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Brasile | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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Vivere e lavorare in Brasile: il blog Dieci anni di Giuliano e Katia

December 19, 2013 in Brasile, Storie di Italiani in Giro, Sud America

Abbiamo intervistato Giuliano e Katia del blog  www.blogdiecianni.blogspot.it. 

Ci raccontano la loro storia..e molto altro! :)

Ciao, Giuliano e Katia, perche’ avete lasciato l’Italia?

Giuliano:

A questa domanda rispondo io, dato che Katia è nata e cresciuta in Brasile… Nel 2003 creai e fondai un’associazione di volontariato, darearte onlus, la quale missione era di dare opportunità e sostegno a bambini in stato di difficoltà sociale. Lo stesso anno conobbi il Brasile e, immediatamente, Katia, che fu una delle prime volontarie dell’equipe che formai nella sua città, dove installammo la sede distaccata.

Nel 2007 decisi di trasferirmi definitivamente in Brasile e sposare Katia.

La scelta del cambio di Paese era dettata dalle risposte che ottenevo, in Brasile e in quell’esatto periodo della mia vita, connesse con ci che intimamente cercavo.

Per ci che mi riguarda, non scelsi di cambiar Paese per una questione economica o per la storia sentimentale che stavo vivendo, ma per la ricerca di ci che profondamente necessitavo.

Uno sviluppo ed una crescita personale, una conoscenza più ampia delle mie capacità, una sperimentazione esistenziale e concreta, più libera e aperta.

 

Di cosa vi occupate?

Giuliano:

Katia è professoressa in Arte, Clown professionista, pittrice, scultrice, danzaterapeuta, un artista completa. Ama realizzare laboratori con bambini, anziani e persone di ogni età diversamente abili, e dovreste vederla come ogni volta si commuove (e fa commuovere) per ci che scambia!

Io, attualmente, sono impegnato nella realizzazione di un video documentario e, insieme a Katia, alla creazione di un libro che stiamo presentando in un blog, oggi al suo 5° capitolo, che racconta del nostro percorso, in questi dieci anni di vita vissuta insieme, tra il Brasile e l’Italia. (www.blogdiecianni.blogspot.it)

Katia:

E siamo sempre volontari!

Io faccio danzare e ridere bambini e anziani e Giuliano è nelle cure palliative. Abbiamo deciso di sciogliere l’associazione che avevamo creato, dopo 10anni di attività, all’inizio del 2013, ma noi continuiamo nella solidarietà.

 

Le principali differenze che hai trovato nel settore lavorativo rispetto al sistema italiano. 

Katia:

Che dire? Il nostro lavoro lo inventiamo noi e continuiamo ad inventare modalità nuove e creative di lavoro senza badare al Sistema. Le sfide e le regole del mondo lavorativo all’interno di un sistema competitivo, in Brasile e in Italia, non sono poi tanto diverse.

Cosa cambieresti del sistema brasiliano? e cosa dell’Italia?

Katia:

Cambiare il mondo esterno è un lavoraccio, e forse una vita sola non basta. Per questo abbiamo deciso di cambiare prima noi stessi, scegliendo un lavoro “inventato” con radici solidali.

Esistono molte persone che fanno lo stesso, mettendo in discussione le “verità” che hanno imparato, cambiando Paese, lingua, ma principalmente modo di pensare e di vedere il Mondo.

Credo che uscire dalla mia “cultura” sia stato il primo passo per trasformare le mie idee.

 

Qual e’ il settore piu’ florido? Ci sono molti italiani che lavorano o investono?

Katia:

Esistono molti italiani, che investono in Brasile ed hanno delle attività commerciali molto prospere, forse traendo profitto dalla differenza tra i valori dell’Euro e il Real, la moneta brasiliana.

Ma non so come possono convivere con le contraddizioni sociali presenti nel Paese, una situazione sociale considerata una delle piu’ ingiuste al Mondo, una realtà con la quale ci siamo confrontati per dieci anni, attraverso le nostre attività solidali.

Giuliano:

Sul settore più florido, noi non ne sappiamo davvero nulla. Sappiamo che lo stato di Sao Paulo (ricordiamo che il Brasile è immenso!) ha caratteristiche molto differenti da altre regioni, e noi abbiamo vissuto solo quella zona del Paese.

Sappiamo quanto abbia influito l’imponente flusso migratorio italiano dal dopoguerra ad oggi, cambiando persino la lingua.

Pertanto, ritengo che un italiano a Sao Paulo potrebbe sentirsi, forse nell’immediato, anche a “casa”.

Personalmente ho rifiutato di lavorare a Sao Paulo, nonostante volesse dire per me un salto economico e un grande slancio per la mia “carriera”. Lo stile di vita di una delle più grandi metropoli del mondo, non è tollerabile a tutti. Per chi ha figli, sopratutto, non è certo il posto migliore da scegliere, ma forse questo anche vale per ogni altra grande città…ma alla tua domanda, credo che si possa rispondere: si, ci sono moltissimi italiani che investono e che lavorano a Sao Paulo e in altre parti di quell’immenso straordinario “Pianeta” che è il Brasile.

 

Che consiglio daresti ad un italiano che vorrebbe trasferirsi in Brasile?

Giuliano:

Credo che un consiglio generico non sarebbe buon suggerimento, semmai potessi formularlo, ma si pu dire che, prima di tutto, occorre aver chiaro il personale e reale motivo dell’idea di trasferirsi e, cosa che si evince anche dalle nostre succinte risposte, occorre trovare un legame personale con il luogo prescelto, che vada aldilà di interessi di straordinario lucro o di straordinario successo.

Il viaggio in sè, la ricerca e la sperimentazione, sono le meraviglie da vivere.

