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Keep calm and Carry on: le origini dello slogan

December 4, 2013 in Europa, Londra, Regno Unito

Sono ormai pochi quelli che non conoscono il famoso slogan “Keep calm and Carry On”, utilizzato su larga scala tanto nel settore dell’abbigliamento che nel mondo di internet. 

La frase originale era stata impressa su un volantino progettato dal governo britannico nel 1939, per infondere coraggio nella popolazione nel caso di una possibile invasione tedesca. La traduzione lettarale sarebbe infatti “Mantieni la calma e tieni duro“.

Ne furono stampate 2 milioni di copie, mai utilizzate dal momento che l’invasione non ebbe luogo.

Il volantino faceva seguito ad altre due versioni che riportavano la scritta “Freedom Is In Peril. Defend It With All Your Might” (la libertà è in pericolo, difendila con tutta la tua volontà) e “Your Courage, Your Cheerfulness, Your Resolution Will Bring Us Victory” (il tuo coraggio, la tua gioia, la tua risoluzione ci porterà alla vittoria).

Dal momento che sono passati oltre 50 anni dalla progettazione del manifesto, al giorno d’oggi non è più necessario pagarne i diritti d’autore: è per questo che possiamo trovarlo un po’ ovunque, in diverse varianti.

La riscoperta del volantino avvenne nel 2000, quando un tale Stuart Manley , proprietario di una libreria nel nord dell’Inghilterra, trovò uno dei manifesti originali nelle pagine di un vecchio libro acquistato all’asta .

Può apparire incredibile come un progetto vecchio più di 70 anni abbia colpito in un modo così significativo la società moderna.

Negli ultimi anni diversi i grandi marchi hanno infatti riutilizzato il disegno originale per la propria pubblicità.

Tra le versioni più diffuse ce n’è anche una dedicata agli italiani: “I’m Italian and I cannot keep calm” (sono italiano e non posso mantenere la calma). :)

 

Luca Cattaneo dal blog www.italianilondra.net


Aprire un’attivita’ a Londra: l’intervista a Davide

October 14, 2013 in Europa, Londra, Regno Unito, Storie di Italiani in Giro

Questa settimana, a Londra, abbiamo intervistato un italiano “che ce l’ha fatta”. Davide Pastorino, 30 anni di Varazze (SV), località turistica della riviera ligure. Titolare, in società con Andy Wells, trentacinquenne londinese, di una delle caffetterie più cool, affascinanti e prettamente inglesi della capitale britannica.

Il Fleet Street Press, in Fleet Street 3, a cento metri dell’uscita della tube di Temple, di fronte al Royal Courts of Justice. Siamo proprio nel cuore della city, quella dove si muovono azionari di borsa e di banche, avvocati, pretori, giudici, giornalisti, fotografi di professione ed operatori televisivi. Quella Londra che vediamo muoversi nei servizi di economia ai telegiornali, quella Londra che non è turismo, quella Londra dove girano imprenditori ed azionari in cravatta, quella Londra che non è la Londra del caos, non è quella Londra della vita underground, ma è la City, il cuore pulsante dell’economia britannica.

Davide, conosciuto da tutti con il nome inglese Dave, si è trasferito a Londra nel 2008, cinque anni fa.

In Italia aveva riscontrato un notevole successo nella sua vita da deejay, girando i dischi nelle consolle di diverse importanti discoteche del nord Italia, è stato conduttore radiofonico per alcune emittenti e ha lavorato alla parte tecnica di alcune rinomate radio. Un giorno ha così deciso di estremizzare al meglio la sua professione, scegliendo Londra per frequentare un corso di tecnico del suono, nella speranza di portare un giorno in Italia una specializzazione professionalizzata e innovativa. Ma gli eventi a Londra non sai mai dove ti possano portare, magari scegli la metropoli inglese per migliorare una professione e la volubilità della città ti porta a scoprire un mondo di cui non avevi nemmeno immaginato di poter far parte. Dave ne è un esempio. Da tecnico e deejay di professione a titolare di una delle migliori caffetterie, o come le chiamano in Inghilterra, “coffee shop” della London bene. Il Fleet Street Press ha un qualcosa di magico, dall’aspetto nettamente britannico, il marmo e il legno al suo interno riportano in un ambiente retrò, che con l’aggiunta dell’ottone antico attrae sempre lo sguardo di chi passa lì davanti. Il profumo di caffè che ne esce, spesso è un invito a una pausa per chi cammina di fretta. Per questo nella prossima gita londinese non dovrete mancare di farne visita e riscoprire nell’aria di Londra quel sapore di caffè italiano che non troverete in nessun altro quartiere della capitale.

