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Spagna | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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Lavorare a Granada con la borsa Leonardo: l’intervista a Rossella

January 10, 2014 in Europa, Spagna, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Rossella, siciliana di 27 anni, traduttrice, insegnante di italiano per stranieri e mediatrice culturale. Ci parla della sua esperienza a Granada con la borsa Leonardo

Ciao Rossella, raccontaci come hai avuto la possibilità di lavorare a Granada.

Nel 2012, al termine della mia esperienza transoceanica e al mio rientro in Sicilia, mi sentivo quasi come un pesce fuor d’acqua. Mi mancava Boston, mi sentivo legata all’esperienza vissuta, desideravo rivivere i luoghi che mi avevano stupita e lasciato stupendi ricordi. Da quella volta, la voglia di estero non mi ha più abbandonata! Ascoltando i racconti positivi di tanti giovani partiti grazie al programma Leonardo Da Vinci, mi dissi “perché no?”. Cercai sul web tutte le opportunità proposte da enti e associazioni sparse in tutta Italia e inviai un’infinità di domande! La Spagna, ad essere sincera, non occupava le prime posizioni nella rosa delle mie preferenze ma ad oggi posso confermare che la sceglierei altre mille volte! La llevo en mi corazon!

Di cosa ti sei occupata?

Ho lavorato all’ufficio turistico del Municipio di Granada. Un luogo di lavoro che mi ha fatto incontrare turisti provenienti da diverse parti del mondo. Fornivo informazioni turistico-culturali sulla città, suggerivo itinerari monumentali, effettuavo interviste per le vie di Granada. Un lavoro stimolante perché mi permetteva di parlare più lingue quotidianamente, di interagire con più culture durante il giorno e soprattutto di conoscere da vicino il mondo dei viaggiatori, cogliendone le varie sfaccettature e lo spirito avventuroso che sempre li accompagna.

Qual è stato il tuo luogo preferito di Granada?

Se potessi, passerei delle ore a raccontarvi e descrivere i luoghi più suggestivi di Granada, sono davvero tanti e l’intera città sembra essere avvolta da un’atmosfera magica che rapisce l’attenzione anche del turista più frettoloso e distratto. Granada non va semplicemente guardata, va vissuta: le sue piazze, i vicoli più nascosti, le sue vie principali e i luoghi meno “turistici” sono intrisi di vita. La strada è luogo di incontro, condivisione, festa, il luogo in cui l’arte viene esibita e offerta ai passanti che, con passo lento, arricchiscono le proprie orecchie e i propri occhi. Uno dei luoghi che ho amato particolarmente, quello in cui ho trascorso davvero tante ore quando avevo voglia di godermi la città in solitudine è la Carrera del Darro, uno dei più bei paseos di Granada che prende il nome dal fiume sottostante, su cui poggiano i ponti Cabrera e Espinosa. Uno scorcio incantevole.

Cosa pensi del costo della vita in Spagna?

L’Andalusia, in generale, è molto economica. Granada in special modo. E la crisi, purtroppo, si tocca con mano. Tanti negozi con saracinesca perennemente chiusa e ribassi più o meno settimanali nei negozi di abbigliamento. Gli studenti trovano shared accomodation intorno ai 200-300€ mensili. Il tapeo è consuetudine gastronomica diffusissima a Granada: spendendo un max di 2-3€ è possibile accompagnare uno stuzzichino ad un bicchiere di cerveza, di coca-cola, o di tinto de verano. E’ un Paese in cui mi trasferirei volentieri (superata la crisi).

Cosa cambieresti della Spagna e cosa dell’Italia?

In Spagna (nello specifico a Granada) anticiperei l’orario di apertura degli uffici. In Italia gradirei che vi fossero gli impiegati negli uffici! ;-)

Che consiglio daresti a chi è in Italia ma vorrebbe espatriare?

Prima cosa: guardarsi dentro e saper ascoltare i propri desideri. Capire innanzitutto perché si vuole partire: per cambiare aria, perché si è insoddisfatti, perché non si trova lavoro, per fare semplicemente un’esperienza all’estero, etc. Prendersi del tempo, se necessario, ma non perdere tempo! Investirlo per raggiungere l’obiettivo e soprattutto non aver paura delle proprie paure. Non è un passo semplice ma neanche impossibile, basta crederci fino in fondo. Non fatevi condizionare da chi, dietro un apparente consiglio, inconsapevolmente trasmette le proprie insicurezze, mettendo in dubbio il vostro progetto. A volte per realizzare i propri sogni è necessario camminare da soli.

Torneresti a Granada?

Credo di non essere mai realmente andata via da questa città! ;-)

Cristiano Prudente


Aprire un’attivita’ alle Canarie: Antonina di ViviTenerife

January 2, 2014 in Europa, Spagna, Storie di Italiani in Giro

 

Abbiamo intervistato Antonina, del giornale ViviTenerife

Ciao Antonina, da quanto tempo vivi alle Canarie?

dal novembre 2010 residente a Tenerife,

Di cosa ti occupi?

