che ha prezzi altissimi ma è davvero un quartiere magico.

A Brooklyn invece se si ha un budget alto, prezzi come Manhattan, consiglio Williamsburg o Fort Greene o Dumbo, mentre con budget più accessibili c’è Clinton Hill, Bushwick (dipende dove).

Io adoro Brooklyn, amo l’energia e la tranquillità che c’è qui. Mi piace moltissimo Red Hook e GreenPoint, peccato che non siano collegate bene dalla metro, altrimenti sarebbero perfette.

 Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Per fare uno stage devi comunque avere contatti da prima di mettere piede negli USA. Ogni lavoro ha un visto specifico, quindi bisogna stare attenti su quello. Nei vari locali italiani e non, spesso sono alla ricerca di personale, e moltiplichiamo pure per due se non tre volte gli stipendi a cui siamo abituati in Italia, ovviamente proporzionati al costo della vita.. però se si viene qui con un visto turistico ripeto, è illegale lavorare. Quello che io consiglio se ci si vuole trasferire a NY, è di venire prima con un semplice visto turistico di 3 mesi, sono sufficienti per capire prima di tutto se vi piace la città, poi sono utili per farsi un’idea delle reali possibilità di lavoro o non, e per prendere contatti.

 

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Adoro downtown, non vado mai più su della 23esima. Mi piace l’energia, il caos di Soho ma anche la tranquillità e la quiete di Tribeca, West Village e dell’Hudson River. Non ho un posto preferito perché in base al mio umore o a quello che cerco trovo sempre un qualcosa di nuovo che attira la mia attenzione. È magica questa città.

 

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Assolutamente no. È semplicissimo e funzionano 24/24. Si possono avere alcune complicazioni durante il weekend perché spesso ci sono lavori, ma ci sono sempre opzioni disponibili, l’MTA sta facendo grossi lavori di rinnovamento e miglioramento delle linee, ed è davvero facile arrivare dappertutto. A volte, per spostarmi a Brooklyn, prendo anche l’autobus, oppure uso la mia bike, anche se proprio sotto casa mia ci sono le CityBike, biciclette messe a disposizione dei cittadini, basta fare un abbonamento mensile o annuale e sono disposte ovunque a Manhattan e anche in molti quartieri di Brooklyn. L’unica pecca, ed è per quello che non le uso, devi riportarle ad una postazione CityBike ogni 30/45 min… A me piace perdermi in bici, quindi non sarebbe molto conveniente per me… :)

 

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Per ora a New York mi sento a casa, ho trovato una mia dimensione. Ma non escludo altre mete o viaggi, considerato il mio lavoro, ogni progetto potrebbe portarmi in un altro posto. Ho intenzione di viaggiare, ma non so se troverò altre città come la City, crea davvero dipendenza, o la si ama o la si odia. E ci vuoi sempre fare ritorno.

Ora sto lavorando in un paio di progetti che non posso ancora svelare, e sto curando sempre di più il mio primo progetto da filmmaker “Hands of New York” è una mini documentary series girata qui a NY. Sto avendo ottimi feedback, e ho nuove idee quindi vedremo dove mi porterà, www.handsofnewyork.com fatemi sapere che ne pensate! ;)

Visitate l’interessante sito di Alessia Gatti!

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a Ny: l’intervista ad Elena, direttore di fotografia

January 24, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Elena Cappanera e’ nata a Livorno nel 1976. Per un approccio più internazionale alla cinematografia e il perfezionamento della lingua inglese, dopo essersi diplomata nel 2007 come Direttore della Fotografia, al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma , sotto la guida del candidato all’Oscar Giuseppe Rotunno (All That Jazz , Casanova, Amarcord, Il Gattopardo, ecc.), si è trasferita a New York entrando direttamente al secondo anno del Two Years Filmmaking degree program alla New York Film Academy dove attualmente insegna Camera, Luci e Montaggio.
In questi anni passati nella Grande Mela, la sua passione per l’arte del cinema l’ha portata a perfezionarsi un po’ su tutti i fronti tra cui pure la scrittura e la regia.

