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America del Nord | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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Notizie curiose: svelato in USA l’uomo delle “ricche mance per Gesu’”

December 17, 2013 in America del Nord, Los Angeles, Stati Uniti

Svelato in USA il famigerato uomo che rilasciava mance molto benevoli nei ristoranti. Ricordiamo che in Usa le mance sono obbligatorie ma…queste sono state davvero esagerate!!…si parla anche di 10mila dollari a cameriere su conti irrisori.

Si tratterebbe dell’ex vicepresidente di Paypal, Jack Selby, il quale fece scalpore per la ricca buonauscita dopo il licenziamento dalla famosa azienda, che offre servizi di pagamento online e di trasferimento di denaro tramite Internet.

L’uomo, che firmava le ricevute con l’account twitter “@tipsforjesus“, era solito dedicare le sue azioni benefattrici a Gesu’, specificandolo anche sul suo account Instagram.

Che siano stati solo gesti per il periodo natalizio o si ripeteranno, intanto il sospettato non conferma ne’ smentisce!

Cristiano Prudente


Curiosita’ a New York: l’uomo tappeto

November 26, 2013 in New York, Stati Uniti

Un uomo entra in un bar, porta un tappeto sotto il braccio, si avvolge sdraiandosi sul pavimento, si copre il volte e aspetta che le persone passano sopra il suo corpo.

SI chiama Georgio T., ha 48 anni, nato a Malta e residente ora nel Connecticut. Di giorno fa il massaggio-terapista ma la notte si trasforma in un tappeto e partecipa a molte feste di vario tipo dove la gente lo calpesta.

“Decine di persone passano sul suo corpo, soprattutto donne con i tacchi. Alcuni sono timidi, altri sono audaci, alcuni danzano anche”

 Egli è diventato uno spettacolo occasionale nei bar di New York e un appuntamento fisso alle feste fetish sessuali .

Georgio ha scoperto la sua predilezione quando era un bambino , ha detto. ” Mi è piaciuto avere pesi su di me “, ha ricordato nel corso di una recente intervista con la sua voce dolce aromatizzata con un accento maltese. ” Mi piaceva avere i miei gatti che camminavano su di me. Qualcuno voleva essere medico, qualcuno falegname ma io volevo essere un tappeto.”

Georgio entra in una sorta di stato meditativo durante il quale può “lavorare” anche 12 ore di seguito.

La tariffa standard per il suo show è di circa 200$  più le mance. Georgio conosce solo un’altra persona a New York, che fa una cosa simile, un tizio che si fa chiamare Kevin Carpet.

Ma Georgio insiste sul fatto che la sua performance non è incentrata solo per fare soldi ma che lui ottiene il piacere genuino fuori di esso. “E ‘ il mio divertimento,” ha detto. “La gente mi paga per divertirmi  ”

 

 

Cristiano Prudente


Un musicista in Florida: la storia di Kiellitos

October 4, 2013 in Miami, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato l’artista Kiellitos, 38 anni di origine pugliese, ma in realtà è cittadino del mondo Si è diplomato in chitarra classica ed ha studiato canto jazz e moderno con vari insegnanti americani e italiani di fama internazionale come Sheila Jordan, Donna McElroy, Elizabeth Sabine etc…

Lavora in giro per il mondo da quasi 20 anni come cantante chitarrista su: navi da crociera, resorts, in live music clubs e orchestra della Florida. Ha vissuto vari anni sia a Milano che a Roma, 4 anni in Brasile, e tantissimi mesi in luoghi meravigliosi del mondo. Dal 2009 ha iniziato a vivere tra l’Italia e L’America. Attualmente vive in Florida, Orlando e domani ove sarà? “…solo le ali del vento potranno sapere ove lo condurranno tra i mari del pianeta…”. Tutte le informazioni dettagliate sulla vita di Kiellitos si trovano nel sito www.michaelchiella.com

 

1- Ciao Kiellitos da quanto tempo vivi in USA? 

Ho iniziato a conoscere gli USA per la prima volta nel 2009 per una settimana e poi anno dopo anno, fino a restarci.

2-Di cosa ti occupi?

Canto e suono la chitarra su navi da crociera, resorts, orchestre, feste private, matrimoni e altre situazioni live.

3-Cosa ti piace di più della cultura americana?

