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Francia | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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Vivere a lavorare in Francia: l’intervista a Bianca

January 13, 2014 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Bianca, ha 28 anni ed è originaria di Barletta. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze biotecnologiche ha vinto nel 2009 una borsa di studio per un dottorato in miglioramento genetico delle piante. Questo è stato il punto di partenza per la Francia. Attualmente, non fa più ricerca ma continua a lavorare in Francia come project manager nella gestione dei progetti di ricerca.

Ciao Bianca,

- Ci puoi parlare delle tue motivazioni che ti hanno spinta ad andare in Francia?

La mia partenza per la Francia è stata quasi casuale. Nel 2009 ho cominciato il mio dottorato presso l’Università di Bari con la prospettiva di passare un periodo di formazione all’estero. A propormi la Francia, in particolare Clermont-Ferrand, fu il mio tutor di dottorato. Infatti, a Clermont c’è un importante centro di ricerca sul frumento. Sono partita a settembre 2009, inizialmente per 3 mesi e poi ho completato il mio dottorato fino a dicembre 2011 lì. Dopo un breve periodo, tra Italia e Belgio, sono ritornata quest’anno in Francia ma questa volta a Parigi. Ho trovato un’opportunità lavorativa interessante che mi sta permettendo di formarmi nella gestione dei progetti di ricerca e finanziamenti europei.

- Quali sono gli aspetti positivi e negativi dello stile di vita francese?

Quello che apprezzo e disprezzo al tempo stesso dello stile di vita francese è l’indipendenza. Ho molti amici che sono indipendenti dalle loro famiglie fin da sempre e questo è molto diverso rispetto a noi in Italia. Al tempo stesso, si è perso molto il ruolo centrale, di riferimento della famiglia e questo è uno degli aspetti che mi piace meno.

- Quali sono le differenze nel mondo lavorativo tra Francia e Italia?

In Francia, il mio lavoro ed impegno sono stati sempre riconosciuti fin dai primi tempi in laboratorio. Inoltre, ho sempre lavorato sentendomi parte integrante ed importante dell’équipe. In Italia, almeno per quella che è stata la mia esperienza, mancano meritocrazia e spirito di gruppo.

- Cosa pensi del costo della vita in Francia?

Ora che sono a Parigi, posso dirti che la vita è molto molto cara, soprattutto per gli affitti. A Clermont, per quanto i prezzi siano più bassi, dal 2009 al 2011, ho visto aumentare parecchio il costo dei generi alimenari, specie frutta e verdure..un lusso a meno che non le compri al mercato.

- Resteresti a vivere in Francia?

Penso proprio di sì, anche se é dura..ho un pezzo di cuore qui ed uno in Puglia. Soprattutto l’estate mi manca la mia terra, ma ormai quando rientro ho solo voglia di essere in famiglia, di riscoprire odori e sapori, ma per il resto non mi ci ritrovo più.

Alessandro Lamacchia dal blog italianifrancia


Consigli utili per volare con i bambini

December 18, 2013 in Europa, Francia

Partire per una vacanza o iniziare una nuova vita assieme ai propri bambini non è sicuramente una cosa semplicissima, ma da qualche tempo è disponibile questa guida con regolamenti e consigli per viaggiare in compagnia dei propri figli.

La prima parte della guida si concentra sulle norme generiche, che riguardano ad esempio l’obbligo di presentare un documento di riconoscimento per ogni bambino, specificando magari in sede di richiesta, che si tratta di documenti specifici per viaggiare. Per i neo genitori è importantissimo sapere anche che i bambini al di sotto dei 7 giorni d’età non possono viaggiare, visto che ad esempio le condizioni di pressurizzazione presenti all’interno della possono rivelarsi particolarmente pericolose.

La successiva sezione riguarda invece i regolamenti delle più conosciute compagnie aeree. Ognuna di queste applica norme differenti per quanto concerne i neonati (0-2 anni) e i bambini (2-12 anni). Come regola base, le compagnie tradizionali sono quelle più generose per quanto concerne la prole, mentre le low cost fanno pagare quasi sempre il biglietto pieno.

Se si sta cercando un volo per Parigi, con Air France ad esempio i bambini possono usufruire di sconti che vanno fino al 15% per i voli nazionali e ad un massimo del 33% per quanto riguarda le tratte internazionali. Nel caso si opti invece per la Ryanair, i neonati pagano una tariffa fissa di 30€, mentre i bambini da 2 a 12 anni pagano lo stesso prezzo degli adulti. L’azienda irlandese non dispone di sedili supplementari per i neonati, mentre rialzi per sedie e culle possono essere ammesse dietro pagamento di una tassa per attrezzature infantili, il cui peso non deve superare i 20 kg.