Gli obiettivi si formano nel cammino e indicano il percorso migliore da seguire. E, riuscendo a far incontrare ci che si ama con ci che si vuole essere in quel momento, tutto diventa straordinario.

Anche il lucro e il successo, se sono nei propri desideri.

Ma se proprio un italiano mi chiedesse un consiglio per trasferirsi in Brasile, dopo avergli chiesto: “perchè?”, gli direi: “buon viaggio, amico mio.”

 

Comunque sia, non sapendo se con queste risposte siamo stati utili a qualcuno, vogliamo renderci a disposizione per tutti coloro che vogliono una nostra opinione personale (non un consiglio)

Nel caso ne avessero bisogno, saremo lieti di rispondere:

emaildiecianni@gmail.com

E vi rimandiamo alla nostra storia, che di certo racconta qualcosa di più: www.blogdiecianni.blogspot.it

Grazie a tutti e buon viaggio.

Cristiano Prudente

Vivere in Brasile: l’intervista a Luca

December 9, 2013 in Brasile, Storie di Italiani in Giro, Sud America

Barman per esigenza, ma creativo per vocazione.
Luca Di Francesco, 29 anni, dottore magistrale in design, qualifica ottenuta presso l’università degli studi di Firenze
La mia passione è la creatività a tutto tondo:mi diletto sia con matita e tempere sia con programmi grafici, spaziando dall’interior design, alla grafica pubblicitaria, fino a disegnare spazi onirici.
Da poco tempo sono proprietario del marchio,”Vintage culture79“, e del relativo sito, Vintageculture79.com del quale curo la parte creativa e produco accessori moda insieme al mio socio Filippo.
Conseguita la Laurea, a novembre 2012 mi sono trasferito a San Paolo per tre mesi.Qui ho trovato persone accoglienti, solari, come da stereotipo.Ma il Brasile non è l’Eldorado che tutti immaginiamo.
Ecco il mio racconto.
Ciao Luca, perche’ hai lasciato l’Italia?
Ho lasciato l’Italia perchè principalmente cercavo un paese che mi desse maggiori opportunità di crescita personale e professionale. Appena ho conseguito la laurea magistrale in design nel luglio 2012 ho deciso di fare la valigia e partire per San Paolo, dove il mio settore è in pieno sviluppo e la figura del designer italiano è molto ben vista.
Di cosa ti occupi? 
Principalmente lavoro nella ristorazione, sono sia cameriere che barman. Questa professione mi permette di guadagnarmi da vivere anche se per come è strutturato l’hospitality business in Italia, non ci sono prospettive di crescita.
In verità la mia passione è l’arte e la creatività, perciò mi sono gettato in una nuova sfida: ho creato un brand di accessori moda con vendita sia diretta che on line con un sito internet creato appositamente: in questo modo posso esprimere il mio lato creativo.
Le principali differenze che hai trovato nel settore lavorativo rispetto al sistema italiano.
Appena arrivato a San Paolo ho avuto la fortuna di lavorare in un ristorante appena inaugurato di caratura internazionale: il Bagatelle, una concezione di ristorazione che credo non esista ancora in Italia: dopo mezzanotte arriva il dj e tutti i clienti ballano trasformando il ristorante in una discoteca. I tavoli su cui il cliente aveva appena consumato il pasto, diventa lo spazio in cui bere ottimi drink. Per realizzare ciò necessita molta organizzazione e una visione, un’idea di ristorazione che si discosta dalla classica osteria o ristorante top class che imperversano in Italia. Pensa che ho anche servito Ronaldo il famosissimo ex calciatore brasiliano.
Un’altra differenza è che i brasiliani prendono tutto molto più alla leggera, compreso il lavoro: non sono puntuali, sono meno alienati rispetto a noi, insomma sono più “all’acqua di rose”… questo però credo che non sia un pregio.
Quindi se dovessi dire cosa vorrei cambiare dei due paesi la lista sarebbe lunga e noiosa ma se dovessi scegliere scambierei la visione a lungo termine ed il senso di appartenenza e fratellanza che hanno i brasiliani con la cultura del lavoro e della dedizione degli italiani. 
Cosa cambieresti del Brasile? e cosa dell’Italia? 
Il Brasile è grandissimo,quasi un continente con realtà profondamente differenti. Ti posso solo raccontare della realtà Paulistana, che ho conosciuto per tre mesi intensi: a San Paolo tutto è business. E’ chiamata la New York del Sud America ed il motore di tutta l’economia di questa zona. Se vuoi fare business in America latina devi passare da qui. Tuttavia è famosa per il livello della ristorazione: trovi veramente di tutto con qualità eccellente. La pizza brasiliana la consiglio vivamente.
Qual e’ il settore piu’ florido? Ci sono molti italiani che lavorano o investono?
San Paolo è piena di italiani di 3°o 4° generazioni e tutti si vantano di ciò.  Sono molto fieri di questa provenienza, perchè hanno grande stima di noi e della nostra cultura anche se sono legati ad un’idea stereotipata del nostro paese, ancora in ottica troppo romantica e arcaica.
Nonostante ciò l’immigrazione di giovani non è alta come Londra per esempio. Il Brasile è lontano, pericoloso, ed ottenere un visto di lavoro è difficilissimo.
Gli investimenti in Brasile sono difficili. La legge dice che come minimo bisogna investire 75000 euro o dare lavoro ad almeno 10 brasiliani per ottenere un visto di lavoro. Considerando tutto, il rischio è elevato, ma con il cambio molto favorevole non impossibile economicamente
Personalmente non investirei in questo momento:a breve entrerà in recessione ed i mondiali saranno un flop clamoroso e ciò inciderà su tutta l’economia. Il Brasile aveva bisogno di investire in infrastrutture, sanità, welfare. Pensa che non esistono treni passeggeri in tutto il Paese.
Che consiglio daresti ad un italiano che vorrebbe trasferirsi in Brasile? 
Potrebbero fare come me: il visto turistico dura 3 mesi che ti serviranno a capire se il paese ti piace o meno. Non andate lì con la speranza che qualcuno vi contratti: hanno tasse altissime per gli stranieri e, anche fosse, avreste un contratto vincolato per 2 anni con la stessa azienda senza poter cambiare.
A questo punto se il paese vi ha lasciato sensazioni positive tornate in Italia e, se avete voglia, fate come me: organizzatevi per fare un master(ce ne sono alcuni interessantissimi che in Italia non esistono ancora). La USP, Universidade de Sao Paulo è tra le otto migliori al mondo e la migliore di tutto il Sud America. Avrete un visto per tutta la durata del corso,generalmente due anni, e potrete imparare tantissimo.
Cristiano Prudente