Che sono rispettosi delle regole, civili e attuano concretamente i diritti e le regole per i lavoratori. E, se apri un ristorante, un pub o un qualsiasi negoziato in America, non arriva la mafia, la camorra o i delinquenti di zona a chiederti il pizzo e se non paghi te lo fanno saltare in aria “mi vengono i brividi, per non dire lo schifo solo a parlane”, questo in USA non succede più dai tempi di Al Capone! Con questo non voglio dire che in USA non esiste la corruzione o altro, tutto il mondo è paese non lo dimentichiamo mai, ma per lo meno certi orrori che viviamo in Italia qui non ci sono, lo stato, la società ti fanno respirare, se vuoi metterti in proprio e vivere senza la paura di essere sfregiato, calpestato o intimorito in tutti i sensi, puoi farlo con molta umiltà e tranquillità.

4-In Italia saresti potuto crescere professionalmente come in America?

Non lo so, ma credo di no. Tutto quello che ho imparato l’ho acquisito nei miei viaggi in giro per il mondo, in Italia invece, ho imparato solo ad incazzarmi, ad avere delusioni e porte in faccia!!! Perché nella meravigliosa Italia purtroppo, se non hai chi ti raccomanda o appartieni a chissà “quale gruppo o movimento” fai ben poco o quasi niente! L’America, tanti la criticano, però, ti dà la possibilità e la speranza che qualcosa può accadere… esiste ancora la meritocrazia che in Italia non c’è! Ma con questo non voglio dire che in USA, non ci sono raccomandati, conoscenze e favoritismi etc… ripeto, tutto il mondo è paese, ma ci sono delle differenze che fanno la differenza…

5-Che consiglio daresti ad un italiano che vuole fare un’esperienza in Usa?

Io voglio chiarire e aggiungere che l’Italia è uno dei paesi più belli del mondo e non esagero, ma purtroppo siamo rovinati dalla mafia, dalla politica e tutto quello che sotto terra galleggia… compreso certi modi di comportarsi di personaggi che ho visto e sentito, che dovrebbero imparare tantissimo quando viaggiano, ad essere più umili, senza farci fare figuracce con quel nostro italianismo del cazzo, che ormai è fuori moda da anni. In USA si vive e si lascia vivere, ma devi rispettare le regole però, altrimenti son guai! In America, potremmo imparare e vedere tante cose buone, tipo, come lavorano, come fanno il business, come costruiscono gli spettacoli ed ogni tipo di struttura commerciale di divertimento, coma Disney World ad Orlando (il più grande del mondo), come in Las Vegas, di come ti servono ai ristoranti e nei negozi di qualsiasi genere, per non parlare dell’educazione come salutare, rispettare le file, le regole e i prepotenti non durano molto etc… etc… etc… chiaro niente è perfetto, e ci sono le eccezioni ovunque… ma, guardiamo il lato positivo, perché attualmente siamo in una posizione in Italia, che dobbiamo stare quanto più zitti possibile, se vogliamo riacquistare la fama di quel italiano che un tempo era orgoglio e ammirazione per tutto il mondo!!!

Kiellitos ci saluta con un suo video

Cristiano Prudente


Architetto in Canada: la storia di Mariella

October 2, 2013 in America del Nord, Canada, Storie di Italiani in Giro

 

Mariella Amodio ha 28 anni ed è di Barletta. Laureata nel 2010 presso il Politecnico di Bari, facoltà di Architettura, ha intrapreso nel 2012 il Master “Architettura, Storia, Progetto” presso l’Università Roma Tre. Esterofila per natura, e con la voglia di conoscere nuove culture, come dimostra il suo anno di Erasmus a Parigi, si trasferisce nel 2012 in Canada.

1. Ci puoi raccontare di come hai avuto questa opportunità?

Nel Febbraio 2012, vinta la borsa di studio “Ritorno al futuro”, ho cominciato un master internazionale di II livello presso l’Università Roma Tre e nel settembre dello stesso anno mi sono trasferita in Canada, per completare il suddetto Master. Concluso il periodo universitario, ho cominciato a cercare lavoro come architetto e dopo qualche mese di perseveranza, il lavoro è arrivato.

2. Le differenze del mondo lavorativo?

Premesso che ho lavorato in Italia per due anni, le differenze si raccolgono in un’unica parola: meritocrazia. In Canada le tue competenze, la tua professionalità, il tuo essere “hard worker” vengono riconosciuti e premiati. In Italia se sei “giovane”, e con questa parola credo in Italia ci si riferisca a persone tra i 25 e i 35 anni, e sei un architetto, è lecito che tu non percepisca alcuna paga, o quantomeno non una che ti permetta di essere indipendente.

3.Tra i luoghi che hai visitato qual è il tuo preferito?

