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irlanda | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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da Costy

Lettera da una Fiorentina in Irlanda alla Regione Toscana

November 23, 2013 in Irlanda, Lettere dai cervelli in fuga alle Istituzioni, Storie di Italiani in Giro

Capita a volte di avere un desiderio irrefrenabile di capire il perche’ delle cose. Soprattutto quando queste vanno male.

Dall’estero stiamo assistendo, da anni, ad uno scempio effettuato dai “soliti ignoti” (ma anche dai celeberrimi noti) ai danni del nostro Paese, l’Italia.

Uno scambio di email con uno dei responsabili dell’area Comunicazione della Regione Toscana (in particolare con il responsabile dello staff dell’ Assessore Cultura e Turismo della Regione Toscana) ha portato alla mia email che potete leggere qui di seguito, cui non e’ seguita alcuna ulteriore risposta. La mia prima email voleva cercare un qualsiasi tipo di supporto da parte della mia Regione in occasione di alcuni eventi culturali organizzati in Irlanda focalizzati sulla Toscana. In pratica, ho esteso l’invito a partecipare questi eventi anche allo staff dell’Assessore Cultura e Turismo della Regione Toscana e ho chiesto del supporto per ricevere del materiale cartaceo o consigli su dove recuperare alcuni video e info ufficiali circa la mia Regione.

Ho voluto condividere la mia perplessita’ circa il “modus operandi” delle nostre Istituzioni con voi della community, sapendo che tutto il mondo e’ paese……ovvero che in Toscana, Sicilia o in Piemonte, l’atteggiamento dei nostri “burocrati” e’ purtroppo lo stesso, ovvero di placida indifferenza verso cio’ che li circonda.

Ho omesso i nomi delle persone coinvolte nel rispetto della loro privacy.

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Buongiorno M.,

La ringrazio per la sua risposta.

Le spiego il mio punto di vista:

Solitamente non nutro pensieri astiosi e qualunquisti verso le Istituzioni tutte (esempio: “non c’e’ speranza di cambiamento dato che sono tutti uguali e stanno sempre tra di loro”) ma devo ammettere che viene facile pensare che a fare e decidere siano sempre gli stessi e Toscana Promozione non e’ che l’esempio di questo sistema, cosi’ come altri enti.

Mi fa molto piacere sapere che la Regione Toscana porti avanti in tutto il mondo campagne di promozione del territorio e delle sue tradizioni. C’e’ da dire, sempre con idee che partono dall’alto, ovvero dalle cosiddette stanze dei bottoni, coinvolgendo conoscenze che rientrano al massimo entro i “due gradi di separazione”. 

Onestamente io di “Arcobaleno d’estate” non ne ho sentito parlare, eppure famiglia e amici vivono in Toscana e mi tengo aggiornata tramite i quotidiani online.

Il punto, caro M., e’ che le persone come lei ed i suoi colleghi, preparati e dediti al lavoro che svolgete, non effettuate indagini sui motori di ricerca per cercare persone, associazioni, “situazioni” che sfuggano dai soliti sentieri tracciati e che portino olio nuovo al meccanismo.

Ricevo ogni giorno sulla posta dell’Associazione Culturale di cui faccio parte email da Italiani che vogliono cambiare vita, lavoro, Paese! Cosi’ come email da Irlandesi e Italiani che vorrebbero organizzare eventi con noi. 

Perche’ ci contattano? Semplice, perche’ ci trovano su internet.

Vi interrogate veramente sull’efficacia della Comunicazione esterna delle vostre iniziative? Di Toscani nel mondo ce ne sono tanti certo, ma non cosi’ tanti come altri..sa perche’? 

Si dice che in Toscana si viva meglio che in altre regioni, difatti di Toscani stanziali in Irlanda ne ho conosciuti relativamente pochi.

Non penso sia difficile contattare i Toscani residenti all’estero (iscritti nei registri A.I.R.E.) e informarsi su quello che fanno e chiedere se vogliano diventare “ambasciatori del brand Toscano nel mondo”.

Non sarebbe una cattiva idea, non trova?

Per il resto, il portale del turismo della regione e’ utile e ben fatto. Cosi come altri siti, molti in inglese e fatti da americani, che raccolgono molte informazioni sulla nostra storia e le nostre consuetudini.