Vivere e lavorare in Brasile: l’intervista a Bibianna

December 3, 2013 in Brasile, Storie di Italiani in Giro, Sud America

Sono Bibiana, italiana di Montegranaro in provincia di FermoAbito in Brasile dal 1995, sposata, due figli di 16 e 12 anni. Amo la vita, entusiasmarmi, sognare, conoscere persone, contribuire con le stesse perché raggiungano ed ottengano la felicita!!!
Sensibilissima, leonina ascendente in cancro.
 
Questo il suo curriculum e la sua intervista
 
 Master Personal, Professional ed Executive Coach SBC – Società Brasiliana di Coaching , certificato da BCI – Behavioral Coaching Istituto e ICC Consiglio Coaching Internazionale
Couching Soul di Denise Linn
Expertise in Salute & Benessere Coaching ( attività assistenziali connesse ) in società e Coaching per Espatriati (Cross Cultural Coaching )
NLP Practitioner da ABPNL – Accademia Brasiliana di PNL
Alpha Formazione e valutazioni da Quantum Quantum Università degli analisti
Formazione in International Business and Management
Membro di ISMA – Lo stress International Management Association
Membro di ABQV – Associazione Brasiliana della qualità della vita
Membro della SBC – Società Brasiliana di Coaching
Membro della IFC – Federazione Coaching Institute
Inizialmente sviluppato la sua carriera nel settore delle vendite internazionali coordinare team di vendita , lo sviluppo e l’attuazione di attività promozionali
Ha lavorato come regista e di business e la responsabilità amministrativa in aziende di medie e grandi in Italia e in Brasile da oltre 15 anni , coordinando squadre di vendite, promozioni e sviluppo del prodotto
Lunga esperienza in missioni commerciali Italia – Brasile come interprete , accompagnatore e organizzatore di eventi e fiere
Coautore del libro ” Coaching in Practice ” Editore di Francia
 
Ciao Bibianna, perche’ hai lasciato l’Italia?
 

Perche ho lasciato l’ Italia? Le ragioni di una partenza……

sin da piccola ho sempre desiderato di conoscere luoghi diversi, pensavo ai missionari, alle persone che viaggiavano per lavoro.
In realta…..viaggiavo per lavoro….amavo farlo…mi occupavo della rete vendita di una commerciale e ogni mese ero in giro!!!
Sono stata sempre molto curiosa!!!  C’e chi decide di restare nel proprio paese e chi invece se ne va. Io faccio parte del secondo gruppo.
In realtà ho sempre amato L’ Italia, la mia terra, un paese che mi manca ogni giorno. Un paese che nonostante le difficoltà, i difetti e’ il mio paese.
Sono Italiana nel mio DNA. Perché ho lasciato l’ Italia?? Per amore!!! Ho seguito il mio cuore…..Ho conosciuto un italo brasiliano che abitava in Italia da 20 anni e nel 1994 e’ tornato a Sao Paulo del Brasile per motivi di lavoro. HO seguito il cuore…..nel 1995 ci siamo sposati in Italia, esattamente a Montegranaro e siamo tornati insieme A Sao Paulo….e così inizia l’ avventura!!!

Da quanto tempo vivi in Brasile?

    Vivo in Brasile dal 1995 – esattamente luglio 1995

Di cosa ti occupi?

   Sono  specializzata in life, career, business & corporale coaching e neii servizi di appoggio all’ internazionalizzazione   Italia Brasile.

  Svolgo consulenze individuali ed in gruppo.
 
Tengo corsi per lo sviluppo del potenziale umano.  Specialista nella Psicologia positiva applicata al coaching
Orientamento per i giovani che stanno scegliendo la facoltà o un lavoro. Nell’ ambito aziendale mi occupo di analisi di fabbisogni formativi, motivazione del personale, facilitazione nei processi relazionali.
Nei servizi di internazionalizzazione offro un supporto strategico e operativo nel campo, affiancando il cliente nel contatto con i potenziali partner e supportandolo step by step nelle trattative commerciali in loco.
I progetti di internazionalizzazione sono modulabili a seconda delle esigenze delle aziende: 
Dossier paese e mercato di riferimento e ricerca e analisi del settore di riferimento;
Ricerche di mercato qualitative e quantitative in ambito trade e retail sul posizionamento dei concorrenti e dei consumatori/del mercato di riferimento;
Rilevazioni prezzi e analisi del price point. Ricerca partner commerciali e identificazione delle opportunità sul mercato brasiliano;
Organizzazione appuntamenti B2B con potenziali partner commerciali e missioni commerciali;
Partecipazione a fiere di settore;
Servizi in outsourcing di ufficio di rappresentanza commerciale / ufficio export sul territorio brasiliano;
Servizi in outsourcing di ufficio di trade marketing sul territorio brasiliano;
Ricerche di personale qualificato e servizi di interpretariato;
Supporto nella costituzione di new company con partner locali, joint venture, ecc.
 
Quanto e’ importante la conoscenza dell’inglese nel tuo lavoro?