La terza parte della guida presenta tutta una serie di utili consigli per preparare al meglio il viaggio con i bambini. E’ bene tenere a mente che i bambini mal sopportano gli spazi chiusi e che il dover stare una o più ore seduti, li può fare sentire parecchio nervosi, fino a farli piangere e complicare il viaggio. Consigliato a questo proposito, portare con se tutto il necessario per farli divertire durante il volo e le attese, oltre che farli “sfogare” il più possibile presso i baby corner e gli spazi verdi.

Per chi ha l’esigenza di far viaggiare i bambini da soli, diverse compagnie aeree presentano servizi d’accompagnamento indirizzati ai minori dai 5 ai 12 (o 14) anni. Questi servizi prevedono che una volta in aeroporto, i bambini vengano accolti da personale di fiducia al banco accettazione, dove attendono insieme il momento dell’imbarco. Successivamente vengono accompagnati a bordo dell’aereo e affidati a personale di cabina.

Articolo tratto dal blog italianifrancia


Architetto a Parigi: l’intervista a Teresa

November 27, 2013 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

 

 

Abbiamo intervistato Teresa Lovascio, autentica giramondo e architetto. A 19 anni non sapeva cosa avrebbe voluto fare di preciso e non immaginava che avrebbe viaggiato tanto!

Si e’ iscritta all’Universita’ di architettura a Firenze, il biglietto più emozionante che abbia mai fatto e il viaggio che di sicuro non dimentichera’ mai. Si e’ laureata li, ma questa laurea è uno dei tanti tasselli importanti che compongono le sue esperienze di vita. Solo dopo questo sudato traguardo capisce di essere ancora “a zero” e, nel caso non si colga bene il concetto, mezzo mondo ti ricorda che devi ancora iniziare perchè “è tutta una salita”.. Perchè “la vita è fatta di sacrifici” e perchè tanto in Italia la crisi c’è sempre stata! Quindi si parte con lavorare e lavorare tanto, soprattutto quando è “a gratis”. Ha lavorato in diversi studi di architettura a Firenze, città che conta tanti architetti quanti quelli di tutta la Francia. Ovviamente gratuitamente.

Poi ha avuto la possibilità di lavorare un anno al Comune di Firenze e li e’ stata a contatto con delle persone squisite e e’ riuscita ad occuparsi di lavori importanti..ha progettato anche una scuola elementare energeticamente sostenibile.
Ha vissuto anche un anno in Spagna.. Nella parte più indipendentista e insofferente ..nel Pais Vasco.. A San Sebastian.
E poi, come in un film, un giorno la chiamano, dicendole di aver visionato il suo CV ( che lei non ha mai mandato direttamente… E questo rimarrà un mistero di come ci sia arrivato) e che quindi le si chiedeva se fosse interessata a lavorare in Francia a.. Precisamente a Paris in una ditta di costruzioni che si occupa di ristrutturazione di interni e lussuosi apprtamenti e negozi…!!

Ecco la sua intervista

Ciao Teresa, ci puoi dire in che modo pensi che la realtà francese sia diversa da quella italiana?

La Francia ha la certamente la sua realtà che non può definirsi né migliore né peggiore di quella di tanti altri Paesi. In seguito ai suoi trascorsi storici offre oggi una varietà culturale consolidata impressionante e Parigi, in particolare, si presenta come una vera capitale internazionale, uno snodo metropolitano davvero affascinante. Una su tutte le immense diversità però voglio dirla: i francesi si sentono francesi, così come gli spagnoli appartenenti alla Spagna, i turchi alla Turchia…e questo è palesato nella maggior parte dei loro gesti, simboli e discorsi. Gli italiani viaggiano come dei cani bastonati senza ricordarsi o quasi vergognandosi della propria identità, salvo qualche rara eccezione. Viaggiare mi ha portato ad essere sì cittadina del mondo, ma anche a valorizzare le mie origini e quindi la mia essenza italiana da comunicare e condividere con gli altri nel bene e nel male.

Quali sono le differenze nel mondo lavorativo?

