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New York | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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Vivere e lavorare a New York: il pianista Simone Ferraresi

February 4, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti

 

Biografia: Il celebre pianista e musicologo Paul Badura-Skoda lo ha definito “uno dei migliori pianisti della sua generazione”: Simone Ferraresi, diplomato con il massimo dei voti, lode e menzione di merito presso il Conservatorio “Frescobaldi” di Ferrara, si è perfezionato alla Hochschule für Musik di Vienna, e alla Royal Academy of Music di Londra. Nel 1995 è stato uno dei pochi pianisti italiani ammessi al prestigioso “Concorso Chopin” di Varsavia, dove ha avuto recensioni entusiastiche da parte della critica. Nel dicembre 2007 è stato invitato a esibirsi in recital presso la Carnegie Hall di New York. In seguito al trasferimento a New York nel 2005, oltre alla costante attività concertistica si è dedicato con maggiore assiduità all’insegnamento e alla composizione.

Ciao Simone, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?

Non avevo un piano preciso di lasciare l’Italia, anche se mi era capitato diverse volte di pensarci durante alcuni periodi passati all’estero. In Italia non avevo un’impiego fisso; facevo lezioni private di pianoforte e qualche concerto. Non è facile per un pianista classico guadagnare da vivere con la musica, specialmente in Italia dove il tasso di disoccupazione tra musicisti è particolarmente alto. Alcuni anni fa venni a New York per due settimane di vacanza e durante la mia permanenza mandai il mio curriculum a diverse scuole di musica, una delle quali mi volle assumere. Quindi decisi di trasferirmi qui per lavorare.

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Arrivai nel 2005. Insegno pianoforte, dirigo un coro, scrivo musica, faccio concerti, e nel pochissimo tempo libero che mi rimane lavoro come volontario per un’associazione musicale no-profit che ho fondato da poco e anche per un blog da me creato per parlare di immigrazione di artisti italiani negli Usa. (www.artistitalianinamerica.com)

Con quale visto sei arrivato? E’ stato difficile ottenerlo?

Con un visto O-1, uno dei tanti visti “non-immigrant”, ovvero visti lavorativi temporanei. Il visto O-1 è una categoria di visti dedicata ad artisti, scienziati, professori e atleti dotati di abilità straordinarie. Nel mio caso l’ho ottenuto senza problemi, avendo dimostrato i miei titoli artistici che comprendono primi premi in molti concorsi pianistici.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto ad un privato o ad un’agenzia?

Esistono molti siti web dedicati all’affitto di appartamenti. Non saprei immaginare il mio trasferimento senza l’aiuto di internet. Ogni passo che ho compiuto nel processo di emigrazione è stato possibile grazie a Google e Craigslist (sito di annunci).

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Di solito le zone con affitti meno costosi sono anche zone povere e non molto sicure. Rispondenti a questa descrizione, a Manhattan troviamo East Harlem e Washington Heights, mentre a Brooklyn ci sono Bushwick e Bedford-Stuyvesant. Io più che altro consiglio alcuni quartieri del Queens, dove si trovano zone non pericolose, ad esempio Astoria, Woodside, Elmhurst, tutte con affitti non molto alti.

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Dipende tutto dal proprio curriculum lavorativo. Se uno ha un curriculum di tutto rispetto con una carriera brillante alle spalle, non avrà nessun problema a trovare un lavoro a New York. Se uno non ha ancora un background solido o è appena laureato, allora consiglio di iscriversi a una università. Molti non sanno che ci sono università a prezzi accessibili anche a New York, ad esempio il City College. Per quanto riguarda italiani che vengono per lavorare nella ristorazione, mi sembra di vedere che questa sia la strada prediletta da tantissimi per riuscire a vivere qui mentre si cerca il lavoro “dei sogni” o si frequenta un’università. In ogni caso, il requisito numero uno è sapere l’inglese molto bene.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Non saprei, ci sono così tanti luoghi diversi ed è difficile dire quale mi entusiasmi di più. Mi piacciono molto i quartieri pieni di grattacieli e uffici perché mi danno un ulteriore stimolo a lavorare molto per raggiungere obiettivi ambiziosi. Sembrerà strano, ma essere in mezzo a centinaia di persone che corrono per andare al lavoro mi fa sentire bene perché mi spinge a procedere per la mia strada senza paura e mi aiuta a non temere sfide. Questo è in generale un lato positivo delle metropoli che apprezzo particolarmente, perciò direi che a New York la zona che fa per me è tutta la parte di Manhattan a sud di Central Park.

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

È molto facile muoversi con la metropolitana ed è anche il mezzo più economico. Un abbonamento mensile costa solo $112 dollari al mese (80 euro), valido per tutta la rete che va dal centro fino ai confini della città. In altre città, come Londra e Tokyo l’abbonamento di questo tipo costa il triplo!

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Per ora restare a New York mi va bene. Ho il permesso di soggiorno permanente (green card) per cui non è un problema rimanere a lungo. Purtroppo non credo riuscirei a svolgere il mio lavoro di musicista in Italia perciò escludo il ritorno. Ho avuto offerte di lavoro in Giappone in passato, e se questo dovesse accadere di nuovo mi piacerebbe accettare. Anche se New York mi mancherebbe immensamente lo farei volentieri perché la residenza all’estero mi ha insegnato che venire a contatto con altre culture arricchisce la persona a tal punto che non si desidera più volere vivere tutta la vita in un solo paese. Detto questo, non mi interessa avere la cittadinanza americana o di un altro paese. Sono e sarò per sempre un italiano che gira per il mondo.

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a New York: Andrea, sceneggiatore e autore TV

January 30, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Andrea Careri autore TV e sceneggiatore nato a Roma, 30 anni. Rappresentato dalla famosa agenzia Sosia&Pistoia, vive e lavora tra New York e Roma. Ha scritto degli spot per la campagna elettorale del partito Socialista francese e per Hollande. Ha scritto una pubblicità per Greenpeace France e un corto premiato in festival di tutto il mondo. Ha lavorato come sceneggiatore negli Stati Uniti e ha pubblicato il libro Together we are invincibile-L’uomo che affittò un teatro per amore. E’ anche fondatore di una Start Up con Christian Cervone, e inventore di applicazioni e social networks.

Ciao Andrea, quali sono le tue motivazioni vivere tra l’Italia e gli Usa?

Che amo ambedue i paesi, l’Italia per la sua bellezza, il suo cibo, il vino, la storia e la cultura, New York per l’energia, la vitalità, le possibilità, la bellezza delle donne, e per quell’aria cosmopolita che si respira. Se non si hanno abbastanza soldi e tempo per girare il mondo basta vivere a New York e girarla. Ogni quartiere è una cultura, una lingua, una comunità diversa. Si può entrare nella Colombia di Jackson Heights al Queens e mangiare arroz con pollo, oppure andare nell’Israele degli anni venti, a Brooklyn a Boro Park. Oppure si può conoscere la Russia, a Sheepshead bay, dove ho vissuto di recente e dove ambienterò lo script che sto scrivendo sulla comunità russa di Brooklyn. Inoltre,essendo un freelance cerco di lavorare dove mi offrono lavoro e sono disposto a vivere e a lavorare dove si presentano le possibilità. Ho dei progetti da qui al 2018 per il mercato Americano, e quindi penso che continuerò a vivere tra i due posti. Poi come dice un famoso ristoratore napoletano, titolare di una delle migliori pizzerie di Manhattan che si chiama Ribalta, ”l’ideale sarebbe vivere sei mesi da una parte e sei mesi dall’altra.”

