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Asia | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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Vivere e lavorare in Malesia: l’intervista a Marco

March 31, 2014 in Asia, Malesia

Marco: a Youth Corruptor

Marco: a Youth Corruptor

Marco Ferrarese è un musicista metal punk, autore, scrittore di viaggi freelance e antropologo in fieri. Dopo 10 anni passati a suonare in giro per Europa e Stati Uniti d’America con la band italiana The Nerds, nel 2007 ha fatto le valigie per la Cina e l’Hebei University of Science and Technology di Qinhuangdao. Da allora è rientrato in Italia solo nel 2012, alla fine di un’odissea alla Marco Polo che da Singapore lo ha riportato a Milano prevalentemente in autostop. Ha viaggiato in lungo e in largo in 50 paesi nel mondo. Dal 2009 è di stanza nel Sud Est Asiatico, con base in Malesia, ed ha esplorato quasi ogni paese asiatico in cerca di piste insolite. Le sue storie sono oggi pubblicate in riviste e siti web sparsi in tutto il mondo, tra cui Travel + Leisure Southeast Asia, Bangkok101, Time Out Penang, Southeast Asia Globe, Clive, Bootsnall, Vagabonding e Penang Monthly. Come se non bastasse, suona la chitarra solista e gira il Sud Est Asiatico con la band thrashcore malese WEOT SKAM.

 

Hai viaggiato e vissuto un po’ ovunque nel mondo. Cosa ti ha spinto a scegliere l’Asia come tua base operativa?

Sono arrivato per caso nel 2007 accettando un lavoro di docente di lingua italiana in una università cinese. Avevo provato a fare il musicista full-time, cercando di trasferirmi in USA ma è stato impossibile legalmente e l’esperienza mi ha anche fatto capire quanto gli Americani non siano l’etnia più giusta con cui compartire i miei spazi. Stare in Cina mi ha spezzato le corna e le gambe, e mi ha raddrizzato la schiena. Noi Italiani siamo troppo viziati, non capiamo proprio niente di come gira il mondo in genere, e stare in paesi diciamo “terzomondisti” mi ha aiutato a capire come invece credo  giri. Sicuramente anche il basso costo della vita e la perenne avventura che mi sono cercato hanno influenzato la mia scelta. Ma sicuramente, l’Asia non è per tutti, soprattutto, appunto, non per viziati Italiani.

Che differenze trovi, in ambito lavorativo, tra Malesia e Italia? E in ambito artistico- culturale?MonkeyMotherfucker

Allora mettiamo in chiaro inizialmente che io sono un po’ speciale e non lavoro tradizionalmente, nel senso, io non posso lavorare sotto a un capo. Non fa per me. Io sono uno studente della vita, e più generalmente un freelancer. Mi prendo i miei periodi, in genere, un anno di viaggio ogni due di stanza e produzione. Comunque, in ambito lavorativo, sicuramente meglio la Malesia. Forse perché io sono un bianco e loro hanno ancora un po’ di retaggio coloniale, o forse perchè l’economia qua è in grande sviluppo, e ci sono ancora molte possibilità. In Italia, invece, non ce ne sono affatto: quando vivevo in Italia parlavo tre lingue ed avevo una laurea, e la gente non mi prendeva a fare nemmeno il commesso al supermercato. Ho capito dopo che probabilmente avevano paura che io fossi troppo intelligente; ma quando vedevo chi lavorava nel turismo, gente che non riusciva nemmeno a parlare l’Italiano, bhe… in un paese col 60% del patrimonio UNESCO mondiale… insomma ti ho gia’ detto tutto. In Asia in genere è piu’ facile rapportarsi coi media, ricevere attenzione. Esiste una meritocrazia che, per quanto sempre e ovviamente legata ai ganci, ti permette comunque di avere quella possibilità, quei 5 minuti che se te li giochi bene, taaaac.
Lo stesso succede in ambito artistico-culturale: l’Asia di oggi sta ancora cercando un’identità, e soprattutto in campi sub-culturali come la musica o il cinema, è abbastanza occidentalista. Dunque, entrando in campo come un occidentale e avendo un’esperienza che qua a loro manca – soprattutto per via dei retaggi culturali e familiari che li bloccano – , un bianco è certamente avvantaggiato. Detto questo, non è che tutta la fuffa qua diventi oro, anzi. Ma ti faccio un chiaro esempio nel mio campo: in Italia, Feltrinelli o Mondadori non metteranno MAI in vendita delle antologie di racconti fatte chiedendo al popolo di inviare i propri racconti, senza agenti, senza niente. Qua si fa, e funziona abbestia.  Quei libri sono bestsellers nazionali, e ti basta inviare un manoscritto durante il periodo di richiesta per avere una equa opportunità di essere scelti. In Italia? Ma fatemi il piacere! Impossibile anche solo tentare di pensare di vivere come un artista, nel “Belpaese”…

Cos’è la cosa più difficile a cui abituarsi quando si vive in Malesia? E la lingua è un problema?

