[gmw_results]
italiani in usa | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

Stai visitando l'archivio per italiani in usa.

Studiare a NY: l’intervista a Lorenzo

January 29, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

 

Lorenzo G. Spagli e’ nato a Firenze nel 1990. Dopo aver finito il liceo scientifico, ha deciso di studiare la lingua inglese a NY. Dopo 9 mesi di studio e lavoro, Lorenzo decide di iscriversi all’Università’ di Hunter, dove adesso sta svolgendo il suo ultimo semestre. Iniziato con Tecnologia della musica, si e’ poi spostato verso il cinema, dopo aver svolto vari progetti come Sound Designer. Adesso si occupa sia di fotografia, di montaggio e un po’ di regia.

Ciao Lorenzo, quali sono le motivazioni per aver lasciato l’Italia? 
Le mie motivazioni per “lasciare” l’Italia non sono state assolutamente motivazioni di necessita’. Subito il liceo scientifico entrai, come penso succeda ad ogni neo-diplomato, in uno strano vortice di incertezza per il mio futuro. Analizzai un po’ le possibilità’, e decisi che studiare inglese sarebbe stato uno degli investimenti con meno rischi chi non parla due o più lingue nel mercato di oggi e’ quasi totalmente tagliato fuori. Un sacco di amici miei stavano lasciando l’Italia per Londra, ma io, visto che ho una zia che vive a meta’ tra gli Stati Uniti e l’Italia, decisi di spostarmi oltre oceano per fare un corso di lingua per tre mesi alla fine del 2009. Come vedi qualcosa e’ cambiato e sono ancora qua.

Da quanto vivi a New York e di cosa ti occupi?
Mi trasferii nell’Ottobre 2009. Dopo un anno di lavoro e vari corsi di lingua, decisi di provare ad entrare in una università’ americana. Dopo qualche diatriba con visti e cose varie mi accettarono in una scuola statale, dove adesso sto frequentando il mio ultimo semestre. Sto seguendo un percorso con major in FILM, e per ora lavoro come freelance sound mixer e montatore video/audio per una compagnia che si chiama SOS Sound On Set.

Con quale visto sei arrivato? E’ stato difficile ottenerlo?
Sono stato accettato con il visto F1, quello da studenti. Averlo non e’ stato molto semplice, ma nemmeno impossibile. La mole di documenti da compilare era estremamente scoraggiante. Io l’ho fatto da solo, pero’ invito chiunque a chiedere aiuto ad un avvocato. Alla fine, pero’,visto che la mia intenzione pura era quella di studiare l’inglese, il Console americano a Firenze ha rilasciato il visto senza troppe domande.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto ad un privato o ad un’agenzia?
“Sono un ragazzo fortunato”, ecco cosa mi viene in mente. Mia zia abita in un appartamento ed io vivo li con lei. Nel corso della mia permanenza pero’, ho visto e aiutato tanti miei amici con spostamenti e cose varie. Tutto più’ o meno dipende dal tempo di permanenza. Il lease, quando affitti una casa, dura minino 6 mesi. Per permanenze inferiori uno si rivolge per i subaffitti. Devo dire che una gran parte dei miei amici trova/affitta case tramite Craigslist, visto che non c’e’ nessuno agente da pagare.

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?
Beh direi che dipende da cosa uno/a deve fare. Manhattan, fino alla 97esima, costa veramente tanto. Williamsburg in Brooklyn e’ dove alloggia una grande popolazioni di studenti/artisti/giovani. I costi, anche li, sono lievitati in un anno di circa l’87%. Verso l’interno di Brooklyn si possono trovare appartamenti/case a costi non indifferenti, ma relativamente bassi. Se uno vuole restare a Manhattan, Harlem offre delle buonissime offerte ed le zone intorno al City College of New York o Columbia University sono abbastanza carine! Washington heights e’ un’altra meta per buoni prezzi, ma bisogna tenere in considerazione il fatto che ci vuole un’oretta di treno per arrivare ovunque ( che qui come tempo di percorrenza non e’ estremamente lungo).

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?
La ristorazione e’ completamente differente dall’Italia. Almeno che tu non sia un Somelier o esperto per entrare in posti di lusso, per i livelli medi, medio-alti e bassi c’e’ così tanta domanda che nessuno sponsorizza visti. Con il visto da turista si puo’ rimanere fino a 90 giorni, quindi uno stage ci può’ rientrare. Il mio consiglio e’ di iscriversi a scuole di lingua con le quali non e’ difficile ricevere un visto da studente. Il visto da studente dura finche’ uno rimane iscritto alla scuola. Nel tempo libero nessuno ti impedisce di trovare stage, ma non bisogna aspettarsi di essere pagati. Se, poi, la azienda ti vuole con se, saranno poi loro a sponsorizzarti un visto lavorativo.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?
Sinceramente, la cosa che mi ha entusiasmato di più e’ l’atmosfera e l’essere testimone di una integrazione culturale così dinamica (A new york si parlano più di 120 lingue). Vivere a New York e’ un po’ come vivere nel mondo intero. Ovunque tu vada c’e’ sempre qualcosa di nuovo da scoprire, locali e ristoranti con cucine di cui non hai mai sentito parlare nella tua vita, persone diverse da te provenienti da ogni singola parte del mondo, persone con le quali confrontarsi, imparare e divertirsi. Questa, secondo me, e’ la vera potenza di NYC. Pero’ posso dirti quale e’ il posto più deprimente e brutto di NYC : TIMES SQUARE.