Vorrei che si abbattesse quel muro di gomma che divide il mondo in due, chi ha “connections” e chi non ne ha.

Tale A. P., presentatomi nella email inviatami dalla segreteria dell’Assessore Cultura e Turismo, come Dott.P. in classico stile Italiano che implica l’apporre il “titolo” prima della “mansione”, non ha ovviamente pensato a fare un passo avanti, perche’ non fa parte del suo lavoro. Raramente in Italia il passo in piu’ e’ premiato (in inglese “go the extra mile”), tanto vale non farlo, si conservano energie.

Lei oggi invece ha fatto la differenza, rispondendo alla mia email e interrogandosi su cosa non ha funzionato.

Io continuero’ a promuovere il “marchio Toscano” in Irlanda e possibilmente anche in UK, puntando sulle mie forze.

Se potessi utilizzare questa email come strumento di comunicazione verso una classe dirigente che non ascolta piu’, direi che e’ inutile parlare di fuga di cervelli e di un Paese che si sta impoverendo culturalmente se poi non si cambia rotta e anche in modo deciso.

Cambiare rotta vuol dire instaurare un dialogo con quei laureati che avevano voglia di fare e con quei giovani che non hanno mai concluso gli studi perche’ hanno capito prima degli altri la sterilita’ di tale percorso.

Un Paese civile fa di tutto per richiamare a se’ i propri figli. Le segnalo il link di The Gathering Ireland http://www.thegatheringireland.com/ . 

Nel 2013 in Irlanda si celebra il “ricongiungimento”. Di famiglie, amici, cittadini. Ovvero di tutti coloro che molti anni fa partirono da un’Irlanda povera alla volta degli Stati Uniti principalmente e poi di altri paesi. 

The Gathering e’ un evento focalizzato sulle persone.

Le auguro una buona giornata,

Grazie ancora per la sua cortesia 

Costanza

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Tour presso la distilleria Jameson a Cork

October 30, 2013 in Europa, Irlanda

 

Se siete nella Rebel City irlandese Cork potreste godere dell’escursione alla distilleria “Jameson” a Midleton co. Cork.

Situata a soli 15 minuti dalla città di Cork , nel bellissimo villaggio di Midleton, potrete vedere come operano tutti macchinari della distilleria del celebre whiskey Jameson.

Le  guide vi condurranno attraverso la straordinaria storia del Jameson Irish Whiskey dal 18 ° secolo al 21 °, che vi permetteranno di visitare il magnifico cortile , dove è facile immaginare il trambusto dei tempi di raccolta passati , quando gli agricoltori locali  arrivavano ​​con i carri trainati da cavalli colmo di sacchi di grano pronti a vendere alla distilleria . Si puo’  anche ammirare la ruota idraulica gigante che, un tempo, alimentava tutti i macchinari della distilleria Jameson e che gira ancora oggi .

Dopo la visita riceverete un bicchiere di Jameson Whiskey in omaggio e potrete gustarlo in un’atmosfera completamente irlandese!

Cristiano Prudente

Potete visitare il sito per il tour


Vivere e lavorare a Dublino: l’intervista ad Ivan

October 17, 2013 in Europa, Irlanda, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Ivan De Vita.
Laureato in Editoria, Media e Giornalismo nel 2010 (lo scrivo in maiuscolo appositamente, perchè nonostante tutto non rinnego le mie scelte e rifarei ancora il mio percorso accademico). In seguito una serie infinita di collaborazioni, tra cui l’ufficio stampa del Comune di Amalfi (SA) mio paese d’origine, svariati siti internet e quotidiani locali. Due anni in cui non mi hanno saldato nemmeno il biglietto di un autobus, in compenso ho fatto tanta esperienza sul campo in settori semi-sconosciuti, ottenendo alla fine  il tesserino da giornalista pubblicista. Ma per un’assunzione avrei dovuto aspettare 6-7, perchè erano in tanti quelli che “erano in nero e attendevano il posto fisso”.
Insomma da qui il mio primo “arrivederci e grazie!”. Iniziano le mie peregrinazioni. Sono stato a Bologna a cavallo tra il 2011 e il 2012 per un corso di formazione professionale in Marketing e Comunicazione. Poi l’esperienza a Roma in un laboratorio di indagine audiovisiva, in cui si analizzavano qualità e qualità dei contenuti dei principali programmi politici su canali terrestri e satellitari. Detta così sembra figo, ma era di una monotonia disarmante e senza un briciolo di prospettiva. Ah, 500 euro al mese! Certo un bel successo rispetto alle mille proposte di stage ma con quelli a Roma a malapena ci pagavo una stanza. Avevo bisogno di una svolta, di adrenalina, di nuova linfa. E’ arrivata. Si chiama Irlanda.