Ciao Elena, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?

Principalmente il desiderio di allargare i miei orizzonti imparando un lingua che mi avrebbe permesso di essere sempre a mio agio in qualsiasi posto il mio lavoro mi avesse portato. Nel 2007 il mio corto di Diploma al CSS , Lo stato di Natura di Marco Mangiarotti, fu’ selezionato al Camerimage in Polonia. Il piu’ importante film Festival al mondo per Direttori della Fotografia. Ricordo ancora la mia felicita’ per essere li’ ed allo stesso tempo il disagio di non poter comunicare con i grandi Direttori della fotografia che furono invitati a quell’evento. Fu’ in quella settimana al Festival che decisi di trasferirmi all’estero. New York City la prescelta!

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Vivo a NY da 6 anni , insegno Cinematography and Editing alla New York Film Academy. I also work as freelance Editor for a Carabbean TV show, and as Cinematographer for documentaries and shorts movie. Not a USA film so far in my list… yet!

Con quale visto sei arrivata? E’ stato difficile ottenerlo?

Sono arrivata con un visto studente (F1), passando dopo un’anno automaticamente ad un visto studente lavoratrice (OPT) per poi fare l’applicazione per un Visto Artistico (O1) che dura 3 anni e che ho ottenuto nel Novembre 2011. Il visto O1 non e’ un visto difficile da ottenere se dimostri capacita’, un curriculum convincente, qualche premio e press alle spalle e soprattutto se hai uno Sponsor in loco.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolta ad un privato o ad un’agenzia?

Mi sono rivolta ad un’agenzia appena arrivata perche’ ovviamente mi e’ sembrata la scelta piu’ sicura se non hai nessun conoscente in citta’. Oggi consiglierei un Airbnb con buoni commenti da parte di chi gia’ c’e’ stato, il divano di un amico di un amico, o un buon alberghetto, giusto spendere la prima settimana e girare nel frattempo in lungo ed in largo visitando miriadi di stanze pubblicizzate sul sito Craiglists.com.

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Onestamnete Ny non e’ una citta’ cosi’ pericolosa come un tempo.. direi Spanish Harlem, Brooklyn, Downtown Manhattan? Piu’ che altro dipende molto da cosa ti puoi permettere a livello di finanze. Piu’ che altro e’ importante che la zona che viene scelta sia ben collegata con i mezzi e che offra non lontano la possibilita’ di un supermercato o simili, una farmacia, ed una lavanderia.
Sconsiglierei case troppo vicine ai Projects, almeno che tu non ti senta sicuro se circondato da pistole . Sai dipende sempre dai punti di vista!!! E purtroppo questo paese rimane il paese delle grandi contraddizioni che lo si voglia o no!

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Dipende da individuo ad individuo e dal tuo background, sai se hai i soldi alle spalle puoi fare tutto, se invece tenti la fortuna allora mi accosterei sicuramente ad una scuola che sia di Cinema, di inglese o culinaria. Se alla fine del mese devi pagare l’affitto, la carta ristorante e’ sempre valida ma ultimamente non e’ facile se non hai almeno il social security number. Ma e’ possibile.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

La cima dell’Empire State Building. Da la’ sopra ti rendi veramente conto di dove sei andata a finire.. prima ti senti piccola come una formica.. poi grande come un sogno che hai tenuto nel cassetto per troppo e che finalmente puoi liberare..

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Muoversi con i mezzi e’ semplicissimo. La metro e’ la migliore. Anche se non tutti i giorni ti senti a tuo agio la’ sotto. Il taxi pure e’ una facile soluzione soprattutto a tarda sera. I prezzi poi non sono neppure comparabili ai deliri romani ad esempio..