L’Inglese è ampiamente parlato da tutti e la lingua nazionale, il Bahasa Melayu, è scritta in caratteri romanici e non è molto difficile da imparare se uno vuole proprio fare l’esperienza. Tantissimi non lo fanno, comunque. Io non ho avuto problemi ad abituarmi a niente perchè avevo già esperienza di vita in Cina, e cercavo proprio questo: un paese caldo, umido, tropicale, sempre bollente. Ventilatori accesi tutto l’anno.  Sicuramente per un Italiano il cibo qua può andare un po’ male, perchè molto speziato e piccante. Ma la varietà è incredibile. Io lo preferisco anche al cibo italiano se devo essere sincero… indiano, cinese, indonesiano, malay, baba-nyonya, è tutto un misto… son qua da quattro anni circa, e ancora mi capita di provare piatti nuovi, soprattutto quando visito parti del paese (soprattutto in Borneo) con diverse minoranze etniche.

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Hai recentemente pubblicato un libro, Nazi Goreng, ambientato nella comunità Skinhead malese. È stato difficile trovare un editore asiatico per il tuo libro?

Il libro (che puo’ essere acquistato qui) non è ambientato nella comunità Skinhead malese, ma ne prende un estremo esempio – i Neo Nazisti malay – per fare una critica alla situazione razziale della Malesia intera, che è un crogiuolo di razze che si sopportano solo in apparenza. È un libro molto particolare, ed è stato sia molto apprezzato che molto denigrato, perchè appunto il tema in sè è pura benzina sul fuoco razziale della nazione.

È stato incredibilmente facile trovare un editore: ho spedito una proposta e due capitoli al primo, e ho ricevuto una risposta positiva in brevissimo tempo. Poi sono finito con un secondo, migliore del primo, che mi ha accettato in pochissimi giorni alla stessa maniera. Ma questo non vuol dire che qualsiasi cosa qua venga pubblicata, senza controllo qualità. Il mio libro, come dicevo, è molto particolare. È intelligente. Pensato e mirato a un certo pubblico, e dedicato a un vero problema del paese. Non sarebbe stato possibile scrivere questa storia senza aver vissuto in Malesia per alcuni anni, tentando di grattare a fondo e scoprire gli scheletri negli armadi, e chi ce li aveva messi.  Comunque,  credo sia molto più facile ricevere interesse da parte di editori e media, come ti dicevo prima. La gente qua vuole progredire, fare business e incrementare le proprie opportunità, non esistono le logge massoniche dell’Italia da Bere, le “famiglie mafiose”, le gerarchie artistiche, e tutte quelle cazzate lì. Ed è infinitamente triste che, come un Salgari al rovescio, io pubblichi il mio debutto a Singapore, senza nessuna possibilità di fare nemmeno un grammo dello stesso successo in Italia. E manco mi interessa, ti confesso.

Si e no. E spero che non molti vogliano trasferirsi da queste parti, perché i bianchi hanno già rovinato abbastanza le cose. Il Sud est Asiatico è un insieme di una decina di paesi, ognuno con culture, religioni, razze e problemi diversi dunque non si può generalizzare. Anche a livello di visti, ogni paese ha i suoi problemi burocratici. Molti sono già venuti ad aprire i soliti esercizi di ristorazione e alberghieri, chi con più e chi con meno successo. Conosco tante storie, orribili o interessanti, ma mai “incredibili”. Qua si guadagna poco, molto poco se uno calcola in Euro. Si viene qua per passione, non per soldi. Ci sono possibilità per insegnanti di lingua Inglese, ma non per Italiani o non-madrelingua in genere, anche se ci sono delle eccezioni. Ovviamente, il lavoro lo si trova da qua, non dall’Italia, ed è dunque meglio venire a vedere e provare prima di persona, per poi decidere che fare di conseguenza. Se sei “fortunato” (per me non è affatto una fortuna), una compagnia europea ti manderà qua a vivere in una bolla di sapone aziendale. Personalmente preferisco vivere tra la gente locale, sgomitando tra di loro e imparando a fare quello che fanno loro, a modo loro. Ci sono tanti modi per stare qua, ed è auspicabile che se uno proprio vuole venire, lo faccia rispettando le regole del paese che decide di provare. La pasta e il caffè son cose italiane: qua si mangia riso anche a colazione, se capite quel che voglio dire. Per me, per la prima categoria di persone, non c’è nessuna possibilità in Asia, se non quella di contribuire a rovinare la bellezza e purezza di questa parte di mondo.