Da quando mi sono trasferita, ad oggi poco più di un anno, ho viaggiato soprattutto nell’ America del Nord, nella parte dell’Oceano Atlantico (Toronto, Montreal, New York, Detroit, Chicago, Pittsburgh, Buffalo) e nella parte dell’Oceano Pacifico (San Francisco e Vancouver), e nonostante alcune di queste città siano, come direbbero qui, “amazing”, ciò che mi ha più colpito e che credo sarà difficile dimenticare è stato guardare l’Aurora Boreale.

4. Cosa ti manca dell’Italia?

Dell’Italia mi manca tutto, parenti, amici, cibo, clima, paesaggi, città. Come sono solita dire con i miei “amici italiani in Canada”, l’Italia è l’Italia. Ovviamente ciò che non mi manca dell’Italia è il governo, la politica e la burocrazia. Ma dopotutto, a chi mancherebbero.

5. Per poter lavorare in Canada che visti servono per un cittadino italiano?

La procedura più semplice, se hai un’età compresa tra i 18 e i 35 anni, è richiedere un Working Holiday, che ti consente di lavorare per sei mesi e di viaggiare per altri sei mesi in Canada. Terminato questo periodo, solo attraverso uno sponsor, ovvero il tuo datore di lavoro, puoi richiedere il prolungamento del tuo visto per un periodo di tempo variabile (da 1 a 3 anni). Si tratta di una procedura lenta e cavillosa, ma in molti riescono ad ottenerlo.

6. Che consiglio ti senti dare a chi vorrebbe espatriare?

Di farlo. E’ un’esperienza che apre la mente, ti permette di vedere le cose sotto un’altra prospettiva, di apprezzare ciò che si dà per scontato, di mettersi alla prova. Certo non sarà facile all’inizio e probabilmente anche nel mentre, ma nonostante tutte le difficoltà, è un’esperienza che vale la pena vivere.

Alessandro Lamacchia


Dalla Florida a Londra: l’intervista a Bruno

September 26, 2013 in Miami, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Bruno de Luca,  21enne della provincia di Lodi, Sant’ Angelo Lodigiano, vive a Londra, South Kensington da giugno (2013) dove lavora nel ristorante Bar Boulud del “Mandarin Oriental Hyde Park London”

Ciao Bruno, come hai avuto l’opportunita’ di lavorare nel ristorante (nome?) alla Disney ad Orlando?

Ciao Cristiano, l’ opportunita’ americana l’ho ottenuta grazie ad una application per il Disney international program trovata sul sito internationalservices.fr . Ho ottenuto il visto Q-1 per 13 mesi, dodici dei quali spesi a Orlando, Florida, lavorando per il ristorante “Tutto Italia” situato nel parco di Epcot, nel padiglione italiano a World Showcase.

Quali difficolta’ hai incontrato? Quali le soddisfazioni nel tuo lavoro?

Le difficolta’ sono state quelle di un ragazzo di 19 anni che sbarca da solo in America, volo American Airlines Milano-New York / New York-Orlando . Vivere da soli, badare a se stessi, cucinare, fare la spesa, aprire il conto in banca alla Bank of America e fare il bucato sono state le prime cose che ho dovuto affrontare. Senza dimenticare la lingua, dato che l’ insegnamento della lingua inglese tra i banchi di scuola in Italia e’ molto scarso. L’adattamento alla vita americana dopo poco e’ stato meraviglioso. Guidare sulle highway, lavorare a Disney World con dei colleghi meravigliosi da tutte le parti del mondo (Italia compresa of course), international parties, ho imparato dopo poco il famoso Easy Going americano. Il lavoro non e’ stato mai un problema nella mia esperienza, anzi, era proprio divertente. Ho iniziato come gelataio nel chiosco italiano sul Boardwalk di World Showcase e dopo un mese ho iniziato la mia avventura nel ristorante italiano “Tutto Italia”. In undici mesi sono riuscito a fare tutti gli upgrade possibili, busser, runner, waiter/server e manager on duty (tutte figure del sistema food & beverage americano). Grazie al mio duro lavoro sono riuscito ad avere le piu’ belle e grandi soddisfazioni che la vita puo’ dare a un 20enne, vale a dire successo nel lavoro, clima estivo tutto l’anno, macchine, hotel, ristoranti, feste e viaggi. La soddisfazione personale piu’ grande e’ quella di esser riuscito a viaggiare tanto, a volte anche solo, alla scoperta di questi Stati Uniti d’ America che ormai fanno parte del mio cuore. Orlando, Miami, New York, il New Jersey , la Florida, Atlanta, Key West, Minneapolis, Charlotte, Los Angeles, San Francisco, San Diego, Las Vegas, i Canyons, la Death Valley, le Hawaii, la Riviera Maya in Messico e Negril in Jamaica sono state esperienze memorabili.