Il mondo lavorativo parte da concezioni differenti. In Italia spesso ci si ritrova ai vertici di compagnie, banche, studi vecchi professori, vecchi medici, vecchi manager. In Francia, invece, è data molta più fiducia ai giovani alle loro potenzialità, creatività, voglia di fare. C’è molto più rispetto : i giovani sono molto più incoraggiati, anche in questo periodo di crisi. In senso più largo,  invece, i lavoratori sono molto più tutelati: il welfare, l’indennità di disoccupazione  ed i sussidi familiari in generale sono assicurati (..anche se anche nella “grandeur” francese esiste qualche furbo!) Dimenticavo: il lavoro nero quasi non esiste. A seconda della categoria lavorativa e degli anni di esperienza si ha diritto ad un minimo calcolato di retribuzione. Le sanzioni per chi non rispetta questa semplicissima regola sono molto pesanti , per cui la maggior parte degli imprenditori e agenzie non assumono senza regolare contratto . Ovviamente non esiste differenza di sesso e colore.

Qual è il tuo luogo preferito di Parigi?

Parigi è affollatissima , sempre in continuo fermento. Arte, moda, design, architettura, scienza: ovunque si respira novità. In qualsiasi angolo è possibile appostarsi e scoprire qualcosa, in particolari angoli, invece, è possibile sentirsi a casa, con un buon bicchiere  di vino , una fisarmonica che suona e qualche francese  o strano soggetto di passaggio

Cosa pensi del costo della vita in Francia?

Io ho vissuto per anni a Firenze dove il costo della vita non è accettabile senza un fisso stipendio superiore ai 1000 euro. La situazione in Francia cambia drasticamente se si considera che ci sono ottime possibilità di entrata mensile.

Cosa cambieresti della Francia? E dell’Italia?

Domanda importante quanto vasta., ma per sdrammatizzare un po’ direi che in Francia cambierei decisamente il meteo. Piove di continuo ed è possibile non vedere il sole per settimane (cosa molto deprimente per me abituata al duetto sole – mare) .In Italia cambierei invece il concetto di rispetto per gli altri, per le loro idee, per il loro lavoro, per la loro essenza e diversità. Avvierei un processo di umile “ammodernamento ideologico”.

Che consiglio daresti a chi è in Italia ma vorrebbe espatriare?

Io consiglierei a chiunque di viaggiare, ma non solo all’estero, anche semplicemente nella nostra bella Italia e di prendere IL viaggio come un’esperienza da vivere fino infondo. Mi è capitato di conoscere  gente che viveva il proprio “espatriare”  come una sofferenza data dalla lontananza. Capisco anche che per indole non tutti siano abituati , o meglio predisposti, ad imparare una nuova lingua, a condividere spazi con gente che non si conosce, a sedersi in un ristorante da soli ad affrontare gioie e dolori da soli, ma sono certa che sia un’ottimo modo per crescere e imparare senza sfogliare un libro e perdersi nelle infinite pagine del web cercando di immaginare , tramite le esperienze di altri , una vita lontana.

Cristiano Prudente dal blog italianifrancia


Erasmus a Nantes: l’intervista a Valentina

November 14, 2013 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

 Abbiamo intervistato Valentina Giusto, 25 anni, salentina Doc.

Ha presentato la domanda per il bando Erasmus nel corso del secondo anno di laurea triennale della facoltà di Lingue e Letterature Straniere, spinta dal desiderio di voler migliorare le sue capacità nella lingua francese. Ha optato per Nantes o Metz. E’ stata selezionata per la prima destinazione, Nantes, e così nel settembre 2008 è iniziata la sua prima esperienza all’estero, condivisa con le sue compagne d’avventura Claudia, Giorgia e Cristina. Ha frequentato i corsi dell’Université de Nantes per cinque mesi, dove ha inoltre seguito un corso di lingua francese intensivo serale, opportunità che le ha permesso di relazionarsi con gli altri studenti stranieri. Ha sostenuto l’esame di Lingua e traduzione francese del terzo anno, di Letteratura francofona e ha svolto un tirocinio presso l’Univerciné, occupandosi dell’organizzazione del “Festival du cinéma italien”.

Ecco la sua intervista.

Ciao Valentina ci puoi spiegare quanto tempo sei stata a Nantes?
Ho vissuto a Nantes dal settembre 2008 sino a metà marzo 2009. La mia borsa Erasmus prevedeva cinque mesi, ma ho richiesto il prolungamento di un mese per poter portare a termine il tirocinio in quanto la settimana del cinema italiano riguardava proprio i primi giorni di marzo.