Ciao Ivan, di cosa ti occupi?

Sono a Dublino da quasi un anno, un’esperienza nata e vissuta solo per migliorare il mio inglese. Lavoro in un luxury hotel come cameriere. Chiaramente non è quello a cui aspiro, ma non credo mi manchi l’umiltà e il sacrificio necessari per raggiungere gli obiettivi prefissati. Collaboro anche con una redazione on line (www.spazionapoli.it), con aggiornamenti h24 sul calcio Napoli. Restano loro il filo diretto con la mia passione. Un progetto serio e ambizioso, nato dalla goliardia di un gruppo di amici e divenuto ora un network di una certa rilevanza e visibilità a livello nazionale (comprende anche spaziojuve, spaziomilan e spaziointer). Ma soprattutto lì riscopro la genuinità dell’amore per la scrittura e il giornalismo senza scopi di lucro interessi di parte. Un’oasi felice in un mondo sempre più lugubre.

Perche’ hai lasciato l’Italia?

Perchè ad un certo punto ho dovuto scegliere se accontentarmi di una dimensione angusta e priva di stimoli o provare a 28 anni a rischiare qualcosina pur di sentirmi più realizzato. Un lavoro ce l’avevo ma non mi piaceva e non mi arricchiva. Un’esperienza all’estero avrebbe aperto i miei orizzonti, decorato il mio curriculum e aggiunto un requisito fondamentale al mio patrimonio di conoscenze: la lingua inglese. Chi non risica non rosica e se in mano hai un pugno di mosche hai il dovere di tentare. Nulla è perduto fin quando non si tramuta in rimorso.

Perche’ hai scelto l’Irlanda?

Il mio sogno era Londra, ma con l’inglese poverissimo che mi ritrovavo la vedevo una meta troppo dispersiva e mi sentivo spaesato al solo pensiero. Un vero salto nel buio, insomma. Ho avuto diversi cari amici che avevano trascorso esperienze di studio-lavoro a Dublino e ne parlavano entusiasti. Ho iniziato ad informarmi sul web seguendo forum e blog, ho capito che poteva essere il posto giusto. Biglietto prenotato senza troppi calcoli, ma ho trovato una host family e un corso d’inglese prima di partire. Si sono rivelate tutte ottime scelte.

Com’era il tuo inglese prima di partire?

Google translate dipendente. Purtroppo per mia sfortuna ho iniziato a studiarlo solo a 20 anni, cioè senza quelle pillolette che giorno per giorno digerisci tra scuole medie e superiori. Io avevo studiato francese per ben otto anni, con l’utilità che facilmente immaginerete. Insomma ho approcciato l’inglese prima da autodidatta e poi tramite qualche corso universitario ed extra per ottenere due idoneità. Forse solo quando il taxista mi accolse in terra irlandese in una giornata di vento e pioggia mi accorsi di quanto le mie conoscenze erano ancora in uno stato embrionale. Per me il tizio parlava aramaico antico.

Quali sono i punti  a favore della vita irlandese? E quali a sfavore?

Il rispetto delle regole innanzitutto. Il PPS number (un codice identificativo per chiunque voglia condurre una vita professionale in Irlanda) mi è arrivato a casa in tre giorni lavorativi dalla mia richiesta, non ho mai visto litigi agli sportelli e gli autobus sono sempre puntuali, magari perchè semplicemente si rispetta la corsia preferenziale. La cordialità delle persone che incontri ti fa sentire a tuo agio anche se fai fatica a comprenderli. Il lavoro è ben pagato (un qualsiasi laureato non guadagna meno di 2000 euro mensili), il regime fiscale è nettamente meno soffocante di quello italiano e c’è una meritocrazia della quale avevo appreso finora solo in termini teorici. Inoltre a Dublino c’è movida tutti i giorni della settimana, il peso della giornata lavorativa è tollerabile se la sera puoi svagarti bevendo una pinta e ascoltando buona musica live in un qualsiasi pub.