Io credo che questo sia il sogno di molti italiani a New York, specialmente di quelli che vengono da bellissime città come Napoli.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto a un privato o ad un’agenzia?

Sono sempre stato molto fortunato con l’affitto, e sto scrivendo un romanzo che racconta il modo rocambolesco con il quale sono riuscito a sopravvivere i primi mesi a New York senza soldi e tutte le cose assurde che mi sono successe, tra le quali quelle di vivere in posti da favola completamente fuori dalle mie tasche. Il romanzo si chiama I love you New York-Come la Grande Mela ha cambiato la mia vita, e lo metterò in vendita su Amazon fra qualche mese. Comunque tornando alla domanda: ho vissuto un po’ dovunque, nel Queens, a Sunset park a Brooklyn, a pochi passi da Williamsburg, a River Side drive, upper west side, e poi ultimamente anche al centro di Manhattan a pochi passi dalla celebre via dello shopping, la 34esima strada. Dopo aver vissuto per alcuni mesi a Sheepshead bay vicino Coney Island ho ricevuto lo sfratto per un motivo assurdo, e grazie alla generosità di un uomo d’affari ebreo, Howard, tipicamente newyorkese, e del mio capo italo americano sono riuscito ad ottenere un affare vivendo nel posto dei miei sogni, Manhattan, a pochi passi dall’Empire State Building, in uno studio personale pagato con un prezzo onesto, che perfino un ragazzo non ricco come me poteva permettersi. In ogni caso il miglior sito per trovare un appartamento è Craiglist, dove ci sono annunci di ogni tipo e si trovano case nel giro di pochi giorni. Io ho trovato lo studio davanti l’Empire con un annuncio su Craiglist. Per quanto riguarda periodi brevi conviene rivolgersi ad Airnb sito dove si trovano stanze e camere per breve periodo. Sconsiglio gli agenti di realestate poiché prendono il 10% per trovare casa e non conviene. Fra pochi mesi verrà lanciato un social network che si chiama Matchable dove, tra le varie cose, si potranno trovare facilmente case e appartamenti, grazie a un sistema che permette di trovare i propri coinquilini ideali.

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Dopo Giuliani New York è diventata una delle città più sicure al mondo, per questo i prezzi degli affitti e delle case stanno alle stelle. Ci sono zone pericolose ma in generale quello che si vede nei film degli anni 70 non esiste più. Questo per quanto riguarda la sicurezza. Per quanto riguarda il costo, Manhattan è proibitiva, io consiglio di vivere ad Astoria nel Queens, quartiere molto europeo, pieno di siciliani e di greci, dove si possono trovare ristoranti di pesce a venti dollari, e dove si può fare la spesa a prezzi che nella city è impossibile trovare. Inoltre, Astoria è praticamente a un passo dalla City e ben collegata. A Brooklyn ci sono dei quartieri molto alla moda e carini, che io sconsiglio perché costano più di Manhattan e non offrono quello che offre la City in possibilità di lavoro. Io sono molto affezionato per motivi personali ad Upper East Side, dove ho vissuto una delle esperienze più belle della mia vita. Ma i prezzi sono troppo alti. In ogni caso New York è enorme e si possono trovare sistemazioni per tutti i gusti e le tasche. Mediamente gli appartamenti sono piccoli, e si è quasi costretti ad avere dei roomate per via del prezzo esorbitante dell’affitto.

Per chi vuole trasferirsi è consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Per chi vuole trasferirsi lì è necessario rispettare la legge di un paese che dà tante possibilità ma dove le regole e la legge si rispetta. Se non mi sono mai trasferito lì a vivere è anche per il mio profondo rispetto per lo stato Americano e per un paese che mi ha dato tanto. C’è crisi nella Grande Mela, gli anni 80 sono finiti anche là, ma per chi è disposto a lavorare sodo c’è possibilità. L’unica cosa è che bisogna sapere che lì il lavoro viene prima di tutto e che il tempo libero è spesso un privilegio per pochi. Se si accetta questa condizione e si vuole lavorare c’è modo di trovare lavoro. Il sogno Americano all’italiana è banalizzato e sciocco,il 90% di chi è andato in America non è diventato ricco o famoso, ma ha avuto una vita, ha potuto sfamare una famiglia con il duro lavoro e costruire qualcosa. Questo è il vero sogno americano dai tempi dei primi coloni. Vivere e costruire qualcosa senza dover dire grazie a nessuno, con il sudore,la fatica e senza limiti di sesso, ceto, religione,razza. Conosco professori della Columbia nipoti di contadini calabresi analfabeti che hanno studiato gratis, perché erano i più bravi, e si sono fatti una carriera. E poi storicamente parlando la mobilità sociale in America è sempre stata più alta di quella Europea. Senza contare di quella italiana che è pari a zero. Devi essere veramente determinato,e veramente bravo per farcela in Italia. Diciamo che è molto più difficile. Io non sono nessuno, ma quel poco che sono riuscito a fare ho dovuto sudarmelo il triplo perché non vengo da famiglie importanti e non ho spinte di nessun tipo,tranne che quella dovuta da una super creatività e da una etica e un rispetto per il lavoro che pochi che si professano artisti hanno. Dato che io non sono uno che si può permettere di fare””l’artista”” ho dovuto tirare fuori altri attributi. Ecco, diciamo che a Roma mi sono sempre sentito un Don Chisciotte e uno “Sfigato” anche se ho ottenuto risultati impensabili per un non raccomandato. E almeno per quanto mi riguarda la gente del mio settore è sempre stata disponibile con me. Ed esistono di certo ambienti molto peggiori di quello del cinema e dello spettacolo. Erano e sono i miei coetanei a considerarmi un “Don Chisciotte”, perché loro hanno una poltrona dove sedersi e non hanno dovuto sudare. Forse per quello. In America, invece, mi sento amato, mi sento capito, un famoso producer di Hollywood (e lo dico perché ho avuto modo di avere a che fare con tutti e due) se la tira meno che una ragazza carina e snob di Roma, questo è un fatto. Gli Americani sono più puri, sono meno arroganti e sono più alla mano. E’ un popolo che io amo e il mio sogno è quello di prendere un giorno la cittadinanza americana. Detto questo, se si pensa che l’America sia facile si sbaglia, è durissima e spesso i ragazzi che lì fanno lavori manuali qui in Italia non sarebbero disposti a farlo. Tutto sta a capire cosa si intende per felicità. Io credo che la giusta via di mezzo sarebbe avere la bellezza italiana, il tempo per godersela, i ritmi e gli stimoli che ci sono a New York. Questo non è possibile, almeno che non si viva da una parte e l’altra.