Sin dall’inizio mi sono occupata del mio giornale ViviTenerife, che ho creato da sola e con solo la forza della mia passione e della mia volontà.

Come hai avuto l’idea del giornale ? 

Cosa dirti… la comunicazione è nel mio DNA, dopo diciotto anni come responsabile commerciale di grandi network radiofonici e locali in Italia e, avendo appurato che a Tenerife non vi era nulla in italiano, ho partorito questa pubblicazione. Di seguito è nato anche il sito di ViviTenerife, utile per chi non può leggere le informazioni riguardanti Tenerife, visto che il cartaceo viene stampato e distribuito a Tenerife.

Hai trovato difficoltà nell’aprire l’attività’? Quali?

No nessuna difficoltà, l’unica cosa è che se non lavori con professionalità, sei tagliato fuori… e questo in parte, mi sembra anche giusto.

Quali sono le principali differenze che hai riscontrando nella vita alle Canarie rispetto all’Italia?

La prima, la mancanza quasi totale dello stress nelle persone che ti circondano, vuoi perchè il ritmo che conduce il turista è proprio quella di non stress, vuoi perchè il popolo canario è tranquillo per natura, quindi… respiri quest’atmosfera, che all’inizio non accetti, almeno per me è stata così, anche se un po’ lo è ancora non ho ancora metabolizzato, questi ritmi.

Altra differenza, le stagioni che non ci sono… infradito e maglietta tutta l’anno, quanto meno al sud di Tenerife è così.., il panettone a Natale, lo mangi in spiaggia!

Se un pensionato volesse vivere alle Canarie, con quanti soldi in media gli consiglieresti di vivere?

Come faccio a dargli un consiglio, posso dirti che una persona, senza troppe esigenze e vivendo in una casa in affitto, un po’ fuori dalla caotica e richiesta zona turistica, da solo con 1.000€ potrebbe vivere. Ripeto dipende da persona a persona. Calcola che il costo della vita alle Canarie è inferiore di un 30-40% rispetto all’Italia.

Quali progetti hai per il futuro?

Un paio, ma non te le dico. Il seguito nella prossima puntata!
Cristiano Prudente


Bella Italia food: un progetto in crescita alle Canarie

November 12, 2013 in Europa, Spagna, Storie di Italiani in Giro

 

Abbiamo intervistato Gianni Polato che vive da 6 anni nelle Canarie.

SI racconta per il nostro blog italianiingiro.com ..

“Io vivevo  nel Veneto tra Padova e Venezia: avevo un’impresa di scavi e costruzioni. 8 anni nacque la mia unica figlia Sofia che comincia avere problemi di bronchiti e dopo varie cure un primario mi dice che se avessi voluto che mia figlia stesse bene avrei dovuto  cambiare clima. Dopo un anno ho deciso di trasferirmi a Tenerife e dopo 4 mesi ho aperto un ristorante tenendolo per tre anni. Dopo ho aperto una fabbrica di latte condensato ma fu investimento andato male. Ora da un anno ho fatto una societa’ con un signore di Verona che aveva una societa’ di importazione di prodotti  italiani (formaggi salumi e pasta) http://www.bellaitaliafood.com/

Ciao Gianni, da quanto tempo vivi nelle Canarie? 

Io vivo allle Canarie da 6 anni, 5 a Tenerife e il restante tra Lanzarote e Fuerteventura, precisamente a Coralejo.

Come hai avuto l’idea del tuo lavoro ?

Il mio lavoro ce l’avevo in testa da tanto tempo poi mi e’ capitata l’occasione di conoscere Alberto di “Bella Italia” e sono entrato come socio.

Quanto e’ stato importante la conoscenza dello spagnolo per il tuo lavoro ?

La conoscenza dello spagnolo non e’ stata molto importante perche’ e una lingua facile ed in poco tempo l’apprendi e visto che qui a Fuerteventura ci sono moltissimi italiani non e’ un problema.

Qual e’ il target dei tuoi clienti?

il target e’ medio-alto per le pizzerie e ristoranti italiani ma riusciamo a vendere anche agli altri.

I prodotti sono italiani o ci sono anche specialita’ estere ?

I prodotti sono italiani: i salumi sono veneti ed i formaggi sono da tutta Italia. Farine, pasta secca e pomodoro sono napoletani e la pasta fresca e’ veneta. Gli unici prodotti spagnoli che vendiamo sono olive, carciofini, acciughe ma mi piacerebbe vendere olive italiane di Cerignola…ho le schiacciate piccanti e le cippolote di Tropea pero’ non riesco a trovare un fornitore che abbia dei prezzi abbordabili

Quali progetti hai per il futuro?

Per il futuro mi piacerebbe incontrare dei bravi italiani come soci per aprire a Tenerife e Gran Canaria per riuscire a fornire tutte le isole Canarie.