Cosa consiglieresti a un italiano che vorrebbe trasferirsi in Malesia?MarcoMonkeySumatra

Vai a Kuala Lumpur dove la vita costa di più, avrai appartamento con piscina e l’attenzione di tante femmine/ragazzi multicolori ammaliati/e dallo smargiasso/bellezza latina,e  penserai di aver capito tutto del paese. Invece non ne capirai un cazzo, fidati, solo i lustrini. Perlomeno, rimarrai fuori da quei luoghi che ti farebbero solo piangere e vomitare, ed eviterai di rovinare con la tua insulsaggine occidentale quel che di buono è ancora rimasto per noi illuminati. Grazie. E credimi, fuori da KL è impossibile trovare un lavoro che ti soddisfi, dunque evita anche solo di provarci. Ci vuole pelo sullo stomaco. Se ne hai, provaci e buona fortuna, altrimenti, stick to the city.

 

 

 

Ecco tutti i link necessari per poter seguire Marco e il suo lavoro:

NAZI GORENG

dal sito della casa editrice

BLOG

www.monkeyrockworld.com

TWITTER

https://twitter.com/monkeyrockworld

WEOT SKAM

http://weotskam.bandcamp.com/

 

 

Airpnp e il bagno più vicino.

March 21, 2014 in America del Nord, Asia, Europa, Oceania, Sud America

wariat_Toilet_Signs

Quando siamo in giro spesso è difficile trovare velocemente un posto dove poter fare la pipì. Lo sanno bene Max Gaudin e Travis Laurendine, originari di New Orleans, che durante i famosi festeggiamenti per il Mardi Gras si sono spesso trovati ad affrontare il problema di trovare un bagno nelle vicinanze. Per questo hanno deciso di fondare Airpnp.

Creato ispirandosi al sito Airbnb, che aiuta a trovare stanze dove alloggiare, Airpnp aiuta a trovare bagni disponibili in zona. Basta aprire il sito per visualizzare la mappa mondiale che segna tutte le toilette disponibili nelle varie località. Alcuni bagni richiedono un piccolo pagamento, altri sono completamente gratuiti. Ma non solo: le varie toilette sono corredate da foto, descizione e valutazione degli utenti.

Sul sito oltre a poter trovare un bagno per i vostri bisogni potete anche rendere disponibile il vostro, diventando così ciò che Airpnp definisce entrepeeneur, fusione delle parole entrepreneur, imprenditore con pee, pipì. Un imprenditore della pipì.

Per ora è attivo solo il sito internet, in costante aggiornamento, ma i fondatori stanno già lavorando per un’ app per dispositivi mobili.

 

 

Diana Sponza


Anguilla elettrica alimenta albero di Natale in Giappone

December 11, 2013 in Asia, Giappone

in un acquario giapponese, l’ Aqua Toto Gifu Aquarium di Kakamigahara, un’anguilla elettrica alimenta le luci dell’albero di Natale, alto ben 2 metri. 

L’anguilla e’ un pesce d’acqua dolce, che si trova nell’America meridionale, raggiunge i 2 metri di lunghezza ed e’ un predatore che agisce utilizzando la sua capacita’ di generare scariche elettriche di elevata potenza

All’interno dell’acquario c’e’ un cavo di rame e l’anguilla ad ogni suo movimento su di esso genera corrente che viene assorbita da alcune piastre di alluminio che accendono le luci dell’E-tree (denominato cosi’ l’albero di Natale in quanto E sarebbe Eel, anguilla).

E’ un vero e proprio esempio di energia rinnovabile.

L’idea molto originale ha consentito all’acquario di incrementare le visite giornaliere e anche di risparmiare sul consumo di elettricita’  :)

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a Mosca: l’intervista a Cristiano

