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Storie di Italiani in Giro | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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Lavorare a Granada con la borsa Leonardo: l’intervista a Rossella

January 10, 2014 in Europa, Spagna, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Rossella, siciliana di 27 anni, traduttrice, insegnante di italiano per stranieri e mediatrice culturale. Ci parla della sua esperienza a Granada con la borsa Leonardo

Ciao Rossella, raccontaci come hai avuto la possibilità di lavorare a Granada.

Nel 2012, al termine della mia esperienza transoceanica e al mio rientro in Sicilia, mi sentivo quasi come un pesce fuor d’acqua. Mi mancava Boston, mi sentivo legata all’esperienza vissuta, desideravo rivivere i luoghi che mi avevano stupita e lasciato stupendi ricordi. Da quella volta, la voglia di estero non mi ha più abbandonata! Ascoltando i racconti positivi di tanti giovani partiti grazie al programma Leonardo Da Vinci, mi dissi “perché no?”. Cercai sul web tutte le opportunità proposte da enti e associazioni sparse in tutta Italia e inviai un’infinità di domande! La Spagna, ad essere sincera, non occupava le prime posizioni nella rosa delle mie preferenze ma ad oggi posso confermare che la sceglierei altre mille volte! La llevo en mi corazon!

Di cosa ti sei occupata?

Ho lavorato all’ufficio turistico del Municipio di Granada. Un luogo di lavoro che mi ha fatto incontrare turisti provenienti da diverse parti del mondo. Fornivo informazioni turistico-culturali sulla città, suggerivo itinerari monumentali, effettuavo interviste per le vie di Granada. Un lavoro stimolante perché mi permetteva di parlare più lingue quotidianamente, di interagire con più culture durante il giorno e soprattutto di conoscere da vicino il mondo dei viaggiatori, cogliendone le varie sfaccettature e lo spirito avventuroso che sempre li accompagna.

Qual è stato il tuo luogo preferito di Granada?

Se potessi, passerei delle ore a raccontarvi e descrivere i luoghi più suggestivi di Granada, sono davvero tanti e l’intera città sembra essere avvolta da un’atmosfera magica che rapisce l’attenzione anche del turista più frettoloso e distratto. Granada non va semplicemente guardata, va vissuta: le sue piazze, i vicoli più nascosti, le sue vie principali e i luoghi meno “turistici” sono intrisi di vita. La strada è luogo di incontro, condivisione, festa, il luogo in cui l’arte viene esibita e offerta ai passanti che, con passo lento, arricchiscono le proprie orecchie e i propri occhi. Uno dei luoghi che ho amato particolarmente, quello in cui ho trascorso davvero tante ore quando avevo voglia di godermi la città in solitudine è la Carrera del Darro, uno dei più bei paseos di Granada che prende il nome dal fiume sottostante, su cui poggiano i ponti Cabrera e Espinosa. Uno scorcio incantevole.

Cosa pensi del costo della vita in Spagna?

L’Andalusia, in generale, è molto economica. Granada in special modo. E la crisi, purtroppo, si tocca con mano. Tanti negozi con saracinesca perennemente chiusa e ribassi più o meno settimanali nei negozi di abbigliamento. Gli studenti trovano shared accomodation intorno ai 200-300€ mensili. Il tapeo è consuetudine gastronomica diffusissima a Granada: spendendo un max di 2-3€ è possibile accompagnare uno stuzzichino ad un bicchiere di cerveza, di coca-cola, o di tinto de verano. E’ un Paese in cui mi trasferirei volentieri (superata la crisi).

Cosa cambieresti della Spagna e cosa dell’Italia?

In Spagna (nello specifico a Granada) anticiperei l’orario di apertura degli uffici. In Italia gradirei che vi fossero gli impiegati negli uffici! ;-)

Che consiglio daresti a chi è in Italia ma vorrebbe espatriare?

Prima cosa: guardarsi dentro e saper ascoltare i propri desideri. Capire innanzitutto perché si vuole partire: per cambiare aria, perché si è insoddisfatti, perché non si trova lavoro, per fare semplicemente un’esperienza all’estero, etc. Prendersi del tempo, se necessario, ma non perdere tempo! Investirlo per raggiungere l’obiettivo e soprattutto non aver paura delle proprie paure. Non è un passo semplice ma neanche impossibile, basta crederci fino in fondo. Non fatevi condizionare da chi, dietro un apparente consiglio, inconsapevolmente trasmette le proprie insicurezze, mettendo in dubbio il vostro progetto. A volte per realizzare i propri sogni è necessario camminare da soli.

Torneresti a Granada?

Credo di non essere mai realmente andata via da questa città! ;-)

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a Malta: l’intervista a Maria Luisa

January 8, 2014 in Europa, Malta, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Maria Luisa. E’ mezza inglese di Oxford e mezza italiana di Capri.  Maria-Luisa-Di-Pinto

Ha fatto tutte le scuole ad Oxford, dove ha conosciuto Anna Debono, nipote del famoso Edward Debono il pensatore laterale.  Ha sempre avuto lavori che le permettevano di viaggiare incominciando con la guida turistica e poi massofisioterapeuta che ha svolto per 12 anni fra la Costa Smeralda dove risiede ora e Milano.

Da 14 anni e’ una networker professionista e ha il grande piacere di collaborare con Forever Living, azienda leader nel settore, che opera in 155 paesi del mondo e da 35 anni “fa la differenza nella vita di milioni di persone”. Ha attività in 20 paesi del mondo, ma si focalizza sull’Italia e Malta.

Ciao Marialuisa, come hai avuto la possibilita’ di trasferirti a Malta?

Nel 2003 sono stata informata che l’azienda voleva aprire Malta e che sarebbe gestita dall’Italia, quindi avendo conoscenti li abbiamo fatto una chiacchierata e ho iniziato un percorso che dura ormai da 10 anni. Ho vissuto a Malta a Bidnija per 2 anni quando abbiamo aperto la nostra prima sede a Paola.

 

Ci puoi dire in che modo pensi che la realtà maltese sia diversa da quella italiana?

Quello che mi è sempre piaciuto di Malta era la tranquillità a tutti i livelli, il fatto che una nazione sia contenuta in due isole così piccole é fantastica, proprio in riferimento a questo la prima volta che misi piede a Malta mi ha sconvolto una signora che era rimasta sorpresa che io avessi guidato da Zeijtun fino a St. Julians per fare i colloqui per lei 15 km era tantissimo, pensavo inizialmente che mi prendesse in giro ma poi mi sono resa conto che effettivamente abituati ad uno spazio raccolto ci si ridimensiona nella visione di cosa sia un viaggio. La settimana prima avevo fatto un viaggio in auto da Milano a Napoli, quindi per me fare 15 km é normale per i Maltese può diventare appunto un viaggio.

 

Quali sono le differenze nel mondo del lavoro?