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

A vivere qua, diventi viziato. I treni della metropolitana viaggiano 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Non esiste cosa più’ bella che avere mezzi pubblici alla portata di mano, ogni volta che vuoi ! Servizio a mio avviso strepitoso. Poi quando fa un freddo cane e sono le 3 di notte ci sono sempre i taxi !

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?
Vista la mia passione per il cinema, proverò a spendere l’estate a Los Angeles per un tirocinio/lavoro. Voglio vedere ed essere parte dell’industria americana più’ produttiva e più conosciuta all’estero. Ho un po’ paura perché’ li sei costretto ad usare la macchina per spostarti, e dopo così tanto tempo di metro 24/7 una persona umana inizia e nutrire una rabbia indescrivibile verso le automobili.

Cristiano Prudente da ItalianiNewYork


Vivere e lavorare a New York: l’intervista a Francesco

January 28, 2014 in New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Francesco 39 anni, nato a Campobasso. Dopo la laurea in Ingegneria Meccanica a Pisa, ha lavorato per FIAT e Bulgari tra Parigi, Torino e Neuchatel (Svizzera). A Gennaio 2013 si e’ trasferito a Manhattan dove attualmente risiede e lavora per Assouline (libri di lusso)

Ciao Francesco, quali sono le tue motivazioni per aver  lasciato l’Italia?

La volontà di scoprire nuove realtà, nuove culture, nuovi approcci alla vita.

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Sono arrivato a NYC un anno fa, seguendo mia moglie che è stata espatriata dalla sua azienda. Lavoro in Assouline, società di Publishing, e sono responsabile del retail mondiale.

Con quale visto sei arrivato? E’ stato difficile ottenerlo?

Ho il visto L2, ottenuto grazie all’L1 avuto da mia moglie

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto ad un privato o ad un’agenzia?

La società di mia moglie ci ha fornito assistenza tramite un’agenzia

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Difficile dirlo, dipende dallo stile di vicinato che si cerca. NYC offre diverse scelte, tutte diverse.

Sconsiglierei luoghi troppo turistici e quindi rumorosi (tipo Times Square), o al di sopra della 90a strada, per motivi di sicurezza (anche se Harlem sta ritornando ad essere alla moda)

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Stage se ne possono fare a centinaia e non sentirsi mai pronti. Bastano buona volontà e una dose di coraggio.

Bisogna rendersi conto che gli USA non funzionano come l’Italia; qui, se hai voglia di fare, ti butti e fai. Il mancato successo non è visto dalla società come un fallimento, ma solo come una tappa ovvia di chi ci prova.

Non conosco il mondo della ristorazione, ma vedendo la quantità smisurata di ristoranti, penso che ci sia sempre richiesta.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

L’High Line è tra i miei posti preferiti

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

La metro è perfetta per spostarsi in “verticale” (up/down town), una tragedia per spostarsi in “orizzontale” (cross town)… Altrimenti ci sono bus e soprattutto tanti taxi! Ma molto spesso il miglior modo è a piedi: si arriva prima, si osserva la città e soprattutto i newyorchesi.

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Nuove mete, certamente

 

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a NY: l’intervista all’attrice Alessia Gatti

January 27, 2014 in Africa, America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

 

Alessia Gatti è nata a Fano nelle Marche. Gemelli convinta, ha avuto da sempre le idee chiare: diventare un’attrice. Ma non sentendosi a proprio agio con  una sola etichetta addosso, ama la pittura, la fotografia, viaggiare, scrivere e soprattutto mangiare. Laureatasi in Comunicazione pubblica e d’impresa alla Sapienza di Roma, molla tutto in cerca di fortuna a New York, o meglio, per seguire “la scia”. Ragazza solare, determinata, amante della vita e in caccia di qualsiasi esperienza la faccia sentire sempre viva e connessa con quello che ha voglia di fare veramente. Il suo motto? “Salta e la rete apparirà”. Se la vita è davvero così breve perchè passarla soltanto in unico posto, mangiare un unico cibo, conoscere una sola cultura?

Ciao Alessia, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?

Inseguire il mio sogno e la mia passione per il mondo del cinema.

 

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Vivo qui da due anni esatti, sono un’attrice, e da poco anche filmmaker, scrivo per un Magazine online chiamato Nuok, scrivo miei script e sono piena di idee.

 

Con quale visto sei arrivata? E’ stato difficile ottenerlo?

