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Germania | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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Studiare in Germania: l’intervista a Jessica

November 29, 2013 in Europa, Germania, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Jessica Dal Pont, ragazza di 19 anni che vive a Sedico, una piccola città in provincia di Belluno sperduta nelle montagne.  

Ha concluso da poco il suo percorso di studi ed ora sta lavorando presso un’azienda. Nel tempo libero è allenatrice di pattinaggio artistico a rotelle. Di sé stessa dice:”Mi considero uno spirito libero, una ragazza molto determinata e che lotta per il suo futuro. I miei sogni? Continuare a formarmi, conciliando studio e lavoro, e poter visitare tutti i 200 paesi del mondo!

Amo viaggiare, leggere, fare sport e divertirmi! Spero con il racconto della mia esperienza di poter trasmettere qualcosa di me e di riuscire a coinvolgervi in questa mia esperienza”.

Ciao Jessica come ti è stato possibile fare quest’esperienza in Germania?

Frequentavo la quarta superiore dell’ITC Calvi di Belluno e ricordo ancora quando il mio professore d’italiano ci parlò di quest’incontro che ci sarebbe stato con i rappresentati del Lions Club di Belluno. Una mattinata ci riunimmo tutte le classi quarte nell’aula magna e il presidente di questo gruppo ci spiegò in cosa consisteva il programma degli Scambi Giovanili dei Lions: volevano dare la possibilità ad uno studente meritevole della scuola di partecipare gratuitamente a questo progetto che prevedeva due settimane di convivenza in una famiglia e una o due settimane da trascorrere invece in un campus con altri ragazzi provenienti da tutto il mondo…l’idea era fantastica, se non per il fatto che ancora meta e periodo de viaggio non erano stabiliti, quindi chiunque desiderasse intraprendere questa esperienza sapeva che avrebbe dovuto accettare ciò che sarebbe stato destinato a lui. Noi dovevamo semplicemente far recapitare tramite i nostri professori il nostro curriculum e una semplice presentazione personale e successivamente ci sarebbero state le selezioni che prevedevano un colloquio orale con alcuni esponenti del gruppo. Ed io ho colto la palla al balzo e la stessa mattinata dei colloqui sono stata selezionata!

 Ti è rimasta nel cuore quest’esperienza? Raccontaci le cose che ti sono piaciute così tanto. Amicizie?

Quest’esperienza credo me la porterò nel cuore per tutta la vita, perché mi ha dato la possibilità di crescere moltissimo. La famiglia presso la quale ho vissuto le prime due settimane era composta dai due genitori, un figlio della mia età e una figlia più piccola di 11 anni. Vivevano in una piccola città chiamata Baesweiler e li ho frequentato la scuola insieme al figlio: ho avuto modo di analizzare il loro sistema scolastico molto differente dal nostro e di parlare con i docenti e gli studenti, oltre che col preside della scuola, il quale era molto interessato riguardo le differenze tra il modello d’istruzione italiano e tedesco. Mi hanno portata ad Aachen (Aquisgrana), Köln (Colonia), Düsseldorf   e a visitare varie località nelle vicinanze, nonché una mostra di sculture di sabbia in Olanda. Sono stati molto gentili con me e mi hanno veramente fatta sentire a casa.  Il secondo periodo l’ho trascorso in compagnia di 24 ragazzi provenienti da 16 nazioni diverse (USA, Brasile, Hong Kong, Estonia, Finlandia, Spagna, Israele, Turchia, Germania e molti altri…) due settimane indimenticabili in compagnia di persone fantastiche.

 E’ bello vivere con persone provenienti da così tanti paesi e vivere tutti assieme?E’ stato altrettanto bello vivere in famiglia?

La parte più bella del viaggio è stata sicuramente nei  momenti di condivisione e di scambio culturale e umano. Sapevamo di avere poco tempo a disposizione per conoscerci, quindi abbiamo colto ogni occasione per parlare, ridere insieme e soprattutto fare gruppo. Il nostro coordinatore, che programmava le varie attività della giornata, ha pensato durante la prima settimana di organizzare degli incontri per rafforzare le nostre capacità di relazione e elaborazione in team, un giorno ci siamo soffermati sul nostro futuro ed i nostri sogni, una mattinata l’abbiamo spesa parlando dell’importanza del linguaggio non verbale legandoci un’attività di teatro: ognuno di noi si sentiva veramente libero di esprimersi, senza la paura di essere giudicato o deriso. L’ambito famigliare è stato un po’ diverso, ma altrettanto accogliente e stimolante: non ci si annoiava mai ed era un continuo interscambio d’idee!

Hai lavorato e studiato per poco tempo, ma in quel poco tempo sei riuscita anche ad apprendere in modo più efficace che in Italia il tedesco?

Quando sono arrivata all’aeroporto di Dusseldorf sapevo solo che ad attendermi c’era Peter (il papà tedesco) e ricordo che lui all’inizio mi parlava in inglese  credendo che per me fosse più facile. Io invece avevo una voglia matta di provare a farmi capire in tedesco e così il primo giorno ho avuto qualche difficoltà, poi invece non ho avuto grossi problemi nella comunicazione. Poi però quando sono arrivata al campus con gli altri ragazzi non tutti sapevano il tedesco e la lingua ufficiale era l’inglese, quindi ho dovuto convertire il mio cervello e non ti dico le difficoltà dei primi giorni..ero un disastro e non riuscivo a formulare le frasi in inglese, tutto veniva in automatico in tedesco! Ovviamente poi ho ingranato e quando sono tornata in Italia mi ricordo che la prima cosa che ho detto ai miei genitori è stata “Voglio tornare in Germania!”..ci sono rimasti malissimo!