Quanto è importante per uno studente italiano all’estero la conoscenza della lingua inglese e francese? Che consigli potresti dare, in base alla tua esperienza, da questo punto di vista?
È davvero importante. Per me è stato indispensabile, essendo una studentessa di lingue. Non importa quale lingua si voglia approfondire, se sia l’inglese, francese, spagnolo, tedesco…ma consiglio di spingersi oltre i confini italiani e di mettersi alla prova, inserendosi in un contesto, in una cultura differente per poter così apprendere una lingua diversa dalla propria. Oggi poi viviamo in un contesto in cui ci si deve poter sentire cittadini europei attraverso esperienze del genere.

Nantes da vivere: quali sono i lati positivi e quelli negativi, quali le prime difficoltà e come sei riuscito a risolverle?
Alla prima esperienza fuori di casa tutto può sembrare difficile, ma dipende dalla voglia di volersi mettere alla prova. Nantes è molto più grande di Lecce, anche solo raggiungere l’università richiedeva un minimo di organizzazione e dimestichezza nell’usare i mezzi pubblici, abitudine che, magari, non ci appartiene tanto. Le persone della Francia del Nord non sono molto espansive ed all’inizio è stato impegnativo adeguarsi ad uno stile di vita più composto.  Poi ci si abitua e si prende anche dimestichezza nel rapportarsi con i francesi, anche solo per voler chiedere delle stupidaggini per migliorare il proprio livello di lingua.

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a studiare fuori dall’Italia? Pensi di aver fatto una scelta giusta? E perché?
Sono una persona a cui piace mettersi alla prova. Dunque, ho sperato di poter essere selezionata per quest’esperienza in quanto spinta dal desiderio di voler vivere in un contesto universitario diverso dal proprio e dalla voglia di migliorare il mio livello di lingua francese. Inoltre studiando lingue non posso non aver il desiderio di toccare con mano l’ambiente, la cultura, le tradizioni tipiche delle lingue che ho scelto.
Cosa ti e’ mancato dell’Italia?
Ovviamente la mia famiglia, i miei amici … e non tanto il cibo perché in Francia è stato difficile resistere alle tentazioni culinarie, soprattutto ai dolci!

Cristiano Prudente dal blog italianifrancia.com


Erasmus in Francia: l’intervista a Claudia

November 12, 2013 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

 

Abbiamo intervistato Claudia Melissa Barbarito, 25enne di Lecce.

Diplomata come perito aziendale e corrispondente in lingue estere, ha una laurea triennale in Comunicazione Linguistica interculturale e laureanda in “Dinamiche interculturali e mediazione linguistica”. Ha pubblicato anche un libro di narrativa “Ti ritrovo all’incrocio” (Marzo 2011), edito da  Gruppo Albatros il filo, che parla di 3 storie coinvolgenti: una giovane solitaria sulla spiaggia, un’adolescente dei quartieri alti ai suoi primi appuntamenti e una ragazza misteriosa e schiva in viaggio su un aereo. Lo scorso anno ha intrapreso un Master in Tourism management presso 3 sedi, Varsavia, Lecce e Bruxelles.

Ecco la sua intervista.

 

Ciao Claudia, ci puoi spiegare come hai avuto questa opportunità?

Sono partita nell’ambito del programma Erasmus, un programma che ha permesso a me e a tanti giovani di divenire parte integrante di un’Europa culturalmente unita e pronta a scambiare reciprocamente esperienze, non solo accademicamente formative, ma delle vere e proprie esperienze di vita.

Nantes da vivere: quali sono i lati positivi e quelli negativi, quali le prime difficoltà e come sei riuscito a risolverle?

Nantes è una città fantastica, culturalmente ricca e molto accogliente. Inizialmente io e le mie coinquiline abbiamo avuto qualche difficoltà a trovare casa, alla fine abbiamo affittato un appartamento in periferia ma grazie ai trasporti efficienti arrivavamo in poco tempo praticamente ovunque… l’unica grande difficoltà era nello svegliarsi presto al mattino, l’ammetto: sono una dormigliona!

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a studiare fuori dall’Italia? Pensi di aver fatto una scelta giusta? E perché?

Ogni giorno che passa sono più convinta di aver preso una scelta saggia; il confronto con realtà e culture diverse arricchisce enormemente, permette inoltre di mettersi alla prova, d’imparare ad affrontare piccoli e grandi ostacoli. Io, studiando lingue, ho ritenuto necessario applicare le mie conoscenze sul campo e soprattutto ho scelto di partire in Erasmus consapevole del fatto che sarebbe stata un’esperienza totalizzante e davvero formativa.

Il mondo universitario in Francia: in che modo è diverso da quello italiano? Quali sono le tue opinioni a riguardo?