Personalmente ho trovato la storia di Dave un esempio, soprattutto per i giovani che guardano Londra come la dipingono spesso le band nei video, o i molti servizi illusori tra le pagine di alcuni magazine. A Londra c’è tutto, si può tutto. Ma bisogna guadagnarselo e non sempre si riesce, capita a volte che la freddezza di questa metropoli ti porti a considerare altri aspetti nascosti che non sapevi di conoscere in te.

Quali sono state le difficoltà quando sei arrivato a Londra?

E’ stato come proiettarsi in un altro pianeta, sono arrivato da solo, senza conoscere nessuno e nulla del posto in cui mi trovavo, con le mille difficoltà che ci sono quando decidi di far parte di un’altra cultura. E ti ci devi abituare, soprattutto quando ti accorgi che i tuoi soldi sono finiti e non è il mondo che ti raccontavano nelle riviste di moda, devi entrarci, pensare in inglese e farne parte integrante.

Quanto ci hai messo a trovare un lavoro e che cosa hai trovato?

All’inizio ho lavorato due mesi per Caffè Nero, una catena, ma ero spaesato e non entravo nel groove, a me di fare il barman non importava, i miei obbiettivi erano altri. Io volevo fare il deejay, mi sentivo sconfitto, qui sono in tanti a voler fare quella carriera, sono così tornato in Italia per fare la stagione come DJ al “Soleluna” di Alassio (SV) ma a fine stagione estiva mi sono reso conto che le difficoltà di un futuro in Italia erano davvero grandi, ma con la piccola esperienza londinese che mi portavo addosso ci ho voluto tentare di nuovo. Ho così provato online a fare un’application per il recruitment all’Apple Store di Regent Street a Londra e una application per una catena di una caffetteria danese e quando mi hanno chiamato per la caffetteria non ci ho pensato due volte, ho fatto la valigia e sono partito. La facilità che mi ha fatto entrare nel giro dei recruitment della catena è stata che sul mio curriculum avevo già esperienza londinese nel campo della caffetteria. E quella è importante, anzi fondamentale per essere notati prima di altri in un CV.

E il sogno del DJ produttore?

Beh, come ti ripeto qui sono centinaia i giovani che vengono con il sogno di diventare DJ e produttori. Ho riscontrato successi nella mia carriera da coffee shop, dipendente di diverse caffetterie negli anni, e mi godevo la vita londinese, accorgendomi così che non eravamo in pochi ad aver scelto Londra come vita da produttore.

Cosa ti ha portato a decidere di aprire una caffetteria?

Quella è stata una conseguenza di esperienza lavorativa che porta la meritocrazia qui a Londra; dopo qualche anno avevo raggiunto la posizione di management del locale, sono stato manager nel primo e poi in altri locali, poiché la mia posizione era ormai quella, dovunque trovassi lavoro venivo assunto ormai come manager. Qui a Londra quando sali il gradino sei su, ma sei su davvero. A quel punto mi sono fatto la domanda che si fanno tutti quando scalano l’ambito gradino, ovvero quella che ti porta a chiederti perché gestire il locale di un altro ed avere un “boss” quando il “boss” puoi essere tu. Soprattutto quando ti accorgi che qui in Inghilterra puoi fare delle belle cose, se credi in quello che fai e se hai delle belle idee.

Quando hai conosciuto il tuo attuale socio Andy Wells?

Nel gennaio 2012 al Get Coffee quello che ora è il Fleet Street Press, lui cercava un socio ed io cercavo lo step che è oltre il manager ovvero il “boss”, ci siamo capiti subito dove volevamo arrivare ed abbiamo unito le nostre forze di volontà per andare oltre, non con poche difficoltà ovviamente, ma con un grande successo attualmente.

Che genere di gente frequenta il Fleet Street Press?