Cristiano Prudente


Italiani in giro: l’intervista ad Alessandro

November 7, 2013 in Europa, Spagna

 

Abbiamo intervistato Alessandro Castagna, nato a Verona nel 1964.

Dopo la laurea in Scienze politiche e un master in Marketing turistico, ha lavorato in azienda per cinque anni. Si è licenziato nel 1996 ed è diventato co-fondatore di una società che si occupa di importare e distribuire gioielli etnici provenienti da tutto il mondo. Nel maggio del 2011 ha ceduto la sua quota e da allora si dedica a tempo pieno al sito www.voglioviverecosi.com, da lui creato nel 2007 per raccontare le esperienze di chi, spinto da un sogno o stanco della propria quotidianità, ha deciso di cambiare vita. Vive e lavora tra Verona e Minorca. Da poco è nato il www.destinioltreconfine.com un vidoblog che raccoglie le testimonianze in video di chi vive all’estero.

Ciao Alessandro, com’e’ nato questo progetto?

E’ nato un po’ per caso qualche anno fa. Al tempo ero socio di Ethnica, una società che importava gioielli artigianali dal mondo. Per cercarli giravamo parecchio e ad ogni viaggio trovavo degli italiani che erano emigrati e che mi raccontavano i perchè della loro scelta. Mi sono chiesto: perchè non creare un sito dove far raccontare agli expat del Belpaese come e quando avevano preso quella decisione e come vivevano dopo aver lasciato l’Italia. E così è nato Voglio Vivere Cosi. L’intento era ed è quello di far vedere a chi ha un sogno nel cassetto che è possibile realizzarlo. Ma con realismo, senza nascondere ostacoli e difficoltà che una scelta di questo tipo implica.

Quanti siete nello staff e come vi organizzate?

La nostra redazione è formata da una decina di giornalisti freelance che realizzano le interviste o gli articoli a tema lavoro e da altrettanti corrispondenti dal Mondo che curano delle rubriche per il nuovo sito www.voglioviverecosiworld.com

Quanto conta la passione nel lavoro che fate?

Bè, direi molto. E poi raccontare le storie di chi si è realizzato è bello. Dà soddisfazione e personalmente mi mette di buon umore. 

C’e’ gente che vi ringrazia per l’aiuto che riceve dal vostro portale?

Si moltissima. Molti ci scrivono per dirci che grazie a Voglio Vivere e alle storie che hanno letto (o alle persone che hanno contattato) hanno preso il coraggio per fare scelte importanti.

E’ un lavoro di idee: quanto vi soddisfa avere seguito?

Ci gratica, non posso negarlo. Ma allo stesso tempo ci responsabiliazza. Cerchiamo di lavorare sempre di più sull’attendibilità delle informazioni che diamo. E’ un’aspetto a cui teniamo molto.

Dove vogliono andare gli italiani all’estero: quali sono le mete piu’ ambite?

Dipende molto dalla fascia d’età e dagli obiettivi. Tra i giovani direi Canada, Australia, Inghilterra e Paesi del Nord Europa. I pensionati cercano il caldo e un clima asciutto oppure paesi dove con la pensione possano vivere più dignitosamente (Canarie, Bulgaria, Thailandia, Indonesia, Filippine, Costa Rica). Chi invece vuole fare impresa guarda verso i paesi emergenti.

Per un italiano che vuole trasferirsi all’estero cosa consiglieresti di fare?

Il consiglio che non mi stanco mai di dare è quello di raccogliere il maggior nuemero di informazioni sul paese dove sognate di trasferirvi. Passateci più tempo possibile e in stagioni diverse e imparate bene la lingua prima di fare il grande passo. Da ultimo lasciatevi una porta aperta in Italia…non si sa mai…

Cristiano Prudente


Lavorare e studiare in Spagna: l’intervista a Valentina

October 16, 2013 in Europa, Spagna, Storie di Italiani in Giro

 

Abbiamo intevistato Valentina Di Nunno, 26 anni di Bitonto, vicino Bari.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere, ha fatto delle lingue straniere il punto di partenza per raggiungere sviluppi professionali nella sua vita.
Ha studiato l’inglese, lo spagnolo e il portoghese cercando di approfondire questi idiomi tramite periodi di vissuto all’estero. Ha conseguito in Spagna una borsa Erasmus, un certificato per Assistenti di Volo presso una Scuola areonautica a Santiago de Compostela, certificazioni di lingua a Lisbona, certificazioni Cervantes di Lingua Spagnola, DELE C2 a Granada, presso il CLM, Universidad para extranjeros, facendo coincidere l’anno accademico trascorso a Granada con quello della sua ricerca tesi e di una Borsa Erasmus Placement.
L’Inghilterra è stato d’altra parte, la terra verso cui si e’ rifugiata più volte d’estate, per frequentare college inglesi e conseguire tramite corsi intensivi certificazioni Cambridge Esol.
Una volta conseguita la laurea triennale in Lingue e Letterature Straniere, animata dall’interesse per la politica internazionale, ha conseguito la specialistica presso un’interfacoltà tra Lingue e Scienze Politiche. Il corso è denominato ” Lingue per la Cooperazione Internazionale”.
Conclusosi il suo percorso universitario, ha completato la sua formazione professionale con un Post- Graduation Course, Master di 1′ Livello in “European Translators” che l’ ha vista domiciliata prima a Varsavia e poi a Bruxelles.
Non hai mai perso il senso pratico di tutto quel che in questi anni apprendeva. A Granada ha ottenuto il primo successo lavorativo, appena conclusa la laurea triennale, in seguito all’assunzione presso una multinazionale spagnola di energia rinnovabile “Iberdrola”, come Interprete e mediatrice linguistica- Italia- Spagna; vista l’imminente di lì a poco apertura di una filiale in Italia.
Attualmente lavora come Counselor presso uno sportello europeo di Informazione e Opportunità per i Giovani “Eurodesk”. E’ lieta di aver fatto questo passo, poichè ha avuto modo di approfondire le sue conoscenze europee, in particolare le politiche comunitarie giovanili e progettuali.