Nel mio caso ho apprezzato particolarmente l’incoraggiamento a produrre testi e a fare prove pratiche durante i corsi; c’è un maggiore coinvolgimento degli studenti senza troppe classiche lezioni frontali. In particolar modo sono contenta di aver fatto esercizio con le “dissartations”.

Cosa ti e’ mancato dell’Italia?

Il mio caffé (nonostante avessi portato con me la moka il risultato non era soddisfacente) e le piccole cose d’ogni giorno con la mia famiglia…insomma, dolce nostalgia.

Cristiano Prudente dal blog www.italianifrancia.com


Insegnare italiano in Francia: l’intervista a Paola

November 5, 2013 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Paola, di Bitonto, cittadina vicino Bari.

Possiede una laurea specialistica in Lingue e Letterature Straniere, corso di laurea in “Scienze della Mediazione Interculturale” conseguita nel 2012. Nel 2008, dopo aver presentato domanda, e’ rientrata nelle graduatorie dei vincitori per l’esperienza di assistentato del MIUR. Ha lavorato per 9 mesi a Nizza (regione Provence – Alpes et Cote d’Azur) come maestra di lingua italiana in una scuola elementare.

Questa è stata la sua prima vera esperienza di lunga durata all’estero, dato che viaggi, vacanze – studio e la partecipazione a un “chantier de benevole” (campo di lavoro) non hanno mai superato i 20 giorni.

Al momento e´ referente del PL- Eurodesk della Provincia di Bari

Ciao Paola, raccontaci quali sono state le tue principali motivazioni? E come mai hai scelto la Francia come destinazione?

Ciao, l’Università purtroppo non è pensata né tanto meno è strutturata in modo tale da insegnare allo studente la pratica, nel mio caso specifico, le lingue; essa si basa principalmente su tanta teoria ed è questa la motivazione per cui ho deciso fortemente di fare un’esperienza di lunga durata all’estero.

La destinazione, la Francia, l’ho scelta perchè, studiando inglese e francese, sentivo di essere più “scarsa” in lingua francese e volevo migliorare senza tralasciare un dato importante: le probabilità di essere presa; mi spiego meglio, nel bando la Francia offriva se non ricordo male 190 posti contro i 40 o 50 della Gran Bretagna. E’ fondamentale tener conto di questi dettagli.

Quali sono le principali differenze nel mondo lavorativo e studentesco che hai notato nella tua permanenza?

Le differenze sono tante: l’istruzione in Francia si basa molto sulla pratica, gli insegnanti sono giovani max 40 anni e, a differenza di molti insegnanti italiani, sono realmente competenti perchè essi stessi soggetti a periodiche valutazioni e esami da parte dei Rettorati o chi di competenza; questo è almeno quello che ho visto e saputo nella scuola dove lavoravo.

Hai incontrato delle difficoltà e se si come le hai superate?

Un’esperienza all’estero comporta ovviamente un primo periodo di difficoltà dovuto all’ambiente diverso, alla lingua, alle usanze differenti ma questo non deve scoraggiare perchè è normale,anzi è proprio quello il bello nel senso che una volta superato quel periodo ti rendi conto che sei cresciuto, che hai imparato a cavartela lontano da casa, senza nessuno, con le tue sole forze e ti senti cittadino del mondo. :) )) Questo mi porta a rispondere alla domanda successiva: questo tipo di esperienze sono, non importanti, ma essenziali soprattutto sotto il profilo personale e indubbiamente anche sotto il profilo professionale. Quando sono tornata dalla Francia frequentavo il 2° anno di specialistica e ho consigliato a tutti i miei amici di corso di fare la mia stessa esperienza ovviamente l’anno dopo 5 di loro sono partiti per la Francia come assistenti di italiano.

Quali sono stati gli aspetti positivi e negativi dello stile di vita francese?

Questa domanda mi piace poco perchè non c’è uno stile di vita francese nel senso che un anno non è tanto, per conoscere un Paese, un popolo, uno stile di vita serve più di un anno…al massimo c’è lo stile di vita di Paola in Francia, è soggettivo.

Parlaci un po’ della cucina francese, consiglieresti ai nostri lettori un piatto tipico o una bevanda particolare che si deve provare se si va a visitare questo splendido Paese?

La cucina francese non è poi così male come si pensa, ovviamente preferisco sempre la cucina italiana però quiche lorraine, gratin dauphinois, ratatouille e i dolci sono molto buoni come il moelleux au chocolat. Consiglio di provare tutto perchè ciò che non piace a me può piacere a voi quindi se visitate la Francia mangiate e bevete a volontà.