Fortuna vuole che siamo nella City, centro Londra e questo ti porta ad avere migliaia di tipi di clienti ma per la maggior parte sono avvocati, notai, giornalisti, fotografi, giudici, assicuratori, siamo di fronte al Royal Courts of Justyce, il tribunale di Londra ed intorno a noi ci sono decine e decine di banche ed uffici, insomma siamo nella city nel cuore del management londinese e il quartiere è frequentato da chi Londra la costruisce davvero.

Quali sono le differenze burocratiche tra il nostro paese e l’Inghilterra?

Le differenze sono molte, qui la burocrazia è molto più snella, semplice e veloce, rispetto a quelle sono le centinaia di scartoffie e le tempistiche italiane; pensa che per creare una società lo si può fare on-line in dieci minuti per una cifra che si aggira intorno ai 200 pound. In Italia i tempi sono esasperanti e se ricordo bene la spesa è nettamente più alta, forse per molti impensabile, tantevero che a me non è mai passato nella mente di interessarmene.

L’affito dei muri?

Forse in Italia si hanno meno spese, qui l’affitto è molto alto e la concorrenza pure, ma la gente in giro è tanta e in rapporto si alza il numero dei clienti.

Quanti dipendenti hai al momento?

Al momento sette. Ma possono essere sei oppure otto, dipende dal periodo.

Quanti ne hai cambiati in un anno?

Sei.

Come mai si cambiano così spesso i dipendenti qui a Londra?

Londra è una città di passaggio dove la gente spesso viene anche solo per fare un’esperienza di un anno, massimo due, magari per fare un corso, una scuola, solitamente ha altri interessi che fare carriera in una caffetteria, ma per il per il tempo che deve rimanere di un lavoro ha bisogno per forza. La domanda è sempre forte, l’offerta è alta ed il riciclo è continuo.


Come funziona la burocrazia delle assunzioni?

Londra è una città di 9/13 milioni di persone tra residenti e gente di passaggio e come dicevamo prima il riciclo è continuo, proprio per questo ci sono delle agenzie specializzate che lavorano anche on-line e noi spesso ci appoggiamo ad alcune di quelle più riconosciute e serie della metropoli. Mettendo un annuncio su un sito generico solitamente riceviamo dalle 300 alle 400 risposte, se l’annuncio lo mettiamo in un sito mirato alla ricerca del professionista, si ricevono dalle 10 alle 15 risposte. S’inizia come prima prova con il colloquio ed una prova di due ore nel locale non retribuita, ponderiamo entrambe le prove, capita spesso che il colloquio non sia convincente ma la prova sul campo rende come mai ci saremmo aspettati.

Quanto costa mediamente un dipendente nel tuo settore?

Il coffee shop paga più della catena, questo perché la qualità è nettamente più alta ed il servizio è più vicino al contatto con il pubblico. Io lo pago circa 7,50 pound l’ora ma il dipendente da se si deve pagare le tasse che sono circa il 20% del suo stipendio col risultato che a lui restano più o meno 6 pound puliti.

Cosa cambia tra una caffetteria italiana ed una londinese?

Ehhee..bisognerebbe partire da come e quando il caffè è arrivato in Inghilterra. La richiesta del prodotto è differente, il menù è più ampio e la clientela è molto più esigente, per questo devi avere una linea di prodotti aggiuntivi a quello che è il caffè in se. Noi cerchiamo comunque di offrire un range qualitativo molto alto mantenendo uno stile di caffè all’italiana, ma con la varietà di prodotti anglosassoni.
L’idea della lavagnetta esterna (vedi foto)? 

Ah, quella l’ho rubacchiata ad un locale dove lavoravo qualche anno fa, quotidianamente al Fleet Street Press decidiamo la frase del giorno, che solitamente è un messaggio che vogliamo dare nella frenesia delle lunghe giornate londinesi, ma è ancor di più e soprattutto per strappare un sorriso a chi passa davanti al Fleet.

Ti senti soddisfatto della vita che hai scelto?

Assolutamente si.

Pensi sarebbe stato possibile realizzare questo anche in Italia?

Assolutamente no.

Cosa fai nelle giornate libere?

Sono molto poche. Se sono durante la settimana risolvo piccole cose burocratiche e finanziarie, se capita un week-end o qualche giorno, preferisco passarlo fuori Londra con la mia fidanzata Veronica. Londra è una città circondata da aeroporti ed i voli non sono costosi, e poi scappare ogni tanto fa bene a entrambi e non ha costi eccessivi.