Qual e’ il posto che più ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Tutto della Grande Mela è entusiasmante. Nel mio romanzo I love you New York- come la Grande Mela ha cambiato la mia vita racconto la mia avventura lì, mi è successo di tutto, compreso lavorare per una produzione Hollywoodiana, perdere casa, lavoro, finire per strada, conoscere i miei miti, trovare l’amore, perderlo, insomma una incredibile girandola di emozioni. E poi per me l’ emozione di vedere per la prima volta la Grande Mela è un po’ come quando si vede la prima volta il deserto, l’oceano o si fa l’amore con una donna che ami.

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Sono nato e cresciuto a Roma man! New York ha una metro e un servizio pubblico che se li si confronta con quelli di Roma sembrano perfetti. Ma è tutto relativo, una mia cara amica cresciuta a Honk Hong e abituata all’efficienza asiatica considera la metro di New York obsoleta, lenta e poco puntuale. Tutto è relativo. Se siete italiani, quindi di un paese poco sviluppato da questo punto di vista, New York vi sembrerà il paradiso.

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Dovrò tornare a New York per lavorare a diversi progetti. Girerò un cortometraggio a New York intitolato Man of Wax, prodotto da Andreas O’Donohue Villaggio, un altro italo newyorkese che vive nella grande mela da tempo, giovane producer di talento. Abbiamo questo soggetto molto forte e molto newyorkese. Poi sto scrivendo una sit-com chiamata Sex&Brooklyn, con tutte protagoniste femminili, non americane. Un progetto rivolto all’Europa, L’Italia e il Messico e in generale a tutte le persone che sono arrivate a New York piene di passione, sogni e speranza, che verrà girato a Brooklyn. Poi sto lavorando come producer all’opera prima di un grande talento, una giovane montatrice pupilla di Alexander Payne e laureata nella prestigiosa Yale. Lei si chiama Esme Von Hoffman e il suo film d’esordio-che è anche il mio primo lungo come associate producer negli States (che è un lavoro diverso da quello del produttore in Italia, dove si viene pagati per farlo) s’intitola Ovid, una bellissima e originale storia d’amore. Sto scrivendo, inoltre, sotto contratto per una società di Los Angeles due film ambientati a NewYork. Uno si intitola Neuronemesis ed è uno sci-fi thriller ambientato nella grande Mela tra il 1989 e il 2013. L’altro è un indipendent drama che ha come protagonisti tutti personaggi russi, che popolano un quartiere ai pressi di Coney Island. Poi sto scrivendo per la Jack Boar production un action ambientato a Brooklyn che si chiama KOB-Kiddo of Brooklyn che parla della storia di una famiglia mafiosa della Little Italy di Brooklyn e di come la mafia cinese stia lentamente uccidendo Little Italy. Sarà un omaggio alle famiglie di italo-americani che ho conosciuto e agli italo-americani newyorkesi che sono stati per me una seconda famiglia. In loro ho rivisto mio nonno e un’Italia sana e piena di valori, di senso della fatica e di speranza che ormai non c’è più. Questo detto da uno che fino all’ultimo non si è mai arreso all’immobilismo italiano che continuerà sempre a provare a lavorare anche nel suopaese. Dato che siamo italiani, dobbiamo cercare di salvare l’Italia, sempre tenendo gli occhi ben aperti al mondo e al mercato globale.

Cristiano Prudente


Studiare a NY: l’intervista a Lorenzo

January 29, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

 

Lorenzo G. Spagli e’ nato a Firenze nel 1990. Dopo aver finito il liceo scientifico, ha deciso di studiare la lingua inglese a NY. Dopo 9 mesi di studio e lavoro, Lorenzo decide di iscriversi all’Università’ di Hunter, dove adesso sta svolgendo il suo ultimo semestre. Iniziato con Tecnologia della musica, si e’ poi spostato verso il cinema, dopo aver svolto vari progetti come Sound Designer. Adesso si occupa sia di fotografia, di montaggio e un po’ di regia.

Ciao Lorenzo, quali sono le motivazioni per aver lasciato l’Italia? 
Le mie motivazioni per “lasciare” l’Italia non sono state assolutamente motivazioni di necessita’. Subito il liceo scientifico entrai, come penso succeda ad ogni neo-diplomato, in uno strano vortice di incertezza per il mio futuro. Analizzai un po’ le possibilità’, e decisi che studiare inglese sarebbe stato uno degli investimenti con meno rischi chi non parla due o più lingue nel mercato di oggi e’ quasi totalmente tagliato fuori. Un sacco di amici miei stavano lasciando l’Italia per Londra, ma io, visto che ho una zia che vive a meta’ tra gli Stati Uniti e l’Italia, decisi di spostarmi oltre oceano per fare un corso di lingua per tre mesi alla fine del 2009. Come vedi qualcosa e’ cambiato e sono ancora qua.

Da quanto vivi a New York e di cosa ti occupi?
Mi trasferii nell’Ottobre 2009. Dopo un anno di lavoro e vari corsi di lingua, decisi di provare ad entrare in una università’ americana. Dopo qualche diatriba con visti e cose varie mi accettarono in una scuola statale, dove adesso sto frequentando il mio ultimo semestre. Sto seguendo un percorso con major in FILM, e per ora lavoro come freelance sound mixer e montatore video/audio per una compagnia che si chiama SOS Sound On Set.

Con quale visto sei arrivato? E’ stato difficile ottenerlo?
Sono stato accettato con il visto F1, quello da studenti. Averlo non e’ stato molto semplice, ma nemmeno impossibile. La mole di documenti da compilare era estremamente scoraggiante. Io l’ho fatto da solo, pero’ invito chiunque a chiedere aiuto ad un avvocato. Alla fine, pero’,visto che la mia intenzione pura era quella di studiare l’inglese, il Console americano a Firenze ha rilasciato il visto senza troppe domande.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto ad un privato o ad un’agenzia?
“Sono un ragazzo fortunato”, ecco cosa mi viene in mente. Mia zia abita in un appartamento ed io vivo li con lei. Nel corso della mia permanenza pero’, ho visto e aiutato tanti miei amici con spostamenti e cose varie. Tutto più’ o meno dipende dal tempo di permanenza. Il lease, quando affitti una casa, dura minino 6 mesi. Per permanenze inferiori uno si rivolge per i subaffitti. Devo dire che una gran parte dei miei amici trova/affitta case tramite Craigslist, visto che non c’e’ nessuno agente da pagare.

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?
Beh direi che dipende da cosa uno/a deve fare. Manhattan, fino alla 97esima, costa veramente tanto. Williamsburg in Brooklyn e’ dove alloggia una grande popolazioni di studenti/artisti/giovani. I costi, anche li, sono lievitati in un anno di circa l’87%. Verso l’interno di Brooklyn si possono trovare appartamenti/case a costi non indifferenti, ma relativamente bassi. Se uno vuole restare a Manhattan, Harlem offre delle buonissime offerte ed le zone intorno al City College of New York o Columbia University sono abbastanza carine! Washington heights e’ un’altra meta per buoni prezzi, ma bisogna tenere in considerazione il fatto che ci vuole un’oretta di treno per arrivare ovunque ( che qui come tempo di percorrenza non e’ estremamente lungo).