Sono arrivata qui con un B2, turistico allungato di 6 mesi, per poterlo ottenere ho dovuto fare un colloquio a Roma all’ambasciata americana, devi dimostrare di poterti mantenere da solo e che non hai intenzione di rimanere oltre i 6 mesi, non si può lavorare con quel visto ovviamente. Poi dopo del B2 ho ottenuto l’ O-1, visto artistico, per tre anni, mi ci sono voluti i sei mesi del B2 per potermi organizzare e creare il materiale per l’applicazione. Non è stata una passeggiata  ma con impegno e fiducia è andata bene!

 

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolta ad un privato o ad un’agenzia?

Craiglist. Il tanto temuto e odiato Craiglist torna sempre utile alla fine..

Non conviene rivolgersi ad agenzie a meno che non si cerchi di affittare un appartamento “intero” perché ovviamente prendono la commissione, però appunto dipende da quello che si cerca.

 Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Tutto dipende dal budget. Se si vuole restare a Manhattan e non si ha un budget alto, gli unici quartieri rimasti “accessibili” sono Hell’s kitchen, Chinatown, Harlem, e tutta la zona estrema Est di Manhattan dove la metro non arriva vicino e i prezzi sono più bassi. Non sono zone che amo sinceramente. Se dovessi scegliere Manhattan ora come ora sceglierei Lower East Side, sta diventando la nuova Soho, piena di gallerie d’arte nuove, bar ed eventi. Diventerà il nuovo quartiere di punta ne sono certa.

Resta sempre nel cuore il West Village che ha prezzi altissimi ma è davvero un quartiere magico.

A Brooklyn invece se si ha un budget alto, prezzi come Manhattan, consiglio Williamsburg o Fort Greene o Dumbo, mentre con budget più accessibili c’è Clinton Hill, Bushwick (dipende dove).

Io adoro Brooklyn, amo l’energia e la tranquillità che c’è qui. Mi piace moltissimo Red Hook e GreenPoint, peccato che non siano collegate bene dalla metro, altrimenti sarebbero perfette.

 Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Per fare uno stage devi comunque avere contatti da prima di mettere piede negli USA. Ogni lavoro ha un visto specifico, quindi bisogna stare attenti su quello. Nei vari locali italiani e non, spesso sono alla ricerca di personale, e moltiplichiamo pure per due se non tre volte gli stipendi a cui siamo abituati in Italia, ovviamente proporzionati al costo della vita.. però se si viene qui con un visto turistico ripeto, è illegale lavorare. Quello che io consiglio se ci si vuole trasferire a NY, è di venire prima con un semplice visto turistico di 3 mesi, sono sufficienti per capire prima di tutto se vi piace la città, poi sono utili per farsi un’idea delle reali possibilità di lavoro o non, e per prendere contatti.

 

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Adoro downtown, non vado mai più su della 23esima. Mi piace l’energia, il caos di Soho ma anche la tranquillità e la quiete di Tribeca, West Village e dell’Hudson River. Non ho un posto preferito perché in base al mio umore o a quello che cerco trovo sempre un qualcosa di nuovo che attira la mia attenzione. È magica questa città.

 

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Assolutamente no. È semplicissimo e funzionano 24/24. Si possono avere alcune complicazioni durante il weekend perché spesso ci sono lavori, ma ci sono sempre opzioni disponibili, l’MTA sta facendo grossi lavori di rinnovamento e miglioramento delle linee, ed è davvero facile arrivare dappertutto. A volte, per spostarmi a Brooklyn, prendo anche l’autobus, oppure uso la mia bike, anche se proprio sotto casa mia ci sono le CityBike, biciclette messe a disposizione dei cittadini, basta fare un abbonamento mensile o annuale e sono disposte ovunque a Manhattan e anche in molti quartieri di Brooklyn. L’unica pecca, ed è per quello che non le uso, devi riportarle ad una postazione CityBike ogni 30/45 min… A me piace perdermi in bici, quindi non sarebbe molto conveniente per me… :)

 

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Per ora a New York mi sento a casa, ho trovato una mia dimensione. Ma non escludo altre mete o viaggi, considerato il mio lavoro, ogni progetto potrebbe portarmi in un altro posto. Ho intenzione di viaggiare, ma non so se troverò altre città come la City, crea davvero dipendenza, o la si ama o la si odia. E ci vuoi sempre fare ritorno.

Ora sto lavorando in un paio di progetti che non posso ancora svelare, e sto curando sempre di più il mio primo progetto da filmmaker “Hands of New York” è una mini documentary series girata qui a NY. Sto avendo ottimi feedback, e ho nuove idee quindi vedremo dove mi porterà, www.handsofnewyork.com fatemi sapere che ne pensate! ;)

Visitate l’interessante sito di Alessia Gatti!