Difetti: le condizioni climatiche, anche se l’estate appena trascorsa è stata tra le migliori dell’ultimo ventennio. In fondo è anche un po’ un luogo comune. Fa freddo, ma non si gela. Piove, ma non senza tregua. In tante altre città europee l’inverno è molto più rigido. Il costo dei mezzi pubblici è spropositato rispetto agli standard italiani, almeno per quanto concerne gli autobus. Il costo della vita è abbastanza elevato (ai livelli più o meno di Londra), ma la politica salariale di cui parlavo prima riesce a giustificarlo. L’Irlanda è un Paese con una discreta estensione territoriale ma con una bassa densità demografica (circa 5 milioni di abitanti). Negli ultimi anni si è avviata una grossa immigrazione dai Paesi del sud Europa e sud America, causando un’impennata di prezzi nell’offerta immobiliare e una crescente saturazione sul piano occupazionale.

Cosa ti manca dell’Italia?

La mia famiglia, i miei amici, le piccole abitudini e l’aria di casa. Sul piamo strettamente professionale non mi manca nulla. Nessuno ha mai deciso di puntare su di me e sulle mie abilità, sono abbastanza stufo di sprecare tempo per chi non lo merita. Eppure in Italia voglio tornarci, ma con maggiori credenziali di quando l’ho lasciata. E voglio riprendere a lottare, come ho sempre fatto. Fuggire è da codardi, ma fossilizzarsi sul nulla è da stupidi.

Che consiglio daresti a chi vuole venire in Irlanda?

Un ombrello tascabile, prima di tutto. Scherzo. Certo puoi uscire in una giornata di sole e ritrovarti bagnato fradicio nel giro di un quarto d’ora. Poi sicuramente consiglierei di viverla pienamente, anche meglio di come ho fatto io finora. Ci sono degli scorci mozzafiato nei quali si rischia seriamente di perdere il senso della realtà. Monitorate il ventre spartano di città come Dublino, Galway, Cork: la vita di un vecchio pub è intrisa di sangue antico e tradizione. Per il resto un’esperienza in terra straniera per essere tale deve durare almeno un anno. Un mese o due sono utili solo come ambientamento e si finisce per viverli come una semplice vacanza. Qui la multiculturalità è all’ordine del giorno. Va scovata, pedinata, azzannata se possibile. Un lavoretto, anche se con un po’ d’affanno, lo si può trovare e ovviamente le aspirazioni sono proporzionali alle qualifiche vantate e alla padronanza della lingua. Non lasciatevi soggiogare dalla rassegnazione, aprite nuovi varchi nella vostra precarietà. Provate, una volta nella vita, la soddisfazione di non ricevere l’ennesima porta sbattuta in faccia. Provate, una volta nella vita, a dire voi “Arrivederci e grazie!”.

Cristiano Prudente




Abolizione del Senato in Irlanda: vincono i no

October 7, 2013 in Europa, Irlanda

Il referendum per l’abolizione della Senato è stato sconfitto da 42.500 voti.

Il 51,8 per cento degli elettori ha respinto la proposta di abolire il Senato , con il 48,2 per cento  favorevoli .
Dei 1.226.374 voti validi espressi , 591.937 erano a favore e 634.437 voti sono stati contro la proposta , con un margine di 42.500 voti.
14.355 voti sono stati descritti come non validi.

L’affluenza totale è stato di 39,17 per cento degli elettori. Gli irlandesi amano i loro rappresentanti politici piu’ di quando li considerino necessari. A sorpresa, il referendum, che doveva ratificare la decisione e’ stato respinto con un piccolo margine.

Nei giorni scorsi 33 dei 60 membri della Camera Alta di Dublino avevano votato in favore della scomparsa del senato, considerato inutile e costoso (20 milioni di euro), 22 erano favorevoli e due si erano astenuti.