Progetti per il futuro?

Sono molti. Uno tra i tanti, forse entro un mese, insieme al mio socio Andy, riusciamo ad aprire una “compagnia di tè” vendendo cup singole nelle tazze, che in Inghilterra è tradizione, o buste, vendute a grammi, da fare a casa. Nel 2014 vorremo aprire un nuovo punto vendita come caffetteria in un’altra zona di Londra.

Che consiglio vuoi dare ai nostri lettori che stanno pensando di trasferirsi a Londra?

Tanta forza d’animo e tanto spirito di adattamento, soprattutto all’inizio. Questa è una città che ti permette di seguire i tuoi sogni, le tue ambizioni, una città che se sei disposto a dare, alla lunga ricevi, ma non è facile, la competizione è tanta, ma il lavoro alla lunga paga e sono sicuro che Londra prima o poi ti ripaga.

A Londra secondo te ce la possono fare tutti?

Una città non adatta a tutti. In questi anni ho conosciuto tante persone che pensavano fosse facile e sono rimaste sconfitte. Londra è una città dove ogni anno arrivano migliaia di persone che vengono per provarci, per questo è una città che richiede tempo e fatica. Una città non per tutti, ma una città in cui ce la puoi fare.

Hai avuto delusioni da questa città? 

Eccome, ho avuto anche quelle. Le delusioni aiutano a crescere.

Qual è il piede giusto per partire?

Tanta umiltà, essere disposti a ripartire da zero anche più di una volta. Londra è una città beffarda, oserei dire spesso infame. Lo può essere nel bene, ma anche nel male, una città in cui tutto può cambiare tutto nel giro di 24ore. Ci sono volte in cui il tuo stipendio aumenta, la nuova casa che hai trovato è molto più bella e costa la metà di quella che avevi prima, come può succedere che nello stesso giorno perdi casa e lavoro e non sai come arrivare a domani.

 

Se volessi fare una serata fuori con te, dove mi porteresti?

Ti porto a Hoxton Square, a Schoredictch, il quartiere della vera movida londinese e davanti a una pinta di birra ti racconterò ancora un po’ di cose, ma quelle sono cose che mi devi promettere di non scrivere. E così ho fatto. Con Dave e la sua fidanzata Veronica, abbiamo preso il bus, in una serata di inizio ottobre quando il sole cominciava a calare, mi hanno mostrato entrambi parti di città che non conoscevo e di cui nel tempo troverò il modo di conoscere e raccontarvi. Siamo scesi a Liverpool Street e abbiamo camminato a piedi fino a Schoredicht. Ci siamo seduti al tavolo di un pub, dove la gente era molta, di nazioni differenti, tutti ridevano, scherzavano, parlavano in slang inglese e spesso tante frasi non le capivo nemmeno, abbiamo bevuto e non ho fatto il giornalista, siamo stati al tavolo a ridere e divertirci come Londra vuole essere vissuta.

Chi nutre in se un’idea che volge a cambiare la propria vita e che non riesce a realizzare non esiti.

London is waitin’ for U.

You are London.

Martino Serra dal blog italianilondra.net

 


Lavoro a Cambridge: la storia di Alessia

September 19, 2013 in Europa, Londra, Regno Unito, Storie di Italiani in Giro

Lei è Alessia Alfarano, ed è laureata in Psicologia Clinica dello Sviluppo e delle Relazioni, laurea che ha conseguito ormai 5 anni fa, nel lontano 22 ottobre 2008 presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” con la votazione di 110/110 con una tesi sperimentale sui Disturbi del Comportamento Alimentare. Nella prima sessione del 2009 ha sostenuto e superato l’esame di stato per l’abilitazione della libera professione di Psicologo, e dal 02/02/2010 è iscritta all’albo sez. A dell’Ordine degli Psicologi Regione Puglia. A luglio 2010 ha conseguito con lode un Master Unversitario di II livello in “Aspetti Medico-Sociali della Sessualità” che ha frequentato presso il Policlinico di Bari e nel frattempo si era già iscritta alla scuola di specializzazione quadriennale in Psicoterapia Sistemico-Relazionale presso l’I.P.F.R. Istituto di Psicoterapia Familiare e Relazionale del Dott. P. Chianura a Bari, per diventare Psicoterapeuta; step finale della sua carriera universitaria. Al momento infatti è all’ultimo anno, le mancano soli 3 mesi per finire la quarta tesi della sua vita da realizzare per liberarsi di un grande peso, che tra l’altro è stato il motivo per cui è dovuta rientrare suo malgrado in Italia. Dall’età di 19 anni è indipendente economicamente, cioè non grava sulla sua famiglia perché lavoro per sopravvivere come cameriera, cosa che h fatto per ben 8 anni e mezzo di fila in un rinomato pub del centro storico della mia città e cosa che tutt’ora continua a fare per mantenersi anche a Roma, dove ormai da 1 anno e qualche mese, fatta eccezione per i mesi in cui è stata in Inghilterra, lavora presso un Ristorante Vegetariano in Via Margutta, che è pure una Galleria D’arte.