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a Ny: l’intervista ad Elena, direttore di fotografia

January 24, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Elena Cappanera e’ nata a Livorno nel 1976. Per un approccio più internazionale alla cinematografia e il perfezionamento della lingua inglese, dopo essersi diplomata nel 2007 come Direttore della Fotografia, al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma , sotto la guida del candidato all’Oscar Giuseppe Rotunno (All That Jazz , Casanova, Amarcord, Il Gattopardo, ecc.), si è trasferita a New York entrando direttamente al secondo anno del Two Years Filmmaking degree program alla New York Film Academy dove attualmente insegna Camera, Luci e Montaggio.
In questi anni passati nella Grande Mela, la sua passione per l’arte del cinema l’ha portata a perfezionarsi un po’ su tutti i fronti tra cui pure la scrittura e la regia.

Ciao Elena, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?

Principalmente il desiderio di allargare i miei orizzonti imparando un lingua che mi avrebbe permesso di essere sempre a mio agio in qualsiasi posto il mio lavoro mi avesse portato. Nel 2007 il mio corto di Diploma al CSS , Lo stato di Natura di Marco Mangiarotti, fu’ selezionato al Camerimage in Polonia. Il piu’ importante film Festival al mondo per Direttori della Fotografia. Ricordo ancora la mia felicita’ per essere li’ ed allo stesso tempo il disagio di non poter comunicare con i grandi Direttori della fotografia che furono invitati a quell’evento. Fu’ in quella settimana al Festival che decisi di trasferirmi all’estero. New York City la prescelta!

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Vivo a NY da 6 anni , insegno Cinematography and Editing alla New York Film Academy. I also work as freelance Editor for a Carabbean TV show, and as Cinematographer for documentaries and shorts movie. Not a USA film so far in my list… yet!

Con quale visto sei arrivata? E’ stato difficile ottenerlo?

Sono arrivata con un visto studente (F1), passando dopo un’anno automaticamente ad un visto studente lavoratrice (OPT) per poi fare l’applicazione per un Visto Artistico (O1) che dura 3 anni e che ho ottenuto nel Novembre 2011. Il visto O1 non e’ un visto difficile da ottenere se dimostri capacita’, un curriculum convincente, qualche premio e press alle spalle e soprattutto se hai uno Sponsor in loco.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolta ad un privato o ad un’agenzia?

Mi sono rivolta ad un’agenzia appena arrivata perche’ ovviamente mi e’ sembrata la scelta piu’ sicura se non hai nessun conoscente in citta’. Oggi consiglierei un Airbnb con buoni commenti da parte di chi gia’ c’e’ stato, il divano di un amico di un amico, o un buon alberghetto, giusto spendere la prima settimana e girare nel frattempo in lungo ed in largo visitando miriadi di stanze pubblicizzate sul sito Craiglists.com.

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Onestamnete Ny non e’ una citta’ cosi’ pericolosa come un tempo.. direi Spanish Harlem, Brooklyn, Downtown Manhattan? Piu’ che altro dipende molto da cosa ti puoi permettere a livello di finanze. Piu’ che altro e’ importante che la zona che viene scelta sia ben collegata con i mezzi e che offra non lontano la possibilita’ di un supermercato o simili, una farmacia, ed una lavanderia.
Sconsiglierei case troppo vicine ai Projects, almeno che tu non ti senta sicuro se circondato da pistole . Sai dipende sempre dai punti di vista!!! E purtroppo questo paese rimane il paese delle grandi contraddizioni che lo si voglia o no!

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Dipende da individuo ad individuo e dal tuo background, sai se hai i soldi alle spalle puoi fare tutto, se invece tenti la fortuna allora mi accosterei sicuramente ad una scuola che sia di Cinema, di inglese o culinaria. Se alla fine del mese devi pagare l’affitto, la carta ristorante e’ sempre valida ma ultimamente non e’ facile se non hai almeno il social security number. Ma e’ possibile.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

La cima dell’Empire State Building. Da la’ sopra ti rendi veramente conto di dove sei andata a finire.. prima ti senti piccola come una formica.. poi grande come un sogno che hai tenuto nel cassetto per troppo e che finalmente puoi liberare..

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Muoversi con i mezzi e’ semplicissimo. La metro e’ la migliore. Anche se non tutti i giorni ti senti a tuo agio la’ sotto. Il taxi pure e’ una facile soluzione soprattutto a tarda sera. I prezzi poi non sono neppure comparabili ai deliri romani ad esempio..

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Tanti progetti, nuove mete sempre benvenute. In specifico, sicuro mi piace questa esperienza dell’insegnamento che non avevo mai calcolato ma che mi soddisfa molto. Spero di fare pure tanti bei progetti, con persone professionali e con grandi cuori. Spero che il carabbean TV show che sto’ montando abbia una terza stagione, ed una quarta e cosi’ via!! E poi un documentario su mio padre e poi un film sulla mia vita e poi e poi.. no limiti..