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Tanti progetti, nuove mete sempre benvenute. In specifico, sicuro mi piace questa esperienza dell’insegnamento che non avevo mai calcolato ma che mi soddisfa molto. Spero di fare pure tanti bei progetti, con persone professionali e con grandi cuori. Spero che il carabbean TV show che sto’ montando abbia una terza stagione, ed una quarta e cosi’ via!! E poi un documentario su mio padre e poi un film sulla mia vita e poi e poi.. no limiti..

Cristiano Prudente dal blog italianinewyork

Trasferirsi nella North Carolina, USA: l’intervista a Loredana

January 6, 2014 in America del Nord, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

“Ciao mi chiamo Loredana e sono nata e cresciuta in provincia di Torino. A 17 anni con la mia famiglia siamo andati a vivere in Sicilia dove si trovano i parenti di mio padre. All’inizio era tutto rosa e fiori, poi pian piano la realta’ e’ venuta fuori. Mi sono ritrovata come un pesce fuor d’aqcua. Piu’ volevo andare via piu’ mi sentivo incatenata. Ho avuto gente negativa attorno a me, gente che si preoccupava di cosa mettersi la domenica per andare in chiesa invece di analizzare se stessa. E’ stata la mia galera per tanti anni, senza via d’uscita. Invece di continuare gli studi, (non credevo di esserne all’altezza) mi sono buttata sul lavoro, qualsiasi lavoro. Quando ho conosciuto I primi Americani nella Navy a Sigonella, tutto e’ cambiato. A quei tempi il mio inglese era pessimo, ma ho fatto di tutto per impararlo, ho fatto alcuni corsi, la musica naturalmente e’ stata sempre la primissima cosa, ma quello che mi ha aiutato di piu’ e’ stato il socializzare con loro, mi sono amalgamata. A volte mi frustravo perche’ non capivo un cavolo di quello che dicevano, tra lo “slang” e frasi fatte che solo per loro avevano senso. Ho conosciuto un ragazzo che poi e’ diventato mio marito e fuggita da li’. La mia primissima meta e’ stata Dallas dove mi sono sposata. Poi sono successi tanti cambiamenti e tanti spostamenti, in giro per l’America e Spagna per alcuni anni. La famiglia si e’ allargata con due figli adorabili.

Sono stata fortunata perche’ sono venuta col mio ragazzo americano che era nella Navy. Quindi e’ stato molto piu’ facile paragonato a quelli che vogliono venire da soli se non prima hanno un lavoro.

Ho fatto I documenti tramite gli uffici della base, che ci hanno aiutato molto. Ho fatto visite varie e compilato fogli, documenti ecc. In quel periodo abitavamo in Spagna (nella base di Rota) Alcune delle visite le ho fatte li’ ed e’ arrivata la Carta Verde con permesso di lavoro, Quindi per 10 anni non mi sono preoccupata di nulla. Sono passati 13 anni che vivo qui’ in America. Ancora non ho preso la cittadinanza ma quando saro’ pronta a sventolare la bandierina Americana allora la prendero’.

Ho conosciuto tanta gente, tante culture varie, apprezzato le cose diverse, anche se a volte non facevano parte delle abitudini che conoscevo. Ho tanti amici in giro per il mondo. Adesso vivo a Raleigh, North Carolina, ho un marito nuovo, 4 figli, 2 suoi e 2 miei che mi fanno impazzire ;) ho imparato tanto da tutto questo. Ho 44 anni, orgogliosa della mia eta’, mi sento un po’ “gipsy” ma sono contenta, riesco ad affrontare meglio la vita qui’. Non mi pento di quello che ho fatto. Quando penso a tutto quello che ho passato e fatto da sola, mi sento orgogliosa. Mi sono resa conto di essere una donna forte ed ora insegno ai miei figli che possono fare tante cose nella vita, che hanno scelte, gli do’ coraggio, quello che non ho mai avuto io. Trasmetto loro le mie esperienze e sono contenta cosi’….li guardo e penso che non avrei potuto fare di meglio :)


Ecco la sua intervista

Ciao Loredana, perche’ hai lasciato l’Italia?