Credo che ce ne siano poche di differenze nel mondo del lavoro, tutto il mondo e’ paese, e viaggiando posso dire che la mia realtà è proprio osservare questo.  Hanno le stesse difficoltà con la disoccupazione, hanno le stesse problematiche sociali. Hanno gli stessi bisogni. Lavorando su tre Isole distinte tra di loro Malta, Capri e la Sardegna ho potuto osservare che ci sono dei fattori che accomunano i popoli isolani.  Un’iniziale diffidenza, ma se entri in confidenza e riesci ad avere il loro rispetto hai un “Amico a vita”.

 

Qual è il tuo luogo preferito di Malta?

Io adoro Marsashlox (non ricordo come si scrive) il villaggio dei pescatori, mi piace andare li a mangiare il pesce.  Mi piace anche molto tutta la parte da St Julian’s a Sliema e mi piace molto fare una bella passeggiata sul lungomare.

Cosa pensi del costo della vita a Malta?

Non noto una grande differenza nel costo della vita, posso dire che sono stati molto bravi a mantenere fermo il cambio euro liri maltese e quindi la transizione è stata molto più dolce.

Cosa cambieresti di Malta? E dell’Italia?

Difficile da dire ma credo che se avessi una bacchetta magica toglierei la ‘gelosia’ che ho notato che nasce spesso nei confronti di chi ha delle iniziative in entrambi i paesi.  Facendo un lavoro che richiede collaborazione di gruppo e sinergia e armonia tra le persone coinvolte, sia Malta, sia l’Italia sono due paesi molto individualisti, e quindi nascono lotte e appunto gelosie che per esempio avendo lavorato in Africa, dove c’è un senso di comunità di aiutarsi e sostenersi e non ho trovato questo atteggiamento.  Mi piacerebbe che entrambi i popoli potessero comprendere che è l’unione che fa la forza e invece di puntare il dito e criticare o  mettere il bastone tra le ruota di chi ha avuto un’idea diversa dal solito, possiamo imparare da tutti.
Cristiano Prudente dal blog italianimalta


Trasferirsi nella North Carolina, USA: l’intervista a Loredana

January 6, 2014 in America del Nord, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

“Ciao mi chiamo Loredana e sono nata e cresciuta in provincia di Torino. A 17 anni con la mia famiglia siamo andati a vivere in Sicilia dove si trovano i parenti di mio padre. All’inizio era tutto rosa e fiori, poi pian piano la realta’ e’ venuta fuori. Mi sono ritrovata come un pesce fuor d’aqcua. Piu’ volevo andare via piu’ mi sentivo incatenata. Ho avuto gente negativa attorno a me, gente che si preoccupava di cosa mettersi la domenica per andare in chiesa invece di analizzare se stessa. E’ stata la mia galera per tanti anni, senza via d’uscita. Invece di continuare gli studi, (non credevo di esserne all’altezza) mi sono buttata sul lavoro, qualsiasi lavoro. Quando ho conosciuto I primi Americani nella Navy a Sigonella, tutto e’ cambiato. A quei tempi il mio inglese era pessimo, ma ho fatto di tutto per impararlo, ho fatto alcuni corsi, la musica naturalmente e’ stata sempre la primissima cosa, ma quello che mi ha aiutato di piu’ e’ stato il socializzare con loro, mi sono amalgamata. A volte mi frustravo perche’ non capivo un cavolo di quello che dicevano, tra lo “slang” e frasi fatte che solo per loro avevano senso. Ho conosciuto un ragazzo che poi e’ diventato mio marito e fuggita da li’. La mia primissima meta e’ stata Dallas dove mi sono sposata. Poi sono successi tanti cambiamenti e tanti spostamenti, in giro per l’America e Spagna per alcuni anni. La famiglia si e’ allargata con due figli adorabili.

Sono stata fortunata perche’ sono venuta col mio ragazzo americano che era nella Navy. Quindi e’ stato molto piu’ facile paragonato a quelli che vogliono venire da soli se non prima hanno un lavoro.

Ho fatto I documenti tramite gli uffici della base, che ci hanno aiutato molto. Ho fatto visite varie e compilato fogli, documenti ecc. In quel periodo abitavamo in Spagna (nella base di Rota) Alcune delle visite le ho fatte li’ ed e’ arrivata la Carta Verde con permesso di lavoro, Quindi per 10 anni non mi sono preoccupata di nulla. Sono passati 13 anni che vivo qui’ in America. Ancora non ho preso la cittadinanza ma quando saro’ pronta a sventolare la bandierina Americana allora la prendero’.

Ho conosciuto tanta gente, tante culture varie, apprezzato le cose diverse, anche se a volte non facevano parte delle abitudini che conoscevo. Ho tanti amici in giro per il mondo. Adesso vivo a Raleigh, North Carolina, ho un marito nuovo, 4 figli, 2 suoi e 2 miei che mi fanno impazzire ;) ho imparato tanto da tutto questo. Ho 44 anni, orgogliosa della mia eta’, mi sento un po’ “gipsy” ma sono contenta, riesco ad affrontare meglio la vita qui’. Non mi pento di quello che ho fatto. Quando penso a tutto quello che ho passato e fatto da sola, mi sento orgogliosa. Mi sono resa conto di essere una donna forte ed ora insegno ai miei figli che possono fare tante cose nella vita, che hanno scelte, gli do’ coraggio, quello che non ho mai avuto io. Trasmetto loro le mie esperienze e sono contenta cosi’….li guardo e penso che non avrei potuto fare di meglio :)


Ecco la sua intervista

Ciao Loredana, perche’ hai lasciato l’Italia?

Ho lasciato l’Italia perche’ mi sono sempre sentita come un pesce fuor d’acqua. Ho vissuto in Italia fino a 27 anni. Poi sono scappata con un militare nella NavyJ La mia storia e’ molto piena di eventi…ma sono contenta di avere lasciato l’Italia perche’ mi ha aperta molto e mi ha dato l’occasione di conoscere me stessa. Il viaggiare e’ una cosa meravigliosa…

Di cosa stai occupando?

Mi sono sempre occupata della mia famiglia. Ho lavorato qua’ e la’ facendo lavori diversi. Da poco ho finalmente iniziato la mia attivita’ che “cuocevo” da anni. Italian Catering!!!! Ho sempre preparato panini per la mia famiglia, insalate, questi sono diventati famosi tra amici e famiglia dopodiche’ l’ho trasformato in business. Cerco di mantenerlo il piu’ Italiano possibile, anche se a volte I sapori si perdono strada facendo perche’ il clima, la terra non permettono di mantenere I sapori classici di casa Italia. Mi ci e’ voluto un po’ per prendere coraggio, perche’ sono sempre stata abituata a pensare che se non fai una cosa alla grande nessuno ti prende in considerazione. In America invece ho notato che anche una piccola cosa e semplice sei grande e ti apprezzano di piu’.