Cristiano Prudente dal blog italianinewyork

Trasferirsi nella North Carolina, USA: l’intervista a Loredana

January 6, 2014 in America del Nord, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

“Ciao mi chiamo Loredana e sono nata e cresciuta in provincia di Torino. A 17 anni con la mia famiglia siamo andati a vivere in Sicilia dove si trovano i parenti di mio padre. All’inizio era tutto rosa e fiori, poi pian piano la realta’ e’ venuta fuori. Mi sono ritrovata come un pesce fuor d’aqcua. Piu’ volevo andare via piu’ mi sentivo incatenata. Ho avuto gente negativa attorno a me, gente che si preoccupava di cosa mettersi la domenica per andare in chiesa invece di analizzare se stessa. E’ stata la mia galera per tanti anni, senza via d’uscita. Invece di continuare gli studi, (non credevo di esserne all’altezza) mi sono buttata sul lavoro, qualsiasi lavoro. Quando ho conosciuto I primi Americani nella Navy a Sigonella, tutto e’ cambiato. A quei tempi il mio inglese era pessimo, ma ho fatto di tutto per impararlo, ho fatto alcuni corsi, la musica naturalmente e’ stata sempre la primissima cosa, ma quello che mi ha aiutato di piu’ e’ stato il socializzare con loro, mi sono amalgamata. A volte mi frustravo perche’ non capivo un cavolo di quello che dicevano, tra lo “slang” e frasi fatte che solo per loro avevano senso. Ho conosciuto un ragazzo che poi e’ diventato mio marito e fuggita da li’. La mia primissima meta e’ stata Dallas dove mi sono sposata. Poi sono successi tanti cambiamenti e tanti spostamenti, in giro per l’America e Spagna per alcuni anni. La famiglia si e’ allargata con due figli adorabili.

Sono stata fortunata perche’ sono venuta col mio ragazzo americano che era nella Navy. Quindi e’ stato molto piu’ facile paragonato a quelli che vogliono venire da soli se non prima hanno un lavoro.

Ho fatto I documenti tramite gli uffici della base, che ci hanno aiutato molto. Ho fatto visite varie e compilato fogli, documenti ecc. In quel periodo abitavamo in Spagna (nella base di Rota) Alcune delle visite le ho fatte li’ ed e’ arrivata la Carta Verde con permesso di lavoro, Quindi per 10 anni non mi sono preoccupata di nulla. Sono passati 13 anni che vivo qui’ in America. Ancora non ho preso la cittadinanza ma quando saro’ pronta a sventolare la bandierina Americana allora la prendero’.

Ho conosciuto tanta gente, tante culture varie, apprezzato le cose diverse, anche se a volte non facevano parte delle abitudini che conoscevo. Ho tanti amici in giro per il mondo. Adesso vivo a Raleigh, North Carolina, ho un marito nuovo, 4 figli, 2 suoi e 2 miei che mi fanno impazzire ;) ho imparato tanto da tutto questo. Ho 44 anni, orgogliosa della mia eta’, mi sento un po’ “gipsy” ma sono contenta, riesco ad affrontare meglio la vita qui’. Non mi pento di quello che ho fatto. Quando penso a tutto quello che ho passato e fatto da sola, mi sento orgogliosa. Mi sono resa conto di essere una donna forte ed ora insegno ai miei figli che possono fare tante cose nella vita, che hanno scelte, gli do’ coraggio, quello che non ho mai avuto io. Trasmetto loro le mie esperienze e sono contenta cosi’….li guardo e penso che non avrei potuto fare di meglio :)


Ecco la sua intervista

Ciao Loredana, perche’ hai lasciato l’Italia?

Ho lasciato l’Italia perche’ mi sono sempre sentita come un pesce fuor d’acqua. Ho vissuto in Italia fino a 27 anni. Poi sono scappata con un militare nella NavyJ La mia storia e’ molto piena di eventi…ma sono contenta di avere lasciato l’Italia perche’ mi ha aperta molto e mi ha dato l’occasione di conoscere me stessa. Il viaggiare e’ una cosa meravigliosa…

Di cosa stai occupando?

Mi sono sempre occupata della mia famiglia. Ho lavorato qua’ e la’ facendo lavori diversi. Da poco ho finalmente iniziato la mia attivita’ che “cuocevo” da anni. Italian Catering!!!! Ho sempre preparato panini per la mia famiglia, insalate, questi sono diventati famosi tra amici e famiglia dopodiche’ l’ho trasformato in business. Cerco di mantenerlo il piu’ Italiano possibile, anche se a volte I sapori si perdono strada facendo perche’ il clima, la terra non permettono di mantenere I sapori classici di casa Italia. Mi ci e’ voluto un po’ per prendere coraggio, perche’ sono sempre stata abituata a pensare che se non fai una cosa alla grande nessuno ti prende in considerazione. In America invece ho notato che anche una piccola cosa e semplice sei grande e ti apprezzano di piu’.

Le principali differenze che hai trovato nel settore lavorativo rispetto al sistema italiano.