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?
La ristorazione e’ completamente differente dall’Italia. Almeno che tu non sia un Somelier o esperto per entrare in posti di lusso, per i livelli medi, medio-alti e bassi c’e’ così tanta domanda che nessuno sponsorizza visti. Con il visto da turista si puo’ rimanere fino a 90 giorni, quindi uno stage ci può’ rientrare. Il mio consiglio e’ di iscriversi a scuole di lingua con le quali non e’ difficile ricevere un visto da studente. Il visto da studente dura finche’ uno rimane iscritto alla scuola. Nel tempo libero nessuno ti impedisce di trovare stage, ma non bisogna aspettarsi di essere pagati. Se, poi, la azienda ti vuole con se, saranno poi loro a sponsorizzarti un visto lavorativo.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?
Sinceramente, la cosa che mi ha entusiasmato di più e’ l’atmosfera e l’essere testimone di una integrazione culturale così dinamica (A new york si parlano più di 120 lingue). Vivere a New York e’ un po’ come vivere nel mondo intero. Ovunque tu vada c’e’ sempre qualcosa di nuovo da scoprire, locali e ristoranti con cucine di cui non hai mai sentito parlare nella tua vita, persone diverse da te provenienti da ogni singola parte del mondo, persone con le quali confrontarsi, imparare e divertirsi. Questa, secondo me, e’ la vera potenza di NYC. Pero’ posso dirti quale e’ il posto più deprimente e brutto di NYC : TIMES SQUARE.

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

A vivere qua, diventi viziato. I treni della metropolitana viaggiano 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non esiste cosa più’ bella che avere mezzi pubblici alla portata di mano, ogni volta che vuoi ! Servizio a mio avviso strepitoso. Poi quando fa un freddo cane e sono le 3 di notte ci sono sempre i taxi !

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?
Vista la mia passione per il cinema, proverò a spendere l’estate a Los Angeles per un tirocinio/lavoro. Voglio vedere ed essere parte dell’industria americana più’ produttiva e più conosciuta all’estero. Ho un po’ paura perché’ li sei costretto ad usare la macchina per spostarti, e dopo così tanto tempo di metro 24/7 una persona umana inizia e nutrire una rabbia indescrivibile verso le automobili.

Cristiano Prudente da ItalianiNewYork


Vivere e lavorare a NY: l’attrice Stella Toppan

January 29, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

“Mi chiamo Stella Toppan, sono nata a Lecco e cresciuta sul lago di Como dove iniziai a muovere i miei primi passi nel mondo della recitazione.

Da piccola ero molto introversa, timida, ed ero considerata un outsider.

Provavo ogni tipo di attività ricreativa ma niente mi soddisfava, fino a quando scoprii il teatro. È stato amore a prima vista.

Ho capito fin da subito che avrei fatto di questa passione, la mia professione. Il palcoscenico era l’unico luogo dove riuscivo ad esprimermi liberamente.

Iniziai così a studiare sodo tra Milano, Roma e New York. Mi sono diplomata alla “Lee Strasberg Film and Theatre Institute” in recitazione e successivamente regia cinematografica. Ho scoperto di sentirmi particolarmente a mio agio di fronte alla telecamera, il set è il mio habitat naturale. Adoro fare cinema; sono stregata dalla sua magia.

Sono una ragazza dinamica, eclettica e determinata. Sono sempre alla ricerca di emozioni forti e nuove sfide.”

 

Ciao Stella, quali sono le tue motivazioni per aver  lasciato l’Italia?

Sono stata spinta dalla voglia di fare un’esperienza nuova, mettermi in gioco, imparare bene l’inglese e continuare gli studi di recitazione.

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi? 

Vivo a NY da sei anni e sono un’attrice e filmmaker. Lavoro anche per produzioni cinematografiche e televisive come costumista.

 

Con quale visto sei arrivata? E’ stato difficile ottenerlo?

Sono arrivata con un visto da studente F1, molto facile da ottenere. Poi tramite la mia scuola di cinema sono riuscita ad avere un anno di permesso di lavoro e successivamente un O1, visto da artista per tre anni. Ora sto preparando tutta la documentazione da presentare al mio avvocato per l’ottenimento della Green Card.

 

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolta ad un privato o ad un’agenzia?

All’inizio per affittare una stanza mi sono rivolta alla scuola di inglese a cui mi ero iscritta. Tramite loro ho potuto trovare una stanza in condivisione con altre persone.

 

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Io abito a Williamsburg, un quartiere di Brooklyn, che consiglio vivamente. È una zona di tendenza, molto artistica e popolata da giovani amanti del vintage che chiamano “hipster”.

Comunque tutto dipende dal budget che una persona ha a disposizione. Ho vissuto in diverse parti di New York, come Astoria in Queens o Financial district in Manhattan. Hanno tutte un fascino diverso e dipende dalle esigenze che si hanno. Forse l’unico quartiere che sconsiglierei è il Bronx ed alcune parti del Queens.

 

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Certo, penso che uno stage sia un buon punto di partenza, ma la padronanza della lingua è indispensabile. Nella ristorazione c’è sempre richiesta di personale ed è molto facile trovare lavoro anche senza il visto giusto. Ovviamente è illegale però e sarebbe meglio non rischiare.

 

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Adoro il village. East, West village e Lower East side sono I miei quartieri preferiti, dove solitamente faccio camminate alla ricerca di un pezzo vintage unico sorseggiando il mio caffè Americano. Il Prospect Park, a Brooklyn è un parco splendido, che amo particolarmente.

Sono molto legata alla zona di Washington Heights, uptown Manhattan, perchè mi sembra di essere catapultata a Santo Domingo dove mi scateno sempre con balli caraibici.

Dumbo, a Brooklyn, mi piace per il suo fervore artistico, pieno di gallerie d’arte e giovani imprenditori.

Insomma la lista sarebbe infinita. Amo questa città in lungo e largo, tutto dipende dal mood del giorno.

 

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Non è assolutamente complicato spostarsi con i mezzi a NY. La metropolitana è quello più utilizzato dalla gente, anche per la convenienza, infatti è accessibile 24 ore al giorno. Poi c’è il bus, molto efficiente, che collega bene la città ed i quartieri limitrofi. Ed infine il mio amato Taxi giallo, che è sempre pronto a salvarti la vita, quando sei in ritardo per un appuntamento per esempio, oppure quando hai la brillante idea di uscire a far festa durante una bella bufera di neve, indossando rigorosamente tacco 12.

Il taxi è economico rispetto ad altre città del mondo e ce ne sono migliaia. Attenzione all’ora di punta, dove quasi tutti i mezzi sono affollatissimi e trovare un taxi libero è un’impresa.

 

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Ho moltissimi progetti per il futuro. Sto scrivendo una web series, ispirata al cinema muto e a Charlie Chaplin che dirigerò e di cui sarò protagonista. Per ora sento di avere molto da dare e ricevere qui, nella grande mela, ma sto progettando di trasferirmi in CaliforniaLos Angeles, il prossimo anno.