Ho lasciato l’Italia perche’ mi sono sempre sentita come un pesce fuor d’acqua. Ho vissuto in Italia fino a 27 anni. Poi sono scappata con un militare nella NavyJ La mia storia e’ molto piena di eventi…ma sono contenta di avere lasciato l’Italia perche’ mi ha aperta molto e mi ha dato l’occasione di conoscere me stessa. Il viaggiare e’ una cosa meravigliosa…

Di cosa stai occupando?

Mi sono sempre occupata della mia famiglia. Ho lavorato qua’ e la’ facendo lavori diversi. Da poco ho finalmente iniziato la mia attivita’ che “cuocevo” da anni. Italian Catering!!!! Ho sempre preparato panini per la mia famiglia, insalate, questi sono diventati famosi tra amici e famiglia dopodiche’ l’ho trasformato in business. Cerco di mantenerlo il piu’ Italiano possibile, anche se a volte I sapori si perdono strada facendo perche’ il clima, la terra non permettono di mantenere I sapori classici di casa Italia. Mi ci e’ voluto un po’ per prendere coraggio, perche’ sono sempre stata abituata a pensare che se non fai una cosa alla grande nessuno ti prende in considerazione. In America invece ho notato che anche una piccola cosa e semplice sei grande e ti apprezzano di piu’.

Le principali differenze che hai trovato nel settore lavorativo rispetto al sistema italiano.

Il settore lavorativo. Anche a 40 anni ti puoi permettere di cambiare carriera. Non sei limitato. Ti puoi sbizzarrire e inventare cose nuove. Se ti viene in mente qualcosa puoi metterlo in pratica. Penso che da questo punto di vista lavorativo e creativo hai piu’ opportunita’ che in Italia. La gente si butta e se non va, non va. L’importante e’ provare. Mai scoraggiarsi, l’ho imparato strada facendoJ

 Cosa cambieresti dell’Italia?

Il cambiamento che vorrei vedere in Italia? Mi piacerebbe vedere piu’ gente positiva. In Italia ti mettono I bastoni tra le ruote ancora prima di iniziare. Se non hai una laurea e se non hai un lavoro grande non sei molto calcolato e gli Italiani giudicano molto una persona ancora prima di conoscerla. Della serie “ don’t judge a book by is cover”, e’ proprio vero. Ma e’ una cos ache succeed un po’ per natura. E forse dovrebbero rispettare e apprezzare di piu’ le bellezze Italiane e dove vivono. Tanta immondizia in giro. ( Mio figlio 16 anni, si e’ arrabbiato vedendo che la gente buttava carte per terra e cicche)

Qual e’ il settore piu’ florido? Ci sono molti italiani che lavorano o investono?

Non pensavo proprio, ma nel North Carolina ci sono molti Italiani. A parte tanti ristoranti Italiani, che e’ la classica attivita’, molti lavorano nel campo IT, computer ecc, come ricercatori nelle universita’ e professori.

Qual e’ il tuo posto preferito che hai visitato in USA?

Ho visitato parecchi posti in America. New York come grande citta’ e’ la mia preferita. Non ci andrei a vivere pero’, ci andrei solo nei weekends.

Key West, una delle isolette nelle Keys, e’ un bellissimo posto dove vivere invece, se non fosse per gli uragani, sarebbe perfetto ;) . La gente e’ semplice e si gode la vita. Mare di giorno, party la sera.

Devo dire che ancora non so esattamente dove mettere radici! Il clima e’ una parte molto importante e fin’ora il clima perfetto e’ qui’ dove abito.

Che consiglio daresti ad un italiano che vorrebbe trasferirsi in Usa? 