Il luogo più bello che ho visitato in generale?

In tal caso Parigi, c’è magia nell’aria. O quando ero lì? Nizza, l’azzurro della Baia degli Angeli ti conquista.

Quali consigli daresti alle persone che sono in procinto di partire per la Francia?

Non fatevi scoraggiare dalle prime difficoltà.

Andresti a vivere in Francia ? Motivaci la tua risposta.

Certo. Ci ho vissuto per un anno e mi è piaciuto. Il Paese è bello, la lingua è bellissima, il cibo insomma ma poco importa.

Cristiano Prudente


Datagate: Francia intercettata

October 25, 2013 in Europa, Francia

Secondo Le Monde, con un articolo co-firmato dal giornalista Glenn Greenwald,  l’agenzia americana di spionaggio Nsa ha intercettato  le comunicazioni telefoniche di oltre 70 milioni di cittadini francesi: dal 10 dicembre 2012 all’8 gennaio 2013.

Il ministro degli esteri francese Laurent Fabius ha dichiarato “Questo tipo di pratiche tra paesi alleati che si insinuano nella sfera privata è completamente inaccettabile. Dobbiamo fare in modo che queste attività terminino molto rapidamente”.

Per questo motivo la Francia ha convocato l’ambasciatore americano per ottenere spiegazioni riguardo a queste intecettazioni.

La Nsa, come dice Le Monde, «dispone di diversi modi di raccolta. Quando certi numeri di telefono vengono usati in Francia, questi attivano un segnale che fa scattare automaticamente la registrazione di alcune conversazioni. Questa sorveglianza recupera anche gli sms e il loro contenuto in base a parole-chiave».

Quando vengono intercettate alcune parole chiave, vengono salvati i messaggi di testo e il loro contenuto. La Nsa conserva l’elenco dei contatti di ciascun «bersaglio». Gli intercettati avrebbero legami con il terrorismo ma sarebbero anche legati al mondo degli affari e della politica.

Cristiano Prudente dal blog italianifrancia.com


Studiare a Nantes: l’Erasmus di Cristina

October 8, 2013 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

 

Abbiamo intervistato Cristina, di Lecce d’adozione. E’ una laureanda in Letterature e Traduzione Interculturale che, dopo aver conseguito la laurea triennale a Lecce, ha deciso di proseguire la sua specializzazione a Roma. Vincitrice di varie borse di studio, che le hanno permesso di vivere in diverse realtà europee ed extra-europee. Studiando il francese, e’ stata vincitrice di una borsa Ersamus per Nantes nell’anno 2008 e nel 2012 ha vinto un bando che le ha dato la possibilità di fare uno stage a Perpignan, nel sud della Francia. Studiando ed appassionandosi per il portoghese, invece, ha vinto una borsa di studio di mobilità extra-europea per il Brasile. Da 3 anni collabora per un free lance salentino, Nobis, per il quale pubblica recensioni e che le ha permesso di presentare il suo racconto/guida della città di Salvador (BRASILE), dove ha vissuto per 4 mesi e mezzo.

Ecco la sua intervista

Ciao Cristina, ci puoi dire in che modo pensi che la realtà francese sia diversa da quella italiana?

Quella francese è una realtà fortemente marcata dal nazionalismo (come sottolineato da Delacroix nella sua Liberté guidant le peule): i cittadini si sentono parte attiva della nazione che sono chiamati a rappresentare, più di noi italiani. Questa penso sia una diversità che sancisce la dicotomia tra una realtà come quella francese ed uno scenario poco unitario come quello italiano.

Quali sono le differenze nel mondo universitario?

Anche qui le differenze sono piuttosto evidenti. La Francia punta a formare dei soggetti pensanti, capaci di stimolare un dibattito, di tenere accesa la curiosità e l’interesse di chi magari li ascolta. Insomma , il mondo universitario francese stimola lo studente a maturare una propria opinione su un determinato argomento, autore o opera letteraria. Lo scopo? Permettere allo studente di accrescere il proprio bagaglio culturale. Sono pochissimi i professori che qui in Italia desiderano questo dai propri studenti.

Qual è il tuo luogo preferito di della Francia?

Sicuramente il sud della Francia. Il clima mediterraneo del sud mi è più affine.

Cosa pensi del costo della vita a Nantes?

