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Aprire un’attivita’ a Londra: l’intervista a Davide

October 14, 2013 in Europa, Londra, Regno Unito, Storie di Italiani in Giro

Questa settimana, a Londra, abbiamo intervistato un italiano “che ce l’ha fatta”. Davide Pastorino, 30 anni di Varazze (SV), località turistica della riviera ligure. Titolare, in società con Andy Wells, trentacinquenne londinese, di una delle caffetterie più cool, affascinanti e prettamente inglesi della capitale britannica.

Il Fleet Street Press, in Fleet Street 3, a cento metri dell’uscita della tube di Temple, di fronte al Royal Courts of Justice. Siamo proprio nel cuore della city, quella dove si muovono azionari di borsa e di banche, avvocati, pretori, giudici, giornalisti, fotografi di professione ed operatori televisivi. Quella Londra che vediamo muoversi nei servizi di economia ai telegiornali, quella Londra che non è turismo, quella Londra dove girano imprenditori ed azionari in cravatta, quella Londra che non è la Londra del caos, non è quella Londra della vita underground, ma è la City, il cuore pulsante dell’economia britannica.

Davide, conosciuto da tutti con il nome inglese Dave, si è trasferito a Londra nel 2008, cinque anni fa.

In Italia aveva riscontrato un notevole successo nella sua vita da deejay, girando i dischi nelle consolle di diverse importanti discoteche del nord Italia, è stato conduttore radiofonico per alcune emittenti e ha lavorato alla parte tecnica di alcune rinomate radio. Un giorno ha così deciso di estremizzare al meglio la sua professione, scegliendo Londra per frequentare un corso di tecnico del suono, nella speranza di portare un giorno in Italia una specializzazione professionalizzata e innovativa. Ma gli eventi a Londra non sai mai dove ti possano portare, magari scegli la metropoli inglese per migliorare una professione e la volubilità della città ti porta a scoprire un mondo di cui non avevi nemmeno immaginato di poter far parte. Dave ne è un esempio. Da tecnico e deejay di professione a titolare di una delle migliori caffetterie, o come le chiamano in Inghilterra, “coffee shop” della London bene. Il Fleet Street Press ha un qualcosa di magico, dall’aspetto nettamente britannico, il marmo e il legno al suo interno riportano in un ambiente retrò, che con l’aggiunta dell’ottone antico attrae sempre lo sguardo di chi passa lì davanti. Il profumo di caffè che ne esce, spesso è un invito a una pausa per chi cammina di fretta. Per questo nella prossima gita londinese non dovrete mancare di farne visita e riscoprire nell’aria di Londra quel sapore di caffè italiano che non troverete in nessun altro quartiere della capitale.

Personalmente ho trovato la storia di Dave un esempio, soprattutto per i giovani che guardano Londra come la dipingono spesso le band nei video, o i molti servizi illusori tra le pagine di alcuni magazine. A Londra c’è tutto, si può tutto. Ma bisogna guadagnarselo e non sempre si riesce, capita a volte che la freddezza di questa metropoli ti porti a considerare altri aspetti nascosti che non sapevi di conoscere in te.

Quali sono state le difficoltà quando sei arrivato a Londra?

E’ stato come proiettarsi in un altro pianeta, sono arrivato da solo, senza conoscere nessuno e nulla del posto in cui mi trovavo, con le mille difficoltà che ci sono quando decidi di far parte di un’altra cultura. E ti ci devi abituare, soprattutto quando ti accorgi che i tuoi soldi sono finiti e non è il mondo che ti raccontavano nelle riviste di moda, devi entrarci, pensare in inglese e farne parte integrante.

Quanto ci hai messo a trovare un lavoro e che cosa hai trovato?

All’inizio ho lavorato due mesi per Caffè Nero, una catena, ma ero spaesato e non entravo nel groove, a me di fare il barman non importava, i miei obbiettivi erano altri. Io volevo fare il deejay, mi sentivo sconfitto, qui sono in tanti a voler fare quella carriera, sono così tornato in Italia per fare la stagione come DJ al “Soleluna” di Alassio (SV) ma a fine stagione estiva mi sono reso conto che le difficoltà di un futuro in Italia erano davvero grandi, ma con la piccola esperienza londinese che mi portavo addosso ci ho voluto tentare di nuovo. Ho così provato online a fare un’application per il recruitment all’Apple Store di Regent Street a Londra e una application per una catena di una caffetteria danese e quando mi hanno chiamato per la caffetteria non ci ho pensato due volte, ho fatto la valigia e sono partito. La facilità che mi ha fatto entrare nel giro dei recruitment della catena è stata che sul mio curriculum avevo già esperienza londinese nel campo della caffetteria. E quella è importante, anzi fondamentale per essere notati prima di altri in un CV.