Importantissima!  Oggi giorno l’ inglese e’ una lingua fondamentale, in futuro la sua importanza aumenterà ancora di più


Con il boom economico , l’internazionalizzazione delle imprese e la più vicina grandi eventi sportivi in Brasile , non è mai stato così necessario avere la padronanza di una seconda o anche una terza lingua . Per il mercato del lavoro , l’ inglese , che rimane la corsa più ricercate nelle scuole , comincia ad essere considerata come una competenza di base , anche se gli studi indicano che solo circa il 5 % della popolazione conosce la lingua .

 
” Siamo passati attraverso uno scenario economico di internazionalizzazione delle imprese . Molte aziende provenienti da  diversi diversi paesi del mondo si stanno stabilendo in Brasile . L’ inglese e’ importante non solo per la carriera ma per la vita.
 
 
 
 
 
Ci sono tanti italiani in Brasile? in genere di cosa si occupano?
 

Attualmente vivono in Brasile 25 milioni di discendenti di italiani


 
Che visti servono per lavorare in Brasile per un italiano?
Fondamentalmente le regole per ottenere permessi di lavoro per gli stranieri sono dotate di 02 risoluzioni normativi (RN) del Ministero del Lavoro :
 
1 ) Per le persone fisiche : NR 84 del 2009 che afferma in sostanza :
Investimenti comprovata vale meno di R $ 150.000,00 ( centocinquantamila reais ) , validità del visto, tre ( 3) anni .
 
2 ) Per le persone Juridicas : RN n ° 95 del 2011 , che ha sostanzialmente la seguente
 
La società civile di commercio o che intendono nominare uno straniero di agire come amministratore , direttore , direttore esecutivo o devono essere conformi ai requisiti stabiliti dal Ministero del lavoro e dell’occupazione , in quanto le disposizioni legali relative alla costituzione della società e dimostrare :
 
I – gli investimenti in valuta estera pari o superiore a R $ 600.000,00 ( seicentomila reais ) per Administrator , Manager, direttore esecutivo o chiamata su presentazione di Sisbacen -Electronic Registration dichiarativo di investimenti diretti esteri in Brasile , dimostrando la il pagamento di investimenti in società beneficiaria ;
 
OR
 
II – investimenti in valuta estera pari o superiore a US $ 150,000.00 ( 150.000 dollari ) per ogni amministratore , manager , direttore esecutivo o chiamata su presentazione Sisbacen – Electronic Registration dichiarativo di investimenti diretti esteri in Brasile , dimostrando l’integrazione della partecipazione nella società beneficiaria , e generare dieci nuovi posti di lavoro , almeno nei due anni dopo l’installazione dell’ingresso della società o amministratore , manager , direttore o esecutivo . “


Che consiglio daresti a chi vuole trasferirsi in Brasile?


Sempre più italiani mi scrivono con l’ intenzione di trasferirsi in Brasile. Molti dicono di essere disposti a tutto pur di lasciare l’ Italia e cambiare vita in Brasile. Complice la crisi economica che soffoca i piccoli e medi imprenditori e la mancanza di prospettive per i giovani che fanno fatica ad inserirsi in un mercato del lavoro sempre più bloccato. Sognano un Paese in crescita: opportunità come non ce ne sono mai state, un popolo allegro, uno stile di vita più rilassato, una società migliore…..alcune cose vere , altre molto meno. Oggi trasferirsi in Brasile non e’ affatto semplice. Molti giovani, sono disposti a trasferirsi in brasile disposti a fare qualsiasi lavoro come il barista o la cameriera……qui sono lavori poco qualificati e pagati poco che non permettono una vita dignitosa.
Attualmente sono gli imprenditori che possono trarre le maggiori opportunità dal mercato brasiliano pero bisogna conoscere il Brasile, cercare di capire come funzionano le logiche  di questo immenso paese, comprendere che vita si vuole fare. Investire in una attività commerciale? Investire nell’ import-export? 
Imparare bene in portoghese ‘e fondamentale per trasferirsi in Brasile e inserirsi nel mercato lavorativo. 
Attualmente il Brasile ha un incredibile bisogno di mano d’ opera qualificata in realtà pero’ non ha creato politiche per attrarre mano d’ opera straniera.
Trasferirsi in Brasile e vivere a 10mila chilometri da casa non e’ una passeggiata. Prima di fare il grande passo bisogna pensarci bene. Qui ci divide un oceano, molte ore di volo e il biglietto costa centinaia di euro.
Trasferirsi in Brasile ‘e una scelta che richiede coraggio, voglia di mettersi in gioco, spirito di avventura e di adattamento. Le opportunità ci sono …. come anche tante insidie.
In molti diciamo che il Brasile ‘e simile all’ Italia…..Sicuramente molte affinità, ma anche tante differenze. 
Ringraziamo la gentilissima Bibiana augurandole un grande in bocca al lupo per i suoi progetti in Brasile.
Cristiano Prudente


Crolla il tetto dello stadio di San Paolo: 2 morti

November 28, 2013 in Brasile, Sud America

Il tetto dell’Itaquerao, lo stadio di San Paolo che ospitera’ la gara d’apertura del 12 giugno dei Mondiali di calcio e’ crollato provocando la morte di almeno 2 operai e un ferito grave, trasportato d’urgenza in ospedale.

Una gru, secondo alcuni testimoni, si sarebbe spezzata in due non sorreggendo un peso di oltre 500 tonnellate, cadendo  sulla copertura metallica dello stadio e facendo crollare i due piani sottostanti.

Lo stadio di 70 mila posti, che diventera’ del Corinthians dopo la fine del Mondiale, sarebbe stato inaugurato il prossimo Gennaio con la partita di inaugurazione tra il Corinthians e ospitera’ ben 5 gare del Mondiale.