 Cosa ti ha affascinato di piu’ del modello americano?
 Il modello americano ha i suoi pro e i suoi contro. Il fatto che ancora oggi ogni individuo deve essere coperta da un’ assicurazione sanitaria privata non mi convince, la trovo una follia. Ma dal punto di vista lavorativo e’ meritocratica, le legge c’e’ e funziona, le tasse le paghi ma poi ti danno una buona parte indietro con il Tax Back di gennaio. Tutto semplice, a portata di smartphone, rende gli USA avanti 50 anni rispetto alla nostra povera Italia.
 
Perche’ ora hai scelto proprio Londra?
Ho scelto Londra perche’ come dicono qui “London is great”. Ad essere sincero non mi aspettavo molto dalla vita quotidiana che si puo’ avere qui, ma mi sbagliavo. Buone opportunita’ di lavoro, paghe dignitose a differenza della nostra Madreterra, servizi ottimi, eccellenti infrastrutture, citta’ splendida e hai l’ opportunita’ di conoscere gente da tutto il mondo. Certo il clima e’ diverso, mi ci devo ancora abituare, ma vabbe’.
 
Torneresti in Florida?
Si, senza pensarci troppo su’. Ho vissuto un anno straordinario..quindi perche’ non replicarlo?? :-)
 
Che consiglio daresti a chi vuole fare la tua stessa esperienza?
Il consiglio e’ quello di non avere paura. A volte sopraggiunge la nostalgia di casa, di amici, della famiglia e del nostro cibo italiano (The Best in the World).
Ma penso che per me il “gioco sia valso la candela”, potrebbe esserlo anche per altri giovani ragazzi italiani, vogliosi di scoprire il mondo e di farsi valere.
 
 
Cristiano Prudente

 


Andrea Lodovichetti: regista cinematografico a New York

September 12, 2013 in New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

 

Abbiamo intervistato il regista cinematografico Andrea Lodovichetti.

Nato a Fano nel 1976, attualmente vive a New York, dove sta sviluppando alcuni progetti in ambito televisivo e cinematografico. Diplomato in Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia, è stato assistente alla regia di Paolo Sorrentino per i film “L’amico di Famiglia” e “Il Divo”. Dal 2002 ad oggi i lavori di Andrea hanno ottenuto più di 50 premi e menzioni in festival di cortometraggi di tutto il mondo, tra i quali l’Italian Golden Globe e il “Looking for Genius Award” (Babelgum Film Festival) consegnatogli durante il Festival di Cannes da Spike Lee, Presidente di Giuria della competizione. Inserito per due edizioni consecutive (2008 e 2009) nell’annuario Youngblood, dedicato ai giovani italiani di spicco, nel 2010 è stato selezionato tra i 200 migliori talenti a un evento nazionale che ha avuto luogo a Roma (TnT Talent) dedicato a chi si è distinto a livello internazionale nei campi dell’arte, lo sport e la ricerca.

www.andrealodovichetti.com

Ecco la sua intervista

Ciao Andrea, dove vivi precisamente?

Ciao Cristiano, al momento vivo a New York, città (ma è limitativo chiamarla semplicemente “città”) che adoro e della quale mi sono perdutamente innamorato sin dalla prima volta che ho avuto la possibilità di metterci piede, nell’estate del 2008.

Di cosa ti occupi?

In Italia avrei risposto “sono un libero professionista nell’ambito dell’audiovisivo”, considerato che ogni volta che dicevo “faccio il regista”, 8 interlocutori su 10 ribattevano, magari non sempre in malafede – per carità: “no, intendo… proprio di lavoro-lavoro”. Scherzi a parte (quali scherzi?) faccio il regista, sono diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.

Da quanto tempo vivi all’estero? Torneresti in Italia?

Mi sono trasferito negli Stati Uniti da quasi sei mesi, dopo parecchi anni di riflessioni attente ed approfondite. E’ sempre difficile trasferirsi e, in qualche modo, iniziare da capo un percorso, abbandonare il porto “sicuro”, come diceva Twain. Ma è anche vero che può succedere che ad un certo punto tu possa percepire la necessità -e attentione: non il vezzo- di dover tentare la tua strada, il perseguimento dei tuoi sogni… altrove. A me è successo esattamente così. Penso a questa possibilità dal 2009 circa, di fronte ad una serie di circostanze “stagnanti”, delle quali ahinoi molte (troppe) persone oneste e trasparenti in italia sono vittime, che di fatto mi impedivano di andare avanti. Pertanto, accantonato ogni rimanente, prepotente afflato di orgoglio che continuava a trattenermi, nel 2012 ho deciso di rompere gli indugi ed iniziare le procedure per l’ottenimento del visto O-1, quello che mi consentirà di vivere qui negli States per almeno 3 anni (per poi poterlo rinnovare, volendo)