E il sogno del DJ produttore?

Beh, come ti ripeto qui sono centinaia i giovani che vengono con il sogno di diventare DJ e produttori. Ho riscontrato successi nella mia carriera da coffee shop, dipendente di diverse caffetterie negli anni, e mi godevo la vita londinese, accorgendomi così che non eravamo in pochi ad aver scelto Londra come vita da produttore.

Cosa ti ha portato a decidere di aprire una caffetteria?

Quella è stata una conseguenza di esperienza lavorativa che porta la meritocrazia qui a Londra; dopo qualche anno avevo raggiunto la posizione di management del locale, sono stato manager nel primo e poi in altri locali, poiché la mia posizione era ormai quella, dovunque trovassi lavoro venivo assunto ormai come manager. Qui a Londra quando sali il gradino sei su, ma sei su davvero. A quel punto mi sono fatto la domanda che si fanno tutti quando scalano l’ambito gradino, ovvero quella che ti porta a chiederti perché gestire il locale di un altro ed avere un “boss” quando il “boss” puoi essere tu. Soprattutto quando ti accorgi che qui in Inghilterra puoi fare delle belle cose, se credi in quello che fai e se hai delle belle idee.

Quando hai conosciuto il tuo attuale socio Andy Wells?

Nel gennaio 2012 al Get Coffee quello che ora è il Fleet Street Press, lui cercava un socio ed io cercavo lo step che è oltre il manager ovvero il “boss”, ci siamo capiti subito dove volevamo arrivare ed abbiamo unito le nostre forze di volontà per andare oltre, non con poche difficoltà ovviamente, ma con un grande successo attualmente.

Che genere di gente frequenta il Fleet Street Press?

Fortuna vuole che siamo nella City, centro Londra e questo ti porta ad avere migliaia di tipi di clienti ma per la maggior parte sono avvocati, notai, giornalisti, fotografi, giudici, assicuratori, siamo di fronte al Royal Courts of Justyce, il tribunale di Londra ed intorno a noi ci sono decine e decine di banche ed uffici, insomma siamo nella city nel cuore del management londinese e il quartiere è frequentato da chi Londra la costruisce davvero.

Quali sono le differenze burocratiche tra il nostro paese e l’Inghilterra?

Le differenze sono molte, qui la burocrazia è molto più snella, semplice e veloce, rispetto a quelle sono le centinaia di scartoffie e le tempistiche italiane; pensa che per creare una società lo si può fare on-line in dieci minuti per una cifra che si aggira intorno ai 200 pound. In Italia i tempi sono esasperanti e se ricordo bene la spesa è nettamente più alta, forse per molti impensabile, tantevero che a me non è mai passato nella mente di interessarmene.

L’affito dei muri?

Forse in Italia si hanno meno spese, qui l’affitto è molto alto e la concorrenza pure, ma la gente in giro è tanta e in rapporto si alza il numero dei clienti.

Quanti dipendenti hai al momento?

Al momento sette. Ma possono essere sei oppure otto, dipende dal periodo.

Quanti ne hai cambiati in un anno?

Sei.

Come mai si cambiano così spesso i dipendenti qui a Londra?

Londra è una città di passaggio dove la gente spesso viene anche solo per fare un’esperienza di un anno, massimo due, magari per fare un corso, una scuola, solitamente ha altri interessi che fare carriera in una caffetteria, ma per il per il tempo che deve rimanere di un lavoro ha bisogno per forza. La domanda è sempre forte, l’offerta è alta ed il riciclo è continuo.


Come funziona la burocrazia delle assunzioni?

Londra è una città di 9/13 milioni di persone tra residenti e gente di passaggio e come dicevamo prima il riciclo è continuo, proprio per questo ci sono delle agenzie specializzate che lavorano anche on-line e noi spesso ci appoggiamo ad alcune di quelle più riconosciute e serie della metropoli. Mettendo un annuncio su un sito generico solitamente riceviamo dalle 300 alle 400 risposte, se l’annuncio lo mettiamo in un sito mirato alla ricerca del professionista, si ricevono dalle 10 alle 15 risposte. S’inizia come prima prova con il colloquio ed una prova di due ore nel locale non retribuita, ponderiamo entrambe le prove, capita spesso che il colloquio non sia convincente ma la prova sul campo rende come mai ci saremmo aspettati.

Quanto costa mediamente un dipendente nel tuo settore?

Il coffee shop paga più della catena, questo perché la qualità è nettamente più alta ed il servizio è più vicino al contatto con il pubblico. Io lo pago circa 7,50 pound l’ora ma il dipendente da se si deve pagare le tasse che sono circa il 20% del suo stipendio col risultato che a lui restano più o meno 6 pound puliti.