Ciao Alessia,

- puoi spiegarci quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto ad andare a Cambridge?

Ciao, innanzitutto vorrei precisare che le motivazioni che mi hanno spinto ad andare proprio a Cambridge fossero perlomeno all’inizio di natura sentimentale, diciamo così, perché là avevo il mio migliore amico, che ci vive ormai da 1 anno e mezzo. In più la prima volta che ci sono stata per vacanza a novembre 2012 proprio per andare a trovare questo mio amico, ho conosciuto un ragazzo, peraltro mio concittadino, con cui è iniziato un “flirt a distanza”, via skype. Questo mi ha portata nella decisione di partire a maggio e andare là a fare un’esperienza di qualche mese per migliorare il mio inglese, unendo così l’utile al dilettevole, anche perché a prescindere da ciò l’idea di fare un’esperienza fuori era già nei miei piani.

-come hai avuto l’opportunità di lavorare?

Arrivata là, ho subito cominciato a lavorare, perché sin dall’Italia avevo diversi agganci, essendoci già stata 2 volte per vacanza, una a novembre e l’altra a febbraio. Essendoci diversi barlettani in loco, e in genere molti pugliesi, tant’è vero che sono arrivata a Cambridge la notte tra il 16 e il 17 maggio, (ormai 17), e la mattina seguente, era un venerdì, mi sono recata in un ristorante italiano, La Mimosa, che peraltro ho scoperto essere di un foggiano, per lasciare il mio cv. Poiché là ci lavorava la ragazza di un mio amico, sempre di Barletta, che vive là, il sabato avevo già un lavoro. Per cui ho iniziato a lavorare da subito come cameriera, mestiere che ormai svolgo da 10 anni, dalla tenera età di 19 anni, per sbarcare il lunario e avere un’indipendenza economica, pur essendo io Psicologa e specializzanda in Psicoterapia. In questo ristorante ho lavorato tutta la mia prima settimana di permanenza a Cambridge, dopodiché per via del tempo che non era dei migliori e non consentiva di poter usufruire dell’ampio spazio fuori di cui il ristorante era dotato, ho dovuto cambiare posto di lavoro, non perché non mi trovassi bene, anzi, tutt’altro, ma perchè essendo comunque loro già una squadra ben consolidata, hanno cominciato a chiamarmi soltanto per il week-end, ed io non avevo bisogno di un part-time, bensì di un full-time. Successivamente ho lasciato il mio cv in un altro ristorante italiano, Cafè Milano, ubicato in St. Andrew’s Street, in pieno centro, che di italiano in realtà aveva ben poco, a parte me e Beatrice un’altra ragazza italiana che ci lavorava, essendo i gestori curdi, ed essendoci in cucina nientemeno che un ragazzo egiziano ed uno della Transilvania. Per cui anche in questo caso sono stata abbastanza fortunata, il mercoledì ho lasciato il cv, il giovedì ho fatto la prova non retribuita ed il sabato ho già cominciato a lavorarci full time, 6 gg su 7, per cui di fatto sarò stata senza lavoro solo 3 gg… e da quel momento ho sempre lavorato là fino agli ultimi gg della mia permanenza nella cittadina inglese.


-quali sono le principali differenze tra inghilterra/italia sul lavoro e non solo?