Dico sempre che tornerei in Italia se ci fossero le condizioni per farlo, ma nella misura in cui non me ne sarei andato se ci fossero state quelle per rimanere. Ora: prendiamo, ad esempio, il problema delle raccomandazioni che, a mio modo di vedere, è un argomento di cui non si dovrebbe smettere mai di parlare (tentando di risolvere il problema, anche, ma figuriamoci: finchè il cancro della politica può permettersi di allungare i suoi tentacoli ovunque, questa rimarrà tra le impossibilità oggettive di emergere dalla melma in cui siamo finiti). Problema direttamente correlato a (mancanza di) meritocrazia e (implacabile, irreversibile, costante perdita di) qualità: ossia le ragioni precipue della quasi totalita degli espatri soprattutto, e ragionevolemnte, tra i più giovani. Allora: con Marzo Perez, montatore professionista ed amico, anche lui trasferitosi anni fa nella grande mela, facemmo tempo fa un ragionamento molto interessante che voglio riportare in questa sede. Lui sostiene, ed io sono assolutamente d’accordo, che il sistema delle raccomandazioni abbia addirittura una duplice valenza drammatica: non solo quella più evidente e che tutti conosciamo, ossia che il mercato del lavoro (qualsiasi lavoro) sia straziato da incapaci raccomandati senza arte nè parte. Ma che esista anche un livello ulteriore del problema, meritevole di attenzione: quello per cui tali personaggi, oltre a quanto detto, costituiscano un alibi straordinario e pericolosissimo per tutti gli incapaci che le raccomandazioni non ce le hanno. Ossia a dire: “non ho superato l’esame di avvocato perché c’erano i figli degli avvocati davanti a me” quando invece, in alcuni casi, forse, la realtà avrebbe dovuto portare a dirsi “non sono passato perché non ero abbastanza preparato”. “Non mi hanno assunto in quella casa editrice perché hanno dovuto assumere i raccomandati” invece di “non mi hanno assunto perché in effetti di letteratura non capisco nulla”. In questo modo, di fatto, si impedisce alle persone di crescere ed imparare dai propri errori. Si cancella la possibilità di migliorare. Ed è una catastrofe immensa. Perdonami la piccola divagazione, per quanto io la ritenga pertinente, ma era per farti capire quale sarebbe una delle succitate “condizioni” (sine qua non): tornare in un posto “normale”, in cui si possa crescere professionalmente, progredire nel lavoro, nella carriera, nella realizzazione del proprio percorso. Certo: per meriti e capacità ma al contempo ”forti” dei propri errori e consapevoli dei propri limiti; in un meccanismo che stimoli e non annienti, sproni non distrugga, accolga non isoli. A volte rido da solo quando penso a queste cose riferite all’Italia. Risata amara. Amarissima, nemmeno a dirlo.

Quali sono i tuoi progetti presenti e futuri?

Al momento ho una serie di progetti, anche molto diversi tra loro. I due più importanti, direttamente legati alla mia professione, sono due film lungometraggi. Il primo, “Scavenger Hunt For the Dying”, scritto dalla sceneggiatrice americana Katherine Van Pelt, è un “drama on the road” che vede protagonisti due giovani fratelli alla ricerca del padre che li abbandonò quando erano ancora piccoli. Una necessità, la loro, considerato il fatto che uno dei due ha scoperto di essere malato e che quella potrebbe essere l’ultima occasione per una riconciliazione prima che sia troppo tardi. Anche se sembra una tragedia cupa e straziante, il film riserva momenti di grande ilarità ed è tutto calibrato su una sorta di “cinismo disilluso e naif” che rappresenta decisamente la forza della storia e dei personaggi. L’altro progetto, cui sono particolarmente legato perché è da molto tempo che ci si sta lavorando, si intitola “Dear Mister Obama”, scritto dallo sceneggiatore italiano Eros Tumbarello. E’ la storia di un anziano cubano che, successivamente alla morte del figlio nel tentativo di raggiungere su una barca improvvisata le coste della Florida per realizzare i suoi sogni di musicista, decide a sua volta di andare negli States per parlare con il Presidente e convincerlo a togliere l’embargo contro Cuba. Il soggetto di questo film, quando Eros me lo propose, mi fece letteralmente rabbrividire. E ricordo che gli dissi: Eros, scrivi questo film. Dobbiamo fare questo film! Eravamo proprio a NYC, ed era il 2010. Sono due progetti diversi tra loro, come genere, come budget, come stile. Ma li ritengo entrambi eccezionali e, insieme agli sceneggiatori ed alla mia manager Alexia Melocchi di Little Studio Films (California), sto lavorando davvero come un pazzo per portarli a termini in breve tempo. Non è facile, nemmeno qua ma… ce la faremo!