Cristiano Prudente


Aperte le selezioni per Amazon a Cork, Irlanda

September 18, 2013 in Irlanda, Offerte di lavoro per Italiani all'Estero

Grafton Recruitment – Customer Service Agents for Amazon!!
Employment Type: Temporary
Location: Cork – South-West, Ireland
Salary: €10.50 – €11 per hour + free parking
Languages: French, German, Italian
Required Languages: 1
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Grafton Recruitment View Profile
Name: Grafton Recruitment
Posted: 17-09-2013
Code: 740115999
Do you want to work for Amazon in Cork? We are currently looking to recruit, speaking Customer Service Agents. This is a fantastic opportunity to work with a globally recognised company-

Key Responsibilities

* Ensure quick turnaround of query resolution process for our clients and customers
* Interacting with customers through telephone and email
* Answering queries as they come in and ensuring at all times that you are working within the SLA
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* Working autonomously
* Comfortable working in a regulated environment

If you are

* Highly Motivated and enthusiastic
* Excellent communication skills
* Reliable
* An ability to multi-task and prioritise workload

Skill Set Required

* Strong IT skills
* Fluent English and French, Italian and or German
* Good problem solving skills

For more information on these roles call Catherine Hurley in Grafton Recruitment now.

 

Candidati qui http://www.toplanguagejobs.co.uk/job/3016071/Customer-Service-Agents-for-Amazon


L’amore per l’Africa: la storia del giramondo Stefano

September 17, 2013 in Storie di Italiani in Giro, Sudafrica

Siyaphambili della township Langa (Cape Town)

 

Mi presento, mi chiamo Stefano nato ben 34 anni fa in provincia di Ancona. Mi e’ sempre piaciuto conoscere nuove persone e nuove culture, per cui gia’ nel 2003 decisi di interrompere gli studi ed andare a lavorare prima in Messico e poi alle Isole Canarie. Tornai in Italia per finire l’Universita’ e poi subito in partenza. Dal 2006 non mi sono piu’ fermato: Irlanda, Australia, Sud Africa con qualche periodo in Spagna e Londra. Viste le tante domande che ricevevo da amici e conoscenti, decisi di creare un sito web. Cosi nasce il mio progetto http://viviallestero.com .

 

Ciao Stefano, ti cosa ti occupi precisamente?

 

Come dicevo nella presentazione, attualmente il mio lavoro e’ quello di aiutare gli italiani a trasferirsi all’estero. 4 anni fa ho creato il sito http://viviallestero.com dove fornisco tanti aiuti per chi vuole fare il grande passo. Oltre ad essere un lavoro , e’ anche una grande passione. Essere utile a qualcuno che si trova in difficolta’ e che vuole seguire le mie orme e’ sempre stata una mia aspirazione.

 

Dove vivi ora?

 

In questo ultimo periodo non ho una dimora fissa, sto aspettando di vedere come si svilupperanno certi progetti per decidere. Negli ultimi due anni ho vissuto in Sud Africa ed Australia, due nazioni fantastiche.

 

Secondo le tue esperienze lavorative all’estero, qual e’ il posto che puo’ offrire di piu’ ad un italiano?

Dipende da vari aspetti. Se si ha meno di 31 anni ed un buon livello d’inglese, ancora consiglio di provare la carta Australia con il Working Holiday VISA, altrimenti bisognerebbe valutare caso per caso. Ad esempio l’Olanda offre molto lavoro per il settore IT, ma non ne offre altrettanto in settori diversi. Per cui e’ un po’ difficile rispondere a questa domanda.

 

Cosa ti e’ rimasto piu’ nel cuore?

Mi e’ rimasto nel cuore il sorriso degli africani, l’Africa nera e povera. E’ incredibile pensare come in certe zone cosi povere la gente viva cosi’ tranquilla e serena. A volte quando incontravo queste persone mi chiedevo se la ricchezza, il lavoro ed il successo siano proprio le armi che ti fanno perdere la felicita’.

 

Quanto e’ importante la conoscenza della lingua inglese per il mondo del lavoro?