 Per chi eventualmente avesse solo sentito parlare di questa possibilità a scuola, la consigli come una delle più belle esperienze che la scuola superiore possa dare?

Consiglio vivamente a tutti di partecipare alle eventuali selezioni o d’informarsi riguardo questa possibilità che offre il gruppo Lions Club con i loro progetti di scambi giovanili. Anzi, il consiglio migliore che posso dare a tutti i ragazzi della mia età è di cogliere tutte le opportunità che vengono offerte e di sfruttare ogni occasione per crescere e maturare. A me questo viaggio ha cambiato moltissimo la mia visione del mondo e di tutto ciò che mi circonda. Sono tornata più matura, più consapevole e con una bella lista di nuovi amici sparsi per il mondo!

Marco Campo Bagatin dal blog italianigermania


Vivere e lavorare in Baviera: l’intervista a Simona

November 4, 2013 in Germania, Storie di Italiani in Giro

 

Mi chiamo Simona, ho 16 anni…per gamba (non me lo fate dire quel numero che inizia per 3!) e vivo a Freising, cittadina a circa 30 km da Monaco.

Dopo svariati tentativi all’estero ho trovato la pace dei sensi in Germania, più precisamente in Baviera, dove vivo felicemente con mio marito!

Ecco la sua intervista!!

Ciao Simona, perché hai lasciato l’Italia?

Non mi sentivo a mio agio nel posto in cui vivevo. Straniera in una città che mi aveva vista nascere. E questo senso di disagio non mi faceva star bene e mi spingeva a cercare di andar oltre, oltre quei confini che tanto mi stavano stretti.

Lo stesso sentimento era condiviso da mio marito, perciò abbiamo deciso di andarcene. Vagliato le possibilità lavorative e la qualità di vita dei vari paesi e scelto la Germania.

Da quanto tempo vivi in Germania?

Ad ottobre ho fatto il mio secondo anniversario! Sono due anni che vivo a Freising!

Di cosa ti occupi?

Sono una multitasking! Nel primo periodo ho studiato tedesco, o perlomeno ho cercato di arrivare ad un livello accettabile…sono ancora in fase di apprendimento, e penso che questa fase durerà molto a lungo!

Poi mi sono attivata per concretizzare i miei sogni: far diventare le mie passioni dei lavori! Scrivere e cucinare: i miei obiettivi! A gennaio ho aperto un blog e relativa pagina fb.

Un blog diverso dal solito, niente piagnistei, niente lamentele, niente paragoni…solo la voglia di far sorridere di me e con me della mia vita da expat, dare informazioni e abbattere pregiudizi!

Il blog è cresciuto in fretta e ho iniziato a collaborare con dei giornali italiani.

Da blog spot, a luglio, sono passata ad un dominio indipendente: http://www.einespressobitte.com e ho ampliato le tematiche inserendo varie stanze (il sito è strutturato come un casa) compresa la “Cucina”.

Ho fatto conoscere quest’altra mia passione e ad ottobre ho iniziato ad insegnare cucina italiana in tedesco e in francese.

Nel mentre lavoro per un’azienda che si occupa di marketing partecipativo. Insomma mi tengo impegnata!

Come hai avuto questa idea?

L’idea del blog mi è venuta navigando su internet. Continuavo a leggere di connazionali espatriati in costante modalità lamentosa: non mi va bene questo, non mi piace l’altro, la pasta di mamma è più buona…e così via…allora mi son detta che era il momento di far capire che lamentarsi non serve a nulla, non è costruttivo per nessuno e zavorra la vita! Sì, proprio così, le lamentele sono come dei macigni appesi alle gambe…continuare a paragonare e a lagnarsi non permette alla gente di guardare quello che di bello può offrire un’esperienza all’estero!

Da lì sono nate tutte le mie iniziative successive!

Quanto è importante la conoscenza del tedesco nel tuo lavoro?

È importantissimo! Anche quando lavoro in altre lingue mi devo comunque interfacciare in tedesco! Conoscere la lingua del posto in cui si vive è fondamentale sia nel lavoro che nella vita di tutti i giorni!

Che consiglio daresti a chi vuole trasferirsi in Germania?

Quello che continuerò a dare fino allo sfinimento: non esiste il paese perfetto, esistono paesi che danno più opportunità rispetto ad altri…la Germania è uno di questi. Ma prima di decidere, valutate la vostra professionalità, che possibilità ci sono e quanto siete disposti ai cambiamenti…spostarsi per poi passare il tempo a criticare in maniera non costruttiva non serve a nulla…spostarsi per desiderio di migliorarsi e migliorare la propria vita…sì, quello può servire!

Cristiano Prudente


Vivere a Monaco di Baviera: la storia di Gianpaolo

October 29, 2013 in Europa, Germania, Storie di Italiani in Giro

 

Mi chiamo Gianpaolo Venafro e ad agosto ho compiuto 30 anni. Ho sempre vissuto e lavorato a Napoli, sebbene abbia maturato molto presto la convinzione e la voglia di lasciare l’Italia. Da marzo 2005 ad aprile 2013 ho lavorato nel settore del recupero crediti. Non sono laureato e ho un semplicissimo diploma di scuola superiore.

Ciao Gianpaolo, perche’ hai lasciato l’Italia?