L’opera, costata 320 milioni di euro, con la consegna prevista a dicembre, era quasi completamente conclusa.

Cristiano Prudente


Vivere e studiare in Brasile: l’intervista a Pietro

October 9, 2013 in Brasile, Storie di Italiani in Giro, Sud America

Pietro Scaramuzzo, medico e appassionato di Brasile, da tempo si occupa di musica e cultura brasiliana. Ha già collaborato con i webmagazines Extra! e Jazzitalia. Attualmente è responsabile del progetto Nabocadopovo. Il portale racconta la storia della musica brasiliana attraverso le parole dei protagonisti registrate in video interviste. Il progetto è nato in Brasile, a São Paulo, dove ha vissuto per diversi mesi. Il lavoro di ricerca e divulgazione della cultura brasiliana in Italia portato avanti da Pietro ha ottenuto l’appoggio istituzionale dell’Ambasciata del Brasile a Roma. Il nome di Pietro Scaramuzzo è stato inserito nel Dicionário Cravo Albin da Música Popular Brasileira. http://www.dicionariompb.com.br/pietro-scaramuzzo

Ciao Pietro come hai avuto questa opportunita’?

Sono approdato a São Paulo nel gennaio 2012 principalmente per studiare sei mesi nella facoltà di medicina della Universidade de São Paulo. Sono partito come studente free mover, vale a dire che tutte le spese erano a mio carico ma ne è valsa la pena.

Di cosa ti sei occupato?

La mia occupazione principale era quella di studente di medicina e chirurgia, ma tutto il mio tempo libero era dedicato all’ideazione e alla realizzazione del progetto nabocadopovo. A São Paulo abbiamo registrato gran parte delle interviste che oggi appaiono sul sito.

Qual e’ stato il tuo posto preferito che hai visitato?

Sembrerà strano ma io sono profondamente innamorato di São Paulo. Sono molti i posti che mi porto nel cuore. Tra questi, sicuramente figura la rua Teodoro Sampaio, la via della musica, nella quale abitavo, ma anche il parco Ibirabuera e la Avenida Paulista, il cuore pulsante della metropoli.

Quale settore sta crescendo di piu’?

Non so rispondere con cognizione di causa a questa domanda. Posso, però, dire che il settore culturale brasiliano è in forte fermento. A differenza dell’Italia, in Brasile gli artisti hanno lo spazio che meritano e c’è sempre qualcuno disposto ad investire sulla cultura.

E’ molto presente la comunita’ italiana?

Si stima che São Paulo, metropoli con dodici milioni di abitanti, abbia più discendenti italiani di quanti ce ne siano a Roma. Tant’è vero che esistono interi quartieri italiani come, ad esempio, il quartiere della Mooca.

Che consiglio daresti ad un italiano che vuole trasferirsi in Brasile?

Credo che la cosa più importante per andare in Brasile sia quella di liberarsi dai preconcetti che spesso abbiamo su questo Paese. Inoltre, credo che sia fondamentale lasciare a casa le abitudini italiane per potersi confondere con i brasiliani, assaggiare il loro cibo, respirare le loro tradizioni, sincronizzarsi con il loro ritmo..

Cristiano Prudente


Studiare a Salvador da Bahia: la storia di Cristina

October 8, 2013 in Brasile, Storie di Italiani in Giro, Sud America

Cristina, di Taranto. È una laureanda in Letterature e Traduzione Interculturale che, dopo aver conseguito la laurea triennale a Lecce, ha deciso di proseguire la sua specializzazione a Roma. Vincitrice di varie borse di studio, che le hanno permesso di vivere in diverse realtà europee ed extra-europee. Studiando il francese, è stata vincitrice di una borsa Ersamus per Nantes nell’anno 2008, e nel 2012 ha vinto un bando che le ha dato la possibilità di fare uno stage a Perpignan, nel sud della Francia. Studiando ed appassionandosi per il portoghese, invece, ha vinto una borsa di studio di mobilità extra-europea per il Brasile. Da 3 anni collabora per un free press salentino, Nobis, per il quale pubblica recensioni e che le ha permesso di presentare il suo racconto/guida della città di Salvador, dove ha vissuto per circa 6 mesi. Da maggio 2013 scrive anche per NaBocaDoPovo articoli sulla cultura e la realtà baiana, sua grande passione.

Ciao Cristina, ci puoi raccontare come hai avuto questa opportunità?

L’opportunità mi si è presentata quando trasferitami a Roma nel 2010, per la specialistica in Letterature e Traduzione Interculturale, venne pubblicato il Bando di Mobilità extra-europea per l’anno accademico successivo (2011/2012). Dopo pochi mesi dalla chiusura del Bando, lessi con mia grande sorpresa e felicità che il mio progetto di ricerca tesi era stato approvato e che l’Universidade Federal da Bahia  a Salvador mi avrebbe ospitata.

Ci puoi dire quanto tempo hai vissuto in Brasile e di cosa ti occupavi?

Ho vissuto in Brasile, a Salvador, per circa 6 mesi ed ero una studentessa in intercambio. Ho frequentato corsi di letteratura afro-brasiliana e di antropologia e ho fatto le ricerche per la mia tesi.

Le difficoltà di un nuovo inizio in Brasile: quali sono state e come le hai superate?

Si tratta di una realtà completamente diversa dalla nostra. In più, la città che mi ha ospitata per quei mesi è quella più conosciuta per l’elevata percentuale di discendenti africani. Salvador da Bahia viene infatti definita la Roma negra del Brasile. Le difficoltà di una cucina differente da quella mediterranea, di un popolo differente da quello europeo, di un’aria differente da quella italiana e pugliese: tutte “difficoltà” che ho superato imparando a conviverci e affrontadole poco alla volta. Sapevo di essere sola in quella realtà e sapevo che l’unica persona su cui, inizialmente, potevo contare ero solo io.