December 10, 2013 in Asia, Russia, Storie di Italiani in Giro

Mi chiamo Cristiano, ho 43 anni e sono originario di Bergamo anche se quando avevo 6 anni mi sono trasferito nella provincia di Padova. Dopo la laurea in Lingue (inglese e spagnolo) mi son trasferito a Madrid per perfezionare (o meglio dire imparare sul serio) lo spagnolo, trovando lavoro in una ditta di import/export di pesce. Dopo 8 anni, alcune esperienze nel campo dell’insegnamento dell’italiano a stranieri e la realizzazione più intensa della mia passione, l’Arte, per sfida ho deciso di trasferirmi a Mosca dove tuttora risiedo, diviso tra l’insegnamento e la pittura.
… 
Ciao, Cristiano, ci puoi parlare delle motivazioni che ti hanno spinto ad andare in Russia?
Ciao a tutti! Le motivazioni più che a me dovrebbero essere chieste a uno psicologo…!: abitavo in una splendida mansardina di Lavapiès, zona centralissima e folcloristica della meravigliosa Madrid, avevo un ottimo stipendio, tanto tempo libero e godevo di un clima da favola e… un bel giorno ho deciso di provare questa strana avventura di cui ancora ignoro i motivi…. In realtà penso risieda in una parte masochista del mio carattere che mi spinge, per cercare la disciplina che non ho, a provare sfide difficili per non oziare troppo. Son abbastanza convinto che la risposta stia lì perché altrimenti non si spiega come abbia cominciato a vivere in un posto caotico, freddo e incomodo in cui ho cambiato circa 10 posti di lavoro e 8 appartamenti in 7 anni…
Di cosa ti occupi?
Mi divido tra insegnamento della lingua italiana ai russi e pittura. In entrambi i settori a Mosca c’è molto da fare perché i russi vanno pazzi per l’italiano, quindi il lavoro non manca. E anche per il mio tipo di Arte, quella tendenzialmente astratta, il campo d’azione è davvero molto ampio visto che la modernità a Mosca, per certi aspetti (non solo quello artistico) è ancora verde.     
Hai trovato difficoltà nell’apprendere la lingua russa?
Sì, tante, per 2 motivi: 1) non l’avevo studiata prima (a parte l’alfabeto), 2) non nutrivo e non nutro una particolare attrazione per questa lingua, cosa che me l’ha resa e rende tuttora molto ostica. Oggi parlo e capisco abbastanza correttamente ma con un po’ di impegno potrei migliorare di molto, lo ammetto. Ma sono pigro e, comunque, l’insegnamento mi porta ad usare l’italiano nel 90% del mio tempo.
Quali sono gli aspetti positivi e negativi dello stile di vita in Russia?
Più che di Russia vorrei parlare di Mosca perché parlare di questo paese intero è come mettersi a parlare, immagino, di Brasile, Cina, Argentina, Stati Uniti, posti così vasti che le differenze tra città e regioni sono troppo vaste per trovare dei caratteri omogenei. Dunque, di bello a Mosca c’è che è una città molto avanzata ma ancora allo stato brado per cui nonostante i più di 13.000.000 di abitanti, se si parla la lingua, si trovano aspetti umani e genuini dappertutto. I russi (qua sì lo posso affermare) sono persone molto pratiche, sincere, istintive ed emotive e stare a contatto con loro per 7 anni mi ha fatto riflettere moltissimo soprattutto su come noi italiani ci vendiamo spesso come il popolo più socievole del mondo. Be’, sono giunto alla conclusione,  invece, che il nostro popolo è semplicemente molto più educato alla socializzazione che il popolo russo e questo, la maggior parte delle volte, è inteso un po’ come falso o teatrale. È vero che il russo sorride meno di un europeo ma la risposta che ti dà quando glielo fai notare è che siamo noi che sorridiamo un po’ troppo e quando non serve… Di negativo c’è senz’altro il tenore di vita perché la città è carissima ed un appartamento di 40 metri in centro può arrivare a costare 4.000 euro al mese facili-facili. Oltre a questo spesso ci si scontra con realtà burocratiche che farebbero perdere la pazienza anche al più pacifico dei monaci buddisti. Ma ci si adatta.
Quali sono le differenze nel mondo lavorativo tra Russia e Italia?
Sicuramente la più grande differenza è il concetto di mobilità, inteso in diversi aspetti. Spesso i russi cambiano lavoro come noi cambiamo mutande, si adattano a situazioni diverse a seconda delle necessità e, senza battere ciglio, si possono sobbarcare 3 o 4 ore di trasporto giornaliero per andare e tornare dal lavoro. Purtroppo la corruzione è a livelli molto alti quindi se da noi il lavoratore è a mio modo di vedere sufficientemente protetto, qua da quel punto di vista si è un po’ allo sbando.
Cosa pensi del costo della vita in Russia?
Altissimo. Ma, “risolto” il problema dell’affitto, ci si arrangia perché posti con prezzi normali ce ne sono senz’altro, basta esplorare, chiedere e provare.
Che progetti hai per il futuro?
Nel 2014 cercherò sicuramente di dare spazio alla mia Arte provando finalmente a mostrare le mie opere ai moscoviti, che sono davvero persone intelligentissime e soprattutto genuinamente curiose. Tutto ciò però vorrei farlo allontanandomi da quest’immagine di italianità che ammetto rifuggire, non certo per antinazionalismo ma perché se qui siamo sempre accolti come dei maragià, devo ammettere che spesso ciò avviene per motivi che non mi interessano per niente come il fatto che secondo i russi (o il mondo!) gli uomini italiani ci sanno fare con le donne, che la nostra patria ha dato i natali a gente come Celentano, Cutugno, Ricchi & Poveri e che da noi “si fanno le scarpe più belle del mondo.” Saranno in parte solo stereotipi ma io invece sono convinto che non sono solo gli stranieri che danno importanza a queste cose ma anche e soprattutto molti stessi italiani.
 Che consiglio daresti a chi vorrebbe trasferirsi in Russia?
1) Studiare la lingua prima di partire, 2) armarsi di una pazienza estrema e uno spirito di adattabilità immenso, 3) se non si ha un lavoro da manager o dipendente mandato dall’Italia prepararsi a condividere un appartamento, 4) un mio consiglio non di sopravvivenza ma di anima e cuore: venire con umiltà e con desiderio non di dare lezioni di vita a dei trogloditi ma, al contrario, con voglia sincera di imparare e mettersi in gioco con rispetto e dignità verso se stessi ed altri essere umani non tanto diversi, poi, da noi.
Ecco alcune opere di Cristiano :)
 Esplosione
Cristiano Prudente


Curiosita’ in Cina: cascata di ghiaccio per protesta

December 2, 2013 in Asia, Cina

 

Wen Hsu, un uomo cinese di 58 anni, ha lasciato il rubinetto aperto tutto l’inverno, con le finestre aperte, in segno di protesta. 