Sul lavoro credo ci siano delle differenze abissali tra Inghilterra ed Italia, in primis perché non appena arrivi in Inghilterra si presume che per poter lavorare regolarmente, ossia con un contratto, tu abbia il cosiddetto NINO, ossia il National Insurance Number, che è una sorta di codice identificativo, che ti viene rilasciato dal job centre e recapitato a casa tramite posta. Dopo un breve colloquio in loco, finalizzato a raccogliere alcune informazioni di natura anagrafica in un arco di tempo di massimo 4 settimane dal colloquio. Quindi ritengo che questo sia già un primo passo, peraltro molto semplice da compiere per mettersi in regola, dopodiché ovviamente non è detto che si abbia necessariamente un contratto regolare di lavoro. Nel mio caso anche in Inghilterra, ahimè, ho lavorato a nero, dunque senza alcun contratto, però nel caso in cui me l’avessero fatto, avrei avuto le mie ritenute fiscali, avrei cioè pagato ovviamente delle tasse, che però poi in Inghilterra puoi riscuotere qualora decidessi di andare via e hai tempo 1 anno per farlo dal momento in cui le hai accumulate, se non ricordo male. La cosa che più di tutto credo mi abbia stupita del lavoro in Inghilterra è la facilità con cui uno straniero, pur non sapendo un’h di inglese riesce a trovarlo, ovviamente accontentandosi di lavorare come cameriere o come kitchen porter nella cucina di qualche ristorante, oltre che la possibilità di trovarlo, pur magari essendo in là con l’età. Tipo nel corso della mia esperienza ho avuto modo di conoscere un’intera famiglia di Santeramo in Colle (Ba), che da ottobre 2012 si era trasferita a Cambridge, lasciando definitivamente l’Italia e il capofamiglia, pur avendo 54 anni, ed essendosi lasciato alle spalle un impiego se non erro statale, là ha avuto ugualmente la possibilità di rimettersi in gioco e nonostante l’età di trovare un lavoro. Ad oggi lavora nella cucina di un ristorante Bill’s, che peraltro è anche una grossa catena, ritenendosi fortunato e felice della propria scelta e aggiungendo per giunta che in Italia non tornerebbe mai perchè lì a Cambridge si vive, a suo parere, troppo bene. Quindi questa ritengo sia una grossissima differenza da quello che è invece il sistema in Italia, perché ahimè in Italia già a 30 anni sei considerato troppo vecchio per avere un lavoro, e mai nella vita riuscirai a trovarne uno superati i 50, mentre non appena ti laurei sei considerato troppo inesperto per averne ugualmente uno. Parlo sulla base della mia esperienza personale, perché ad oggi pur avendo inviato svariati cv e fatto anche diversi colloqui, e pur essendomi laureata sempre in tempo, rispettando tutte le scadenze, cioè all’età di 21 anni e mezzo alla triennale, e all’età di 23 anni e mezzo alla specialistica, non sono ancora riuscita a trovare un impiego affine alle mie competenze e al mio ambito di studio. Per sopravvivere sono costretta ancora a fare la cameriera, pur volendo fare tutt’altro nella vita, cosa non poco avvilente. Inoltre in Inghilterra io credo che puntino di più sui giovani e sul loro inserimento lavorativo sin dall’università, consentendo perlomeno presso quella pubblica, in questo caso l’Anglia Rusky anche ai meno abbienti di iscriversi richiedendo un finanziamento da restituire con un certo tasso di interesse soltanto nel momento in cui si sia raggiunta una certa soglia di reddito. Soltanto nel momento in cui si presume si abbia un lavoro che dia questo tetto di reddito, altrimenti quei soldi sono a fondo perduto, quindi immagino sia anche nel loro interesse fare in modo che i giovani laureati trovino un lavoro ed una giusta collocazione. Tornando alle differenze tra Inghilterra e Italia, non solo in ambito lavorativo, potrei dire che in Inghilterra, o perlomeno a Cambridge si vive molto bene perché alla fine vivi la realtà di una città non molto grande, conterà all’incirca 100,000 abitanti, più o meno come la mia città natale Barletta, con l’enorme differenza, però, che a Cambridge, essendo insieme ad Oxford una delle Università più antiche dell’Inghilterra, c’è un elevato numero di giovani provenienti da tutto il mondo. Dunque un’ampia gamma di culture, etnie e chi più ne ha, più ne metta, cosa che non siamo abituati a vedere a Barletta, ma soprattutto c’è una grande quantità di verde, parchi in ogni dove, cosa che a mio modesto parere in Italia scarseggia alla grande. Per questo ha tutto l’aspetto di un’oasi di tranquillità in cui puoi girare e raggiungere qualsiasi posto con estrema facilità sia a piedi, che in bici, mezzo di locomozione molto diffuso, e che sto rimpiangendo da morire dal momento in cui sono rientrata nel caos di Roma, che è l’esatto opposto in termini di grandezza, organizzazione, verde e quant’altro. Aggiungerei che il mio rientro in Italia non è stato positivo, affatto, anzi direi anche abbastanza traumatico, perché mi risulta tutt’ora molto difficile, pur essendo rientrata già lo scorso 6 agosto, ambientarmi nuovamente e soprattutto riabituarmi ai ritmi e al modo di vivere frenetico della Capitale dove sono rientrata. dopo una vacanza al mare il 28 agosto, tant’è vero che non di rado vorrei lasciare tutto e fuggire, ma il motivo per cui sono dovuta rientrare in Italia è legato al fatto che ahimè ho da portare a termine il grosso impegno della scuola di specializzazione in Psicoterapia, in cui ho investito tutte le mie forze in termini soprattutto economici e di tempo, che finalmente terminerà il prossimo dicembre 2013. Per cui non escludo che finita la scuola, possa tornare di nuovo a Cambridge, o in generale in Inghilterra, dove di questi tempi si vive senza dubbio meglio che in Italia.