Se ti vuoi traferire in America devi conoscere la lingua. E’ molto importante. Bisogna avere le porte e mentalita’ aperte perche’ ci sono culture e gente che viene da ogni parte del mondo. Ci sono tante cose da imparare. Questa e’ l’America non l’Italia, non vi aspettate che il cibo e’super gustoso!!! Molti arrivano e portano tante lamentele con se’ riguardo il mangiare e il tipo di vita. Se non ti piace, torna a casa. Il cibo buono lo si trova. A volte bisogna sapere  accontentarsi e avere pazienza, perche’ alla fine tutto mondo e’ paese. Tutto dipende dalle tue aspettative. Rilassarsi un po’, non fa mai troppo male. Abbiate fede e stima in voi stessi, e’ un ingrediente importante. E godetevi la vita…

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a Boston: l’intervista a Rossella

December 30, 2013 in Boston, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Ciao, sono Rossella, siciliana di 27 anni, traduttrice, insegnante di italiano per stranieri e mediatrice culturale. Ah! Dimenticavo la cosa più importante: amo vivere all’estero!

Lo scorso anno (2012 ndr)ho avuto la straordinaria opportunità di vivere in una città americana, la splendida Boston. Un’esperienza che ha richiesto grande spirito di apertura, flessibilità e adattamento, prova che ho superato brillantemente e della quale serbo bellissimi ricordi. Ho deciso di trasferirli in racconto nel mio blog http://farfallanelmondo.altervista.org/, uno spazio in cui raccoglierò le mie esperienze fatte all’estero, insieme ad una serie di informazioni che potranno aiutare coloro che vorranno intraprendere un viaggio o un’esperienza di vita nelle destinazioni descritte.

Ciao Rossella, come hai avuto questa opportunita’?

Si è trattato di un’opportunità scoperta per caso e all’ultimo minuto, durante una serata trascorsa in casa con un’amica, a pochi giorni dalla laurea. Mentre navigavo su internet, l’annuncio di un programma di stage proposto dal Ministero degli Affari Esteri da svolgere presso Consolati e Ambasciate di tutto il mondo, balzò subito ai miei occhi! Avevo pochissimo tempo per compilare l’application e scegliere una destinazione tra quelle proposte. Mi piaceva l’idea di giocare un po’ con il caso, quindi scelsi la destinazione ad occhi chiusi. E devo dire che il caso seppe darmi la risposta giusta! Circa un mese dopo ricevetti la grande notizia, la mia candidatura era idonea! Organizzai il tutto in poco tempo e partii alla volta degli States!

Di cosa ti sei occupata?

Lavoravo all’Ufficio scolastico del Consolato Italiano di Boston. Gestivo i contatti con altri enti locali che si occupano della promozione e della diffusione della lingua e della cultura italiana, collaboravo con l’insegnante ministeriale di italiano nelle scuole e svolgevo attività di front office fornendo informazioni sui sistemi educativi americano e italiano, sia ad un’utenza italiana che straniera.

Qual e’ il posto che ti ha piu’ colpito?

Boston è sì una città americana, ma forse la meno americana degli USA. L’architettura, infatti, presenta rimandi europei, solo in alcune zone spiccano alti grattacieli e inoltre è una città molto verde. Un luogo che ho apprezzato molto è in realtà un percorso che si compone di tanti luoghi, noto con il nome di Freedom Trail (il sentiero della libertà), ovvero un percorso lungo 4 km da seguire piacevolmente a piedi, che collega i principali siti storici coloniali della città e accompagna il visitatore nell’esplorazione delle tappe principali che hanno caratterizzato la storia di questa città.

Le principali differenze che hai trovato nel settore lavorativo rispetto al sistema italiano.