E’ fondamentale. Come racconto anche in un articolo nel mio sito, la geografia del mondo del lavoro e’ cambiata. Se prima eravamo in pochi a girare il mondo in cerca di lavori manuali (es: lavapiatti, muratore, camerieri) ora ci  troviamo di fronte alla concorrenza di tante altre persone, provenienti da altre nazioni, con un livello d’inglese piu’ alto del nostro. Ad esempio paesi dell’est europa che ancora non vivono in una buona situazione a casa loro e che quindi cercano qualsiasi lavoro all’estero. Per cui bisogna studiarlo, piu’ e’ buono il nostro inglese e piu’ porte aperte troveremo.

 

Vivere all’estero..E’ una scelta che rifaresti?

Certo! La crisi e’ stata soltanto una spinta che mi ha dato il coraggio finale, ma gia’ in mente c’era da tempo quest’idea. Non e’ soltanto una questione di lavoro, ma il conoscere nuove culture, nuove storie, nuove abitudini ti apre la mente e ti regala tante emozioni. Rifarei tutto passo per passo.

 

Che progetti hai per il futuro?

Quelli di far crescere i miei progetti online, aiutare tante persone che non riescono piu’ ad arrivare alla fine del mese in Italia e, soprattutto, voglio continuare a girare il mondo. Viaggiare e conoscere sono due elementi che non potranno mai mancare nella mia vita.

Cristiano Prudente

 

 


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Cosa si nasconde sotto quel tetto di paglia?

September 12, 2013 in Europa, Irlanda

In tutti questi anni trascorsi in Irlanda ho visitato praticamente tutto il Paese e vorrei condividere con voi il ricordo che mi porto dietro delle casette, “cottages”, tipiche Irlandesi che sembrano uscite da un libro di fiabe o da un cartone animato di quando eravamo bambini. Si’! Proprio quelle con il tetto in paglia, i cosiddetti “thatched roof” cottages, ovvero piccoli edifici col tetto di paglia, intonacati a calce, con la porta d’ingresso divisa in una parte inferiore ed una superiore ed il fumo di torba che esce dal camino….

tetto_paglia_Irlanda  killarney_cottage

Oggigiorno, queste abitazioni sono quasi del tutto appannaggio dei turisti che li affittano per trascorrere vacanze in stile tradizionale, mentre “i locals” le hanno ormai sostituite con costruzioni più moderne e di facile manutenzione.

Da non sottovalutare il fatto che anche qui, come in molti altri paesi europei, gli artigiani (thatchers) che sanno costruire e riparare un tetto di paglia sono rari e molto costosi; da non sottovalutare anche i costi assicurativi, notevolmente elevati data la facile combustibilità dei tetti in paglia.

thatcher

Ma se adesso i cottages tradizionali sono praticamente diventati uno “status symbol” per i piu’ benestanti, considerate seconde o terze case di campagna…dovete pensare che piu’ di un secolo fa la situazione era del tutto diversa.

A meta’ del 1800 in un cottage con un’unica stanza in cui viveva un’intera famiglia, di solito con piu’ di cinque figli, in compagnia dei propri animali. Ovviamente, non gli animali domestici cui siamo abituati oggi ma con maiali, pecore e diverse galline che razzolavano in casa.

L’ambiente era umido, fumoso (allora ci si riscaldava con la torba che produceva molto fumo) e scarsamente illuminato.

Oltre a cio’ bisogna ricordare che queste case sorgevano su terreni di proprieta’ degli Inglesi, cui doveva essere pagato l’affitto tramite il lavoro nei campi e l’allevamento del bestiame, come accadeva nel periodo latifondista in Italia.

Infine, come ciliegina sulla torta, all’epoca esisteva anche una restrizione (assurda) imposta dal governo Inglese che imponeva una maggiorazione se una casa aveva più di sei aperture. La famigerata “Window Tax”!! Tassa, questa, che provoco’ non pochi problemi di salute considerato che le persone, per risparmiare, limitavano il numero di aperture della propria casa….producendo pero’ l’effetto di non consentire un’ottima areazione…..pensate che aria “salubre” tra torba, animali e dieci persone in pochi metri quadrati!

Sono a vostra disposizione ;) per consigli su come fare per visitare questi meravigliosi “cimeli” storici!