Una societa’ di costruzione ha infatti deciso di acquistare tutti gli appartamenti della zone, tra cui il suo appartamento, per costruirci un centro commerciale,

Da li’ la protesta, nella cittadina di Jilin, nel nord della Cina, con l’effetto cascata. Infatti l’acqua si e’ congelata creando una vera e propria scultura di ghiaccio sul palazzo.

Tutti hanno accettato la proposta dell’azienda tranne lui, ritenendo l’offerta ridicola.

Ma la protesta sembra aver funzionato: l’uomo ha ricevuto un’offerta decisamente migliore per la vendita dell’appartamento

 

Cristiano Prudente


Vivere in Giappone : l’esperienza di Marika,Web designer a Tokyo

November 25, 2013 in Giappone

Oggi intervistiamo Marika,che vive da 3 anni in Giappone.

Salernitana laureata in Scienze della comunicazione alla Sapienza di Roma, lavora ora in un azienda di Tokyo,come Web Designer.

Marta raccontaci della tua vita in Asia

Dopo la mia prima visita nel 2004, della durata di un mese,  è stato amore a prima vista. Non vedevo l’ora di inizare una nuova vita in Giappone, lo desideravo da tempo per approfondire lo studio della cultura asiatica ma soprattutto giapponese. Così ho fatto le valigie,ho preso un Aereo e sono arrivata a Tokyo,senza più andar via.

 E’ stato semplice  orientarsi  in un paese così diverso e lontano dalla nostra Europa?

Io purtroppo,prima di arrivare qui, non ho mai imparato il giapponese, e ero piuttosto preoccupata riguardo alle diverse difficoltà che potevo incontrare in Giappone, sul come comunicare,sul come spostarmi senza difficoltà e mi chiedevo spesso se sarei riuscita ad imparare il giapponese. Mi domandavo se il mio inglese sarebbe stato sufficente e mi avrebbe aiutato. All’arrivo ero un pò smarrita con tutti questi caratteri stranieri. Una cartina in mano aiuta sempre tanto,si trovano fácilmente tradotte in inglese e francese. Poi conoscendo  nuovi amici ho potuto comunicare e apprendere meglio le regole grammaticali giapponesi, frequentare dei corsi e pian piano sono riuscita a masticare un pò di Giapponese.

Come ci si muove nelle strade ? E’ facile raggiungere un indirizzo specifico?

Dovete sapere che a parte alcune vie principali, le strade non hanno un nome.  In realtà, un indirizzo giapponese va inteso in cerchi concentrici: il distretto, il quartiere, l’isolato,fino al singolo edificio. Ma per fortuna i cartelli che indicano la direzione dei musei e di altri edifici importanti appaiono anche i caratteri alfabetici, per fortuna!

Come sono gli abitanti?  

Gli abitanti sono abbastanza cordiali anche se gli abitanti Ci sono molti stranieri e c’é una China Town ufficiale, ma noi italiani siamo pochi. Forse una trentina circa,considerando che quelli che sono qui o lavorano come cuochi o come pizzaioli.

Com’è il mondo del lavoro in Giappone? Raccontaci

Per poter trovare una posizione lavorativa in Giappone ma soprattutto a Tokyo,bisogna dare il meglio di se’ stessi,lavorare tanto e sempre con buoni risultati. Si può crescere molto profesionalmente ma è essenziale conoscere il giapponese.

Puoi descriverci il costo della vita?

Qui il tenore di vita è decisamente più alto rispetto a quello che si può avere in Italia. Per quanto riguarda la spesa di prodotti di ogni tipo e cibo, i Market sono aperti  24hsu24 e i costi degli alimenti, sono molto più alti. I trasporti sono anch’essi  molto cari se paragonati ai prezzi italiani. Fortunatamente però, quando  ti  assumono in un posto di lavoro,con un contratto a tempo pieno, vengono coperti i costi di trasporto, e questo è molto comodo. La gente qui si muove in Treno perchè parcheggiare un auto costa davvero molto, 100 euro 24 ore. Quindi non si parcheggia mai l’auto in centro,ma ci si muove sempre in treno. Il prezzo degli affitti è molto alto,però proporzionati anche allo stipendio. Cosa molto importante è che qui è quasi completamente assente la criminalità,quindi non c’è pericolo che qualcuno ti rapini per strada.