Cosa ti piaciuto di più e cosa cambieresti?

Mi è piaciuto meticciarmi tra quella folla, essere scambiata per una di loro senza passare per la “gringa” (straniera) in visita turistica. Quello che cambierei della mia esperienza è legato alla mie paure e ansie pre-partenza: partirei con più incoscienza.

Com’è stato scontrarsi con la lingua portoghese?

È stato come scontrarsi con Vinícius de Moraes che passeggiava per Ipanema mentre osservava la garota carioca; è stato coronare anni di studi; è stato quello che auguro a tutti quelli che ci credono: coronare un sogno!

Cosa ti è mancato di più dell’Italia? Torneresti a vivere in Brasile o vorresti sperimentare nuove mete?

Mi è mancata la famiglia. Il fuso orario si faceva sentire: facevo colazione mentre i miei pranzavano. Se tornerei a vivere in Brasile? Se qualcuno acquistasse per me un biglietto di sola andata, ci ritornerei anche domani.

Che consigli daresti a una persona che vorrebbe intraprendere un’esperienza come la tua?

Rispondo così: molte cose ci possono bastare, e devono bastare, nella vita: l’amore, il lavoro, i soldi. Ma la voglia di conoscere non basta mai, credo. Se uno ha voglia di conoscere, almeno.

 Cristiano Prudente


Lavoro in Brasile: la storia di Laura

September 16, 2013 in Brasile, Storie di Italiani in Giro, Sud America

 

Ecco l’intervista con Laura Ferrara che ha condiviso con noi la sua esperienza brasiliana presso Rizzatti Gestão de Confiança, nella città di Santa Maria (Rio Grande do Sul) in Brasile.

 

Laura, tu ti sei laureata all’ “Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere con eccellenti risultati. Hai studiato russo e inglese che non è una combinazione facile. Già durante gli studi hai svolto tante attività per conto dell’Università e più tardi sei stata “assunta” presso la Facoltà di Lingue come Manager Didattico.

 

DOMANDA: Nonostante questo successo hai deciso di partire per l’estero. Tanti al posto tuo si sarebbero accontentati del posto fisso. Come mai questa scelta di partire per Brasile?

 

RISPOSTA: La scelta di venire fino in Sud America è nata dalla voglia di cambiare, di fare nuove esperienze, di imparare e soprattutto…di cercare un futuro più dignitoso di quello che il mio paese mi stava offrendo. Da tre anni e mezzo avevo un contratto precario, da rinnovare mediante concorso ogni anno e che spesso mi costringeva a lavorare per mesi senza ricevere lo stipendio, solo in attesa della burocrazia per la conferma del rinnovo. Quindi ben lontano dall´essere un posto fisso; uno di quei diffusissimi CO.CO.CO. che in Italia propongono ai giovani come se fossero il modo migliore per assicurare loro “flessibilità”, il vantaggio di organizzare al meglio gli orari. In realtà ti trovi a lavorare con schemi già definiti, aspettative di disponibilità completa, prolungata, di professionalità tecnica, ma di ampio respiro, consolidata, ma con una laurea non più vecchia di un anno, a prescindere dal fatto che tu stia ricevendo lo stipendio o meno, che tu ti senta motivato o che possa intravedere prospettive di crescita. Devo molto all´Università di Urbino sia in termini di formazione che lavorativi, ma il tipo di contratto e la staticità del ruolo non mi hanno consentito di rimanere.

 

DOMANDA: Come mai proprio in Brasile? Non è proprio dietro l’angolo.

 

RISPOSTA: Ho deciso di tentare l’avventura. Ho aderito ad AIESEC, un´associazione internazionale che offre la possibilità di fare stage e periodi di volontariato all´estero. Dopo qualche colloquio tramite youtube, decine di mail e qualche telefonata via skype, sono stata selezionata da un’azienda brasiliana, di Santa Maria, nello stato di Rio Grande do Sul…ed eccomi qui. Sono molto affezionata a questo paese in quanto una parte della mia famiglia vive a Rio de Janeiro da oltre 50 anni, quindi ero già stata da queste parti diverse volte. Santa Maria è a 2500 km da loro, ma mi conforta sapere che non sono completamente senza radici in questo paese/ continente.

 

DOMANDA: In cosa consiste il tuo lavoro?

 

RISPOSTA: Sono una stagista con borsa di retribuzione. L´impresa si chiama Rizzatti (il capo ha origini italiane!) Gestão de Confiança e offre consulenza alle imprese che vogliono migliorare la propria gestione. Il focus principale è sulle risorse umane e sull´implementazione del Sistema diQualità. In questo contesto io mi occupo di supportare le consulenze, soprattutto nell´ambito della qualità e di collaborare nelle varie attività gestionali dell´impresa.


 

DOMANDA: Laura, visto che hai avuto esperienze lavorative in Italia e adesso all’estero ci puoi dire le principali differenze del mondo lavorativo tra Italia e Brasile?

RISPOSTA: Quando sono partita non avrei mai potuto immaginare quello che mi aspettava: un’azienda di consulenza composta da 4 persone, di cui 3 under 30 (e 2 under 25!!), con un ufficio in centro città e decisamente aperta alle novità. Sono la terza stagista straniera che ricevono e sono ben decisi a rendere questa esperienza il più possibile utile sia per me che per loro. Niente fotocopie o archiviazione di documenti polverosi: confronto, coinvolgimento, valorizzazione delle potenzialità e correzione in modo partecipato dei problemi. Come se non bastasse, si lavora puntando ad un apprendimento reciproco, quindi paritario. Il rispetto e la disciplina sono al primo posto…insieme al sentirsi sereni e soddisfatti sul luogo di lavoro.