Le principali differenze che hai trovato nel settore lavorativo rispetto al sistema italiano.

Il settore lavorativo. Anche a 40 anni ti puoi permettere di cambiare carriera. Non sei limitato. Ti puoi sbizzarrire e inventare cose nuove. Se ti viene in mente qualcosa puoi metterlo in pratica. Penso che da questo punto di vista lavorativo e creativo hai piu’ opportunita’ che in Italia. La gente si butta e se non va, non va. L’importante e’ provare. Mai scoraggiarsi, l’ho imparato strada facendoJ

 Cosa cambieresti dell’Italia?

Il cambiamento che vorrei vedere in Italia? Mi piacerebbe vedere piu’ gente positiva. In Italia ti mettono I bastoni tra le ruote ancora prima di iniziare. Se non hai una laurea e se non hai un lavoro grande non sei molto calcolato e gli Italiani giudicano molto una persona ancora prima di conoscerla. Della serie “ don’t judge a book by is cover”, e’ proprio vero. Ma e’ una cos ache succeed un po’ per natura. E forse dovrebbero rispettare e apprezzare di piu’ le bellezze Italiane e dove vivono. Tanta immondizia in giro. ( Mio figlio 16 anni, si e’ arrabbiato vedendo che la gente buttava carte per terra e cicche)

Qual e’ il settore piu’ florido? Ci sono molti italiani che lavorano o investono?

Non pensavo proprio, ma nel North Carolina ci sono molti Italiani. A parte tanti ristoranti Italiani, che e’ la classica attivita’, molti lavorano nel campo IT, computer ecc, come ricercatori nelle universita’ e professori.

Qual e’ il tuo posto preferito che hai visitato in USA?

Ho visitato parecchi posti in America. New York come grande citta’ e’ la mia preferita. Non ci andrei a vivere pero’, ci andrei solo nei weekends.

Key West, una delle isolette nelle Keys, e’ un bellissimo posto dove vivere invece, se non fosse per gli uragani, sarebbe perfetto ;) . La gente e’ semplice e si gode la vita. Mare di giorno, party la sera.

Devo dire che ancora non so esattamente dove mettere radici! Il clima e’ una parte molto importante e fin’ora il clima perfetto e’ qui’ dove abito.

Che consiglio daresti ad un italiano che vorrebbe trasferirsi in Usa? 

Se ti vuoi traferire in America devi conoscere la lingua. E’ molto importante. Bisogna avere le porte e mentalita’ aperte perche’ ci sono culture e gente che viene da ogni parte del mondo. Ci sono tante cose da imparare. Questa e’ l’America non l’Italia, non vi aspettate che il cibo e’super gustoso!!! Molti arrivano e portano tante lamentele con se’ riguardo il mangiare e il tipo di vita. Se non ti piace, torna a casa. Il cibo buono lo si trova. A volte bisogna sapere  accontentarsi e avere pazienza, perche’ alla fine tutto mondo e’ paese. Tutto dipende dalle tue aspettative. Rilassarsi un po’, non fa mai troppo male. Abbiate fede e stima in voi stessi, e’ un ingrediente importante. E godetevi la vita…

Cristiano Prudente


Aprire un’attivita’ alle Canarie: Antonina di ViviTenerife

January 2, 2014 in Europa, Spagna, Storie di Italiani in Giro

 

Abbiamo intervistato Antonina, del giornale ViviTenerife

Ciao Antonina, da quanto tempo vivi alle Canarie?

dal novembre 2010 residente a Tenerife,

Di cosa ti occupi?

Sin dall’inizio mi sono occupata del mio giornale ViviTenerife, che ho creato da sola e con solo la forza della mia passione e della mia volontà.

Come hai avuto l’idea del giornale ? 

Cosa dirti… la comunicazione è nel mio DNA, dopo diciotto anni come responsabile commerciale di grandi network radiofonici e locali in Italia e, avendo appurato che a Tenerife non vi era nulla in italiano, ho partorito questa pubblicazione. Di seguito è nato anche il sito di ViviTenerife, utile per chi non può leggere le informazioni riguardanti Tenerife, visto che il cartaceo viene stampato e distribuito a Tenerife.

Hai trovato difficoltà nell’aprire l’attività’? Quali?

No nessuna difficoltà, l’unica cosa è che se non lavori con professionalità, sei tagliato fuori… e questo in parte, mi sembra anche giusto.

Quali sono le principali differenze che hai riscontrando nella vita alle Canarie rispetto all’Italia?

La prima, la mancanza quasi totale dello stress nelle persone che ti circondano, vuoi perchè il ritmo che conduce il turista è proprio quella di non stress, vuoi perchè il popolo canario è tranquillo per natura, quindi… respiri quest’atmosfera, che all’inizio non accetti, almeno per me è stata così, anche se un po’ lo è ancora non ho ancora metabolizzato, questi ritmi.

Altra differenza, le stagioni che non ci sono… infradito e maglietta tutta l’anno, quanto meno al sud di Tenerife è così.., il panettone a Natale, lo mangi in spiaggia!

Se un pensionato volesse vivere alle Canarie, con quanti soldi in media gli consiglieresti di vivere?

Come faccio a dargli un consiglio, posso dirti che una persona, senza troppe esigenze e vivendo in una casa in affitto, un po’ fuori dalla caotica e richiesta zona turistica, da solo con 1.000€ potrebbe vivere. Ripeto dipende da persona a persona. Calcola che il costo della vita alle Canarie è inferiore di un 30-40% rispetto all’Italia.

Quali progetti hai per il futuro?

Un paio, ma non te le dico. Il seguito nella prossima puntata!
Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a Boston: l’intervista a Rossella

December 30, 2013 in Boston, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Ciao, sono Rossella, siciliana di 27 anni, traduttrice, insegnante di italiano per stranieri e mediatrice culturale. Ah! Dimenticavo la cosa più importante: amo vivere all’estero!

Lo scorso anno (2012 ndr)ho avuto la straordinaria opportunità di vivere in una città americana, la splendida Boston. Un’esperienza che ha richiesto grande spirito di apertura, flessibilità e adattamento, prova che ho superato brillantemente e della quale serbo bellissimi ricordi. Ho deciso di trasferirli in racconto nel mio blog http://farfallanelmondo.altervista.org/, uno spazio in cui raccoglierò le mie esperienze fatte all’estero, insieme ad una serie di informazioni che potranno aiutare coloro che vorranno intraprendere un viaggio o un’esperienza di vita nelle destinazioni descritte.

Ciao Rossella, come hai avuto questa opportunita’?