Quali principali differenze lavorative hai potuto riscontrare nel tuo settore tra l’Italia e gli USA? 

Dico una cosa per tutte, perché sarebbero miliardi. Dico: la curiosità, nel senso più vivo e vivace del termine. Qui c’è entusiasmo, ovunque. Interesse. Nei confronti di storie, persone, progetti. Qui si vive immersi nell’ottica del “wow, parliamone!” e non del “chi ti manda?”. Lo si respira tutti i giorni. Qualsiasi mestiere tu faccia, di qualsiasi cosa tu ti occupi: la sostanza non cambia – a quanto mi dice chi non è dentro il mio campo. E’ fantastico perché puoi ritrovare l’energia, la voglia di confrontarti, di buttarti in avventure nuove, di metterti in gioco. Recuperi la motivazione. La propensione a “fare”. Cose delle quali in Italia, se sei nel mio ambito professionale e non hai santi in paradiso (o meglio ancora, parenti in parlamento) ti dimentichi completamente – sia nella relativa valenza, che nell’insito valore. Terribile.

 Che consiglio daresti a chi voglia tentare la tua carriera? Italia o estero?

Sarebbe stupido suggerire a chi fa il mio mestiere di fare qualcosa di diverso rispetto a ciò che io ho deciso di fare, seppur con una certa sofferenza. SI, perchè certo non è facile e le cose vanno

conquistate non solo con caparbietà e tenacia ma anche mettendo in conto sacrifici: sarebbe altrettanto stupido sostenere che si possa fare tutto, subito e senza fatica. Perchè l’America sarà pure la patria delle opportunità, ma queste vanno cercate, trovate, fatte fruttare. La concorrenza è spietata, ma percepibile quale “sana”. Pertanto tutte le difficoltà si riescono a vivere come parti integranti e necessarie di una sfida positiva, eccitante. Inevitabile. E’ una gara aperta e corretta, su un campo da gioco neutro. Quindi sta a te, farti valere. Tutto questo è stimolante, non avvilente come succede altrove in cui, anche se riesci a giocare, la partita è probabilmente truccata e non ti porterà mai da nessuna parte. Vorrei concludere, ringraziandoti per questa intervista, con una frase di Massimo Gramellini che mi toccò profondamente: “Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo,puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione”

 

Cristiano Prudente


Studiare in Canada

September 3, 2013 in America del Nord, Canada

Se avete intenzione di studiare in Canada, innanzitutto dovete decidere cosa, quando e dove studiare, perchè a ogni ispirante studente viene richiesto di scegliere quale percorso accademico vuole seguire e in quale Istituto canadese.

Una volta che avete scelto in quale Università andare, è necessario che facciate la vostra domanda direttamente alla scuola, ricordatevi che ogni scuola ha le proprie regole su come fare domanda.

Per gli studenti universitari è necessario fare domanda un anno prima dall’inizio degli studi.

Per avere maggiori informazioni potete contattare direttamente la scuola e riceverete dei moduli con:

  • Costo della domanda di studiio

  • tasse e contributi

  • assicurazione sanitaria

  • affitto e costo della vita in Canada

  • test di lingua

Tutte le domande devono essere compilate e inviate all’Università o al College che avete scelto. Se la scuola accetta riceverete una lettera di conferma. Questa lettera è necessaria per poter richiedere un permesso di studio.

Per richiedere il permesso di studio è necessario che presentiate:

  • la lettera che conferma la vostra accettazione alla scuola

  • presentare le prove che avete fondi necessari per pagare le tasse e contributi scolastici nonche’ le varie spese quotidiane e il biglietto aereo per il ritorno

  • avere una fedina penale pulita

  • visita medica che dimostri l’ottima saluta

  • la prova che verrà lasciato il paese una volta finiti gli studi

Devi ricordarti che il Governo Canadese non paga le spese mediche agli studenti stranieri. La copertura sanitaria per gli studenti dstranieri varia dalla provincia. Si può contattare direttamente l’istituto dove si andrà a studiare per avere informazioni su un’assicurazione sanitaria privata.

Sonia Odetto

Studenti in Canada: consigli per gli alloggi

August 29, 2013 in Canada

 

Sei uno studente che ha deciso di andare a studiare in Canada?