Ciao Valentina, ci puoi dire in che modo pensi che la realtà spagnola sia diversa da quella italiana?
Nonostante la nostra stretta vicinanza territoriale e le nostre similitudini climatiche, culinarie e politiche, Spagna e Italia hanno avuto una storia contemporanea diversa, e ciò ha sensibilmente diversificato le mentalità dei due paesi, e delle generazioni post belliche che si sono susseguite.
Ed ecco che gli Spagnoli, dopo 35 anni di dittatura, in un clima internazionale già molto avanguardista, che li vedeva al ciglio di uno sviluppo comunitario, hanno dovuto attendere il 1975 per poter attivare la scalata allo sviluppo economico, politico civile; cercando di allinearsi con i suoi vicini Paesi, in pochissimi anni.
Rivoluzione civile, tesa ad una libertà finalmente ottenuta, liberalizzazione dei costumi, dei sessi, delle forme di espressione più disparate.
E’ questo ciò che vedo in OGNI ambito sociale spagnolo, e che ahimè l’Italia è lontana, ma davvero molto lontana, al conseguirlo. Libertà. Tolleranza. Tolleranza tra popoli, commistioni, meltin pot. Libertà dai falsi moralismi o dalle peculiarità tradizionali che molto spesso bloccano i processi politici. Spontaneita’ di un popolo che adesso è svincolato da ogni convenzione, e continua ad approcciarsi con la propria terra, in modo naturale, rilassato e profondo.

Quali sono le differenze nel mondo del lavoro?
Avendo vissuto entrambi li ordinamenti del lavoro dei due Paesi, sono rimasta sorpresa quando ho saputo i criteri del diritto del lavoro spagnolo. iN PARTICOLARE, ALCUNE DIFFERENZE con l’Italia davvero confortanti
- Stipendio medio di un neolaureato, assunto in azienda con contratto metalmeccanico 5′livello: circa 1.500 euro netti.
- Orario di lavoro nei mesi estivi ( Giugno-Luglio-Agosto): “Jornada corta” ( dalle ore 09.00 del mattino alle 14.00). Pagamento in busta paga: identico. Nonostante le ore in meno, che rientrano nel programma “Calidad de la vida” spagnola ( – Qualità della vita spagnola- pensando gli stessi che in quei mesi afosi diviene impossibile compiere una giornata di lavoro intera)
A parte le metropoli e le capitali economiche spagnole ( Madrid, Barcelona, Valencia), nelle altre regioni dilaga ancora una dipendenza sostanziale alle capitali, che fa dell’operatività spagnola un qualcosa di ancora non molto “Europeizzato”.
e l’Italia in questo ha i suoi meriti di vantaggio.

Qual è il tuo luogo preferito della Spagna?
Andalucia.

Cosa pensi del costo della vita in Spagna?
E’ un qualcosa di geniale. La vita costa molto poco. Il tenore di vita è un tenore medio che si può ritrovare nel sud Italia, in ormai ben poche zone.
E la genialità, sta nel rapporto guadagno- spesa: si spende seguendo un tenore di vita abbastanza basso, si guadagna come si guadagna al nord Italia, riuscendo a instaurare una buona prospettiva di vita. ( mutuo, casa, e realizzazioni personali)
Cosa cambieresti della Spagna? E dell’Italia?
SPAGNA: POLITICA.
ITALIA: POLITICA.
Entrambe, in questo periodo, hanno bisogno di una scossa totale, che le inserisca ancora una volta nella competitività economica internazionale.
Proposta: Stato sociale su Modello Scandinavo / Olandese per tutti.

Che consiglio daresti a chi è ancora in Italia ma vorrebbe espatriare?
Fatelo. E non per egoismo, o per denigrare la nostra bellissima terra, proprio in questo momento storico che ha bisogno di giovani attivi e partecipi.
Ma solo perchè l’esperienza estero, racchiude tutte le componenti per una formazione e piena realizzazione di sè, dal punto di vista culturale, tecnico e soprattutto sociale.
Tolleranza e “Open mind” è ciò che di più bello, l’estero regala.
Espatriare, si .. e poi tornare, più forti di prima, più propositivi di prima, guardando dall’alto la propria realtà e scendendo in campo quando è giusto offrire il proprio contributo.