Quali bellezze ti hanno colpito di più in Giappone?

Sicuramente il mio posto preferito è Kyoto,con i suoi numerosi edifici in cui è facile perdersi,rimanendo affascinati dalla grandezza e dalla maestosità dei monumenti. Il giappone è ricco di bellezze naturali incantevoli, consiglio a tutti di visitar il Monte Fujii ! Tokyo è turisticamente parlando bellissima, moderna, una Metropoli che non ti stanca mai e per gli amanti della tecnologia e dei manga,i fumetti giapponesi, consiglio il quartiere di Akihabara.

Quale aspetto ami di più dell’Italia e quale del Giappone.

Dell’Italia mi piace la facilità che si ha nel trovare una soluzione quando non vi sono molte risorse disponibili e sicuramente la cucina,le tradizioni e il modo di fare degli italiani,che a mio parere eè differente rispetto al resto d’europa. Siamo sempre calorosi, ci aiutiamo a vicenda e non ci arrendiamo facilmente davanti alle avversità o ai problemi che il nostro paese può avere. Del  Giappone mi piace la particolare attenzione che si dedica alla comodità che una persona deve avere, dal treno alla sedia su cui devi star seduto nella tua giornata lavorativa. Ho imparato qui ad apprezzare inoltre quanto è importante il rispetto per gli altri, e quanto sia importante la puntualità.

 Quanto è difficile per un italiano imparare il giapponese?

Per la pronuncia non ci sono difficoltà particolari. La scrittura e la lettura sono un grosso problema per la presenza degli ideogrammi (kanji). Spesso nemmeno i giapponesi riescono a leggerli!

Consiglieresti il Giappone a chi volesse  ricominciare una nuova vita?

Certo,qui ci può arricchire molto, culturalmente parlando. Personalmente le esperienze che ho fatto qui non credo le avrei potute vivere anche in altri paes. Il giappone è davvero unico e allo stesso tempo affascinante. Il mondo ti rendi conto che è diverso in ogni angolo e che ogni angolo forse va un po vissuto per capire quanto la nostra vita sia una nocciolina in mezzo a tante altre.


 

 

 

A Mosca 30 squat e non paghi la Metro!

November 18, 2013 in Russia

La metroplitana a Mosca, In questi giorni, si può anche pagare in sudore.

I funzionari della città hanno installato le macchine che mettono alla prova i pendolari in maniera fisica, con una serie di Squat. Basterá farne semplicemente 30, piegare completamente le ginocchia , e ottenere un biglietto gratuito. E’ un idea creata per promuovere l’esercizio in vista delle Olimpiadi invernali del prossimo anno. Guarda come la macchina della biglietteria-squat funziona nel video qui sotto cliccando sull’apposito link :

Metro Mosca Squat 

Alexander Zhukov, presidente del Comitato olimpico russo, ha detto al RIA-Novosti newswire: “Abbiamo voluto dimostrare che i Giochi Olimpici non sono solo una competizione internazionale che la gente guarda in tv, ma che è anche da acquisire nella propria quotidianeitá per migliorare la propria vita. ” Molti sono stati giá i partecipanti aderenti a quest’iniziativa che hanno voluto viaggiare gratis dopo la repentina attivitá fisica e questa notizia sta facendo il giro del mondo, con moltissimi video e immagini.

Un iniziativa divertente e anche economica! Magari facessero tutte le metro con questo macchinario… con  qualche difficoltà di prima mattina, si arriverebbe al lavoro già in forma!

 

Francesco A.

 

Solidarieta’ alle famiglie vittime del tifone nelle Filippine: ecco come

November 15, 2013 in Asia

foto tratta dal sito http://tg24.sky.it/

foto tratta dal sito http://tg24.sky.it/

 

Il tifone Haiyan, classificato categoria 5, ha provocato morti e conseguenze terribili  nel passaggio nelle FIlippine. Il primo bollettino, come ha annunciato il portavoce Eduardo Del Rosario, presidente del National Disaster Risk Reduction and Management Council, l’agenzia del governo per la riduzione del rischio, parla di 2.360 vititme. E pochi giorni fa la polizia aveva parlato di 10mila vittime.

Il rapporto aggiornato dell’Ufficio Onu per il coordinamento umanitario confermava gli oltre 4mila morti.

Manca l’elettricità e le linee di comunicazione sono fuori uso. I sopravvissuti vagano tra le macerie, senza acqua e cibo e neanche un posto per dormire. All’aeroporto di Tacloban, anch’esso distrutto, migliaia di persone aspettano di essere evacuate con i voli organizzati dalle associazioni umanitarie e governative.

Un vera e propria tragedia che sta stringendo tutto il mondo a fianco dei sopravvissuti.