-cosa pensi dello stile di vita inglese?

Per grandi linee penso che lo stile di vita inglese sia molto “easy“, nel senso che a mio parere gli inglesi pur non essendo solari come noi italiani, e non godendo del mare come noi, che io reputo personalmente la mia linfa vitale, a modo loro, però, riescono a godersi ugualmente la vita pur sostenendo, talvolta, ritmi frenetici. Il sol fatto che siano soliti rinchiudersi dopo il lavoro ore e ore nei pub a bere birra, ti fa riflettere su come trovino con facilità una valvola di sfogo a tutto, persino alle frustrazioni, quindi non avranno magari il sorriso stampato in volto, talvolta sembreranno anche poco cortesi e cordiali, ma tutto sommato credo che il loro stile di vita sia invidiabile, della serie “take it easy“. Solitamente se ne fregano di tutto e di tutti, e soprattutto cosa che ammiro in loro non badano alle apparenze, a cui invece noi italiani siamo soliti dare fin troppa ed inutile importanza, della serie anche nel look sono molto spesso eccentrici e poco “azzeccati”, ma assolutamente noncuranti di ciò…non potrò mai dimenticare quando sono andata alla Cooperative a fare la spesa in pigiama, nessuno pare essersi accorto di ciò, perlomeno non mi sono sentita affatto osservata o fuori luogo per questo..della serie che forse ci sarei potuta andare coi bigodini in testa, nessuno mi avrebbe giudicato per questo, cosa impensabile per un paese come l’Italia che non a caso vanta persino i calciatori più “stilosi”… ma fatemi il piacere!!! Questa cosa del loro assoluto menefreghismo è infatti una cosa che ammiro e che mi manca moltissimo. Poi mi mancano anche tutte le fantastiche leccornie che vendono nei loro supermercati e che in Italia non trovi..meraviglia!!!

-che consiglio ti senti di dare per chi volesse espatriare?

Ora come ora se potessi dare un consiglio a chi avesse voglia di espatriare, cosa che condivido pienamente, visto il paese pietoso in cui viviamo e vista la situazione di totale stallo, da cui pare non se n’esca indenni, almeno non per ora, è di farlo senza starci troppo a pensare. Inizialmente può fare paura, perché è normale che il cambiamento faccia paura, ma non per questo precludersi questa possibilità, perché espatriando “you can open your mind” e capire sul serio se poi sarebbe il caso di tornare in Italia un giorno e battersi affinché ci si possa costruire un futuro, o se è meglio dirle addio per sempre..cosa che è costantemente nei miei pensieri adesso…perlomeno bisogna provarci per non avere poi il rimpianto di non averlo fatto!!! E a sto punto, a parte il tempo grigio ed uggioso, l’Inghilterra ve la consiglio, è davvero figa!!! ;)

 

Alessandro Lamacchia


Francesco e il suo lavoro in un ristorante a Londra

August 29, 2013 in Londra, Regno Unito

 

Abbiamo intervistato  Francesco, della provincia di Bari. Vive a Londra e lavora come Supervisor in un ristorante.