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare alle Canarie: l’intervista a Sergio

October 8, 2013 in Europa, Spagna, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Sergio Chialastri, nato a Cisterna di Latina nel lontano marzo del 1961 e vissuto li fino al maggio del 2008.

Ci racconta come ha deciso di trasferirsi alle Canarie.

“Erano diversi anni,dal 2002,che andavo in vacanza a Tenerife, Tenerife mi è piaciuta súbito perche c’era il mare, il sole tutto l’anno,il clima era tutto l’anno mite e la vita era meno cara dell’Italia. Nel maggio del 2008,io e mia moglie decidiamo di trasferirci o almeno a provarci a vivere a Tenerife. Io chiedo un’aspettativa di lavoro di 6 mesi x fare una prova,senza chiudere nessuna porta dietro di me, mia moglie ugualmente. Arrivati a Tenerife prendiamo una casa in affitto ad Adeje a 300 euro al mese gia’ ammobiliata e via..súbito in cerca di un’occupazione. Mia moglie lo trova quasi súbito,in una catena di alberghi H 10 come cameriera delle stanze, il lavoro è faticoso, ma non fa niente serve x vivere. Io trovo piu difficolta’, ma dopo 2 mesi lo trovo anch’io, in un albergo a 5 stelle come marmittone cioe’ a puliré le pentole per 7 ore al giorno. Duro 2 mesi poi trovo di meglio,come piscinero a pulire le piscine e a sistemare le sdraio. A dicembre decidiamo di restare, torniamo in Italia e ci dimettiamo dai rispettivi lavori…torniamo a Tenerife e diventiamo cittadini “Canari”. Abbiamo deciso di trasferirci perche’ in Italia era diventato troppo opprimente viverci, troppe tasse, costo della vita elevato e poi troppi doveri e pochi diritti x i cittadini, invece per i governanti bella vita, privilegi e tanti soldi. Nel 2009 ci siamo trasferiti a Gran Canaria per il lavoro: mia moglie in una gelateria ed io ho preso in gestione un risto pizzería a Las Palmas. Attualmente causa questa maledetta crisi,siamo tutti e due senza lavoro.Io dopo 3 anni,la pizzería l’ho trapassata,e mia moglie invece perso il lavoro e sta prendendo il sussidio dallo stato di 800euro fino a ottobre 2014.Ma dovrebbe entrare a lavorare a fine mese in una gelateria a Maspalomas. In questo periodo è difficilissimo trovare lavoro,tanti disoccupati e pochissime offerte. Il settore turístico…sopravvive..con molte difficolta, sempre causa crisi, pochi turisti e con pochi soldi da spendere. C’è moltissima differenza di tassazione qui rispetto all’Italia…affitti meno cari,tasse meno care,l’iva sta al 5/100,assicurazioni meno care,la benzina sta a 1,08 cent al litro,le sigarette variano da 1,20 a 2,50 cent le piu costose (Marlboro), i generi alimentari hanno gli stessi prezzi. Insomma con uno stipendio si vive dignitosamente…e poi l’inverno non ci sono nemmeno le spese x il riscaldamento,qui non serve,fa sempre primavera..dai 22 ai 30-35 gradi tutto l’anno.

Consigli per chi si vuole trasferire non ne ho,in questo momento di crisi anche qui è difficile trovare lavoro è anche molto rischioso aprire un attivita’, molti stanno chiudendo. Io sono un pizzaiolo e cuoco di cucina italiana e mia moglie una gelataia, fa del buon gelato.ma sappiamo fare anche altre cose,fatte con l’esperienza del ..vissuto.”

Cristiano Prudente


Dalla Spagna all’Europa: IT IS FOOD, il progetto lavorativo di Luigi

September 25, 2013 in Europa, Spagna, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Luigi Mancini, 29 anni di Bitonto, un paesino in provincia di Bari. E’ laureato in Scienze della Comunicazione, nel 2008 ha vissuto a Malaga dove ha fatto l’Erasmus e dal 2012 ha avviato una società IT IS FOOD srl, la quale si occupa della promozione e vendita dei prodotti agroalimentari italiani in tutta Europa.

 

Ciao Luigi, ci puoi dire in che modo pensi che la realtà spagnola sia diversa da quella italiana?

Le realtà spagnola e italiana sono, per certi versi, molto simili ma allo stesso tempo completamente diverse. Ho vissuto a Malaga in Andalucia Sud della Spagna e provengo dalla provincia di Bari, cioè Sud Italia, e le similitudini tra queste due realtà sono tantissime, a livello paesaggistico, climatico, enogastronomico, quello che sostanzialmente differenzia questi due posti è la mentalità della gente e il modo di confrontarsi con il prossimo. Credo che gli spagnoli, dato il lungo periodo di repressione francisca, ora hanno solo voglia di crescita, finalizzata ad un bene comune. Grazie a tante altre persone che hanno visuto esperienze come la mia, studiando all’estero, finalmente vedo negli occhi della mia gente la stessa voglia di sviluppo.