Ecco qualche consiglio di sistemazioni dove poter alloggiare per rendere più piacevole il tuo soggiorno.

Prima di tutto devi ricordarti, mentre cerchi un alloggio su internet, che in Canada gli appartamenti sono descritti in base al numero di stanze di cui dispongono più la sala da bagno che corrisponde a una mezza stanza.

Seconda cosa dovete fare molta attenzione mentre cercate l’appartamento su interent, perchè molte volte nel costo dell’appartamento non sono comprese le bollette. quindi è necessario che vi informiate per bene prima di accettare.

In Canda si possono fare la differenza tra 2 tipi di appartamenti pergli studenti:

  • appartamento universitario
  • appartamento privato

Di norma l’appartamento universitario è gestito dall’Università, può essere pubblico o privato, quindi gestito da agenzie esterne. Queste sistemazioni, garantiscono un appartamento provvisto del minimo necessario e alcune volte anche di più, il tutto assicurandosi che siate a contatto con altri studenti. Ma fate attenzione perchè questi alloggi, di norma, sono molto richiesti dagli studenti, se decidete di affittare questi appartamenti troppo tardi, rischiate di non trovare più posto.

Quindi i vantaggi sono:

  •  una maggiore sicurezza
  • sono molto spesso vicini all’università, quindi non dovrete pagare i mezzi di trasporto
  • non ci sono problemi per il pagamento o cattive soprese
  • sono più facili da prenotare a distanza, a differenza degli alloggi privata
  •  avete la garanzia di avere il minimo necessario e certe volte anche di più

 Ci sono anche qualche inconveniente come:

  • un prezzo molto spesso alto
  • delle regole abbastanza rigide che dovrete rispettare

Invece per quel che riguarda gli appartamenti privati sono molto spesso meno cari e severi che gli appartamenti universitari, ma sono più difficili da trovare per uno studente straniero.

Però, anche se per certi versi sembra più conveniente l’appartamento universitario ci sono anche dei vantaggi come:

  •  la possibilità che troviate un buon appartamento a un prezzo più che conveniente
  • di norma  gli appartamenti privati sono più grandi che le stanze universitarie
  • la possibilità di negoziare il prezzo
  • meno regole o nessuna
  • potete scegliere più facilmente con chi convivere

I maggiori inconvenienti sono:

  • in caso di problemi o litigi sono più complicati da risolvere
  • è possibile ritrovarsi in un appartamento in un pietoso stato
  • le regole possono essere fraintese visto che sono fissate dagli studenti stessi
  • ci possono essere problemi di vario genere come di sicurezza, di vicinato, di pagamento, di contratto….

Dopo aver acquisito tutti questi parametri, tocca a voi scegliere quale tipo di sistemazione preferite. mi raccomando informatevi sempre prima.

Sonia Odetto

 

Lavorare a New York: in quale settore?

August 19, 2013 in New York, Stati Uniti

 

New York è una delle mete più ambite in tutto il mondo per i giovani che stanno cercando la loro strada.

Qui di seguito troverete una breve lista dei settori in cui potreste trovare un lavoro.

Il settore che vi offre la maggior possibilità, anche se in questi ultimi tempi può sembrare strano, è il settore finanziario.

Basta pensare che il 35% di tutti i redditi da lavoro nella Grande Mela sono dovuti a Wall Street. Si può senza dubbio affermare che Manhattan rimane il centro dell’attività finanziaria statunitense, essendo sede della maggior parte delle banche nazionali.

Un altro ambito professionale che offre buone opportunità di lavoro è il turismo, infatti milioni di persone ogni anno visitano la Grande Mela e, data la crisi degli ultimi anni, l’amministrazione si sta concentrando in particolare su questo settore.

Un settore da prendere in considerazone può essere anche quello immobiliare: non è un mistero il fatto che New York vanti alcuni degli edifici più belli è lussuosi di tutto il mondo. Può essere l’opportunità giusta per i giovani architetti in cerca di sfide!

Per chi ama la creatività, New Yok è la città ideale, perchè si possono contare 300mila persone che lavorano nei media, in campi che spaziano dal marketing alla musica, da internet alla televisione. Non bisogna inoltre sottovalutare la possibilità di  lavorare nel campo della moda o del desing!

Un altro campo in evoluzione, fiorito da poco nella Grande Mela, è la green economy, che negli ultimi anni ha attirato alcune società di ambito bio-scientifico. Per questo il governo sta investendo con particolare attenzione nel settore.

Ma non sono tutte rose e fiori. Per i medici, per esempio, le opportunità scarseggiano:  le probabilità di trovare un lavoro sono scarsissime e potrebbe essere necessario rifare il tirocinio negli USA.