Si è trattato di un’opportunità scoperta per caso e all’ultimo minuto, durante una serata trascorsa in casa con un’amica, a pochi giorni dalla laurea. Mentre navigavo su internet, l’annuncio di un programma di stage proposto dal Ministero degli Affari Esteri da svolgere presso Consolati e Ambasciate di tutto il mondo, balzò subito ai miei occhi! Avevo pochissimo tempo per compilare l’application e scegliere una destinazione tra quelle proposte. Mi piaceva l’idea di giocare un po’ con il caso, quindi scelsi la destinazione ad occhi chiusi. E devo dire che il caso seppe darmi la risposta giusta! Circa un mese dopo ricevetti la grande notizia, la mia candidatura era idonea! Organizzai il tutto in poco tempo e partii alla volta degli States!

Di cosa ti sei occupata?

Lavoravo all’Ufficio scolastico del Consolato Italiano di Boston. Gestivo i contatti con altri enti locali che si occupano della promozione e della diffusione della lingua e della cultura italiana, collaboravo con l’insegnante ministeriale di italiano nelle scuole e svolgevo attività di front office fornendo informazioni sui sistemi educativi americano e italiano, sia ad un’utenza italiana che straniera.

Qual e’ il posto che ti ha piu’ colpito?

Boston è sì una città americana, ma forse la meno americana degli USA. L’architettura, infatti, presenta rimandi europei, solo in alcune zone spiccano alti grattacieli e inoltre è una città molto verde. Un luogo che ho apprezzato molto è in realtà un percorso che si compone di tanti luoghi, noto con il nome di Freedom Trail (il sentiero della libertà), ovvero un percorso lungo 4 km da seguire piacevolmente a piedi, che collega i principali siti storici coloniali della città e accompagna il visitatore nell’esplorazione delle tappe principali che hanno caratterizzato la storia di questa città.

Le principali differenze che hai trovato nel settore lavorativo rispetto al sistema italiano.

Avendo lavorato con italiani e comunque all’interno di un’istituzione italiana, posso dare un semplice parere circoscritto a ciò che ho osservato al di fuori della stessa, passeggiando per le vie del centro, entrando nei vari negozi o frequentando bar e ristoranti. Gli uffici pubblici erano molto efficienti, il personale puntuale e preciso. Fare la coda non era per nulla traumatico perché si faceva presto a smaltirla. Gli orari di apertura e chiusura di alcune attività commerciali sono leggermente differenti ai nostri: si apre bottega molto presto e si prosegue no stop più o meno fino alle cinque o sei del pomeriggio. Nei bar e nei fast food il personale sembrava composto da macchine e non da persone: programmati per fare tutto di corsa, dire sempre le stesse cose, giusto un sorriso al cliente e … avanti il prossimo! L’elevato costo della vita impone agli abitanti di Boston di portare avanti più lavori contemporaneamente e questo, a mio parere, condiziona molto sia le relazioni sociali che quelle strettamente familiari.

Cosa cambieresti degli USA? e cosa dell’Italia?

Beh, questa domanda richiede un’analisi molto ampia e articolata, nonché un’approfondita conoscenza di una realtà complessa ed eterogenea quale è quella degli USA. Mi limiterò a mettere in evidenza quei tratti comuni che ho riscontrato nelle sei località visitate e che hanno fatto sviluppare in me la consapevolezza che non avrei potuto vivere lì a lungo termine, nonostante la positività dell’esperienza.

Il clima: un’isolana come me non avrebbe sopportato a lungo un clima freddo, piovoso, grigio e caratterizzato da forti escursioni termiche.

Il cibo: non voglio fare l’italiana che si vanta della propria cucina ma sfido lo stomaco e il fegato di chiunque a resistere ad un bombardamento continuo e costante di grassi e calorie. No, grazie!

Le relazioni interpersonali: spesso l’interazione con gli altri era ridotta a zero per via dell’intensità del lavoro e del progresso tecnologico. Ci si poteva benissimo sentire soli in mezzo ad una marea di gente e credetemi, questo è davvero insostenibile per un italiano socievole che ama il dialogo, divertirsi e comunicare con gli altri.

Tuttavia, sono tante le cose che ho ammirato e che purtroppo stento a ritrovare in alcune parti d’Italia, in primis nella mia regione.

Innanzitutto il rispetto dei beni e degli spazi comuni, ad esempio. Il rispetto verso la propria città, il rispetto delle regole, il rispetto verso gli altri.

La capacità di saper sfruttare e gestire le proprie risorse, seppur minime, incrementando così alcuni settori professionali.

Lo spirito competitivo accompagnato ad un pizzico di umiltà che spesso in Italia manca e che ci fa risultare meno vincenti rispetto alle nostre potenzialità e possibilità.

Qual e’ il settore piu’ florido? Ci sono molti italiani che lavorano o investono?

Per rispondere a questa domanda riporto il link di un articolo pubblicato sul sito ufficiale del Consolato Generale d’Italia in cui si parla di un’importante associazione di professionisti (che cito anche all’interno del mio blog) che opera a Boston e dintorni. http://www.consboston.esteri.it/Consolato_Boston/Menu/I_Servizi/Fare_affari_nel_paese/Business_locale/

Che consiglio daresti ad un italiano che vorrebbe trasferirsi in USA?

Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di studiare bene la lingua. L’American English non è di così immediata comprensione come molti sostengono, sia nella pronuncia che nel lessico. Partire quantomeno con un orecchio un po’ allenato potrebbe essere già un punto a proprio favore.

La realtà, poi, non è soltanto quella presentata nei telefilm. Bisognerà fare i conti con una realtà multietnica, questo vuol dire imparare a dialogare con diverse culture, convivere con esse rispettandole in tutto. Chi non possiede emotivamente questo genere di elasticità, temo che difficilmente riuscirebbe a muoversi all’interno della multiculturalità.

Augurando, di cuore,  buona fortuna a tutti i viaggiatori che lasciano l’Italia per costruirsi le basi di un futuro migliore altrove, invitandoli a non aver paura dell’incerto, vi saluto con queste parole che spesso mi hanno aiutata a superare i momenti di dubbio e incertezza:

“Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.
 Mark Twain

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare in Scozia: l’intervista ad Antonio

December 20, 2013 in Europa, Regno Unito, Storie di Italiani in Giro

Ciao io sono Antonio, ho 27 anni e da circa un mese mi sono trasferito in Scozia. Ho una laurea magistrale in Ingegneria Civile ed un Master Universitario in Project Management of Civil Structures and Infrastructures.
Ho studiato e vissuto in Sicilia, in una cittadina sulla costa tirrenica a meta’ strada tra Messina e Palermo. Dopo la laurea ho deciso di intraprendere un cammino di “internazionalizzazione” che possa arricchire il mio bagaglio culturale e migliorarmi anche come persona. Cosi’ ho deciso di frequentare il Master Universitario al Politecnico di Milano ed adesso eccomi qui’… Nella fredda Scozia…
Se devo essere sincero questa scelta e’ stata molto ponderata e risulta anche adesso molto difficile da sostenere, soprattutto per me che ho una relazione stabile da molti anni, ma nella vita “nessuno ti regala nulla”. Spero che la mia ragazza, in accordo con i suoi impegni lavorativi, possa presto raggiungermi qui’.