 

Sono sempre stato intollerante a Napoli: a mio parere la città più bella del mondo, ma con i cittadini peggiori. Nessuna città ha l’offerta di Napoli: gastronomia, cultura, storia, mare. Eppure, viene rovinata da chi ci vive. Sarà maturità, sarà superbia, ma a Napoli mi sentivo in gabbia. Ben presto, però, ho capito che il problema non era la mia città, o il Sud, ma l’intera Italia. A differenza di tanti altri, io non do la colpa ai politici: non posso credere che qualche migliaio di persone possa rovinare un paese intero. Credo che l’Italia stia affondando soprattutto a causa degli italiani. Omertà, maleducazione, assenza totale di meritocrazia, nessun senso civico. Ho deciso di andare via a fine 2012. Ho scelto la Germania, perché la mia ragazza è laureata in lingue e già parlava tedesco, e Monaco, perché è la città più vicina allo stile di vita italiano, in quanto a calore umano e, anche, metereologico.

Da quanto tempo vivi a Monaco di Baviera e di cosa ti occupi?

Sono arrivato in città il 5 maggio 2013 e da allora mi occupo solo di imparare il tedesco. Le opportunità non mancano: decine di scuole a prezzi vantaggiosi offrono corsi intensivi; in pochi mesi si padroneggia un tedesco discreto, sufficiente per interagire nel quotidiano.

Parallelamente, sto lavorando ad un network, www.italianiamonaco.com , che si propone di aiutare chi ha intenzione di trasferirsi a Monaco, oltre ad offrire preziosi consigli ai turisti e agli italiani che già risiedono in Baviera.

Quali sono le principali differenze tra il governo italiano e quello tedesco?

Ho avuto a che fare col governo tedesco già la prima settimana: ho subito fatto l’anmeldung, la registrazione all’anagrafe. Dopo circa mezz’ora, avevo completato la pratica. Ho anche immatricolato l’auto qui in Germania, ho ricevuto certificato di proprietà e targhe in mezza giornata. La mia ragazza ha richiesto il casellario giudiziale al comune e dopo un paio di giorni è arrivato a casa, via posta.

Ho sviluppato questa teoria: in Italia fai una richiesta e dopo 30 giorni hai la risposta. In Germania fai una richiesta e il giorno dopo hai la risposta, però hai bisogno di 25 giorni per capire come fare il tutto!

La nota dolente, infatti, è la lingua: le istituzioni sono macchine rodate, veloci ed efficienti, ma c’è bisogno di informarsi prima sui giusti passi da fare.

Quanto e’ importante la conoscenza della lingua tedesca per comunicare e trovare lavoro?

La conoscenza del tedesco è, direi, fondamentale. Sì, è possibile trovare lavoro in un ristorante italiano o in una multinazionale in cui è richiesto l’inglese, ma è impensabile non imparare la lingua. Come si fa a vivere in un posto senza parlare? Al supermercato capiterà di dover chiedere dove si trovano le uova. All’Oktoberfest capiterà di dover chiedere dove sono i bagni. Sapere cosa vuol dire Zwiebel (cipolla), in un ristorante, potrebbe salvarvi la vita. E, come si evince dalla mia foto, il tedesco non è proprio facilissimo.

Quali sono i punti positivi e quelli negativi della vita in Germania?

Come già detto, la lingua è l’ostacolo maggiore per vivere in Germania. Senza ci si sente per forza di cosa spaesati, estranei. Gli altri due fattori negativi, riconosciuti dalla maggior parte degli stranieri in città, sono le condizioni climatiche e il cibo. Monaco, nonostante sia una delle città con più giorni di sole in Germania, d’inverno raggiunge anche i 20 gradi sottozero. Le nevicate spesso iniziano a novembre e terminano a marzo. Il cibo non aiuta: poca varietà e abitudini inusuali (un bel cappuccino dopo pranzo!) fanno storcere il naso.

I lati positivi sono, per fortuna, tantissimi: un sistema di trasporti pubblici tra i migliori al mondo. Di conseguenza, viene ridotto l’utilizzo dell’auto, preferendo mezzi alternativi, quali bici, skateboard, monopattini o pattini. L’efficienza, il rispetto e l’educazione, la professionalità sono caratteristiche che risultano evidenti sin da subito. Gli stipendi sono più alti e la tassazione più bassa. Gli spazi verdi sono numerosi e ben organizzati.

Che consiglio daresti ad un italiano che vuole trasferirsi a Monaco di Baviera?

Agli italiani desiderosi di trasferirsi a Monaco di Baviera consiglio di imparare prima il tedesco e di non fare troppo affidamento sulla ristorazione italiana, per quanto riguarda la ricerca di lavoro. Inoltre, sottolineo la difficoltà estrema nel trovare una sistemazione in città. Sembra che sia più difficile trovare casa che lavoro. È necessario considerare questo punto come il più importante.

La Germania non è il paese delle meraviglie: è necessario investire tempo e, soprattutto, soldi. Ma con caparbietà, costanza e determinazione i risultati arriveranno!

Cristiano Prudente


Offerte di lavoro per italiani in Germania

October 21, 2013 in Germania, Offerte di lavoro per Italiani all'Estero

Eccovi un po’ di offerte per italiani in Germania!!! 

Good luck!!!