Comunque non chiudo nessun porta e non mi pongo nessun limite. Sono sempre aperta a nuove sfide, ovunque esse siano.

Visitate il sito internet di Stella!

Cristiano Prudente da italianiNewYork


Vivere e lavorare a New York: l’intervista a Francesco

January 28, 2014 in New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Francesco 39 anni, nato a Campobasso. Dopo la laurea in Ingegneria Meccanica a Pisa, ha lavorato per FIAT e Bulgari tra Parigi, Torino e Neuchatel (Svizzera). A Gennaio 2013 si e’ trasferito a Manhattan dove attualmente risiede e lavora per Assouline (libri di lusso)

Ciao Francesco, quali sono le tue motivazioni per aver  lasciato l’Italia?

La volontà di scoprire nuove realtà, nuove culture, nuovi approcci alla vita.

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Sono arrivato a NYC un anno fa, seguendo mia moglie che è stata espatriata dalla sua azienda. Lavoro in Assouline, società di Publishing, e sono responsabile del retail mondiale.

Con quale visto sei arrivato? E’ stato difficile ottenerlo?

Ho il visto L2, ottenuto grazie all’L1 avuto da mia moglie

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto ad un privato o ad un’agenzia?

La società di mia moglie ci ha fornito assistenza tramite un’agenzia

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Difficile dirlo, dipende dallo stile di vicinato che si cerca. NYC offre diverse scelte, tutte diverse.

Sconsiglierei luoghi troppo turistici e quindi rumorosi (tipo Times Square), o al di sopra della 90a strada, per motivi di sicurezza (anche se Harlem sta ritornando ad essere alla moda)

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Stage se ne possono fare a centinaia e non sentirsi mai pronti. Bastano buona volontà e una dose di coraggio.

Bisogna rendersi conto che gli USA non funzionano come l’Italia; qui, se hai voglia di fare, ti butti e fai. Il mancato successo non è visto dalla società come un fallimento, ma solo come una tappa ovvia di chi ci prova.

Non conosco il mondo della ristorazione, ma vedendo la quantità smisurata di ristoranti, penso che ci sia sempre richiesta.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

L’High Line è tra i miei posti preferiti

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

La metro è perfetta per spostarsi in “verticale” (up/down town), una tragedia per spostarsi in “orizzontale” (cross town)… Altrimenti ci sono bus e soprattutto tanti taxi! Ma molto spesso il miglior modo è a piedi: si arriva prima, si osserva la città e soprattutto i newyorchesi.

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Nuove mete, certamente

 

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a NY: l’intervista all’attrice Alessia Gatti

January 27, 2014 in Africa, America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

 

Alessia Gatti è nata a Fano nelle Marche. Gemelli convinta, ha avuto da sempre le idee chiare: diventare un’attrice. Ma non sentendosi a proprio agio con  una sola etichetta addosso, ama la pittura, la fotografia, viaggiare, scrivere e soprattutto mangiare. Laureatasi in Comunicazione pubblica e d’impresa alla Sapienza di Roma, molla tutto in cerca di fortuna a New York, o meglio, per seguire “la scia”. Ragazza solare, determinata, amante della vita e in caccia di qualsiasi esperienza la faccia sentire sempre viva e connessa con quello che ha voglia di fare veramente. Il suo motto? “Salta e la rete apparirà”. Se la vita è davvero così breve perchè passarla soltanto in unico posto, mangiare un unico cibo, conoscere una sola cultura?

Ciao Alessia, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?

Inseguire il mio sogno e la mia passione per il mondo del cinema.

 

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Vivo qui da due anni esatti, sono un’attrice, e da poco anche filmmaker, scrivo per un Magazine online chiamato Nuok, scrivo miei script e sono piena di idee.

 

Con quale visto sei arrivata? E’ stato difficile ottenerlo?

Sono arrivata qui con un B2, turistico allungato di 6 mesi, per poterlo ottenere ho dovuto fare un colloquio a Roma all’ambasciata americana, devi dimostrare di poterti mantenere da solo e che non hai intenzione di rimanere oltre i 6 mesi, non si può lavorare con quel visto ovviamente. Poi dopo del B2 ho ottenuto l’ O-1, visto artistico, per tre anni, mi ci sono voluti i sei mesi del B2 per potermi organizzare e creare il materiale per l’applicazione. Non è stata una passeggiata  ma con impegno e fiducia è andata bene!

 

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolta ad un privato o ad un’agenzia?

Craiglist. Il tanto temuto e odiato Craiglist torna sempre utile alla fine..

Non conviene rivolgersi ad agenzie a meno che non si cerchi di affittare un appartamento “intero” perché ovviamente prendono la commissione, però appunto dipende da quello che si cerca.

 Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Tutto dipende dal budget. Se si vuole restare a Manhattan e non si ha un budget alto, gli unici quartieri rimasti “accessibili” sono Hell’s kitchen, Chinatown, Harlem, e tutta la zona estrema Est di Manhattan dove la metro non arriva vicino e i prezzi sono più bassi. Non sono zone che amo sinceramente. Se dovessi scegliere Manhattan ora come ora sceglierei Lower East Side, sta diventando la nuova Soho, piena di gallerie d’arte nuove, bar ed eventi. Diventerà il nuovo quartiere di punta ne sono certa.

Resta sempre nel cuore il West Village che ha prezzi altissimi ma è davvero un quartiere magico.

A Brooklyn invece se si ha un budget alto, prezzi come Manhattan, consiglio Williamsburg o Fort Greene o Dumbo, mentre con budget più accessibili c’è Clinton Hill, Bushwick (dipende dove).

Io adoro Brooklyn, amo l’energia e la tranquillità che c’è qui. Mi piace moltissimo Red Hook e GreenPoint, peccato che non siano collegate bene dalla metro, altrimenti sarebbero perfette.

 Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Per fare uno stage devi comunque avere contatti da prima di mettere piede negli USA. Ogni lavoro ha un visto specifico, quindi bisogna stare attenti su quello. Nei vari locali italiani e non, spesso sono alla ricerca di personale, e moltiplichiamo pure per due se non tre volte gli stipendi a cui siamo abituati in Italia, ovviamente proporzionati al costo della vita.. però se si viene qui con un visto turistico ripeto, è illegale lavorare. Quello che io consiglio se ci si vuole trasferire a NY, è di venire prima con un semplice visto turistico di 3 mesi, sono sufficienti per capire prima di tutto se vi piace la città, poi sono utili per farsi un’idea delle reali possibilità di lavoro o non, e per prendere contatti.

 

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Adoro downtown, non vado mai più su della 23esima. Mi piace l’energia, il caos di Soho ma anche la tranquillità e la quiete di Tribeca, West Village e dell’Hudson River. Non ho un posto preferito perché in base al mio umore o a quello che cerco trovo sempre un qualcosa di nuovo che attira la mia attenzione. È magica questa città.