Cottage_Ballyganny_Ardara

Lavorare a Cork: ecco in quali settori

July 31, 2013 in Europa, Irlanda

Cork sta cercando senza dubbio di tenere il passo, a livello economico della sua “rivale” Dublino.

Non a caso proprio a Cork hanno sede alcuni tra i più importanti costumer services (i nostri “call-center”) d’Europa, per esempio quello di Amazon, aperto all’interno del Cork Airport Business Park nel 2010. Molti di essi ricercano personale di madrelingua non inglese: ecco uno dei motivi della massiccia presenza di lavoratori italiani, francesi e spagnoli da queste parti!

Tra i settori trainanti dell’industria corkoniana possiamo senza dubbio annoverare quello farmaceutico, con l’americana Pfizer e la svizzera Novartis (produttrice, tra le altre, di Voltaren e Ritalin) in prima linea. Una curiosità: il prodotto di punta dell’industria farmaceutica a Cork è… il Viagra! :D

Ma Cork è famosa anche per essere una fonte inesauribile di opportunità di lavoro per gli informatici, gli “IT” (da leggersi rigorosamente in inglese: “ai-ti”!). Proprio da queste parti hanno sede ben tre multinazionali del settore: la Logitech, la EMC e la Apple!

Cork è anche un punto chiave nel sistema dei trasporti in Irlanda. Si trova infatti qui il porto che collega l’isola al continente europeo (in particolare ala Francia), nonché il capolinea della ferrovia che collega il sud con Dublino e Belfast. Perciò un altro settore economico da considerare nella nostra trattazione è senz’altro quello dell’import-export.

Infine, come non citare la produzione di alcoolici, che lungo le sponde del Lee può vantare nomi di spicco come le birre Heineken, Beamish e Murphy’s, nonché il whiskey Jameson (il più diffuso Irish whiskey nel mondo), che viene prodotto nella vicina Midleton .

Luca Cattaneo

Articolo tratto dal blog  www.italianicork.com


Call Centre in Irlanda: l’esperienza di lavoro di Damiano

July 31, 2013 in Europa, Irlanda, Storie di Italiani in Giro

Damiano vive a Dublino dallo scorso Febbraio 2013.

E’ un ragazzo italiano di 30 anni proveniente da Civitavecchia, in provincia di Roma e ha una Laurea Specialistica in Editoria, Comunicazione Multimediale e Giornalismo.  In Italia lavorava come giornalista (ultra precario, sottolinea lui stesso).

Da poco tempo ha trovato un nuovo impiego a Dublino presso il dipartimento di assistenza clienti per un’importante multinazionale di internet.

Ecco la sua esperienza e i suoi consigli.

  • Ciao Damiano, quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a dare una “svolta irlandese” alla tua carriera?

Credo di aver avuto motivazioni molto simili a quelle di altri italiani arrivati qui prima di me. Dopo 10 anni da giornalista precario in un importante quotidiano, senza contratti veri, stipendi degni di tale nome ecc… ho deciso di mettere un punto. Lo scorso anno sono stato in Irlanda per un paio di mesi. Ho frequentato un corso di Business English ma nel frattempo mandavo CV. Quando ho toccato con mano la possibilità di trovare un lavoro “vero” ho deciso di mettere i soldi da parte e tornare qui per un tempo più lungo e cercare di iniziare una nuova carriera. Fortunatamente ci sono riuscito. Devo dire che quando penso ai molti colleghi giornalisti precari che sono ancora in Italia penso allo spreco di energie del nostro paese. Molti di loro meriterebbero di lavorare in condizioni umane ma il mondo dell’editoria purtroppo è un giungla dove agli editori è permesso fare di tutto senza alcun ritegno.

  • Ci puoi raccontare in che cosa consiste il tuo lavoro?

Mi occupo dell’assistenza clienti del mercato italiano per una importante multinazionale del settore IT. Si tratta di aiutarli a capire meglio come ottimizzare le loro campagne pubblicitarie e le loro strategie di marketing online.

  • Come sei riuscito a cogliere questa opportunità? Quali metodi hai usato nella tua ricerca di un nuovo impiego e quali ritieni i più efficaci?

Quando l’ho detto ai miei amici italiani non ci volevano credere. Ho semplicemente mandato un CV rispondendo ad un annuncio trovato online.