Erasmus in Germania: Lilia si racconta

September 30, 2013 in Europa, Germania, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Lilia Sicolo, architetto di Bitonto. Dopo aver conseguito la maturità scientifica si iscrive alla Facoltà di  Architettura di Bari, che frequenta per un anno, al termine del quale decide di partire e trasferirsi a Roma e proseguire gli studi presso la Facoltà di Architettura Vallegiulia dell’Università degli studi La Sapienza. La sua voglia incontenibile di viaggiare la porta a partecipare al progetto Erasmus, grazie al quale trascorre un anno ad Aachen (Aquisgrana) dove frequenta la Rheinisch-Westfaelische Technische Hochschule, una delle più rinomate università tecniche tedesche. Dopo un anno torna a Roma dove consegue la laurea con la tesi “Architettura come metafora geologica: Parco della Musica e della Cultura a Bitonto” che verrà successivamente selezionata per la partecipazione al concorso internazionale “Archiprix International” e pubblicata sul sito della fondazione. Dopo aver conseguito l’abilitazione professionale presso la Sapienza, si trasferisce a Milano, dove lavora presso diversi studi di architettura. Si iscrive al Master in Interior Design presso la Scuola Politecnica di Design di Milano SPD dove si confronta con designer e architetti provenienti da tutto il mondo, e consegue il diploma di Master. Ora Lilia Sicolo inizia ad affacciarsi alla libera professione…
Ciao Lilia ci puoi dire in che modo pensi che la realtà tedesca sia diversa da quella italiana?
 In Germania, differentemente dall’Italia, c’è una ben consolidata integrazione tra diverse culture, integrazione che si percepisce anche in una piccola città come Aachen, dove una grande comunità turca convive serenamente con la popolazione “aacheniana” e con il grande numero di studenti stranieri che ogni anno popolano le stradine di questa bella cittadina di confine. Un’altra differenza importante risiede nell’attenzione alla valorizzazione di tutti i centri abitati, dal paesino di provincia a Berlino. Il cittadino può usufruire di un gran numero di servizi e, nonostante gli stereotipi e il freddo, io in Germania mi sono sentita davvero a casa.
 
Quali sono le differenze nel mondo universitario?
 Mentre le facoltà di Architettura in Italia hanno un percorso di studi molto più accademico, in Germania c’è una grande varietà di attività che è possibile svolgere durante l’anno accademico. Con grande entusiasmo, agli esami “tecnici”, ho affiancato lezioni di acquaforte, pittura, disegno dal nudo, scultura. Ho partecipato inoltre a diversi viaggi organizzati dall’Università che mi hanno permesso di visitare gran parte della Germania, l’Olanda e il Belgio. In Italia invece il corso di studi è fisso e purtroppo non c’è una grande varietà di attività opzionali da svolgere. Uno dei più grandi problemi che ho riscontrato durante la mia esperienza universitaria in Italia è la mancanza di strutture adeguate e spazi per le attività scolastiche, mentre in Germania, le facoltà di Architettura sono tutte provviste di aule per la pittura, per il taglio e l’assemblaggio di materiali per plastici, aule per la proiezione di film, aule computer..e potrei continuare all’infinito. Lo studente medio tedesco viene preso per mano e condotto alla laurea. Lo studente italiano invece viene abbandonato davanti all’ingresso ed è costretto a vedersela da solo.
 Qual è il tuo luogo preferito della Germania?
 Riflettendoci posso sicuramente affermare che Aachen offre lo scenario perfetto per una studentessa che vuole studiare all’estero: la città storica offre scorci memorabili e trasuda storia da tutti i pori; la sua dimensione limitata la rende vivibilissima e godibile soprattutto nella stagione primaverile, durante la quale i parchi si animano di persone e barbecue e la giornata si allunga in maniera impressionante.
Non è però difficile rimanere estasiati anche se ci si allontana da questa ridente cittadina: durante uno dei miei viaggi itineranti in giro per la Germania, infatti, armata di zaino in spalla, ho potuto ammirare per esempio la “Schwarzwald”, ossia la Foresta Nera, imponente e affascinante allo stesso tempo.
 Cosa pensi del costo della vita in Germania?
 In Germania il costo della vita è leggermente più basso rispetto all’ Italia, se si escludono le grandi città come Colonia, Berlino, dove i prezzi si avvicinano molto a quelli di Roma o Milano. Ad Aachen invece mi è capitato spesso di stupirmi, al supermercato, osservando magari un vasetto di yogurt dal prezzo davvero irrisorio. Fare la spesa è davvero conveniente e soprattutto gli studenti possono godere di notevoli agevolazioni economiche nei trasporti e servizi sanitari.
Cosa cambieresti della Germania? E dell’Italia?
Mi piacerebbe che i tedeschi fossero più cordiali, come gli Italiani e che gli italiani fossero più ligi al dovere, più concreti, proprio come i tedeschi
 Che consiglio daresti a chi è in Italia ma vorrebbe espatriare?
 Per quanto mi riguarda il progetto Erasmus dovrebbe essere reso obbligatorio per tutti gli studenti, viaggiare è una esperienza che ti segna profondamente, insegna a superare i propri limiti e ad aprirsi a nuove culture ed esperienze. Chi rientra in Italia dopo un periodo trascorso all’estero, torna con una nuova consapevolezza, ha avuto modo di confrontarsi con realtà diverse e può fare tesoro di tutto quello che ha imparato.

 

Cristiano Prudente


Erasmus ad Aachen: il racconto di Marisa

September 26, 2013 in Europa, Germania, Storie di Italiani in Giro

 

Marisa Vitale è un’ architetto nata a Bitonto, laureatasi alla facoltà di Architettura “Valle Giulia” presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” con la tesi in “Architettura come metafora geologica: Parco della Musica e della Cultura a Bitonto” che verrà successivamente selezionata per la partecipazione al concorso internazionale “Archiprix International” e pubblicata sul sito della fondazione.
Decide di trascorrere l’ultimo anno accademco (2006-2007) del suo percorso universitario in Germania con il programma di mobilità Erasmus presso la prestigiosa Rheinisch-Westfälische Technische Hochschule di Aachen (Aquisgrana) per poi volare a Praga con il progetto Leonardo Da Vinci dove risiede tutt’ora dal 2010.