Quali sono i tuoi progetti attuali.

Ho fondato un’azienda: IT IS FOOD, il cui nome ha una doppia interpretazione in inglese significa “Questo è Cibo” ma IT può essere inteso ITALIA per cui “L’Italia è Cibo”. L’attività è finalizzata alla promozione e vendita dei prodotti enogastronomici tipici della mia terra, tramite internet con il sito www.itisfood.com o direttamente dai rivenditori specializzati. L’idea mi  e’ venuta durante periodo di erasmus, da bravo pugliese, quando partii portai con me una busta di taralli e quando li facevo assaggiare, la gente rimaneva sbalordita e mi chiedevano sempre di farmi spedire altra roba. Appena rientrato in Italia ho creato una cordata di piccoli produttori, selezionandoli in base ad una serie di criteri che garantiscano la qualità e genuinità dei prodotti.

Cosa pensi del costo della vita in Spagna e in particolar modo a Malaga.

Questo è un aspetto molto interessante, la prima volta che sono stato a Malaga cinque anni fa rimasi sbalordito per l’ottimo rapporto prezzo – qualità vita. Con poco più di 600 euro al mese riuscivo a vivere senza troppi sacrifici, nello stesso periodo in Italia per vivere con 600 euro al mese dovevo rinunciare a parecchie cose. Dal 2008 ad oggi la situazione è cambiata drasticamente, il costo della vita è aumentato diventando simile a quello Italiano, anche se la città un tempo sconosciuta al turismo di massa, ora è un polo attrattivo grazie anche alle svariate infrastrutture e ristrutturazioni fatte.

Che consiglio daresti a chi è ancora in Italia ma vorrebbe un giorno partire?

La maggior parte dei miei amici storici sono sparsi per il mondo, molti di loro sono riusciti ad affermarsi ma tanti altri sono ancora in cerca di lavoro. Tutti mi dicono che in Italia non hanno intenzione di ritornare, e questa è una delle frasi che più mi dispiace sentire. Ho sempre creduto e non smetterò mai di credere che l’Italia è uno dei paesi con il potenziale più alto al mondo. In Italia c’è tutto, arte, storia, cibo gli Italiani e ritengo siano le persone più creative del pianeta. Hanno un unico grande difetto: non riescono a fare unione. Il consiglio che posso dare a chi vuole partire per cercare fortuna fuori è di pensarci bene perchè una volta che l’italia si sarà completamente svuotata di giovani talentuosi sarà difficile riportare il paese in auge.

 

Cristiano Prudente, intervista tratta dal blog www.italianispagna.com

Se volete contattare Luigi, e’ su facebook https://www.facebook.com/Mr.Bless


Madrid: il lavoro e la vita di Pierluigi

September 9, 2013 in Europa, Spagna

Abbiamo intervistato Pierluigi Amendolagine,ragazzo di 24 anni proveniente da Giovinazzo (BA).

Pierluigi ha frequentato l’Universita’ di Bari, corso di laurea in Odontoiatria, per poi continuare la carriera universitari presso la UEM di Madrid.