Parliamo di una città universitaria e di una città che quest’anno è stata promossa capitale verde d’Europa. Nantes non è una città carissima ma nemmeno molto accessibile. I compromessi a cui bisogna scendere per vivere in questa città sono tanti, come per esempio scegliere dove fare la propria spesa e soprattutto cosa acquistare, ma per un giovane magari vincitore di una borsa Erasmus come sono stata io le agevolazioni sono anche notevoli.

Cosa cambieresti della Francia? E dell’Italia?

Quando parliamo della Francia chiaramente ci riferiamo a chi la rappresenta, i francesi. Ecco cambierei la chiusura dei francesi nei confronti dello straniero. Alle volte stringere amicizia con i francesi è un cammino arduo nel quale imbattersi dato il loro spiccato nazionalismo. Cosa cambierei dell’Italia? Facciamo prima a dire cosa non cambierei. Non cambierei, per esempio, la buona cucina.

Che consiglio daresti a chi è in Italia ma vorrebbe espatriare?

Il consiglio presuppone un minimo di riflessione. Dunque, il mio non vuole essere un consiglio, bensì un invito ad agire. Agite: prendete il vostro “saccoccio” e partite! Cercate di conoscere altre realtà, come quella francese, perché quando poi le avrete conosciute capirete non solo quello che non va qui in Italia ma quello che di potenziale c’è altrove.

 Cristiano Prudente dal blog italianifrancia


Lavorare a Parigi: la storia di Silvia

September 27, 2013 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Silvia Versano, 27 anni. Pugliese, esattamente di Brindisi.

Ha studiato per fare l’interprete in Italia, laureata esattamente due anni fa in specialistica presso lo IULM a Milano, discutendo una tesi sull’interpretariato di tribunare e analizzando il processo di Perugia, in modo particolare l’interrogatorio in lingua inglese ad Amanda Knox. L’intepretariato, di conferenza nello specifico, è stata la sue passione da sempre. Già a 13 anni voleva lavorare al palazzo di vetro dell’ONU e invece si e’ trovata a fare uno stage, retribuito mediamente, in un’agenzia di traduzione a Parigi, dove però non traduce, ma le capita di fare la revisione alle traduzioni degli altri. Dal 1 ottobre sara’ assunta con contratto di collaborazione. Ha la partita IVA, ma in Francia si chiama Auto entrepreneur.

Quello che sta imparando è come fare la project manager, diverso dall’interprete, ma pur sempre “emozionante”. E poi chi lo sa, magari un giorno la vedrete al Parlamento Europeo o all’ONU!

Ecco la sua intervista.

Ciao Silvia, ci puoi dire in che modo pensi che la realtà francese sia diversa da quella italiana?

La realtà francese non è lontanissima da quella italiana, anche qui la crisi si inizia a sentire. Io credo che sia diverso l’approccio della gente. Qui tutti cercano di impegnarsi ad imparare il più possibile, la gente è tendenzialmente più incline ai cambiamenti. Lo Stato aiuta di più la popolazione, elergisce fondi a chi guadagna poco e non può permettersi di pagare gli affitti parigini. Le persone sono spronate ad andare avanti e non si piangono addosso.

 

Quali sono le differenze nel mondo del lavoro?

Non posso dare una risposta a 360° a questa domanda perchè posso dire di non essere mai entrata a far parte del mondo del lavoro italiano. Certo è che qui forse ogni tanto qualche CV lo leggono, almeno per dirti che non sei idonea. In Italia il 90% delle mie candidature sono finite direttamente nella cartella spam della posta elettronica delle aziende. Qui come stagista sono parte integrante di un’équipe, hanno bisogno di me. In Italia durante gli stage, facevo le fotocopie e scannerizzavo documenti…il tutto a zero euro.

 

Qual è il tuo luogo preferito della Francia?

Conosco poco la Francia in generale, conosco Parigi, Marsiglia e Strasburgo. Credo che ogni angolo di mondo sia bello a modo suo. Però Parigi spesso è davvero affascinante.

 

Cosa pensi del costo della vita in Francia?

Parigi è una città molto cara, sia dal punto di vista affitti, che cibo, che servizi (palestre, trasporti, cinema, ecc). Spesso però ci sono riduzioni per studenti o per ragazzi al di sotto dei 26 anni. Non si può andare tutte le sere a mangiare fuori e la pizza costa quanto una cena completa in Italia, bevande e dessert incluso! Ma credo che questo sia comune a tutte le grandi città e capitali europee e mondiali.

 

Cosa cambieresti della Francia? E dell’Italia?