Ecco le maggiori attivita’ di volontariato che si stanno prodigando per aiuti umanitari alle famiglie delle vittime e per i soccorsi:

La Caritas italiana ha aperto una raccolta fondi a sostegno degli interventi nelle zone colpite. Si può donare fondi online oppure con un bonifico bancario;

Save the Children Italia, potete effettuare donazioni tramite il sito o utilizzare il numero verde 800988810 (operativo dalle 9 alle 21);

Unicef , potete consultare il sito internet o fare una donazione sul conto corrente postale numero 745.000 intestato a Unicef Italia, con la causale “Emergenza Filippine” o telefonando al numero verde 800745000;

La comunità filippina residente in Italia si è attivata, attraverso il Filipino Womens’ Council Defence for Children.

Anche facebook si e’ mobilitato per una donazione, con nuovo banner comparso sulla schermata principale del social network e in ultimo vogliamo lodare il grande lavoro della Croce Rossa italiana  (link per effettuare donazioni) in collaborazione con la Croce Rossa filippina.

 Cristiano Prudente


In Cina La moda e la metro sono Ecosostenibili !

November 13, 2013 in Asia, Cina

A Pechino la Metropolitana è Green!

Molti paesi nel mondo, stanno cercando di attivarsi sulla difesa e cura dell’ambiente permettendo di

diffondere la cultura del riciclaggio e delle risorse ecosostenibili in ogni luogo,dai piccoli comuni alle grandi metropoli.

 

Grande esempio da seguire è  sicuramente la città di Pechino, con una metropolitana che collega 440 km di percorso,

permettendo quotidianamente gli spostamenti di 8 milioni di persone,  con un biglietto speciale : Una bottiglia di Plastica!

Nelle linee della metropolitana infatti, sono state installate delle apposite macchine che permettono l’inserimento delle proprie bottiglie di plastica per ricever in cambio dagli 0,5 ai 0,15 dollari per bottiglia. Per effettuare una qualsiasi tratta sulle linea della Metropolitana cinese  basteranno all’incirca 15  bottiglie.

Una volta inserite in questa macchina,le bottiglie vengono direttamente inviate ad un impianto apposito per il riciclaggio e le autorità cinesi stanno pensando di espandere questo fantástico progetto Green Ecosostenibile, anche per tratte in autobus e treni.

In Cina esistono inoltre molte scuole di Moda e Design,focalizzate sul Design Ecosostenibile e sulla realizzazione di  vestiti utilizzando con materiale riciclato.

Un approccio ecologico questo,tutto nuovo per le aziende che acquistano prodotti originali e unici

riscuotendo un inaspettato e  grande successo nel mercato dell’arredamento e del vestiario.

Anche molti stilisti hanno deciso di sostenere l’ambiente, realizzando abiti interamente di Carta o con materiale riciclato, e numerose sono i contest che ogni anno in tutta la Cina vedono la partecipazione di numerosi nuovi talenti che sviluppano la loro creatività interamente con materiale ecosostenibile.

Il più importante è sicuramente quello che si svolge a Hong Kong, L’Ecochic Design Award, giunto quest’anno alla sua quarta edizione e promosso dalla ONG.

I giovani talenti vengono da ogni parte del Mondo, Cina,Francia,Belgio,Germania,Belgio,tutti pronti a creare e promuovere un nuovo tipo di moda completamente diverso dalla realtà Low quality/cost che incontriamo spesso  nelle vetrine delle grandi firme.

Per il vincitore del contest in palio la possibilità straordinaria di realizzare un intera collezione per il marchio inglese Espirit e John Hardy.

Per tutti gli altri concorrenti invece, la loro partecipazione,permetterà comunque di mostrare i lavori prodotti, durante la  settimana della moda di Honk Kong e magari,con un pizzico di fortuna,si potrà   essere notati da qualche famoso Stilista,che possa investire sul loro talento.

Cliccando qui EcoChic Award 2013 potrete guardare lo spot per il concorso di quest’anno che

è aperto come le precedenti edizioni a tutti gli studenti proveniente dal Regno

Unito,Francia,Cina,Taiwan,Germania,Singapore,Belgio e che siano stilisti o designer con 3 anni di esperienza. Un aforisma cinese dice “prendi oggi quello che vorrai nel  tuo futuro”, ed è forse questo lo spirito che serve nel promuovere iniziative  ecosostenibili come queste. Il Pianeta non è nostro, noi lo viviamo ma con noi un intero sistema di vita ne fa parte e  dobbiamo custodirlo al meglio sfruttando tutte le nostre capacità. La cina,come molti altri paesi, ne è un ottimo esempio.

 

Vivere e lavorare a Pechino: Andrea

September 27, 2013 in Asia, Cina, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Andrea, di Milano e nato nel lontano 1967. Da tre anni vive a Pechino e da due e’ sposato con Lili, una ragazza cinese.