Adesso si trova appunto nella capitale spagnola per ultimare i suoi studi, lavorare part-time,e continuare a praticare la sua passione sportiva, l’Hockey su pista.
1)Ciao Pierluigi, come hai avuto la possibilita’ di lavorare a Madrid?
Ho avuto la possibilita di lavorare qui a Madrid grazie a qualche conoscenza nella mia squadra di hockey di Alcorcon.
Avevano bisogno di un professore di pattinaggio nelle scuole elementari,con bimbi dai 4 ai 10 anni, e dato che conosco abbastanza bene questa disciplina ho subito accettato la proposta, e direi che come esperienza e`stata alquanto soddisfacente.
2)Quali sono le differenze tra il mondo del lavoro tra Spagna e Italia?
Sinceramente la differenze non sono abissali tra i 2 mondi del lavoro, in quanto in entrambi i paesi si lavora in media 8 ore giornaliere anche se in Spagna rispetto all’ Italia hanno abbassato un po’ di piu’ gli stipendi.
La differenza sta piu’ che altro nel trovare un lavoro, dato che qui la disoccupazione oscilla sul 40% della popolazione, quindi molte offerte di lavoro presenti non garantiscono uno stipendio.
Tutto sommato il mondo del lavoro tra Spagna e Italia e`abbastanza simile…e come sempre piu gente si “conosce” piu facile e`avere un impiego.
3)Cosa cambieresti del lavoro e non solo tra Spagna e Italia?
Una cosa che cambierei sono le ore lavorative…
in questo periodo di crisi qui in Europa non siamo ancora capaci di capire che il tempo e`denaro, e che potremmo evitare le 4 ore pomeridiane della “siesta” e investire il tempo nel nostro lavoro.
Piu’ si lavora, piu’ si guadagna, cosa che hanno capito per esempio i cinesi che hanno sempre piu’ piede qui in territorio spagnolo.
un esempio, qui i negozi aprono dalle 10 alle 13, e il pomeriggio dalle 18 alle 21, in media. Se una persona lavora in queste ore e ha bisogno di fare la spesa,gli risulterebbe impossibile comprare qualcosa in quanto durante le sue ore libere dal lavoro i negozi sarebbeso gia chiusi.
Un’ altra cosa che cambierei sono gli avvisi per le offerte di lavoro. Dovremmo apprendere dagli USA dove gli annunci non richiedono ne’ razza ne eta’ ne’ sesso  ne’ indirizzo e tanto meno “bella presenza” come invece siamo abituati a vedere qui inItalia e Spagna.
Spero cio’ possa cambiare e che tutti quanti abbiano le stesse opportunita’ lavorative.
4)Cosa pensi dello stile di vita a Madrid?
Lo stile di vita a Madrid mi ha  un po’ deluso sinceramente, la generazione odierna e’ molto maleducata,focalizzata e incentrata sull’ uscire in discoteca, ubriacarsi e drogarsi, e se una persona non e’ conforme con questo, beh allora si non e’ cosi facile inserirsi nella societa’. La gente in generale e`aggressiva e non nascondo che sono molti i casi di razzismo soprattutto con i latini e anche con altra gente proveniente dall estero. Per di piu’, si lamentano tutto il tempo della crisi, ma tutti continuano ad avere il proprio stile di vita, senza cambiare o “stringere la cintura” .
Purtroppo la Spagna non e’ cio che mostrano i mass media, o gli spagnoli stessi ai turisti o agli Erasmus, che accecati dalle feste, alcool e donne testimoniano che questo sia un paese di divertimento,benessere, liberta’…. beh non e’ proprio cosi, vivere in Spagna e’ un’ altra cosa.
5)Cosa ti attrae di piu’ di Madrid?
Madrid e`una bella citta’, mi ricorda molto Buenos Aires, edifici stupendi, musei, parchi… Cio’ che piu’ mi attrae e`pero’ il fatto che la gente non da molta importanza al “vestirsi” o meglio alla Moda, al contrario dell’ Italia. Non c’e’ molta omologazione, anzi c’ e`abbastanza diversita’ tra la gente.
Un altro punto a favore di Madrid sono sicuramente i mezzi di comunicazione che funzionano perfettamente e sono curati benissimo, l’ unico problema e’ che con la crisi sono aumentati un po’ i prezzi.
6)Torneresti in Italia? motiva la tua risposta.
Ora come ora, in Italia non ci tornerei, in futuro ho altre prospettive di vita in altri paesi che mi affascinano al di fuori dell’ Europa come l’ Argentina o gli USA, e in questo momento sinceramente mi trovo bene in Spagna dove sto ultimando i miei studi, lavoro e gioco ad Hockey su Pista.
Personalmente poi non sono mai stato patriottico, l’ Italia mi e`sempre andata un po’ “stretta” soprattutto come mentalita’; e sinceramente adesso la prospettiva futura che offre e`pessima.
Rimane la mia terra nativa, un paese stupendo con posti bellissimi, ma per adesso non rientra nei miei piani di vita.
Cristiano Prudente

 


Maria Teresa: il suo stage a Santiago de Compostela

September 5, 2013 in Europa, Spagna, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Maria Teresa, 24 anni di Lecce.

Dopo la sua maturità scientifica, per la passione per le lingue, decide di immatricolarsi al corso di laurea in Comunicazione Linguistica Interculturale, studiando inglese e spagnolo.

Come da prassi svolge il mio tirocinio universitario, e fra i diversi enti proposti dall’Università, sceglie un ufficio d’informazione turistica. Un’esperienza breve che la rende consapevole del fatto che lavorare nel mondo del turismo è ciò che vuole. Fedele a questo proposito frequenta un corso di marketing turistico e culturale. Infine, dopo aver conseguito il diploma di laurea, decido di iscriversi a un Master di I livello in Management del Turismo.

Ora si trova in Spagna, precisamente a Santiago de Compostela dall’8 gennaio, per svolgere le ore di stage previste dal Master, presso il Centro de Estudos e Investigacións Turísticas (CETUR).

Qui si e’  imbattuta in una realtà completamente nuova: quella della ricerca. La monotonia di sicuro non fa da padrone perché c’è sempre qualcosa di nuovo da fare, e questa è una delle cose che, a suo parere, rende quest’esperienza qualcosa di veramente importante. Ogni persona, infatti, che passa dal CETUR, lavora a qualcosa di diverso.