Impossibile non pensare alle differenze con l´Italia dove molti giovani investono in formazione, si specializzano, cercano di trovare la propria dimensione e soddisfazione professionale in un ambiente difficile…per non dire ostile.

 

DOMANDA: Secondo te quali sono le difficoltà maggiori che uno incontra in Brasile?

 

RISPOSTA: Al primo posto metterei senza dubbio le infrastrutture. In questa parte del Brasile fa molto freddo in inverno, cioè da giugno ad agosto (è il contrario rispetto all´Italia), ma le case ed i luoghi pubblici coperti non hanno riscaldamento, nè acqua calda (se non nelle docce, attivando un congegno elettrico). Arrivare qui lasciando i 30 gradi del 15 luglio italiano ed essere catapultata nei 2 gradi senza possibilità di scaldarsi, del Rio Grande do Sul, è stato un impatto fortissimo: per diversi giorni le reazioni e il cervello sono stati congelati! Per fortuna è un inverno breve e le temperature stanno già salendo notevolmente.

E al secondo posto metterei la sicurezza: sebbene Santa Maria sia una cittadina relativamente piccola, non è piacevole, né sicuro per una ragazza camminare da sola per strada, in particolare di sera. Le differenze sociali sono molto ampie e la criminalità alta. Bisogna sempre guardarsi bene intorno ed essere più… “brasiliani” possibile.

 

DOMANDA: Dove vedi il tuo futuro? In Italia o in Brasile?

 

RISPOSTA: Questa è la domanda più difficile! A quanto pare qui sono contenti della mia presenza ed io mi sento soddisfatta di quello che faccio, serena tutti i giorni, felice per le persone che incontro, per quello che imparo. Ovviamente però, essere lontana dalle mie radici e dover fuggire senza poter contribuire allo sviluppo del mio paese mi sembra una sconfitta. Vedremo…non ho fretta di rientrare!

 

DOMANDA: Cosa deve cambiare oggi in Italia?

 

RISPOSTA: La situazione economica europea e mondiale ha messo tutte le imprese in difficoltà riducendo drasticamente le opportunità di lavoro e di carriera, ma ciò che è drammatico è che il governo italiano non sembra occuparsi del problema come di una priorità. Bisognerebbe ridare DIGNITÀ al lavoro per poter risollevare il nostro paese.

 

DOMANDA: Cosa consigli alle persone che vogliono trasferirsi all’estero?

RISPOSTA: Di non arrendersi davanti alle difficoltà burocratiche, di aprirsi alle nuove esperienze e alle persone, di mettersi sempre in discussione.

 

Laura ti ringrazio di aver condiviso con noi la tua incredibile esperienza brasiliana. In bocca al lupo! Sono sicura che la nostra intervista sarà molto interessante per tutti i nostri lettori.

 

Silvia Fejesovà Terrenghi per Italiani in Giro


Brasile: il ministero del Lavoro garantisce il “pieno impiego” nel 2013

September 10, 2013 in Brasile, Sud America

Il ministro del Lavoro brasiliano, Nieto, ha promesso un nuovo anno in cui crescerà l’occupazione nel paese. Infatti annuncia che nonostante la crisi internazione, il tasso di disoccupazione del 5,6% nelle aree metropolitane, registrato nel 2012 è rimasto invariato, ed è un tasso più che soddisfacente. Ma con la crescita del Pil nel 2013 garantisce la creazione di nuovi posti lavoro.

Inseguito Nieto aggiunge “ se vuoi un lavoro, cercalo in Brasile. Per le sue dimensioni enormi e per il suo ritmo di crescita vertiginoso, il paese ha un forte bisogno di mano d’opera qualificata. Certo la lingua e la distanza rappresentano ancora un problema per gli italiani, ma davanti alla mancanza di prospettive, molti decidono di fare di una neccessità una virtù”.

Ecco qualche consiglio per poter lavorare tranquillamente in Brasile. Prima di tutto bisogna avere un visto di lavoro, il timbro deve essere trafilato dall’Italia ed è molto importante che, prima di partire, cerchiate su internet un’azienda che sia interessata ad assumervi, che vi proponga di avere un colloquio via e-mail e alla fine dovete dare la vostra conferma on line, su skype o altri mezzi di comunicazione. L’obbiettivo è quello di avere un precontratto di lavoro, ovvero un documento che permette di dimostrare alle autorità brasiliane che il motivo del vostro ingresso in Brasile è legato al lavoro.

La legislazione dei titoli di studio tra l’Italia e il Brasile è un procedimento complicato, ma per le aziende sarà sufficiente la vostra laurea italiana. Per quel che riguarda l’esperienza lavorativa, di norma si richiedono un minimo di 3 anni di lavoro nel rispettivo settore specializzato.

Un altro problema, potrebbe essere la lingua, perchè viene richiesto di parlare il portoghese fluente per poter lavorare. Quindi per chi non lo conoscesse deve fare un corso di lingua. Un’altra soluzione sarebbe recarvi in Brasile come turista fare un sopralluogo delle aeree e delle aziende e nel frattempo imparate la lingua. Comunque anche in Brasile vale molto di più un colloquio faccia a faccia.

Gli stipendi variano a seconda del lavoro, per esempio per un ingegnere meccanico con una buona esperienza può chiedere 3.000 euro al mese. Il problema sono i costi degli appartamenti in città, infatti una buona sistemazione in centro delle città può arrivare a costare 1.500 euro al mese, meno di mille se ci si allontana dalla città.

Se siete degli avvocati, non pensate di andare in Brasile perchè è stato ribadito il divieto di accesso per i non brasiliani, per quel che riguarda gli altri settori non dovete preoccuparvi. Adesso un settore che stà crescendo è quello turistico, con hotel , bar o ristoranti.