Il settore lavorativo. Anche a 40 anni ti puoi permettere di cambiare carriera. Non sei limitato. Ti puoi sbizzarrire e inventare cose nuove. Se ti viene in mente qualcosa puoi metterlo in pratica. Penso che da questo punto di vista lavorativo e creativo hai piu’ opportunita’ che in Italia. La gente si butta e se non va, non va. L’importante e’ provare. Mai scoraggiarsi, l’ho imparato strada facendoJ

 Cosa cambieresti dell’Italia?

Il cambiamento che vorrei vedere in Italia? Mi piacerebbe vedere piu’ gente positiva. In Italia ti mettono I bastoni tra le ruote ancora prima di iniziare. Se non hai una laurea e se non hai un lavoro grande non sei molto calcolato e gli Italiani giudicano molto una persona ancora prima di conoscerla. Della serie “ don’t judge a book by is cover”, e’ proprio vero. Ma e’ una cos ache succeed un po’ per natura. E forse dovrebbero rispettare e apprezzare di piu’ le bellezze Italiane e dove vivono. Tanta immondizia in giro. ( Mio figlio 16 anni, si e’ arrabbiato vedendo che la gente buttava carte per terra e cicche)

Qual e’ il settore piu’ florido? Ci sono molti italiani che lavorano o investono?

Non pensavo proprio, ma nel North Carolina ci sono molti Italiani. A parte tanti ristoranti Italiani, che e’ la classica attivita’, molti lavorano nel campo IT, computer ecc, come ricercatori nelle universita’ e professori.

Qual e’ il tuo posto preferito che hai visitato in USA?

Ho visitato parecchi posti in America. New York come grande citta’ e’ la mia preferita. Non ci andrei a vivere pero’, ci andrei solo nei weekends.

Key West, una delle isolette nelle Keys, e’ un bellissimo posto dove vivere invece, se non fosse per gli uragani, sarebbe perfetto ;) . La gente e’ semplice e si gode la vita. Mare di giorno, party la sera.

Devo dire che ancora non so esattamente dove mettere radici! Il clima e’ una parte molto importante e fin’ora il clima perfetto e’ qui’ dove abito.

Che consiglio daresti ad un italiano che vorrebbe trasferirsi in Usa? 

Se ti vuoi traferire in America devi conoscere la lingua. E’ molto importante. Bisogna avere le porte e mentalita’ aperte perche’ ci sono culture e gente che viene da ogni parte del mondo. Ci sono tante cose da imparare. Questa e’ l’America non l’Italia, non vi aspettate che il cibo e’super gustoso!!! Molti arrivano e portano tante lamentele con se’ riguardo il mangiare e il tipo di vita. Se non ti piace, torna a casa. Il cibo buono lo si trova. A volte bisogna sapere  accontentarsi e avere pazienza, perche’ alla fine tutto mondo e’ paese. Tutto dipende dalle tue aspettative. Rilassarsi un po’, non fa mai troppo male. Abbiate fede e stima in voi stessi, e’ un ingrediente importante. E godetevi la vita…

Cristiano Prudente


Vivere e lavorare a Boston: l’intervista a Rossella

December 30, 2013 in Boston, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Ciao, sono Rossella, siciliana di 27 anni, traduttrice, insegnante di italiano per stranieri e mediatrice culturale. Ah! Dimenticavo la cosa più importante: amo vivere all’estero!

Lo scorso anno (2012 ndr)ho avuto la straordinaria opportunità di vivere in una città americana, la splendida Boston. Un’esperienza che ha richiesto grande spirito di apertura, flessibilità e adattamento, prova che ho superato brillantemente e della quale serbo bellissimi ricordi. Ho deciso di trasferirli in racconto nel mio blog http://farfallanelmondo.altervista.org/, uno spazio in cui raccoglierò le mie esperienze fatte all’estero, insieme ad una serie di informazioni che potranno aiutare coloro che vorranno intraprendere un viaggio o un’esperienza di vita nelle destinazioni descritte.

Ciao Rossella, come hai avuto questa opportunita’?

Si è trattato di un’opportunità scoperta per caso e all’ultimo minuto, durante una serata trascorsa in casa con un’amica, a pochi giorni dalla laurea. Mentre navigavo su internet, l’annuncio di un programma di stage proposto dal Ministero degli Affari Esteri da svolgere presso Consolati e Ambasciate di tutto il mondo, balzò subito ai miei occhi! Avevo pochissimo tempo per compilare l’application e scegliere una destinazione tra quelle proposte. Mi piaceva l’idea di giocare un po’ con il caso, quindi scelsi la destinazione ad occhi chiusi. E devo dire che il caso seppe darmi la risposta giusta! Circa un mese dopo ricevetti la grande notizia, la mia candidatura era idonea! Organizzai il tutto in poco tempo e partii alla volta degli States!

Di cosa ti sei occupata?

Lavoravo all’Ufficio scolastico del Consolato Italiano di Boston. Gestivo i contatti con altri enti locali che si occupano della promozione e della diffusione della lingua e della cultura italiana, collaboravo con l’insegnante ministeriale di italiano nelle scuole e svolgevo attività di front office fornendo informazioni sui sistemi educativi americano e italiano, sia ad un’utenza italiana che straniera.