 

Ciao Marisa, ci puoi dire in che modo pensi che la realtà tedesca sia diversa da quella italiana? 

 L’aspetto principale che rende la realtà tedesca diversa da quella italiana è sicuramente l’attenzione e il rispetto che i tedeschi hanno per il benessere collettivo (che inevitabilmente si riflette su quello dei singoli individui) per l’ambiente, i luoghi e le strutture pubbliche.

Non è il solito luogo comune: in Germania davvero tutto è in ordine, tutto funziona, la burocrazia, le poste, i trasporti etc.; esistono parchi e giardini pubblici curatissimi, piste ciclabili, le città sono sicure, non esistono periferie degradate, la raccolta differenziata dei rifiuti è all’avanguardia e al massimo dell’efficienza.

Quali sono le differenze nel mondo dello studio?

Esistono profonde differenze per quanto riguarda il mondo dello studio, ovviamente però posso solo riportare quella che è stata l’esperienza nel mio settore.

Ad Aachen ho trovato un’Università caratterizzata da una concezione culturale fondata sull’esperienza pratica, sul confronto di idee tra studenti e professori,  sul rispetto per le opinioni altrui.

Ci sono corsi (e le strutture adeguate) per realizzare oggetti di design, corsi di pittura, disegno dal vero, fotografia, scultura, persino un corso di acquaforte e, cosa fondamentale, ci sono corsi per i programmi di grafica , che in Italia siamo costretti ad imparare o da autodidatta (con tutti gli svantaggi che la cosa comporta) o pagando costosissimi corsi privati. Si passa pochissimo tempo all’Università, non ci sono interminabili  lezioni teoriche, non esiste l’obbligo di frequenza, e i professori lasciano molta autonomia agli studenti per quanto riguarda le decisioni progettuali, ma sono sempre molto disponibili e rintracciabili negli orari di ricevimento o tramite internet, in caso di qualsiasi dubbio o chiarimento.

In questo modo, non solo si ha tutto il tempo di lavorare presso gli studi di architettura, facendo così esperienza diretta sul campo, ma si è perfettamente in grado di essere indipendenti economicamente dai genitori.

 Qual è il tuo luogo preferito della Germania?

Naturalmente Aachen, perché è la città dove ho vissuto un’ importantissima esperienza come l’ Erasmus,  perché è il profumo di cioccolata della fabbrica Lindt che si respira in alcuni quartieri cittadini,  i barbecue di primavera e le lezioni di pittura nel Westpark, perché è il drei länder punkt che segna il confine tra Belgio, Olanda e Germania,  è la festa all’Uniklinik con l’autista dell’ autobus che alla fermata grida “Uniklinik, viel spass!!!”, è il Ring, le biciclette parcheggiate di fronte all’ Hauptgebaude dell’ RWTH, il döner kebab, i locali di Pontstrasse, il Duomo più antico del NordEuropa, è il treno per il carnevale di Colonia, è questo e molto altro ancora.

 Cosa pensi del costo della vita in Germania?

Ad eccezione della Baviera dove il costo della vita è sicuramente più alto di quello di altre città della Germania (anche gli stipendi),  mi è sembrato decisamente inferiore rispetto a quello italiano, persino nella capitale Berlino, soprattutto considerando che i salari sono nettamente più alti che in Italia. Affitti, ristoranti, locali di divertimento, abbigliamenti e  prodotti tecnologici sono molto più accessibili ed economici in Germania. Ovviamente i prodotti di importazione italiana sono un po’ più cari.

Cosa cambieresti della Germania e cosa dell’Italia?

Della Germania cambierei l’eccessiva organizzazione e autodisciplina che spesso non permette una certa flessibilità  e creatività, due qualità  molto utili per poter fronteggiare gli imprevisti e i “fuori programma” senza sentirsi disorientati o entrare nel panico solo perché ci si trova momentaneamente fuori dalle “linee guida”.

Dell’Italia cambierei la quasi totale mancanza di autodisciplina da parte degli individui, che si accompagna ad una vera e propria mancanza di rispetto e ad un atteggiamento orientato a favore del tornaconto personale, cui consegue una evidente noncuranza nei confronti degli interessi della comunità, del proprio Paese, della natura e dell’ambiente.

Che consiglio daresti a chi è in Italia ma vorrebbe espatriare?

Consiglio di non lasciarsi sopraffare dai mille interrogativi che normalmente ci assalgono quando stiamo per cambiare vita: “ce la farò, mi ambienterò, imparerò la lingua, troverò amici o il lavoro che sto cercando?” Non è questa la partita.

Qualunque siano le motivazioni che vi spingono ad espatriare, fate in modo che non siano così vincolanti, perché durante il percorso ne troverete altre, alcune potranno indurvi a restare, altre a cambiare rotta.

Per questo, non preoccupatevi se non riuscirete a fare niente o tutto di quello che vi eravate programmati  prima di partire, siate pronti piuttosto ad accogliere l’inatteso, le sorprese che la vostra avventura vi regalerà giorno per giorno.

Concludo con una citazione di Mark Twain che, oltre ad essere un grande scrittore, è stato anche un grande viaggiatore e i cui scritti costituiscono, per me, una fonte di continua ispirazione prima di “levare le ancore” : “Tra vent’anni non sarete delusi delle cose che avete fatto ma da quelle che non avete fatto. Allora levate l’ancora, abbandonate i porti sicuri, catturate il vento nelle vostre vele. Esplorate. Sognate. Scoprite.”