Ecco la sua intervista

Ciao Antonio, perche’ hai lasciato l’Italia?
Ciao! Grazie per la tua intervista. Io ho sempre avuto una certa “ambizione” ad andare in giro per il mondo per fare esperienza e conoscere nuove culture. Dopo la mia laurea e il mio master universitario si e’ presentata l’occasione di andare a lavorare in Scozia per una grossa azienda americana nell’ambito del piu’ grande lavoro del Regno Unito e nn mi sono fatto scappare questa occasione.

Da quanto tempo vivi ad Edimburgo?
Sono arrivato in Scozia il 15/11/2013, quindi diciamo che sono ancora una “matricola” :) Per la precisione al momento vivo in North Queensferry, che e’ parecchio vicino al mio luogo di lavoro, ma conto di tresferirmi ad Edimburgo citta’ al piu’ presto.

Di cosa ti occupi?
Sono un ingegnere civile, e qui’ lavoro nel “Cable Stay Bridge Department” come Graduate Engineer. Il lavoro in questione riguarda la costruzione del nuovo ponte strallato sul Forth (Forth Replacement Crossing).

Quali sono i punti a favore della vita scozzese? e quali quelli negativi?
Qui’ si apre un capitolo che potrebbe essere abbastanza ampio. Diciamo che mi sono scoperto un “forte amante” dello stile di vita italiana da quando vivo fuori per motivi di studio e di lavoro. A favore c’e’ una grande cordialita’ nei confronti degli stranieri (cosa che mi ha sorpreso) ed un forte senso civico che purtroppo manca nel nostro “belpaese”. Si nota subito una ottima organizzazione dei trasporti pubblici, rispetto per l’ambiente ed una crisi che in realta’ qui’ nn si avverte. Poi basta guidare senza una meta precisa su e giu’ per le colline scozzesi che si viene rapiti da panorami unici e mozzafiato. Per quanto riguarda i punti negativi prevalgono, a mio parere, il PESSIMO CLIMA ed il PESSIMO CIBO (dopo una settimana comincerete a sentirvi in crisi d’astinenza da caffe’ espresso ahahahah).

Quale posto ti ha colpito di piu’ ad Edimburgo?
Edimburgo e’ una citta’ splendida ed a mio avviso bisogna viverci per molto tempo per riuscire a cogliere quelle bellezze nascoste che offre… Cmq le prima cosa che saltano subito all’occhio quando si arriva in citta’ sono il parco verde proprio in fronte alla stazione ferroviaria di Waverley e l’imponente castello che domina la citta’ dalla collina.

Che consiglio daresti ad un italiano che vuole trasferirsi ad Edimburgo?
Intanto io nn penso di essere gia’ in grado di potere dare consigli ma mi sento di dire una cosa, nn e’ “facile” come si potrebbe pensare. Soprattutto per noi italiani che tendiamo, ed a volte pretendiamo, di mantenere tutte le nostre abitudini in qualsiasi posto andiamo. Bisogna mettere il cuore in pace e accettare il fatto che siamo “ospiti” in una terra con cultura e stili di vita differenti dai nostri… per il resto ci vuole una forte motivazione, e anche un po’ di fortuna nn guasta mai… In Bocca al lupo a tutti…!!!

Vi lascio con un aforisma che secondo me coglie il concetto che tutti nel blog cerchiamo di fare nostro.
Il mondo è un libro. Chi non viaggia ne legge una pagina soltanto. (Sant’Agostino)

Cristiano Prudente dal blog italianiedimburgo


Vivere e lavorare in Brasile: il blog Dieci anni di Giuliano e Katia

December 19, 2013 in Brasile, Storie di Italiani in Giro, Sud America

Abbiamo intervistato Giuliano e Katia del blog  www.blogdiecianni.blogspot.it. 

Ci raccontano la loro storia..e molto altro! :)

Ciao, Giuliano e Katia, perche’ avete lasciato l’Italia?

Giuliano:

A questa domanda rispondo io, dato che Katia è nata e cresciuta in Brasile… Nel 2003 creai e fondai un’associazione di volontariato, darearte onlus, la quale missione era di dare opportunità e sostegno a bambini in stato di difficoltà sociale. Lo stesso anno conobbi il Brasile e, immediatamente, Katia, che fu una delle prime volontarie dell’equipe che formai nella sua città, dove installammo la sede distaccata.

Nel 2007 decisi di trasferirmi definitivamente in Brasile e sposare Katia.

La scelta del cambio di Paese era dettata dalle risposte che ottenevo, in Brasile e in quell’esatto periodo della mia vita, connesse con ci che intimamente cercavo.

Per ci che mi riguarda, non scelsi di cambiar Paese per una questione economica o per la storia sentimentale che stavo vivendo, ma per la ricerca di ci che profondamente necessitavo.

Uno sviluppo ed una crescita personale, una conoscenza più ampia delle mie capacità, una sperimentazione esistenziale e concreta, più libera e aperta.

 

Di cosa vi occupate?

Giuliano:

Katia è professoressa in Arte, Clown professionista, pittrice, scultrice, danzaterapeuta, un artista completa. Ama realizzare laboratori con bambini, anziani e persone di ogni età diversamente abili, e dovreste vederla come ogni volta si commuove (e fa commuovere) per ci che scambia!

Io, attualmente, sono impegnato nella realizzazione di un video documentario e, insieme a Katia, alla creazione di un libro che stiamo presentando in un blog, oggi al suo 5° capitolo, che racconta del nostro percorso, in questi dieci anni di vita vissuta insieme, tra il Brasile e l’Italia. (www.blogdiecianni.blogspot.it)

Katia:

E siamo sempre volontari!

Io faccio danzare e ridere bambini e anziani e Giuliano è nelle cure palliative. Abbiamo deciso di sciogliere l’associazione che avevamo creato, dopo 10anni di attività, all’inizio del 2013, ma noi continuiamo nella solidarietà.

 

Le principali differenze che hai trovato nel settore lavorativo rispetto al sistema italiano. 

Katia:

Che dire? Il nostro lavoro lo inventiamo noi e continuiamo ad inventare modalità nuove e creative di lavoro senza badare al Sistema. Le sfide e le regole del mondo lavorativo all’interno di un sistema competitivo, in Brasile e in Italia, non sono poi tanto diverse.

Cosa cambieresti del sistema brasiliano? e cosa dell’Italia?

Katia:

Cambiare il mondo esterno è un lavoraccio, e forse una vita sola non basta. Per questo abbiamo deciso di cambiare prima noi stessi, scegliendo un lavoro “inventato” con radici solidali.