Cosa cambia tra una caffetteria italiana ed una londinese?

Ehhee..bisognerebbe partire da come e quando il caffè è arrivato in Inghilterra. La richiesta del prodotto è differente, il menù è più ampio e la clientela è molto più esigente, per questo devi avere una linea di prodotti aggiuntivi a quello che è il caffè in se. Noi cerchiamo comunque di offrire un range qualitativo molto alto mantenendo uno stile di caffè all’italiana, ma con la varietà di prodotti anglosassoni.
L’idea della lavagnetta esterna (vedi foto)? 

Ah, quella l’ho rubacchiata ad un locale dove lavoravo qualche anno fa, quotidianamente al Fleet Street Press decidiamo la frase del giorno, che solitamente è un messaggio che vogliamo dare nella frenesia delle lunghe giornate londinesi, ma è ancor di più e soprattutto per strappare un sorriso a chi passa davanti al Fleet.

Ti senti soddisfatto della vita che hai scelto?

Assolutamente si.

Pensi sarebbe stato possibile realizzare questo anche in Italia?

Assolutamente no.

Cosa fai nelle giornate libere?

Sono molto poche. Se sono durante la settimana risolvo piccole cose burocratiche e finanziarie, se capita un week-end o qualche giorno, preferisco passarlo fuori Londra con la mia fidanzata Veronica. Londra è una città circondata da aeroporti ed i voli non sono costosi, e poi scappare ogni tanto fa bene a entrambi e non ha costi eccessivi.

Progetti per il futuro?

Sono molti. Uno tra i tanti, forse entro un mese, insieme al mio socio Andy, riusciamo ad aprire una “compagnia di tè” vendendo cup singole nelle tazze, che in Inghilterra è tradizione, o buste, vendute a grammi, da fare a casa. Nel 2014 vorremo aprire un nuovo punto vendita come caffetteria in un’altra zona di Londra.

Che consiglio vuoi dare ai nostri lettori che stanno pensando di trasferirsi a Londra?

Tanta forza d’animo e tanto spirito di adattamento, soprattutto all’inizio. Questa è una città che ti permette di seguire i tuoi sogni, le tue ambizioni, una città che se sei disposto a dare, alla lunga ricevi, ma non è facile, la competizione è tanta, ma il lavoro alla lunga paga e sono sicuro che Londra prima o poi ti ripaga.

A Londra secondo te ce la possono fare tutti?

Una città non adatta a tutti. In questi anni ho conosciuto tante persone che pensavano fosse facile e sono rimaste sconfitte. Londra è una città dove ogni anno arrivano migliaia di persone che vengono per provarci, per questo è una città che richiede tempo e fatica. Una città non per tutti, ma una città in cui ce la puoi fare.

Hai avuto delusioni da questa città? 

Eccome, ho avuto anche quelle. Le delusioni aiutano a crescere.

Qual è il piede giusto per partire?

Tanta umiltà, essere disposti a ripartire da zero anche più di una volta. Londra è una città beffarda, oserei dire spesso infame. Lo può essere nel bene, ma anche nel male, una città in cui tutto può cambiare tutto nel giro di 24ore. Ci sono volte in cui il tuo stipendio aumenta, la nuova casa che hai trovato è molto più bella e costa la metà di quella che avevi prima, come può succedere che nello stesso giorno perdi casa e lavoro e non sai come arrivare a domani.

 

Se volessi fare una serata fuori con te, dove mi porteresti?

Ti porto a Hoxton Square, a Schoredictch, il quartiere della vera movida londinese e davanti a una pinta di birra ti racconterò ancora un po’ di cose, ma quelle sono cose che mi devi promettere di non scrivere. E così ho fatto. Con Dave e la sua fidanzata Veronica, abbiamo preso il bus, in una serata di inizio ottobre quando il sole cominciava a calare, mi hanno mostrato entrambi parti di città che non conoscevo e di cui nel tempo troverò il modo di conoscere e raccontarvi. Siamo scesi a Liverpool Street e abbiamo camminato a piedi fino a Schoredicht. Ci siamo seduti al tavolo di un pub, dove la gente era molta, di nazioni differenti, tutti ridevano, scherzavano, parlavano in slang inglese e spesso tante frasi non le capivo nemmeno, abbiamo bevuto e non ho fatto il giornalista, siamo stati al tavolo a ridere e divertirci come Londra vuole essere vissuta.

Chi nutre in se un’idea che volge a cambiare la propria vita e che non riesce a realizzare non esiti.

London is waitin’ for U.

You are London.

Martino Serra dal blog italianilondra.net