Era lunedì, dopo 30 minuti mi hanno chiamato per fissare il colloquio per mercoledì. Fatto il colloquio il giovedì mi hanno comunicato che avevo superato la prova e che dovevo presentarmi lì il giorno successivo per un test pratico. Il lunedì successivo mi hanno comunicato che ero stato assunto. Assurdo. Non solo, sempre quel lunedì ho ricevuto un’altra offerta per un altro colloquio che avevo fatto. Avevo ottenuto anche quel posto ed ho potuto addirittura scegliere che tipo di lavoro fare. In Italia sarebbe impossibile.
Il metodo è stato solo uno: spedire, spedire, spedire CV. Sarà banale però ha funzionato. Se hai un curriculum ben tradotto in inglese e una lettera di presentazione efficace qui ti chiamano. Ho fatto più colloqui a Dublino da febbraio che in Italia in 10 anni. Non è il paese dei balocchi e non dirò che è “facilissimo” trovare lavoro. Però se parli un’altra lingua e hai un buon inglese hai ottime opportunità.

  • Avevi precedenti esperienze nel settore del Costumer Service? E quanto pesa la conoscenza dell’inglese per battere la concorrenza degli altri candidati?

Non esattamente. In uno degli ultimi lavori che ho fatto (di solo giornalismo, come detto, non si vive) ho avuto esperienze di contatto con i clienti ma non così. Anche se il mio lavoro è in Italiano l’Inglese lo devi sapere. Il colloquio sarà in Inglese così come i rapporti all’interno dell’ufficio. Ho affrontato un training di un mese con tanto di test e prova pratica. Ovviamente non erano in Italiano. Il livello deve essere buono ma non cadiamo nell’errore di pensare che se non sei perfettamente bilingue non puoi trasferirti in Irlanda. Non è affatto così.

  • Quali sono gli aspetti migliori di lavorare per una multinazionale a Dublino? E c’è invece qualcosa che cambieresti?

Imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. Almeno nel mio campo c’è sempre qualcosa da scoprire e non c’è tempo per annoiarsi. Le tecnologie cambiano inesorabilmente e se non stai al passo non è facile. Però non parlo solamente dal punto di vista lavorativo. Lavorare con persone che provengono da tutto il mondo e che hanno stili di vita, idee e religioni diverse è uno stimolo costante ad aprirsi. Non hai scelta: o cresci o cresci. E posso assicurarvi che io, a 31 anni, mi sono reso conto di dover camminare ancora parecchio. Devo dire che, a parte il meteo, per ora non cambierei una virgola della mia esperienza qui.

  • Quanto tempo e quante risorse pensi sia necessario calcolare per un periodo di ricerca d’impiego in Irlanda?

Dipende da quali sono gli obiettivi che uno si prefissa prima di partire e anche dal livello di inglese. Se ti va bene qualsiasi tipo di lavoro credo che con tanta determinazione, e macinando chilometri, in un mese o poco più puoi trovare un lavoro che possa consentirti di restare qui per poi cercare altro. Però partire con “un gruzzolo” per attutire i primi tempi da disoccupato serve. Io sono venuto qui per trovare un lavoro che potesse in qualche modo coincidere con le mie esperienze e studi. Sono arrivato a Dublino il 4 febbraio e ho iniziato a lavorare il 22 aprile. Fatevi due conti…

  • Che consigli daresti ai tanti italiani che sognano di trasferirsi in Irlanda e trovare lavoro presso il Costumer Service di una compagnia multinazionale, come hai fatto tu?

Essere realisti. Di non farsi trascinare né dai facili entusiasmi (ripeto: non è l’El Dorado qui) ma neanche da visioni catastrofiche. Quel che sto provando sulla mia pelle è la consapevolezza che al di fuori dell’Italia esiste la possibilità di vivere una vita normale dal punto di vista lavorativo. Bisogna pensarci bene ma se quello che uno vuole è mettersi alla prova in un contesto del genere è un’esperienza che consiglierei a tutti. Ah dimenticavo un altro consiglio essenziale: non portatevi l’ombrello. È inutile. Il vostro migliore amico sarà… il cappuccio!

Luca Cattaneo

Articolo tratto dal blog  www.italianidublino.com