 

> Ciao Andrea, di cosa ti occupi a Pechino?

Qui a Pechino non sapendo la lingua ho pensato che l’unico modo per lavorare era di aprire una propria attivita`. Ho aperto un sito di consulenza e marketing, www.cercaincina.com , per privati e/o aziende che intendono comprare prodotti dalla Cina e non sanno come fare. Io cerco i prodotti o le fabbriche che li producono e metto in contatto le parti. Questo lavoro mi permette di lavorare da casa,avere tempo libero per visitare questa bella citta`.

> Quanto e’ importante sapere il cinese?

Non lo dovrei dire ma io sono il chiaro esempio di come si possa vivere in Cina senza sapere il cinese. Mi arrangio in tutto visto che mia moglie molto spesso non e` con me. Vado tranquillamente a fare la spesa al supermercato o in giro a fare shopping e me la cavo alla grande. Se poi ho bisogno cose particolare,tipo uffici pubblici o altro del genere,aspetto mia moglie il sabato o domenica e andiamo insieme.

> La presenza italiana e’ influente?

Qui arrivano alcune delle note dolenti. La presenza italiana in Cina e` abbastanza numerosa,il problema che noi italiani siamo un po stupidini (senza offesa per nessuno). Non abbiamo spirito di corpo,non riusciamo a fare gruppo per raggiungere un comune scopo. Un esempio: a me piacerebbe aprire un locale dove cucinare prevalente mente pasta,ho provato ad andare a chiedere consiglio e alcune cose burocratiche a chi ha gia` aperto un’attivita` qui a Pechino e l’accoglienza maggiore e` stata di diffidenza. Anche solo a chiedere informazioni sembra che gli stai rubando il lavoro ed i clienti. Altre comunita`,quella tedesca ad esempio,hanno numerose associazioni per aiutare i nuovi arrivati,si prodigano tra loro per consigli e consulenze ed in alcuni casi si prestano denaro. Noi non ce la faremo mai.

> Che ne pensi del costo e dello stile di vita a Pechino?

Il costo della vita anche qui e` proporzionato allo stipendio che si percepisce a fine mese. Lo sbaglio piu` grande e` venire a vivere qui e continuare a pensare in Euro,va bene se sei turista ma se ci abiti spendi solo dei gran quattrini perche` tutto sembra che costi pochissimo e alla fine dei costi hai comprato cose inutili e la somma cresce notevolmente. Lo stile di vita invece credo che sia uno dei migliori al mondo. La mattina presto nei cortili ei palazzi o nei parchi cittadini trovi gente di tutte le eta` che fa Tai Chi,alimentazione sana che comprende molte verdure e diversi tipi di carne. La sera,come a pranzo,si mangia presto e dopo si esce per la passeggiata. Un’occasione per camminare ma anche per incontrare altre persone e scambiare quattro chiacchiere. I cinesi sono molto attenti alla cultura e sono molto tradizionalisti oltre che nazionalisti.

> E’ difficile ottenere i visti per lavorare?

Per lavorare da dipendente in Cina si ha bisogno assolutamente della lettera della societa` che ha intenzione di assumerti che attesta tale necessita` oltre ad altri documenti vari,il visto di lavoro dura comunque un anno e va rinnovate con solerte anticipo,pena l’espulsione (qui non amano i clandestini,infatti non ce ne sono). Io essendo sposato ho un visto per ricongiungimento familiare,quando sta per scadere l’ufficio stranieri mi manda un messaggio ricordandomi gentilmente di provvedere al piu` presto se no altrettanto gentilmente mi invitano a lasciare il paese ahahahahahaha sono dei grandi! Se invece uno vuole aprire una propria societa` si entra nel turbine burocratico cinese dove i tempi non sono mai tanto certi e i risultati finali nemmeno. Anche qui come in tutte le parti del mondo se conosci qualcuno e` meglio,ti si aprono porte che sarebbero difficili solo vedere. Tutto il mondo e` paese.

> Che consiglio daresti a chi vuole trasferirsi in Cina?

La prima cosa che vorrei dire a chi vuole venire in Cina e` non leggete niente,non fatevi condizionare da niente e da nessuno. In Italia si sa siamo uno degli Stati americani e dunque le notizie che arrivano tendono a non essere molto veritiere. Non me ne rendevo conto neanche io fino a che` non sono arrivato qui. Lasciate a casa pregiudizi e idee che avete della Cina e del popolo cinese,quello che sapete piu` della meta` non sono cose vere. Lasciatevi trascinare e avvolgere dalla vita che scorre,se potete riducete al minimo le visite nei posti troppo turistici,certamente per Pechino non si puo` fare a meno di vedere la Citta` Proibita o la Grande Muraglia. Aprite la mente e carpite il vero spirito che muove questo popolo,se poi avete bisogno di una guida io sono a disposizione.

Cristiano Prudente