Qual e’ il posto che ti ha piu’ colpito?

Boston è sì una città americana, ma forse la meno americana degli USA. L’architettura, infatti, presenta rimandi europei, solo in alcune zone spiccano alti grattacieli e inoltre è una città molto verde. Un luogo che ho apprezzato molto è in realtà un percorso che si compone di tanti luoghi, noto con il nome di Freedom Trail (il sentiero della libertà), ovvero un percorso lungo 4 km da seguire piacevolmente a piedi, che collega i principali siti storici coloniali della città e accompagna il visitatore nell’esplorazione delle tappe principali che hanno caratterizzato la storia di questa città.

Le principali differenze che hai trovato nel settore lavorativo rispetto al sistema italiano.

Avendo lavorato con italiani e comunque all’interno di un’istituzione italiana, posso dare un semplice parere circoscritto a ciò che ho osservato al di fuori della stessa, passeggiando per le vie del centro, entrando nei vari negozi o frequentando bar e ristoranti. Gli uffici pubblici erano molto efficienti, il personale puntuale e preciso. Fare la coda non era per nulla traumatico perché si faceva presto a smaltirla. Gli orari di apertura e chiusura di alcune attività commerciali sono leggermente differenti ai nostri: si apre bottega molto presto e si prosegue no stop più o meno fino alle cinque o sei del pomeriggio. Nei bar e nei fast food il personale sembrava composto da macchine e non da persone: programmati per fare tutto di corsa, dire sempre le stesse cose, giusto un sorriso al cliente e … avanti il prossimo! L’elevato costo della vita impone agli abitanti di Boston di portare avanti più lavori contemporaneamente e questo, a mio parere, condiziona molto sia le relazioni sociali che quelle strettamente familiari.

Cosa cambieresti degli USA? e cosa dell’Italia?

Beh, questa domanda richiede un’analisi molto ampia e articolata, nonché un’approfondita conoscenza di una realtà complessa ed eterogenea quale è quella degli USA. Mi limiterò a mettere in evidenza quei tratti comuni che ho riscontrato nelle sei località visitate e che hanno fatto sviluppare in me la consapevolezza che non avrei potuto vivere lì a lungo termine, nonostante la positività dell’esperienza.

Il clima: un’isolana come me non avrebbe sopportato a lungo un clima freddo, piovoso, grigio e caratterizzato da forti escursioni termiche.

Il cibo: non voglio fare l’italiana che si vanta della propria cucina ma sfido lo stomaco e il fegato di chiunque a resistere ad un bombardamento continuo e costante di grassi e calorie. No, grazie!

Le relazioni interpersonali: spesso l’interazione con gli altri era ridotta a zero per via dell’intensità del lavoro e del progresso tecnologico. Ci si poteva benissimo sentire soli in mezzo ad una marea di gente e credetemi, questo è davvero insostenibile per un italiano socievole che ama il dialogo, divertirsi e comunicare con gli altri.

Tuttavia, sono tante le cose che ho ammirato e che purtroppo stento a ritrovare in alcune parti d’Italia, in primis nella mia regione.

Innanzitutto il rispetto dei beni e degli spazi comuni, ad esempio. Il rispetto verso la propria città, il rispetto delle regole, il rispetto verso gli altri.

La capacità di saper sfruttare e gestire le proprie risorse, seppur minime, incrementando così alcuni settori professionali.

Lo spirito competitivo accompagnato ad un pizzico di umiltà che spesso in Italia manca e che ci fa risultare meno vincenti rispetto alle nostre potenzialità e possibilità.

Qual e’ il settore piu’ florido? Ci sono molti italiani che lavorano o investono?

Per rispondere a questa domanda riporto il link di un articolo pubblicato sul sito ufficiale del Consolato Generale d’Italia in cui si parla di un’importante associazione di professionisti (che cito anche all’interno del mio blog) che opera a Boston e dintorni. http://www.consboston.esteri.it/Consolato_Boston/Menu/I_Servizi/Fare_affari_nel_paese/Business_locale/

Che consiglio daresti ad un italiano che vorrebbe trasferirsi in USA?

Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di studiare bene la lingua. L’American English non è di così immediata comprensione come molti sostengono, sia nella pronuncia che nel lessico. Partire quantomeno con un orecchio un po’ allenato potrebbe essere già un punto a proprio favore.

La realtà, poi, non è soltanto quella presentata nei telefilm. Bisognerà fare i conti con una realtà multietnica, questo vuol dire imparare a dialogare con diverse culture, convivere con esse rispettandole in tutto. Chi non possiede emotivamente questo genere di elasticità, temo che difficilmente riuscirebbe a muoversi all’interno della multiculturalità.