 

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Assolutamente no. È semplicissimo e funzionano 24/24. Si possono avere alcune complicazioni durante il weekend perché spesso ci sono lavori, ma ci sono sempre opzioni disponibili, l’MTA sta facendo grossi lavori di rinnovamento e miglioramento delle linee, ed è davvero facile arrivare dappertutto. A volte, per spostarmi a Brooklyn, prendo anche l’autobus, oppure uso la mia bike, anche se proprio sotto casa mia ci sono le CityBike, biciclette messe a disposizione dei cittadini, basta fare un abbonamento mensile o annuale e sono disposte ovunque a Manhattan e anche in molti quartieri di Brooklyn. L’unica pecca, ed è per quello che non le uso, devi riportarle ad una postazione CityBike ogni 30/45 min… A me piace perdermi in bici, quindi non sarebbe molto conveniente per me… :)

 

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Per ora a New York mi sento a casa, ho trovato una mia dimensione. Ma non escludo altre mete o viaggi, considerato il mio lavoro, ogni progetto potrebbe portarmi in un altro posto. Ho intenzione di viaggiare, ma non so se troverò altre città come la City, crea davvero dipendenza, o la si ama o la si odia. E ci vuoi sempre fare ritorno.

Ora sto lavorando in un paio di progetti che non posso ancora svelare, e sto curando sempre di più il mio primo progetto da filmmaker “Hands of New York” è una mini documentary series girata qui a NY. Sto avendo ottimi feedback, e ho nuove idee quindi vedremo dove mi porterà, www.handsofnewyork.com fatemi sapere che ne pensate! ;)

Visitate l’interessante sito di Alessia Gatti!

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a Ny: l’intervista ad Elena, direttore di fotografia

January 24, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Elena Cappanera e’ nata a Livorno nel 1976. Per un approccio più internazionale alla cinematografia e il perfezionamento della lingua inglese, dopo essersi diplomata nel 2007 come Direttore della Fotografia, al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma , sotto la guida del candidato all’Oscar Giuseppe Rotunno (All That Jazz , Casanova, Amarcord, Il Gattopardo, ecc.), si è trasferita a New York entrando direttamente al secondo anno del Two Years Filmmaking degree program alla New York Film Academy dove attualmente insegna Camera, Luci e Montaggio.
In questi anni passati nella Grande Mela, la sua passione per l’arte del cinema l’ha portata a perfezionarsi un po’ su tutti i fronti tra cui pure la scrittura e la regia.

Ciao Elena, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?

Principalmente il desiderio di allargare i miei orizzonti imparando un lingua che mi avrebbe permesso di essere sempre a mio agio in qualsiasi posto il mio lavoro mi avesse portato. Nel 2007 il mio corto di Diploma al CSS , Lo stato di Natura di Marco Mangiarotti, fu’ selezionato al Camerimage in Polonia. Il piu’ importante film Festival al mondo per Direttori della Fotografia. Ricordo ancora la mia felicita’ per essere li’ ed allo stesso tempo il disagio di non poter comunicare con i grandi Direttori della fotografia che furono invitati a quell’evento. Fu’ in quella settimana al Festival che decisi di trasferirmi all’estero. New York City la prescelta!

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Vivo a NY da 6 anni , insegno Cinematography and Editing alla New York Film Academy. I also work as freelance Editor for a Carabbean TV show, and as Cinematographer for documentaries and shorts movie. Not a USA film so far in my list… yet!

Con quale visto sei arrivata? E’ stato difficile ottenerlo?

Sono arrivata con un visto studente (F1), passando dopo un’anno automaticamente ad un visto studente lavoratrice (OPT) per poi fare l’applicazione per un Visto Artistico (O1) che dura 3 anni e che ho ottenuto nel Novembre 2011. Il visto O1 non e’ un visto difficile da ottenere se dimostri capacita’, un curriculum convincente, qualche premio e press alle spalle e soprattutto se hai uno Sponsor in loco.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolta ad un privato o ad un’agenzia?

Mi sono rivolta ad un’agenzia appena arrivata perche’ ovviamente mi e’ sembrata la scelta piu’ sicura se non hai nessun conoscente in citta’. Oggi consiglierei un Airbnb con buoni commenti da parte di chi gia’ c’e’ stato, il divano di un amico di un amico, o un buon alberghetto, giusto spendere la prima settimana e girare nel frattempo in lungo ed in largo visitando miriadi di stanze pubblicizzate sul sito Craiglists.com.

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Onestamnete Ny non e’ una citta’ cosi’ pericolosa come un tempo.. direi Spanish Harlem, Brooklyn, Downtown Manhattan? Piu’ che altro dipende molto da cosa ti puoi permettere a livello di finanze. Piu’ che altro e’ importante che la zona che viene scelta sia ben collegata con i mezzi e che offra non lontano la possibilita’ di un supermercato o simili, una farmacia, ed una lavanderia.
Sconsiglierei case troppo vicine ai Projects, almeno che tu non ti senta sicuro se circondato da pistole . Sai dipende sempre dai punti di vista!!! E purtroppo questo paese rimane il paese delle grandi contraddizioni che lo si voglia o no!

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Dipende da individuo ad individuo e dal tuo background, sai se hai i soldi alle spalle puoi fare tutto, se invece tenti la fortuna allora mi accosterei sicuramente ad una scuola che sia di Cinema, di inglese o culinaria. Se alla fine del mese devi pagare l’affitto, la carta ristorante e’ sempre valida ma ultimamente non e’ facile se non hai almeno il social security number. Ma e’ possibile.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

La cima dell’Empire State Building. Da la’ sopra ti rendi veramente conto di dove sei andata a finire.. prima ti senti piccola come una formica.. poi grande come un sogno che hai tenuto nel cassetto per troppo e che finalmente puoi liberare..

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Muoversi con i mezzi e’ semplicissimo. La metro e’ la migliore. Anche se non tutti i giorni ti senti a tuo agio la’ sotto. Il taxi pure e’ una facile soluzione soprattutto a tarda sera. I prezzi poi non sono neppure comparabili ai deliri romani ad esempio..

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Tanti progetti, nuove mete sempre benvenute. In specifico, sicuro mi piace questa esperienza dell’insegnamento che non avevo mai calcolato ma che mi soddisfa molto. Spero di fare pure tanti bei progetti, con persone professionali e con grandi cuori. Spero che il carabbean TV show che sto’ montando abbia una terza stagione, ed una quarta e cosi’ via!! E poi un documentario su mio padre e poi un film sulla mia vita e poi e poi.. no limiti..

Cristiano Prudente dal blog italianinewyork

Curiosita’ a New York: l’uomo tappeto

November 26, 2013 in New York, Stati Uniti

Un uomo entra in un bar, porta un tappeto sotto il braccio, si avvolge sdraiandosi sul pavimento, si copre il volte e aspetta che le persone passano sopra il suo corpo.

SI chiama Georgio T., ha 48 anni, nato a Malta e residente ora nel Connecticut. Di giorno fa il massaggio-terapista ma la notte si trasforma in un tappeto e partecipa a molte feste di vario tipo dove la gente lo calpesta.