Esistono molte persone che fanno lo stesso, mettendo in discussione le “verità” che hanno imparato, cambiando Paese, lingua, ma principalmente modo di pensare e di vedere il Mondo.

Credo che uscire dalla mia “cultura” sia stato il primo passo per trasformare le mie idee.

 

Qual e’ il settore piu’ florido? Ci sono molti italiani che lavorano o investono?

Katia:

Esistono molti italiani, che investono in Brasile ed hanno delle attività commerciali molto prospere, forse traendo profitto dalla differenza tra i valori dell’Euro e il Real, la moneta brasiliana.

Ma non so come possono convivere con le contraddizioni sociali presenti nel Paese, una situazione sociale considerata una delle piu’ ingiuste al Mondo, una realtà con la quale ci siamo confrontati per dieci anni, attraverso le nostre attività solidali.

Giuliano:

Sul settore più florido, noi non ne sappiamo davvero nulla. Sappiamo che lo stato di Sao Paulo (ricordiamo che il Brasile è immenso!) ha caratteristiche molto differenti da altre regioni, e noi abbiamo vissuto solo quella zona del Paese.

Sappiamo quanto abbia influito l’imponente flusso migratorio italiano dal dopoguerra ad oggi, cambiando persino la lingua.

Pertanto, ritengo che un italiano a Sao Paulo potrebbe sentirsi, forse nell’immediato, anche a “casa”.

Personalmente ho rifiutato di lavorare a Sao Paulo, nonostante volesse dire per me un salto economico e un grande slancio per la mia “carriera”. Lo stile di vita di una delle più grandi metropoli del mondo, non è tollerabile a tutti. Per chi ha figli, sopratutto, non è certo il posto migliore da scegliere, ma forse questo anche vale per ogni altra grande città…ma alla tua domanda, credo che si possa rispondere: si, ci sono moltissimi italiani che investono e che lavorano a Sao Paulo e in altre parti di quell’immenso straordinario “Pianeta” che è il Brasile.

 

Che consiglio daresti ad un italiano che vorrebbe trasferirsi in Brasile?

Giuliano:

Credo che un consiglio generico non sarebbe buon suggerimento, semmai potessi formularlo, ma si pu dire che, prima di tutto, occorre aver chiaro il personale e reale motivo dell’idea di trasferirsi e, cosa che si evince anche dalle nostre succinte risposte, occorre trovare un legame personale con il luogo prescelto, che vada aldilà di interessi di straordinario lucro o di straordinario successo.

Il viaggio in sè, la ricerca e la sperimentazione, sono le meraviglie da vivere.

Gli obiettivi si formano nel cammino e indicano il percorso migliore da seguire. E, riuscendo a far incontrare ci che si ama con ci che si vuole essere in quel momento, tutto diventa straordinario.

Anche il lucro e il successo, se sono nei propri desideri.

Ma se proprio un italiano mi chiedesse un consiglio per trasferirsi in Brasile, dopo avergli chiesto: “perchè?”, gli direi: “buon viaggio, amico mio.”

 

Comunque sia, non sapendo se con queste risposte siamo stati utili a qualcuno, vogliamo renderci a disposizione per tutti coloro che vogliono una nostra opinione personale (non un consiglio)

Nel caso ne avessero bisogno, saremo lieti di rispondere:

emaildiecianni@gmail.com

E vi rimandiamo alla nostra storia, che di certo racconta qualcosa di più: www.blogdiecianni.blogspot.it

Grazie a tutti e buon viaggio.

Cristiano Prudente

Vivere e lavorare a Malta: “Quei2Malta”

December 16, 2013 in Europa, Malta, Storie di Italiani in Giro

Ciao, siamo Eride e Odoardo, una coppia che vive da poco più di 6 mesi a Malta

Io, Eride, laureata in Mediazione linguistica e culturale e Odoardo in Relazioni internazionali. Ex Erasmus, ex londinesi ma continuamente in cerca di nuovi stimoli e nuovi posti. Abbiamo creato un blog che parla di noi, dell’isola, dei consigli su cosa fare e di corsi di inglese a prezzi scontati (http://www.quei2malta.com/).

Ciao Eride e Odoardo, perche’ avete lasciato l’Italia?
1) Un nostro caro amico che viveva e lavorava a Malta, un giorno di inizio primavera ci chiese “Ma perché non venite a Malta a cercare lavoro?”. Visto che eravamo disoccupati, l’unica risposta che ci venne in mente fu “Perché no?”. Prenotammo un volo superlow cost e partimmo. Io lasciai decine di CV (feci volantinaggio) in tutte le scuole di inglese dell’isola e Odoardo cercò diverse organizzazioni internazionali.
Appena rientrati in Italia sono stata richiamata per un lavoro e non abbiamo esitato a trasferirci per una nuova avventura a Malta.
Ma la principale ragione fu per dare un tocco in più ai nostri percorsi studi, ci sembrava una buona idea vivere ancora all’estero.

Di cosa vi occupate?
2) Io, come detto, lavoro in una scuola di inglese nel centro di St. Julian’s, confine con Paceville, la zona di divertimenti per eccellenza; Odoardo sta facendo uno stage all’Ambasciata Irlandese a Malta.

Le principali differenze che avete trovato nel settore lavorativo rispetto al sistema italiano.
3) In Italia non abbiamo avuto molte e soddisfacenti esperienze lavorative, ma con questo non vuol dire che non vi abbiamo mai cercato lavoro, anzi. Cercando lavoro a Malta ci rendemmo subito conto che il Curriculum Vitae lo leggono veramente e anche davanti a te, quindi l’interesse c’è. Le possibilità qui ci sono, ma non cadono dal cielo, bisogna comunque cercarle.

Cosa cambiereste di Malta? e cosa dell’Italia?
4) Di Malta cambieremmo innanzi tutto gli autisti dei trasporti pubblici!
Abbiamo sentito di episodi di “razzismo” da parte di cittadini maltesi verso altre nazionalità, ma a noi non è ancora capitato nulla: nei nostri ambienti lavorativi non vediamo discriminazione, fortunatamente. Un problema che ci piacerebbe risolvere è quello dell’umidità in inverno: si sente veramente molto, quindi attrezzeremmo le case maltesi contro l’umidità e, di conseguenza, la muffa. Attrezzeremmo anche le città con più tombini per quei pochi giorni di pioggia all’anno in cui si allagano tutte le strade.
Ultimo, ma non per importanza, cambieremmo la burocrazia per ottenere la carta di identità maltese: bisogna recarsi alle prime ore del mattino in un ufficio che, se sei fortunato, ti riceve quel giorno, altrimenti dovrai ritornarci il giorno dopo o quello dopo ancora. Sempre se sei fortunato e hai portato tutti i documenti necessari per la domanda (ma non capita mai, un foglio lo dimentichi sempre) devi aspettare circa 3 mesi per ottenere questa fatidica carta d’identità che non ricordi nemmeno più perché hai voluto così tanto.
Dell’Italia, invece, cambieremmo la burocrazia da seguire anche solo per aprire uno studio di traduzioni, i contratti di lavoro che non vanno oltre i sei mesi e la mentalità disfattista di molti italiani.