Augurando, di cuore,  buona fortuna a tutti i viaggiatori che lasciano l’Italia per costruirsi le basi di un futuro migliore altrove, invitandoli a non aver paura dell’incerto, vi saluto con queste parole che spesso mi hanno aiutata a superare i momenti di dubbio e incertezza:

“Tra vent’anni sarete più delusi per le cose che non avete fatto che per quelle che avete fatto. Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.
 Mark Twain

Cristiano Prudente


Un musicista in Florida: la storia di Kiellitos

October 4, 2013 in Miami, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato l’artista Kiellitos, 38 anni di origine pugliese, ma in realtà è cittadino del mondo Si è diplomato in chitarra classica ed ha studiato canto jazz e moderno con vari insegnanti americani e italiani di fama internazionale come Sheila Jordan, Donna McElroy, Elizabeth Sabine etc…

Lavora in giro per il mondo da quasi 20 anni come cantante chitarrista su: navi da crociera, resorts, in live music clubs e orchestra della Florida. Ha vissuto vari anni sia a Milano che a Roma, 4 anni in Brasile, e tantissimi mesi in luoghi meravigliosi del mondo. Dal 2009 ha iniziato a vivere tra l’Italia e L’America. Attualmente vive in Florida, Orlando e domani ove sarà? “…solo le ali del vento potranno sapere ove lo condurranno tra i mari del pianeta…”. Tutte le informazioni dettagliate sulla vita di Kiellitos si trovano nel sito www.michaelchiella.com

 

1- Ciao Kiellitos da quanto tempo vivi in USA? 

Ho iniziato a conoscere gli USA per la prima volta nel 2009 per una settimana e poi anno dopo anno, fino a restarci.

2-Di cosa ti occupi?

Canto e suono la chitarra su navi da crociera, resorts, orchestre, feste private, matrimoni e altre situazioni live.

3-Cosa ti piace di più della cultura americana?

Che sono rispettosi delle regole, civili e attuano concretamente i diritti e le regole per i lavoratori. E, se apri un ristorante, un pub o un qualsiasi negoziato in America, non arriva la mafia, la camorra o i delinquenti di zona a chiederti il pizzo e se non paghi te lo fanno saltare in aria “mi vengono i brividi, per non dire lo schifo solo a parlane”, questo in USA non succede più dai tempi di Al Capone! Con questo non voglio dire che in USA non esiste la corruzione o altro, tutto il mondo è paese non lo dimentichiamo mai, ma per lo meno certi orrori che viviamo in Italia qui non ci sono, lo stato, la società ti fanno respirare, se vuoi metterti in proprio e vivere senza la paura di essere sfregiato, calpestato o intimorito in tutti i sensi, puoi farlo con molta umiltà e tranquillità.

4-In Italia saresti potuto crescere professionalmente come in America?

Non lo so, ma credo di no. Tutto quello che ho imparato l’ho acquisito nei miei viaggi in giro per il mondo, in Italia invece, ho imparato solo ad incazzarmi, ad avere delusioni e porte in faccia!!! Perché nella meravigliosa Italia purtroppo, se non hai chi ti raccomanda o appartieni a chissà “quale gruppo o movimento” fai ben poco o quasi niente! L’America, tanti la criticano, però, ti dà la possibilità e la speranza che qualcosa può accadere… esiste ancora la meritocrazia che in Italia non c’è! Ma con questo non voglio dire che in USA, non ci sono raccomandati, conoscenze e favoritismi etc… ripeto, tutto il mondo è paese, ma ci sono delle differenze che fanno la differenza…

5-Che consiglio daresti ad un italiano che vuole fare un’esperienza in Usa?

Io voglio chiarire e aggiungere che l’Italia è uno dei paesi più belli del mondo e non esagero, ma purtroppo siamo rovinati dalla mafia, dalla politica e tutto quello che sotto terra galleggia… compreso certi modi di comportarsi di personaggi che ho visto e sentito, che dovrebbero imparare tantissimo quando viaggiano, ad essere più umili, senza farci fare figuracce con quel nostro italianismo del cazzo, che ormai è fuori moda da anni. In USA si vive e si lascia vivere, ma devi rispettare le regole però, altrimenti son guai! In America, potremmo imparare e vedere tante cose buone, tipo, come lavorano, come fanno il business, come costruiscono gli spettacoli ed ogni tipo di struttura commerciale di divertimento, coma Disney World ad Orlando (il più grande del mondo), come in Las Vegas, di come ti servono ai ristoranti e nei negozi di qualsiasi genere, per non parlare dell’educazione come salutare, rispettare le file, le regole e i prepotenti non durano molto etc… etc… etc… chiaro niente è perfetto, e ci sono le eccezioni ovunque… ma, guardiamo il lato positivo, perché attualmente siamo in una posizione in Italia, che dobbiamo stare quanto più zitti possibile, se vogliamo riacquistare la fama di quel italiano che un tempo era orgoglio e ammirazione per tutto il mondo!!!

Kiellitos ci saluta con un suo video

Cristiano Prudente