In questo breve articolo vi abbiamo dato qualche consiglio, ora tocca a voi ad afferrare la vostra opportunità, mentre a noi non ci resta che augurarvi buona fortuna!

 Sonia Odetto


Vivere in Brasile: info utili

September 4, 2013 in Brasile, Sud America

Se avete intenzione di andare a vivere in Brasile dovete sapere due o tre cose, sulla vita.

Partiamo con il parlare dell’educazione e della sanità. In Italia questi due servizi sono gratis, mentre in Brasile sono privati e quindi a pagamento. Però esiste una versione di strutture scolastiche e sanitarie pubbliche chiamate SUS.

Ma viene comunque consigliato di fare un’assicurazione sanitaria completa. Ne esistono di due tipi

  • L’assicurazione integrale che copre integralmente i costi

  • L’assicurazione compartecipativa che richiede l’esborso all’atto della presentazione di un piccolo contributo
    Il discorso delle scuole varia molto dalla città in cui vivete e dall’istruzione scelta. Anche in Brasile i libri sono una voce a parte quindi bisogna pagarli.

    Per quel che riguarda la casa i prezzi variano se decidete di affittarla o comprarla oppure se volete un appartamento o una villetta. Se decidete di vivere in centro città sappiate che è molto difficile trovare delle villette, però esistono degli spazietti con delle mura in cui sono state costruite delle villette con molti servizi in comune.
    La TV via cavo o satellitare e Internet sono disponibile in tutto il Brasile. Il telefono fisso è consigliato solo per le telefonate locali poiché Skype rappresenta la migliore soluzzione per le tefonate intercontinentali.

    ICI e TARSU devono essere pagate a inizio anno come un unico tributo municipale detto IPTU ed è possibile pagarlo a rate oppure in contanti con uno sconto del 20%.

    Invece l’acqua e il gas sono generalmente compresi nel prezzo del condominio, alcuni comprendono anche altri servizi come la TV, Internet ecc. Dovete fare attenzione perchè è meglio avere una misura individuale, almeno per l’acqua, perchè i brasiliani quando si tratta di condividere una spesa non badano all’economia.

    Per il trasporto pubblico dell’autobus è consigliato di utilizzarlo solo per percorsi lunghi anche se le condizioni delle strade nel nordest non sono delle migliori. Il costo del biglietto dell’autobus è intorno a un euro però in molte città non è un biglietto unico valido per un’ora, quindi può valere anche solo per una fermata. Esistono abbonamenti per studenti e sconti speciali. Per la terza età generalmente l’autobus è gratis.

    Se invece decidete di comprare un’automobile sappiate che ormai sono presenti qualsiasi modelli di qualsiasi marca. Quelle a diesel praticamente non esistono e la benzina adesso è circa un 1,1 al litro.
    L‘assicurazione non è obbligatoria ad eccezione del DPVAT che copre i danni a terzi in misura molto ridotta.

    Infine per quel che riguarda l‘alimentazione bisogna scegliere i prodotti tipicamente brasiliani, perchè i prodotti importati dall’Italia o altri paesi costano il doppio o anche il triplo. Quindi i prodotti consigliati sono il pesce, la carne, i fagioli, riso, farina di mandioca, pomodori, uova, ecc., tutti questi prodotti hanno dei costi più cheridotti. Mentreil pane e il formaggio sono abbastanza cari.

    Se volete maggiori informazioni anche sul costo della vita del paese andate sul sito del Custo de Vida.

Sonia Odetto


Le abitazioni in Brasile

August 23, 2013 in Brasile

Se cercate il tipo di sistemazione adatto a voi, in Brasile, avete l’alternativa tra una villetta o un appartamento e se comprarla o affittarla. Ovviamente i prezzi variano in base alle combinazione.

Dovete sapere che se decidete di andare a vivere in una grande città l’alternativa villetta molte volte non esiste, ma nel caso di Natal, una città in sviluppo, avete molte più possibilità di scelta.

Di norma le città brasiliane si sviluppano a partire di casette indipendenti, per poi l’asciar spazio all’edilizia verticale che si espande sistematicamente abbattendo le casette per lo più disabitate.

Man mano che l’edilizia verticale avanza, diventa sempre più difficile abitare in piccole villette indipendenti. Perchè si è completamente circondati da grattacieli che coprono la luce del sole e soprattutto non garantiscono la ventilazione, cosa molto importante per coloro che vivono nel Nordest del Brasile e inoltre ha un impatto drammatico sul costo di gestione della casa, perchè una buona ventilazione mantine la casa salubre (senza muffa), quindi non si ha bisogno di un impianto di condizionamento dell’aria con il vantaggi economici e di salute. Per fare un esempio Salvador è una di queste città.

Per coloro che vogliono vivere in casette singole ci sono comunque delle soluzioni come il condominio di case chiuso o condominio fechado come lo chiamano i brasiliani. Si tratta di un’area normalmente situata al di fuori della città grazie a una cinta di mura che ha servizi comuni, molte volte di alto livello come:

  • sicurezza

  • piscina e/o palestra

  • sauna

  • area giochi

  • area verde

  • area relax

  • area per socializzare

  • brace o churrascaria per arrostire la carne

Per coloro che invece preferiscono vivere al centro della città in un appartamento, può usufruire di tutti i servizi che la città offre, in più l’appartamento offre servizi semplici come la sicurezza 24 ore, o più sofisticati come la piscina, la sauna ecc… . Il tutto compreso nel prezzo del condominio.

I condomini di casa sono generalmente più economici per i servizi, perchè mancano gli ascensori, la manutenzione dell’edificio, ci sono sole le parti in comune e i prorpietari sono numerosi.

Per coloro che hanno voglia e tempo esistono degli immobili a un buon prezzo, ma che devono essere ristrutturati. 

Sonia Odetto