Avendo lavorato con italiani e comunque all’interno di un’istituzione italiana, posso dare un semplice parere circoscritto a ciò che ho osservato al di fuori della stessa, passeggiando per le vie del centro, entrando nei vari negozi o frequentando bar e ristoranti. Gli uffici pubblici erano molto efficienti, il personale puntuale e preciso. Fare la coda non era per nulla traumatico perché si faceva presto a smaltirla. Gli orari di apertura e chiusura di alcune attività commerciali sono leggermente differenti ai nostri: si apre bottega molto presto e si prosegue no stop più o meno fino alle cinque o sei del pomeriggio. Nei bar e nei fast food il personale sembrava composto da macchine e non da persone: programmati per fare tutto di corsa, dire sempre le stesse cose, giusto un sorriso al cliente e … avanti il prossimo! L’elevato costo della vita impone agli abitanti di Boston di portare avanti più lavori contemporaneamente e questo, a mio parere, condiziona molto sia le relazioni sociali che quelle strettamente familiari.

Cosa cambieresti degli USA? e cosa dell’Italia?

Beh, questa domanda richiede un’analisi molto ampia e articolata, nonché un’approfondita conoscenza di una realtà complessa ed eterogenea quale è quella degli USA. Mi limiterò a mettere in evidenza quei tratti comuni che ho riscontrato nelle sei località visitate e che hanno fatto sviluppare in me la consapevolezza che non avrei potuto vivere lì a lungo termine, nonostante la positività dell’esperienza.

Il clima: un’isolana come me non avrebbe sopportato a lungo un clima freddo, piovoso, grigio e caratterizzato da forti escursioni termiche.

Il cibo: non voglio fare l’italiana che si vanta della propria cucina ma sfido lo stomaco e il fegato di chiunque a resistere ad un bombardamento continuo e costante di grassi e calorie. No, grazie!

Le relazioni interpersonali: spesso l’interazione con gli altri era ridotta a zero per via dell’intensità del lavoro e del progresso tecnologico. Ci si poteva benissimo sentire soli in mezzo ad una marea di gente e credetemi, questo è davvero insostenibile per un italiano socievole che ama il dialogo, divertirsi e comunicare con gli altri.

Tuttavia, sono tante le cose che ho ammirato e che purtroppo stento a ritrovare in alcune parti d’Italia, in primis nella mia regione.

Innanzitutto il rispetto dei beni e degli spazi comuni, ad esempio. Il rispetto verso la propria città, il rispetto delle regole, il rispetto verso gli altri.

La capacità di saper sfruttare e gestire le proprie risorse, seppur minime, incrementando così alcuni settori professionali.

Lo spirito competitivo accompagnato ad un pizzico di umiltà che spesso in Italia manca e che ci fa risultare meno vincenti rispetto alle nostre potenzialità e possibilità.

Qual e’ il settore piu’ florido? Ci sono molti italiani che lavorano o investono?

Per rispondere a questa domanda riporto il link di un articolo pubblicato sul sito ufficiale del Consolato Generale d’Italia in cui si parla di un’importante associazione di professionisti (che cito anche all’interno del mio blog) che opera a Boston e dintorni. http://www.consboston.esteri.it/Consolato_Boston/Menu/I_Servizi/Fare_affari_nel_paese/Business_locale/

Che consiglio daresti ad un italiano che vorrebbe trasferirsi in USA?

Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di studiare bene la lingua. L’American English non è di così immediata comprensione come molti sostengono, sia nella pronuncia che nel lessico. Partire quantomeno con un orecchio un po’ allenato potrebbe essere già un punto a proprio favore.

La realtà, poi, non è soltanto quella presentata nei telefilm. Bisognerà fare i conti con una realtà multietnica, questo vuol dire imparare a dialogare con diverse culture, convivere con esse rispettandole in tutto. Chi non possiede emotivamente questo genere di elasticità, temo che difficilmente riuscirebbe a muoversi all’interno della multiculturalità.

Augurando, di cuore,  buona fortuna a tutti i viaggiatori che lasciano l’Italia per costruirsi le basi di un futuro migliore altrove, invitandoli a non aver paura dell’incerto, vi saluto con queste parole che spesso mi hanno aiutata a superare i momenti di dubbio e incertezza:

“Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.
 Mark Twain

Cristiano Prudente