Cristiano Prudente dal blog www.italianigermania.com


Lavori per italiani in Germania

September 18, 2013 in Germania, Offerte di lavoro per Italiani all'Estero

Ecco una tabella con le offerte di lavoro aperte in Germania dedicate specificatamente agli italiani.


L’esperienza di Lisa in Baviera

August 2, 2013 in Germania, Storie di Italiani in Giro

Lisa

Abbiamo intervistato Lisa Campo, 21 anni che attualmente studia a Milano. Ci ha voluto raccontare la sua esperienza in Germania.

“Sono nata a Dachau e fino all’età di 5 anni ho trascorso la maggior parte dell’anno in Germania, dove mio papà lavora. Ho cominciato poi a frequentare le scuole in Italia e il tempo trascorso in Germania è diventato sempre meno. Col trascorrere degli anni ho perso contatti e competenze linguistiche. Qualche anno fa ho deciso di non lasciarmi sfuggire l’occasione di immergermi in una cultura diversa da quella italiana.

 

Nel 2009 mi è stata offerta l´opportunità di diventare animatrice per una settimana in un campeggio estivo in Baviera, con la Croce Rossa tedesca e in particolare con la Jugendrotkruez, ovvero la Croce Rossa per ragazzi.

A parlarmene è stata una cliente di mio papà, che è titolare di una gelateria nelle vicinanze di Monaco. Decisa a provare qualcosa di nuovo ho accettato e sono partita, senza ben sapere cosa avrei fatto e con che persone avrei collaborato. Le mie conoscenze della lingua tedesca sono sempre state molto buone, per cui credevo che da quel punto di vista non avrei avuto problemi, invece mi sono sbagliata, e non di poco: tutti i ragazzi e gli adulti che ho conosciuto parlavano solo bavarese tra di loro, ovvero una vera e propria lingua che io non masticavo minimamente. I primi giorni sono stati durissimi, cercavano tutti di essere gentili con me e di rendermi partecipe delle loro conversazioni, una vera sfida visto che non capivo niente! I primi quattro giorni sono stati dedicati a montare da zero circa una ventina di tende (le più piccole possono ospitare 20 persone,le più grandi quasi un centinaio) ad allestire una cucina e a collegare i tubi per le docce ,sono stati una vera e propria prova di nervi, ma non volevo assolutamente mollare. Al quarto giorno sono arrivati oltre un centinaio di bambini e ragazzi tra i 6 e i 16-17 anni e le cose sono un po´ migliorate. Col passare del tempo e grazie alle belle giornate estive, sono riuscita finalmente ad inserirmi, nonostante le lacune linguistiche. Molti delle persone che ho conosciuto avevano scommesso sul fatto che non mi avrebbero più rivista, convinti che noi italiani siamo troppo poco inclini alle scomodità e ad un’esperienza lontana dai propri agi, perché di questo si tratta in fondo. Non c’è il confort di avere un tetto sopra la testa se piove (due anni fa abbiamo dovuto chiedere rifugio in una palestra per poi mandare a casa i bambini qualche giorno in anticipo perché il campeggio era completamente allagato, in certe tende il livello d’acqua raggiungeva i 5cm), non c’è il comfort di avere un bagno  con doccia e gabinetto e non sono ammessi nemmeno telefoni cellulari,videogiochi o televisori, l’aspetto ludico è legato esclusivamente al rapporto con la natura. E invece si sono dovuti ricredere perché ormai sono quattro anni che non manco all’appuntamento. Il mio bavarese è ancora inesistente, ma almeno ora capisco quello che mi viene detto (quasi sempre). Ho stretto amicizie e ho conosciuto delle persone molto interessanti e gentili, che non mancano mai di fare qualche battutina su noi italiani purtroppo, ma si prende sempre tutto con un sorriso, non potrebbe essere altrimenti. La parte più difficile di tutte è vedere queste persone solo per un breve periodo una volta l’anno, li ritrovo cambiati, cresciuti o invecchiati, e ci vuole sempre un po di tempo per riabituarsi l’un l’altro. L’incarico che mi aspetta è di amministrare le bambine/ragazze (ci sono tende femminili e maschili,´divise per fasce d’età) per una settimana intera, e non essere soltanto animatrice, ma anche un po’ mamma. Il motto che ripetiamo sempre l’ultimo giorni di campeggio quando i genitori vengono in visita  è  ”Se volete sapere veramente come sono i vostri figli chiedetelo agli animatori che li hanno seguiti questa settimana”. Il lavoro che faccio non è retribuito, ne´ il mio ne´ quello di nessun altro, viene fatto per passione. A volte non è facile, spesso capitano dei bambini che piangono per giorni perché non sono mai stati lontani da casa, oppure ragazzi dispettosi che bisogna tenere sempre d’occhio. Sono consapevole che questa mia esperienza sarà difficilmente imitabile, però con questo vorrei sottolineare alcuni aspetti del modo di vivere tedesco che forse agli occhi di noi italiani non arrivano tanto spesso. I bavaresi, mi limito a parlare di loro perché conosco loro e credo possano essere diversi dai tedeschi del resto della Germania, sono un popolo molto gioviale, a cui piace godersi la vita e passare il tempo con gli amici, esattamente come noi gente del sud Europa. Appena possono si trovano insieme o vanno in vacanza insieme, organizzano gite e uscite, feste a casa e passano molto tempo all’aria aperta, cosa probabilmente resa possibile anche grazie ad una certa ricchezza generale che comprende un po’ tutto il Land. Dal punto di vista lavorativo probabilmente non potrò donare consigli, ma credo che avere un’idea di come sia il paese da un punto di vista umano sia molto importante, perché se si decide di intraprendere un’avventura all’estero si entra in contatto con una cultura nuova e che può intimorire. Io per molti anni ho nutrito odio per la Germania, perché la vedevo solo come il motivo che mi teneva lontana da mio papà e devo dire che questa esperienza, fortunatamente, ha radicalmente cambiato il mio modo di pensare.