“Decine di persone passano sul suo corpo, soprattutto donne con i tacchi. Alcuni sono timidi, altri sono audaci, alcuni danzano anche”

 Egli è diventato uno spettacolo occasionale nei bar di New York e un appuntamento fisso alle feste fetish sessuali .

Georgio ha scoperto la sua predilezione quando era un bambino , ha detto. ” Mi è piaciuto avere pesi su di me “, ha ricordato nel corso di una recente intervista con la sua voce dolce aromatizzata con un accento maltese. ” Mi piaceva avere i miei gatti che camminavano su di me. Qualcuno voleva essere medico, qualcuno falegname ma io volevo essere un tappeto.”

Georgio entra in una sorta di stato meditativo durante il quale può “lavorare” anche 12 ore di seguito.

La tariffa standard per il suo show è di circa 200$  più le mance. Georgio conosce solo un’altra persona a New York, che fa una cosa simile, un tizio che si fa chiamare Kevin Carpet.

Ma Georgio insiste sul fatto che la sua performance non è incentrata solo per fare soldi ma che lui ottiene il piacere genuino fuori di esso. “E ‘ il mio divertimento,” ha detto. “La gente mi paga per divertirmi  ”

 

 

Cristiano Prudente


Andrea Lodovichetti: regista cinematografico a New York

September 12, 2013 in New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

 

Abbiamo intervistato il regista cinematografico Andrea Lodovichetti.

Nato a Fano nel 1976, attualmente vive a New York, dove sta sviluppando alcuni progetti in ambito televisivo e cinematografico. Diplomato in Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia, è stato assistente alla regia di Paolo Sorrentino per i film “L’amico di Famiglia” e “Il Divo”. Dal 2002 ad oggi i lavori di Andrea hanno ottenuto più di 50 premi e menzioni in festival di cortometraggi di tutto il mondo, tra i quali l’Italian Golden Globe e il “Looking for Genius Award” (Babelgum Film Festival) consegnatogli durante il Festival di Cannes da Spike Lee, Presidente di Giuria della competizione. Inserito per due edizioni consecutive (2008 e 2009) nell’annuario Youngblood, dedicato ai giovani italiani di spicco, nel 2010 è stato selezionato tra i 200 migliori talenti a un evento nazionale che ha avuto luogo a Roma (TnT Talent) dedicato a chi si è distinto a livello internazionale nei campi dell’arte, lo sport e la ricerca.

www.andrealodovichetti.com

Ecco la sua intervista

Ciao Andrea, dove vivi precisamente?

Ciao Cristiano, al momento vivo a New York, città (ma è limitativo chiamarla semplicemente “città”) che adoro e della quale mi sono perdutamente innamorato sin dalla prima volta che ho avuto la possibilità di metterci piede, nell’estate del 2008.

Di cosa ti occupi?

In Italia avrei risposto “sono un libero professionista nell’ambito dell’audiovisivo”, considerato che ogni volta che dicevo “faccio il regista”, 8 interlocutori su 10 ribattevano, magari non sempre in malafede – per carità: “no, intendo… proprio di lavoro-lavoro”. Scherzi a parte (quali scherzi?) faccio il regista, sono diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.

Da quanto tempo vivi all’estero? Torneresti in Italia?

Mi sono trasferito negli Stati Uniti da quasi sei mesi, dopo parecchi anni di riflessioni attente ed approfondite. E’ sempre difficile trasferirsi e, in qualche modo, iniziare da capo un percorso, abbandonare il porto “sicuro”, come diceva Twain. Ma è anche vero che può succedere che ad un certo punto tu possa percepire la necessità -e attentione: non il vezzo- di dover tentare la tua strada, il perseguimento dei tuoi sogni… altrove. A me è successo esattamente così. Penso a questa possibilità dal 2009 circa, di fronte ad una serie di circostanze “stagnanti”, delle quali ahinoi molte (troppe) persone oneste e trasparenti in italia sono vittime, che di fatto mi impedivano di andare avanti. Pertanto, accantonato ogni rimanente, prepotente afflato di orgoglio che continuava a trattenermi, nel 2012 ho deciso di rompere gli indugi ed iniziare le procedure per l’ottenimento del visto O-1, quello che mi consentirà di vivere qui negli States per almeno 3 anni (per poi poterlo rinnovare, volendo)

Dico sempre che tornerei in Italia se ci fossero le condizioni per farlo, ma nella misura in cui non me ne sarei andato se ci fossero state quelle per rimanere. Ora: prendiamo, ad esempio, il problema delle raccomandazioni che, a mio modo di vedere, è un argomento di cui non si dovrebbe smettere mai di parlare (tentando di risolvere il problema, anche, ma figuriamoci: finchè il cancro della politica può permettersi di allungare i suoi tentacoli ovunque, questa rimarrà tra le impossibilità oggettive di emergere dalla melma in cui siamo finiti). Problema direttamente correlato a (mancanza di) meritocrazia e (implacabile, irreversibile, costante perdita di) qualità: ossia le ragioni precipue della quasi totalita degli espatri soprattutto, e ragionevolemnte, tra i più giovani. Allora: con Marzo Perez, montatore professionista ed amico, anche lui trasferitosi anni fa nella grande mela, facemmo tempo fa un ragionamento molto interessante che voglio riportare in questa sede. Lui sostiene, ed io sono assolutamente d’accordo, che il sistema delle raccomandazioni abbia addirittura una duplice valenza drammatica: non solo quella più evidente e che tutti conosciamo, ossia che il mercato del lavoro (qualsiasi lavoro) sia straziato da incapaci raccomandati senza arte nè parte. Ma che esista anche un livello ulteriore del problema, meritevole di attenzione: quello per cui tali personaggi, oltre a quanto detto, costituiscano un alibi straordinario e pericolosissimo per tutti gli incapaci che le raccomandazioni non ce le hanno. Ossia a dire: “non ho superato l’esame di avvocato perché c’erano i figli degli avvocati davanti a me” quando invece, in alcuni casi, forse, la realtà avrebbe dovuto portare a dirsi “non sono passato perché non ero abbastanza preparato”. “Non mi hanno assunto in quella casa editrice perché hanno dovuto assumere i raccomandati” invece di “non mi hanno assunto perché in effetti di letteratura non capisco nulla”. In questo modo, di fatto, si impedisce alle persone di crescere ed imparare dai propri errori. Si cancella la possibilità di migliorare. Ed è una catastrofe immensa. Perdonami la piccola divagazione, per quanto io la ritenga pertinente, ma era per farti capire quale sarebbe una delle succitate “condizioni” (sine qua non): tornare in un posto “normale”, in cui si possa crescere professionalmente, progredire nel lavoro, nella carriera, nella realizzazione del proprio percorso. Certo: per meriti e capacità ma al contempo ”forti” dei propri errori e consapevoli dei propri limiti; in un meccanismo che stimoli e non annienti, sproni non distrugga, accolga non isoli. A volte rido da solo quando penso a queste cose riferite all’Italia. Risata amara. Amarissima, nemmeno a dirlo.

Quali sono i tuoi progetti presenti e futuri?