Qual e’ il settore piu’ florido? Ci sono molti italiani che lavorano o investono?
5) Di italiani a Malta se ne trovano davvero fin troppi: molti lavorano in agenzie di scommesse e nel settore della ristorazione. Questi due settori racchiudono la maggior parte degli investitori italiani a Malta.

Che consiglio daresti ad un italiano che vorrebbe trasferirsi a Malta?
6) Il primo consiglio che mi sento di dare è di non sottovalutare la lingua inglese, ovvero non arrivare a Malta con l’idea di poter parlare solo italiano. Certo, i maltesi lo capiscono, ma per lavoro l’inglese è a dir poco fondamentale; non arrivare qui con l’arroganza di poter trovare lavoro solo perché italiani.
Un altro consiglio è di non farsi aspettative troppo rosee: il lavoro c’è ma bisogna guadagnarselo.

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a Mosca: l’intervista a Cristiano

December 10, 2013 in Asia, Russia, Storie di Italiani in Giro

Mi chiamo Cristiano, ho 43 anni e sono originario di Bergamo anche se quando avevo 6 anni mi sono trasferito nella provincia di Padova. Dopo la laurea in Lingue (inglese e spagnolo) mi son trasferito a Madrid per perfezionare (o meglio dire imparare sul serio) lo spagnolo, trovando lavoro in una ditta di import/export di pesce. Dopo 8 anni, alcune esperienze nel campo dell’insegnamento dell’italiano a stranieri e la realizzazione più intensa della mia passione, l’Arte, per sfida ho deciso di trasferirmi a Mosca dove tuttora risiedo, diviso tra l’insegnamento e la pittura.
… 
Ciao, Cristiano, ci puoi parlare delle motivazioni che ti hanno spinto ad andare in Russia?
Ciao a tutti! Le motivazioni più che a me dovrebbero essere chieste a uno psicologo…!: abitavo in una splendida mansardina di Lavapiès, zona centralissima e folcloristica della meravigliosa Madrid, avevo un ottimo stipendio, tanto tempo libero e godevo di un clima da favola e… un bel giorno ho deciso di provare questa strana avventura di cui ancora ignoro i motivi…. In realtà penso risieda in una parte masochista del mio carattere che mi spinge, per cercare la disciplina che non ho, a provare sfide difficili per non oziare troppo. Son abbastanza convinto che la risposta stia lì perché altrimenti non si spiega come abbia cominciato a vivere in un posto caotico, freddo e incomodo in cui ho cambiato circa 10 posti di lavoro e 8 appartamenti in 7 anni…
Di cosa ti occupi?
Mi divido tra insegnamento della lingua italiana ai russi e pittura. In entrambi i settori a Mosca c’è molto da fare perché i russi vanno pazzi per l’italiano, quindi il lavoro non manca. E anche per il mio tipo di Arte, quella tendenzialmente astratta, il campo d’azione è davvero molto ampio visto che la modernità a Mosca, per certi aspetti (non solo quello artistico) è ancora verde.     
Hai trovato difficoltà nell’apprendere la lingua russa?
Sì, tante, per 2 motivi: 1) non l’avevo studiata prima (a parte l’alfabeto), 2) non nutrivo e non nutro una particolare attrazione per questa lingua, cosa che me l’ha resa e rende tuttora molto ostica. Oggi parlo e capisco abbastanza correttamente ma con un po’ di impegno potrei migliorare di molto, lo ammetto. Ma sono pigro e, comunque, l’insegnamento mi porta ad usare l’italiano nel 90% del mio tempo.
Quali sono gli aspetti positivi e negativi dello stile di vita in Russia?
Più che di Russia vorrei parlare di Mosca perché parlare di questo paese intero è come mettersi a parlare, immagino, di Brasile, Cina, Argentina, Stati Uniti, posti così vasti che le differenze tra città e regioni sono troppo vaste per trovare dei caratteri omogenei. Dunque, di bello a Mosca c’è che è una città molto avanzata ma ancora allo stato brado per cui nonostante i più di 13.000.000 di abitanti, se si parla la lingua, si trovano aspetti umani e genuini dappertutto. I russi (qua sì lo posso affermare) sono persone molto pratiche, sincere, istintive ed emotive e stare a contatto con loro per 7 anni mi ha fatto riflettere moltissimo soprattutto su come noi italiani ci vendiamo spesso come il popolo più socievole del mondo. Be’, sono giunto alla conclusione,  invece, che il nostro popolo è semplicemente molto più educato alla socializzazione che il popolo russo e questo, la maggior parte delle volte, è inteso un po’ come falso o teatrale. È vero che il russo sorride meno di un europeo ma la risposta che ti dà quando glielo fai notare è che siamo noi che sorridiamo un po’ troppo e quando non serve… Di negativo c’è senz’altro il tenore di vita perché la città è carissima ed un appartamento di 40 metri in centro può arrivare a costare 4.000 euro al mese facili-facili. Oltre a questo spesso ci si scontra con realtà burocratiche che farebbero perdere la pazienza anche al più pacifico dei monaci buddisti. Ma ci si adatta.
Quali sono le differenze nel mondo lavorativo tra Russia e Italia?
Sicuramente la più grande differenza è il concetto di mobilità, inteso in diversi aspetti. Spesso i russi cambiano lavoro come noi cambiamo mutande, si adattano a situazioni diverse a seconda delle necessità e, senza battere ciglio, si possono sobbarcare 3 o 4 ore di trasporto giornaliero per andare e tornare dal lavoro. Purtroppo la corruzione è a livelli molto alti quindi se da noi il lavoratore è a mio modo di vedere sufficientemente protetto, qua da quel punto di vista si è un po’ allo sbando.
Cosa pensi del costo della vita in Russia?
Altissimo. Ma, “risolto” il problema dell’affitto, ci si arrangia perché posti con prezzi normali ce ne sono senz’altro, basta esplorare, chiedere e provare.
Che progetti hai per il futuro?
Nel 2014 cercherò sicuramente di dare spazio alla mia Arte provando finalmente a mostrare le mie opere ai moscoviti, che sono davvero persone intelligentissime e soprattutto genuinamente curiose. Tutto ciò però vorrei farlo allontanandomi da quest’immagine di italianità che ammetto rifuggire, non certo per antinazionalismo ma perché se qui siamo sempre accolti come dei maragià, devo ammettere che spesso ciò avviene per motivi che non mi interessano per niente come il fatto che secondo i russi (o il mondo!) gli uomini italiani ci sanno fare con le donne, che la nostra patria ha dato i natali a gente come Celentano, Cutugno, Ricchi & Poveri e che da noi “si fanno le scarpe più belle del mondo.” Saranno in parte solo stereotipi ma io invece sono convinto che non sono solo gli stranieri che danno importanza a queste cose ma anche e soprattutto molti stessi italiani.
 Che consiglio daresti a chi vorrebbe trasferirsi in Russia?
1) Studiare la lingua prima di partire, 2) armarsi di una pazienza estrema e uno spirito di adattabilità immenso, 3) se non si ha un lavoro da manager o dipendente mandato dall’Italia prepararsi a condividere un appartamento, 4) un mio consiglio non di sopravvivenza ma di anima e cuore: venire con umiltà e con desiderio non di dare lezioni di vita a dei trogloditi ma, al contrario, con voglia sincera di imparare e mettersi in gioco con rispetto e dignità verso se stessi ed altri essere umani non tanto diversi, poi, da noi.
Ecco alcune opere di Cristiano :)
 Esplosione
Cristiano Prudente