Prima di trasferirsi a Londra ha vissuto per circda 4 anni in Svizzera dove ha imparato il francese, ma per il suo lavoro sentiva la lacuna dell’inglese non masticato abbastanza bene…ed ecco Londra!

Ecco la sua intervista

Quali sono  le principali differenze nel mondo lavorativo rispetto all’Italia?
Lavorando nel settore della ristorazione le principali differenze che noti sono quelle del lavoro strutturato in maniera diversa, qui ci sono piu figure che in Italia non trovi, hai piu possibilita’ di imparare e crescere professionalmente e puoi sicuramente aspirare a far carriera in un tempo inferiore a quello italiano.

 Quali sono stati gli aspetti positivi e negativi dello stile di vita londinese?

Uno degli aspetti positivi e’ quello che qui la burocrazia funziona molto meglio, i tempi si riducono al minimo per qualsiasi pratica ti occorra, Il piu’ negativo tra tutti è quello che la vita londinese costa troppo.
Qual e’ il posto di Londra che ti piace di piu’?
Il posto di Londra che a me piace tantissimo è Brixton, un quartiere a sud di londra, il capolinea della Victoria Line, l’area pullula di gente da tutto il mondo. C’ è un mercato molto interessante e la sera puoi trovar dappertutto localini tipici africani e sudamericani dove puoi gustare a prezzo davvero ragionevole le prelibatezze preparate in maniera casereccia da mani esperte… qualcosa di unico per me, dove puoi passare la serata con amici in un aria folkroristica.
Come vedi il tuo futuro dopo Londra?
Londra sicuramente è un posto che ti segna la vita, bisogna assolutamente passarci per qui, ti lascia un esperienza unica. Per il dopo non ho ancora progetti chiari ma credo di farmi un’esperienza in Spagna per capire un po’ come funziona la vita da quelle parti e poi chissa’ un domani ritornarci qui a vivere…
Quali consigli daresti alle persone che sono in procinto di partire per Londra?
Uno dei consigli piu’ importanti che mi sento di dare alle persone è quello di venire qui con un minimo di conoscenza della lingua inglese, trovare una sistemazione evitando il piu possibile il contatto con gli italiani altrimenti i tempi di apprendimento dell’inglese si allungano di parecchio.

 

 

Cristiano Prudente
 

 

Alloggi per studenti Londra, Residence per Studenti Londra, Appartamenti per studenti Londra

August 23, 2013 in Londra, Regno Unito

appartamentialondra

Trovare un alloggio a Londra non è sempre un’impresa impossibile. L’agenzia di accoglienza LondonEazy, parte del gruppo internazionale EazyCity, propone sistemazioni garantite in appartamento o in famiglia a Londra, in camera singola o doppia, offrendo la massima flessibilità (nessuna bolletta da pagare, preavviso di check-out minimo…) ed assistenza per tutta la durata del soggiorno.

Da oggi LondonEazy offre un’offerta esclusiva dedicata ai giovani utenti del nostro blog che desiderano trasferirsi a Londra:

il 50% di sconto su ogni servizio di job-planning (assistenza-lavoro) per ogni prenotazione effettuata! 

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Per usufruire dell’offerta o avere più informazioni puoi scrivere a info@londoneazy.com, naturalmente specificando che sei un lettore di ItalianiLondra.net! :)

Tra i servizi che possono essere inclusi nel job-plan:

  • Traduzione del Curriculum Vitae
  • Colloquio / Chat via Skype con un nostro consulente prima della partenza (in modo da stabilire il vostro livello d’inglese e competenze lavorative)
  • Preparazione lettera di presentazione in inglese
  • Consulenza dettagliata
  • Spiegazione sistema fiscale in Inghilterra
  • Certificato di residenza (per le persone che risiedono nei nostri alloggi) necessario per la richiesta del NIN Number (codice fiscale inglese necessario per lavorare)
  • Consigli per la ricerca di lavoro a Londra
  • Simulazione e organizzazione del colloquio di lavoro, con feedback al termine

A questo indirizzo potete invece avere maggiori informazioni sugli alloggi e vedere alcuni video Youtube degli appartamenti.

Articolo tratto dal nostro blog amico ItalianiLondra.net