Della Francia spesso vorrei cambiare i francesi, spesso distanti e scostanti. Ma non bisogna neanche fare di tutta l’erba un fascio…lo ammetto! E poi cambierei il meteo…un po’ più di sole e meno pioggia. Dell’Italia cambierei quel sentimento di sconfitta che ci affligge, quel piangersi addosso e non volersi rialzare e combattere, perchè tanto non cambia nulla. Non è così che  si risolvono i problemi. Dovremmo essere nella vita come siamo allo stadio quando tifiamo la squadra del cuore!

 

Che consiglio daresti a chi è in Italia ma vorrebbe espatriare?

Di farlo, prendere la valigia e andare ovunque porti il cuore. E non curarsi di chi dice che è più dura rimanere che partire, perchè nella vita bisogna mettersi un po’ alla prova, c’è sempre tempo per tornare a casa. Non escludo di tornare a casa un giorno, ma con un bagaglio culturale e professionale largamente più ampio di quello di oggi.

Cristiano Prudente dal blog italianifrancia


Insegnare in Francia: la storia di Silvia

September 27, 2013 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

 

Abbiamo intervistato Silvia Probo, 26 anni di Tricase (Lecce). Laureata in lingue straniere all’Università del Salento.  Ha conseguito da poco il master in European Translator in Polonia e in Belgio.

Due anni fa ha insegnato italiano in 3 licei di Bordeaux come lettrice e ora insegna inglese nelle scuole secondarie della provincia di Treviso.

Ciao Silvia, ci puoi dire in che modo pensi che la realtà francese sia diversa da quella italiana?

 

1. Penso che la Francia sia per molti versi differente dall’Italia: la gente francese è molto più diffidente e a volte chiusa alle culture altrui; personalmente credo sia una questione di tempistica…mi spiego, i francesi hanno bisogno di tempo per accogliere uno straniero…all’inizio è difficile integrarsi, ma se si ha un grande spirito di adattamento, vivere in Francia non è male.

Quali sono le differenze nel mondo del lavoro?

2. Per quanto riguarda il mondo del lavoro, non c’è poi tanta differenza tra l’Italia e la Francia; la crisi si sente anche oltralpe. Avendo lavorato nella scuola, posso dire che la situazione è molto diversa rispetto all’Italia: in Francia la nostra scuola media di 3 anni coincide con il collège che dura invece 4 anni, e la nostra scuola superiore di 5 anni, in Francia dura 3 anni.

Ci tengo a precisare che nelle scuole francesi lo studio delle lingue straniere è molto più sentito rispetto alle scuole in Italia. Gli alunni arrivano a studiare fino a 3 lingue straniere a partire dalla scuola media; nelle scuole elementari studiano già due lingue.

Qual è il tuo luogo preferito della Francia?

3. Ho viaggiato molto in Francia e devo dire che non ho un posto in particolare che preferisco. La Francia è tutta bella e ovviamente Bordeaux, a parte il suo fascino, resterà sempre nel mio cuore, insieme alla gente che ho conosciuto. Dire che Parigi è favolosa è banale ma io lo dico ugualmente! Nimes, la città “più romana” che ci sia in Francia è per questo molto suggestiva. Tolosa sembra abitata da italiani perchè gli abitanti sono molto affabili e simpatici!!!

Cosa pensi del costo della vita in Francia?

4. Il costo della vita in Francia? I ragazzi sono molto più agevolati; fino a 26 anni agli studenti e ai lavoratori viene rimborsato l’80% dell’affitto, i mezzi di trasporto costano molto meno ed è anche per questo motivo che ho potuto viaggiare per le città francesi! L’Italia dovrebbe prendere spunto da tutto ciò!

Cosa cambieresti della Francia? E dell’Italia?

5. Della Francia cambierei la mentalità a volte un po’ troppo nazionalista. Dell’Italia cambierei tante cose che sappiamo benissimo che non vanno bene..ma non cambierei il mio Paese per ninete al mondo!

Cosa cambieresti della Francia? E dell’Italia?

6. un consiglio, anzi due consigli che posso dare sono: ragazzi viaggiate e fate tanta esperienza all’estero!!! Io, grazie all’esperienza in Francia e altrove, sono cresciuta molto professionalmente e umanamente!!! Ho conosciuto gente fantastica e gente da dimenticare, ma è proprio questo il bello…si parte e non si sa a cosa si va incontro!!!
Secondo consiglio, una volta finita l’esperienza tornate in Italia, nella vostra patria, abbiamo bisogno di gente preparata e capace di far rialzare il paese e i suoi cittadini!!!

 

Cristiano Prudente