Al momento ho una serie di progetti, anche molto diversi tra loro. I due più importanti, direttamente legati alla mia professione, sono due film lungometraggi. Il primo, “Scavenger Hunt For the Dying”, scritto dalla sceneggiatrice americana Katherine Van Pelt, è un “drama on the road” che vede protagonisti due giovani fratelli alla ricerca del padre che li abbandonò quando erano ancora piccoli. Una necessità, la loro, considerato il fatto che uno dei due ha scoperto di essere malato e che quella potrebbe essere l’ultima occasione per una riconciliazione prima che sia troppo tardi. Anche se sembra una tragedia cupa e straziante, il film riserva momenti di grande ilarità ed è tutto calibrato su una sorta di “cinismo disilluso e naif” che rappresenta decisamente la forza della storia e dei personaggi. L’altro progetto, cui sono particolarmente legato perché è da molto tempo che ci si sta lavorando, si intitola “Dear Mister Obama”, scritto dallo sceneggiatore italiano Eros Tumbarello. E’ la storia di un anziano cubano che, successivamente alla morte del figlio nel tentativo di raggiungere su una barca improvvisata le coste della Florida per realizzare i suoi sogni di musicista, decide a sua volta di andare negli States per parlare con il Presidente e convincerlo a togliere l’embargo contro Cuba. Il soggetto di questo film, quando Eros me lo propose, mi fece letteralmente rabbrividire. E ricordo che gli dissi: Eros, scrivi questo film. Dobbiamo fare questo film! Eravamo proprio a NYC, ed era il 2010. Sono due progetti diversi tra loro, come genere, come budget, come stile. Ma li ritengo entrambi eccezionali e, insieme agli sceneggiatori ed alla mia manager Alexia Melocchi di Little Studio Films (California), sto lavorando davvero come un pazzo per portarli a termini in breve tempo. Non è facile, nemmeno qua ma… ce la faremo!

Quali principali differenze lavorative hai potuto riscontrare nel tuo settore tra l’Italia e gli USA? 

Dico una cosa per tutte, perché sarebbero miliardi. Dico: la curiosità, nel senso più vivo e vivace del termine. Qui c’è entusiasmo, ovunque. Interesse. Nei confronti di storie, persone, progetti. Qui si vive immersi nell’ottica del “wow, parliamone!” e non del “chi ti manda?”. Lo si respira tutti i giorni. Qualsiasi mestiere tu faccia, di qualsiasi cosa tu ti occupi: la sostanza non cambia – a quanto mi dice chi non è dentro il mio campo. E’ fantastico perché puoi ritrovare l’energia, la voglia di confrontarti, di buttarti in avventure nuove, di metterti in gioco. Recuperi la motivazione. La propensione a “fare”. Cose delle quali in Italia, se sei nel mio ambito professionale e non hai santi in paradiso (o meglio ancora, parenti in parlamento) ti dimentichi completamente – sia nella relativa valenza, che nell’insito valore. Terribile.

 Che consiglio daresti a chi voglia tentare la tua carriera? Italia o estero?

Sarebbe stupido suggerire a chi fa il mio mestiere di fare qualcosa di diverso rispetto a ciò che io ho deciso di fare, seppur con una certa sofferenza. SI, perchè certo non è facile e le cose vanno

conquistate non solo con caparbietà e tenacia ma anche mettendo in conto sacrifici: sarebbe altrettanto stupido sostenere che si possa fare tutto, subito e senza fatica. Perchè l’America sarà pure la patria delle opportunità, ma queste vanno cercate, trovate, fatte fruttare. La concorrenza è spietata, ma percepibile quale “sana”. Pertanto tutte le difficoltà si riescono a vivere come parti integranti e necessarie di una sfida positiva, eccitante. Inevitabile. E’ una gara aperta e corretta, su un campo da gioco neutro. Quindi sta a te, farti valere. Tutto questo è stimolante, non avvilente come succede altrove in cui, anche se riesci a giocare, la partita è probabilmente truccata e non ti porterà mai da nessuna parte. Vorrei concludere, ringraziandoti per questa intervista, con una frase di Massimo Gramellini che mi toccò profondamente: “Se un sogno è il tuo sogno, quello per cui sei venuto al mondo,puoi passare la vita a nasconderlo dietro una nuvola di scetticismo, ma non riuscirai mai a liberartene. Continuerà a mandarti dei segnali disperati, come la noia e l’assenza di entusiasmo, confidando nella tua ribellione”

 

Cristiano Prudente


Lavorare a New York: in quale settore?

August 19, 2013 in New York, Stati Uniti

 

New York è una delle mete più ambite in tutto il mondo per i giovani che stanno cercando la loro strada.

Qui di seguito troverete una breve lista dei settori in cui potreste trovare un lavoro.

Il settore che vi offre la maggior possibilità, anche se in questi ultimi tempi può sembrare strano, è il settore finanziario.

Basta pensare che il 35% di tutti i redditi da lavoro nella Grande Mela sono dovuti a Wall Street. Si può senza dubbio affermare che Manhattan rimane il centro dell’attività finanziaria statunitense, essendo sede della maggior parte delle banche nazionali.

Un altro ambito professionale che offre buone opportunità di lavoro è il turismo, infatti milioni di persone ogni anno visitano la Grande Mela e, data la crisi degli ultimi anni, l’amministrazione si sta concentrando in particolare su questo settore.

Un settore da prendere in considerazone può essere anche quello immobiliare: non è un mistero il fatto che New York vanti alcuni degli edifici più belli è lussuosi di tutto il mondo. Può essere l’opportunità giusta per i giovani architetti in cerca di sfide!

Per chi ama la creatività, New Yok è la città ideale, perchè si possono contare 300mila persone che lavorano nei media, in campi che spaziano dal marketing alla musica, da internet alla televisione. Non bisogna inoltre sottovalutare la possibilità di  lavorare nel campo della moda o del desing!

Un altro campo in evoluzione, fiorito da poco nella Grande Mela, è la green economy, che negli ultimi anni ha attirato alcune società di ambito bio-scientifico. Per questo il governo sta investendo con particolare attenzione nel settore.

Ma non sono tutte rose e fiori. Per i medici, per esempio, le opportunità scarseggiano:  le probabilità di trovare un lavoro sono scarsissime e potrebbe essere necessario rifare il tirocinio negli USA.

Molte società italiane sono disposte ad agevolate l’ottenimento del visto per i propri dipendenti. In base ad un trattato con il governo statunitense per ogni determinato numero di dipendenti americani si possono assumere un certo numero di dipendenti italiani.

Infine se siete giovani ed esuberanti c’è la possibilità di diventare ragazza alla pari. Le agenzie più affidabili si occuperanno di trovarvi una famiglia, vi procureranno il visto e talvolta vi prenoteranno persino il volo.

Questi sono i miei consigli per voi, ora tocca a voi fare la scelta giusta e partire per una sorprendente avventura!

Per avere maggiori informazione sui visti o su come recarvi in America potete consultare  il sito dell’Ambasciata Americana in Italia.

Sonia Odetto