Credo la “Jugendrotkreuz” sarebbe felice di avere altri volontari, anche se loro sono come una grande famiglia perchè fanno sempre tutto assieme, vivono nello stesso paese e hanno gli stessi ritmi, quindi comunque chiunque si aggiunga deve adattarsi ai loro ritmi. La location del campeggio cambia di anno in anno, comunque sempre in Baviera: i bambini provengono tutti da cittadine e paesi nei dintorni di Monaco e serve una buona conoscenza della lingua e quindi bisogna essere in grado di spiegare ai bambini molte cose.”

Marco Campo Bagatin tratto da ItalianiGermania.com Blog


Case chiuse in Germania

August 2, 2013 in Europa, Germania

Dal 1º gennaio 2002 in Germania la prostituzione è una attività legale,  dopo l’approvazione della Gesetz zur Regelung der Rechtsverhältnisse der Prostituierten, del 20 Dec 2001 

Le prostitute sono tenute a pagare le imposte sul reddito e l´Iva.

Possono lavorare con un contratto da lavoratrici dipendenti o come la maggior parte di loro autonome. Per combattere l’evasione fiscale, dato che i pagamenti avvengono in contanti, i comuni tedeschi applicano una tassa fissa da riscuotere giornalmente, sui 30 euro per prostituta.

Le case d´appuntamento,  comunemente dette bordelli, sono imprese registrate e per offrire cibo e bevande serve una normale licenza.

Dal 2006 i servizi della prostituzione possono essere pubblicizzati e i comuni possono decidere se vietare alcune zone delle citta’. 

Il Pascha nato nel 1972 e’ il piu’ grande bordello d’Europa. Si trova a Colonia ed ora è divenuto una catena di case di appuntamenti, presente non solo a Colonia, ma con filiali a Monaco di Baviera e Salisburgo.

 

Articolo tratto dal blog www.italianigermania.com

 

Cristiano Prudente


Istruzione: differenze tra Italia e Germania

August 1, 2013 in Europa, Germania, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo chiesto ad Andrea Mucchietto di parlarci del sistema di istruzione in Germania. Andrea è nato il 18 settembre 1993 a Fano, una città di mare e di porto nel Nord delle Marche. Ha svolto gli studi fino alla maturità nella sua città. Alle scuole superiori ha frequentato il liceo scientifico con l’indirizzo bilinguismo, ovvero ha potuto studiare due lingue contemporaneamente. Le lingue che scelse sono il tedesco e l’inglese. Ora si trova a Trieste dove studia fisica all’Università.

Andrea ci ha detto: “il mondo tedesco mi ha affascinato e la cultura tedesca credo ormai sia diventata quasi una passione per me. Ho iniziato a studiare tedesco alle scuole medie quindi circa 9 anni fa. I primi passi sono stati faticosi, molto duri, ma lo studio e gli scambi scolastici organizzati con città del posto hanno aiutato in maniera lampante a migliorare fin nei dettagli ill mio tedesco e le mie conoscenze in generale su di esso”.

Dopo essersi presentato, Andrea ha raccontato la sua storia in Germania:

” Nell’estate del 2010 (era l’estate tra la terza superiore e la quarta) ho avuto la possibilità di andare in Germania per un mese. E’ stato frutto di un progetto nato da tempo, che si tiene ogni anno a livello nazionale, purtroppo non mi ricordo esattamente tutto quindi mi limito a dire che rientra in un piano più ampio che fa parte della politica italo-tedesca ed è quella di valorizzare sempre più la conoscenza della lingua tedesca in paesi stranieri. Ho dovuto superare un colloquio orale (svoltosi a livello regionale) non molto difficile, ma complesso perché dovevo far capire anche la mia preparazione psicologica a quest’esperienza, oltre a saper sufficientemente bene la lingua tedesca. Il progetto prevedeva che passassero i primi due studenti di ogni regione, per le regione a statuto speciale le regole era leggermente diverse.

Ho trascorso le prime tre settimane (abbondanti) a Wuerzburg, un’importante città nel nord della Baviera, insieme ad altri ragazzi vincitori del concorso nelle loro corrispettive regioni. Qua siamo stati ospitati in famiglie che da tempo si son rese disponibili a questo tipo di progetti internazionali, molto accoglienti, gentili e affettuosi. La mattina andavamo con i nostri amici tedeschi a scuola poi però noi italiani venivamo raggruppati in aula per fare lezioni da soli con professori tedeschi.

Le lezioni avevano un compito preciso: stimolarci al massimo a parlare e a ragionare in tedesco. Queste lezioni erano molto interattive, dovevamo sempre parlare, confrontarci ed intervenire, alcune volte facevamo letteratura, per poter sviluppare senso critico su testi, articoli, poesie. Altre volte si studiava la cultura e la geografia tedesca, poi ci venivano insegnati detti, modi di dire e altri dettagli sulla grammatica tedesca. A volte venivamo lasciati liberi nel centro di Wurzburg e avevamo il compito d’intervistare i passanti su temi e argomenti che avevamo stabilito poco prima insieme con i professori.