Molte società italiane sono disposte ad agevolate l’ottenimento del visto per i propri dipendenti. In base ad un trattato con il governo statunitense per ogni determinato numero di dipendenti americani si possono assumere un certo numero di dipendenti italiani.

Infine se siete giovani ed esuberanti c’è la possibilità di diventare ragazza alla pari. Le agenzie più affidabili si occuperanno di trovarvi una famiglia, vi procureranno il visto e talvolta vi prenoteranno persino il volo.

Questi sono i miei consigli per voi, ora tocca a voi fare la scelta giusta e partire per una sorprendente avventura!

Per avere maggiori informazione sui visti o su come recarvi in America potete consultare  il sito dell’Ambasciata Americana in Italia.

Sonia Odetto


Canada? Ecco qualche consiglio

August 8, 2013 in America del Nord, Canada

Vuoi andare in Canada? Ecco i documenti che ti verrano richiesti: il passaporto in corso di validità, la lettera di presentazione della Canadian Visa Post che approvi la tua partecipazione all’ Esperienza Internazionale Canadese, la declaration card ossia il servizio di frontiera del Canada, l’assicurazione sanitaria privata, la prova che hai fondi sufficenti per almeno 2 mesi, la prova medica e l’autorizzazione medica. Se hai voglia di studiare sia francese che l’inglese, devi sapere che gli attestati in Canada sono riconosciuti in tutto il mondo e l’istruzione è considerata una delle migliori. Prima però guardiamo cosa ti serve fare per poter andare a studiare in Canada. Prima di tutto devi avere una documentazione che provi l’iscrizione ad una scuola canadese, poi devi dimostrare che possiedi abbastanza fondi per far fronte alle tasse d’iscrizione e le spese di soggiorno, non devi avere precedenti penali per non costituire un pericolo per il Paese, essere in buona salute, farti visitare da un medico se necessario e infine devi garantire a un funzionario dell’immigrazione che finito il percorso scolastico uscirai dal Paese. Nella maggior parte dei casi è necessario che presenti una domanda di permesso di studio, a meno che non vuoi partecipare a un programma o un corso che dura non oltre i 6 mesi. Ma se hai mezza idea di fermarti oltre sei mesi è consigliato vivamente di fare una domanda di permesso di studio prima di arrivare in Canada, perchè se effettivamente prolunghi il soggiorno per fare la richiesta devi uscire dal Canada. Nel caso non ti fosse necessario richiedere il permesso di studio potrebbe esserti richiesto il visto di residenza temporanea tutto a seconda della cittadinanza che possiedi. Oppure esiste il visto studente o study premit che permette di studiare, ne esistono di 3 tipi, puoi scegliere quello più adatto a te. Se invece vuoi andare in Canada per trovare un lavoro devi richiedere il permesso di lavoro, che per alcuni lavori non viene richiesto. Per ottenere questo permesso è necessario che tu abbia un’offerta di lavoro scritta o il contratto di lavoro da parte del datore di lavoro che risiede in Canada. È possibile, in alcuni casi, richiedere il permesso di lavoro all’entrata in Canada, ma è vivamente sconsigliato. Devi ricordarti che per alcune nazionalità il Canada richiede il visto, dunque ricordati di controllare se devi avere il visto. Devi fare attenzione perchè in certi casi è richiesta la conferma scritta da parte dell’HRSDC che il datore di lavoro può assumere lavoratori stranieri, questa viene chiamata labour market opinion (LMO), però, questa, deve essere ottenuta dal datore di lavoro. Invece se hai il permesso di lavoro aperto o il tuo lavoro non richiede il permesso di lavoro non è necessario avere LMO. Se sei un cittadino Italiano ecco una bellissima occasione di una Vacanza-Lavoro con il visto working holiday che ha la durata massima di 6 mesi. I requisiti che ti sono richiesti sono la cittadinanza Italiana con la residenza in Italia, avere un’età tra 18 e 35 anni, disporre di una somma equivalente a C$2.500 per essere sicuri che riuscirai a provvedere alle spese neccesarie, bisogna stipulare una polizza di assicurazione sanitaria, devi versare una quaota pari a C$150 (120 euro) e non devi aver mai partecipato a un programma Vacanze-lavoro di esperienze Internazionale in Canada. Questo visto può essere usato per lavorare part-time o full-time e ti permette di partire in Canada anche se non hai un contratto di lavoro, dunque ti puoi cercare un lavoro direttamente sul posto.

Affrettatevi perchè all’Italia sono concessi solo 1000 visti ogni anno.

 

Sonia Odetto