L’arricchimento che sta traendo da quest’esperienza non è solo professionale, ma anche personale. Qui ha la possibilità di lavorare con persone provenienti non solo da nazioni diverse, ma anche da continenti differenti, che con le loro storie e la loro cultura, stanno ampliando le sue conoscenze.

Ecco la sua intervista.

Ciao Maria Teresa, ci puoi spiegare come hai avuto questa opportunità?
Mi trovo a Santiago de Compostela grazie a una professoressa del master che, durante l’ultimo ciclo di lezioni a Bruxelles, ci parlò del CETUR e della possibilità di svolgere lo stage qui. Dopo Varsavia e Bruxelles volevo terminare il capitolo master con un’altra esperienza all’estero e la proposta di questo stage è stata come un desiderio che si avvera.

Spagna da vivere: quali sono i lati positivi e quelli negativi, quali le prime difficoltà e come sei riuscito a risolverle.

Sono state altre volte in Spagna in passato e conoscevo in qualche modo la cultura spagnola grazie a convivenze passate (vivevo con una ragazza e un ragazzo spagnoli a Varsavia)o spagnoli che hanno fatto l’Erasmus nella città in cui studiavo. Viverci però è diverso, soprattutto se il posto in cui ti trovi non rispecchia quella Spagna che tutti immaginano: sole, paella e castañuelas. Basta dare uno sguardo intorno per capire che qui è diverso: il verde pungente dei parchi, la pioggia e il suono della cornamusa. Mi sono abituata in fretta però a questo nuovo ambiente. Certo, la pioggia a volte è troppo ..Gennaio è stato il mese più piovoso degli ultimi trent’anni, ma non sarebbe la stessa cosa Santiago senza la pioggia. Poi basta capire che l’ombrello deve diventare un prolungamento del braccio ed è fatta! Pioggia a parte, c’è voluto poco per adattarmi a questa nuova realtà. Passati i primi giorni di “assestamento”, aver trovato casa e iniziato a lavorare è stato tutto un crescendo.

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a studiare fuori dall’Italia? Pensi di aver fatto una scelta giusta? E perché?

La passione per le lingue, la curiosità per i posti nuovi e soprattutto la voglia di imparare mi hanno portato a scegliere questa strada. Pentita? Assolutamente no! Studiare all’estero è una grande opportunità e mi sento fortunata per questo! Durante questo percorso ho avuto la possibilità di conoscere persone che mi hanno insegnato tanto, persone che mi hanno trasmesso la passione per il proprio lavoro, persone che ti spronano ad andare avanti e tentare sempre tutto.

Il mondo del lavoro in Spagna: in che modo è diverso da quello italiano? Quali sono le tue opinioni a riguardo?

Purtroppo per la Spagna questo non è un bel momento. I numeri parlano da se’: ci sono quasi 6 milioni di disoccupati. Spesso mi ritrovo a leggere articoli che parlano della nuova generazione, la mia generazione, costretta a lasciare il paese per trovare un lavoro che gli permetta perlomeno di andare avanti. È davvero un momento difficile e la cosa più triste è che in Italia lo scenario non è poi cosi diverso.

Cosa ti e’ mancato dell’Italia?

Non sono una nostalgica. Sarebbe scontato dire che mi mancano gli affetti e le persone care. Fondamentalmente mi piace pensare che non mi manchi nulla qui, per apprezzare meglio quello che ho e soprattutto rivalutare quello che non ho.

Cristiano Prudente dal blog italianispagna


Il mio articolo sul vino tipo dell’Andalucia

August 27, 2013 in Spagna

Il Tinto de verano (vino rosso d’estate) è una bevanda fredda a base di vino simile alla sangria ed è molto popolare in Spagna.
E ‘più semplice della sangria, normalmente e’  fatta di 1 parte di vino rosso da tavola e 1 parte di gaseosa (o Fanta). La gaseosa ha un lieve gusto di bassa limonata gassata zucchero, di cui La Casera è il marchio più noto. 

Tuttavia, le proporzioni possono variare notevolmente a seconda del gusto di ogni individuo. La Gaseosa può essere replicata da Sprite o 7-Up con acqua gassata.
Il rum è talvolta aggiunto alla bevanda. E ‘servito con ghiaccio, a volte con una fetta di limone.
Il nome è spagnolo  significa letteralmente vino rosso di estate (“tinto” in spagnolo significa “rosso” quando riferito al vino). Come suggerisce il nome è spesso servito durante il periodo estivo. È spesso fatta in casa, o viene acquistato pronto in bottiglia nei supermercati. Nella Costa del Sol e in altre regioni del sud della Spagna e  ’comune per i locali a bere Tinto de Verano, come è facile da farsi, o ha molte varianti di. La sangria è considerata più commerciale e “turistica” in quanto richiede più tempo per fare ed è spesso venduto nei ristoranti ad un prezzo più caro, mentre il Tinto de Verano è comune alle feste, festival.
Altre varietà sono: vino rosso e soda al limone, vino rosso e aranciata, vino rosato con limone o aranciata. Il mix di vino rosso e coca cola è conosciuto come calimocho.