A me è capitato una volta il tema dell’immigrazione in Germania, allora insieme a un paio di compagni ho dovuto formulare abbondanti domande per realizzare un quadro abbastanza completo della situazione. E’ stato molto interessante e formativo. Ogni giorno in pratica si era a contatto il più possibile con la gente del posto e questo ha aiutato davvero tanto nelle mie capacità di “maneggiare” il tedesco. Generalmente il pomeriggio, erano previste escursioni con tutto il gruppo. Si sono visitate le bellezze artistiche e storiche, quindi monumenti, edifici storici come per esempio castelli, residenze di antiche famiglie nobili, musei e tutte quante le visite sono ovviamente state svolte in lingua tedesca. Benché il gruppo fosse composto da ragazzi italiani, i nostri tutori ci pregavano quanto più possibile di parlare tedesco anche tra noi ragazzi italiani. breve nota sui tutori: sono due professori di scuole superiori italiani che si son resi disponibili a questo progetto e dunque accompagnano ogni anno i ragazzi in questa esperienza. Avevamo anche tempo libero e lo si passava in famiglia oppure si usciva assieme ai nostri amici tedeschi e quindi si stava con la loro compagnia e si conoscevano altri ragazzi e ragazze. Ho passato un bel periodo devo ammettere, finora sono sempre stato fortunato: la gente quando sente che mi piace la Germania, fa quasi un salto indietro, ha lo stereotipo del tedesco, rigido, freddo, chiuso di carattere, dalla parlata violentemente inquietante, a me invece piace perché mi hanno sempre fatto sentire a mio agio, sono allegri divertenti molto aperti sia dal punto di vista sociale che dal punto vista culturale, ma allo stesso tempo sanno anche essere organizzati, rigidi e rispettosi delle regole. Non dimenticherò mai questo fatto: una mattina si partiva dal piazzale della scuola di Wuerzburg alle ore 09.45 per fare un’escursione in una città non distante. Sono arrivato al piazzale alle 09.44(lo so con certezza perché quando sono in Germania cerco sempre di tenere sotto controllo il più possibile l’orario) e il professore, mi ha guardato, mi ha fissato, mi ha sorriso e detto:”Andrea, sei in ritardo. Va bene ragazzi, partiamo!”. Forse può apparire che ogni tanto siano ossessivi (a mio parere assolutamente no), ma trovo il loro modo di approcciarsi ai doveri, abbastanza vincente.
Chiunque sia interessato, questa è una esperienza validissima e fruttuosa da ogni punto di vista, si imparano tante cose, si migliora tanto e vistosamente stando a contatto con l’ambiente tedesco e la gente di quel posto, inoltre ci si diverte parecchio perché si conoscono tante persone nuove con diverse idee, diverse passioni, diversi interessi e vivendo insieme a loro per un po’ l’unico risultato è quello di uscirne segnato (in senso positivo), cambiato e questo è bene, preserva dalla monotonia. :)

Tornando al progetto, non era previsto solo questo. La quarta settimana abbiamo detto arrivederci a Wurzburg e ci siamo trasferiti solo noi italiani a Berlino per una settimana. Lì con altre due guide tedesche abbiamo visitato davvero l’intera città, ogni angolo della capitale! E’ una città favolosa, credo una delle più belle che per ora io abbia mai visto in Europa. Finita anche questa settimana ognuno è tornata nella sua casa in Italia. L’addio con i ragazzi è stato intenso quanto l’esperienza che abbiamo vissuto tutti insieme. Tornati a casa non tutto era finito: ci è stato chiesto di scrivere una relazione sufficientemente corposa sul progetto e sull’esperienza vissuta, quindi descrivere cosa si era fatto ed inoltre scrivere le proprie opinioni su quanto vissuto e sull’organizzazione del progetto.

La differenza sostanziale tra il metodo d’insegnamento tedesco e il metodo italiano è il pragmatismo. Intendo dire che la metà del voto finale di ogni studente viene determinata puramente in conformità al livello di partecipazione ed interesse che ha mostrato durante l’anno. L’interattività, i dialoghi tra studente e professore o tra studente e altri studenti sono fortemente ricercati, questo accade in tutte le situazioni possibili.

Non è concepita una lezione di due ore di letteratura (sto facendo un esempio reale) in cui per tutto il tempo il professore spiega e di rado qualche alunno alza la mano per chiedere specificazioni. La scuola tedesca si fonda su progetti di gruppo, su praticità e altresì permette allo studente di scegliere liberamente tre (o un numero simile) corsi negli ultimi anni di liceo. In Italia invece le regole e le modalità con cui si fa scuola sembrano leggermente più tradizionaliste, in cui predomina un approccio teorico alla materia di studio. Tutto ciò mira a forgiare ragazzi intellettualmente e mentalmente vivi per studiare all’università oppure per produrre ragionamenti profondi, ma che magari per quanto riguarda il lato pratico non sono abbondantemente preparati. Voglio precisare che non sto giudicando né bene né male nessuna delle due, sto solo cercando di rendere chiara la situazione delle e quello che realmente è. Penso che l’ideale sarebbe coniugare il sapere, fornito in maniera -lo devo ammettere- eccelsa dalla scuola italiana (purtroppo c’è però anche qualche eccezione), con il saper fare, tipico invece di una cultura Anglosassone.

Un esempio è appunto costituito dalla scuola tedesca, in cui si dà spazio alla teoria ma connessa strettamente alla pratica. ”

Marco Campo Bagatin

Articolo tratto dal blog www.italianigermania.com