Vivere in Brasile: l’intervista a Luca

December 9, 2013 in Brasile, Storie di Italiani in Giro, Sud America

Barman per esigenza, ma creativo per vocazione.
Luca Di Francesco, 29 anni, dottore magistrale in design, qualifica ottenuta presso l’università degli studi di Firenze
La mia passione è la creatività a tutto tondo:mi diletto sia con matita e tempere sia con programmi grafici, spaziando dall’interior design, alla grafica pubblicitaria, fino a disegnare spazi onirici.
Da poco tempo sono proprietario del marchio,”Vintage culture79“, e del relativo sito, Vintageculture79.com del quale curo la parte creativa e produco accessori moda insieme al mio socio Filippo.
Conseguita la Laurea, a novembre 2012 mi sono trasferito a San Paolo per tre mesi.Qui ho trovato persone accoglienti, solari, come da stereotipo.Ma il Brasile non è l’Eldorado che tutti immaginiamo.
Ecco il mio racconto.
Ciao Luca, perche’ hai lasciato l’Italia?
Ho lasciato l’Italia perchè principalmente cercavo un paese che mi desse maggiori opportunità di crescita personale e professionale. Appena ho conseguito la laurea magistrale in design nel luglio 2012 ho deciso di fare la valigia e partire per San Paolo, dove il mio settore è in pieno sviluppo e la figura del designer italiano è molto ben vista.
Di cosa ti occupi? 
Principalmente lavoro nella ristorazione, sono sia cameriere che barman. Questa professione mi permette di guadagnarmi da vivere anche se per come è strutturato l’hospitality business in Italia, non ci sono prospettive di crescita.
In verità la mia passione è l’arte e la creatività, perciò mi sono gettato in una nuova sfida: ho creato un brand di accessori moda con vendita sia diretta che on line con un sito internet creato appositamente: in questo modo posso esprimere il mio lato creativo.
Le principali differenze che hai trovato nel settore lavorativo rispetto al sistema italiano.
Appena arrivato a San Paolo ho avuto la fortuna di lavorare in un ristorante appena inaugurato di caratura internazionale: il Bagatelle, una concezione di ristorazione che credo non esista ancora in Italia: dopo mezzanotte arriva il dj e tutti i clienti ballano trasformando il ristorante in una discoteca. I tavoli su cui il cliente aveva appena consumato il pasto, diventa lo spazio in cui bere ottimi drink. Per realizzare ciò necessita molta organizzazione e una visione, un’idea di ristorazione che si discosta dalla classica osteria o ristorante top class che imperversano in Italia. Pensa che ho anche servito Ronaldo il famosissimo ex calciatore brasiliano.
Un’altra differenza è che i brasiliani prendono tutto molto più alla leggera, compreso il lavoro: non sono puntuali, sono meno alienati rispetto a noi, insomma sono più “all’acqua di rose”… questo però credo che non sia un pregio.
Quindi se dovessi dire cosa vorrei cambiare dei due paesi la lista sarebbe lunga e noiosa ma se dovessi scegliere scambierei la visione a lungo termine ed il senso di appartenenza e fratellanza che hanno i brasiliani con la cultura del lavoro e della dedizione degli italiani. 
Cosa cambieresti del Brasile? e cosa dell’Italia? 
Il Brasile è grandissimo,quasi un continente con realtà profondamente differenti. Ti posso solo raccontare della realtà Paulistana, che ho conosciuto per tre mesi intensi: a San Paolo tutto è business. E’ chiamata la New York del Sud America ed il motore di tutta l’economia di questa zona. Se vuoi fare business in America latina devi passare da qui. Tuttavia è famosa per il livello della ristorazione: trovi veramente di tutto con qualità eccellente. La pizza brasiliana la consiglio vivamente.
Qual e’ il settore piu’ florido? Ci sono molti italiani che lavorano o investono?
San Paolo è piena di italiani di 3°o 4° generazioni e tutti si vantano di ciò.  Sono molto fieri di questa provenienza, perchè hanno grande stima di noi e della nostra cultura anche se sono legati ad un’idea stereotipata del nostro paese, ancora in ottica troppo romantica e arcaica.
Nonostante ciò l’immigrazione di giovani non è alta come Londra per esempio. Il Brasile è lontano, pericoloso, ed ottenere un visto di lavoro è difficilissimo.
Gli investimenti in Brasile sono difficili. La legge dice che come minimo bisogna investire 75000 euro o dare lavoro ad almeno 10 brasiliani per ottenere un visto di lavoro. Considerando tutto, il rischio è elevato, ma con il cambio molto favorevole non impossibile economicamente
Personalmente non investirei in questo momento:a breve entrerà in recessione ed i mondiali saranno un flop clamoroso e ciò inciderà su tutta l’economia. Il Brasile aveva bisogno di investire in infrastrutture, sanità, welfare. Pensa che non esistono treni passeggeri in tutto il Paese.
Che consiglio daresti ad un italiano che vorrebbe trasferirsi in Brasile? 
Potrebbero fare come me: il visto turistico dura 3 mesi che ti serviranno a capire se il paese ti piace o meno. Non andate lì con la speranza che qualcuno vi contratti: hanno tasse altissime per gli stranieri e, anche fosse, avreste un contratto vincolato per 2 anni con la stessa azienda senza poter cambiare.
A questo punto se il paese vi ha lasciato sensazioni positive tornate in Italia e, se avete voglia, fate come me: organizzatevi per fare un master(ce ne sono alcuni interessantissimi che in Italia non esistono ancora). La USP, Universidade de Sao Paulo è tra le otto migliori al mondo e la migliore di tutto il Sud America. Avrete un visto per tutta la durata del corso,generalmente due anni, e potrete imparare tantissimo.
Cristiano Prudente