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Jugendrotkreuz | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

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L’esperienza di Lisa in Baviera

August 2, 2013 in Germania, Storie di Italiani in Giro

Lisa

Abbiamo intervistato Lisa Campo, 21 anni che attualmente studia a Milano. Ci ha voluto raccontare la sua esperienza in Germania.

“Sono nata a Dachau e fino all’età di 5 anni ho trascorso la maggior parte dell’anno in Germania, dove mio papà lavora. Ho cominciato poi a frequentare le scuole in Italia e il tempo trascorso in Germania è diventato sempre meno. Col trascorrere degli anni ho perso contatti e competenze linguistiche. Qualche anno fa ho deciso di non lasciarmi sfuggire l’occasione di immergermi in una cultura diversa da quella italiana.

 

Nel 2009 mi è stata offerta l´opportunità di diventare animatrice per una settimana in un campeggio estivo in Baviera, con la Croce Rossa tedesca e in particolare con la Jugendrotkruez, ovvero la Croce Rossa per ragazzi.

A parlarmene è stata una cliente di mio papà, che è titolare di una gelateria nelle vicinanze di Monaco. Decisa a provare qualcosa di nuovo ho accettato e sono partita, senza ben sapere cosa avrei fatto e con che persone avrei collaborato. Le mie conoscenze della lingua tedesca sono sempre state molto buone, per cui credevo che da quel punto di vista non avrei avuto problemi, invece mi sono sbagliata, e non di poco: tutti i ragazzi e gli adulti che ho conosciuto parlavano solo bavarese tra di loro, ovvero una vera e propria lingua che io non masticavo minimamente. I primi giorni sono stati durissimi, cercavano tutti di essere gentili con me e di rendermi partecipe delle loro conversazioni, una vera sfida visto che non capivo niente! I primi quattro giorni sono stati dedicati a montare da zero circa una ventina di tende (le più piccole possono ospitare 20 persone,le più grandi quasi un centinaio) ad allestire una cucina e a collegare i tubi per le docce ,sono stati una vera e propria prova di nervi, ma non volevo assolutamente mollare. Al quarto giorno sono arrivati oltre un centinaio di bambini e ragazzi tra i 6 e i 16-17 anni e le cose sono un po´ migliorate. Col passare del tempo e grazie alle belle giornate estive, sono riuscita finalmente ad inserirmi, nonostante le lacune linguistiche. Molti delle persone che ho conosciuto avevano scommesso sul fatto che non mi avrebbero più rivista, convinti che noi italiani siamo troppo poco inclini alle scomodità e ad un’esperienza lontana dai propri agi, perché di questo si tratta in fondo. Non c’è il confort di avere un tetto sopra la testa se piove (due anni fa abbiamo dovuto chiedere rifugio in una palestra per poi mandare a casa i bambini qualche giorno in anticipo perché il campeggio era completamente allagato, in certe tende il livello d’acqua raggiungeva i 5cm), non c’è il comfort di avere un bagno  con doccia e gabinetto e non sono ammessi nemmeno telefoni cellulari,videogiochi o televisori, l’aspetto ludico è legato esclusivamente al rapporto con la natura. E invece si sono dovuti ricredere perché ormai sono quattro anni che non manco all’appuntamento. Il mio bavarese è ancora inesistente, ma almeno ora capisco quello che mi viene detto (quasi sempre). Ho stretto amicizie e ho conosciuto delle persone molto interessanti e gentili, che non mancano mai di fare qualche battutina su noi italiani purtroppo, ma si prende sempre tutto con un sorriso, non potrebbe essere altrimenti. La parte più difficile di tutte è vedere queste persone solo per un breve periodo una volta l’anno, li ritrovo cambiati, cresciuti o invecchiati, e ci vuole sempre un po di tempo per riabituarsi l’un l’altro. L’incarico che mi aspetta è di amministrare le bambine/ragazze (ci sono tende femminili e maschili,´divise per fasce d’età) per una settimana intera, e non essere soltanto animatrice, ma anche un po’ mamma. Il motto che ripetiamo sempre l’ultimo giorni di campeggio quando i genitori vengono in visita  è  ”Se volete sapere veramente come sono i vostri figli chiedetelo agli animatori che li hanno seguiti questa settimana”. Il lavoro che faccio non è retribuito, ne´ il mio ne´ quello di nessun altro, viene fatto per passione. A volte non è facile, spesso capitano dei bambini che piangono per giorni perché non sono mai stati lontani da casa, oppure ragazzi dispettosi che bisogna tenere sempre d’occhio. Sono consapevole che questa mia esperienza sarà difficilmente imitabile, però con questo vorrei sottolineare alcuni aspetti del modo di vivere tedesco che forse agli occhi di noi italiani non arrivano tanto spesso. I bavaresi, mi limito a parlare di loro perché conosco loro e credo possano essere diversi dai tedeschi del resto della Germania, sono un popolo molto gioviale, a cui piace godersi la vita e passare il tempo con gli amici, esattamente come noi gente del sud Europa. Appena possono si trovano insieme o vanno in vacanza insieme, organizzano gite e uscite, feste a casa e passano molto tempo all’aria aperta, cosa probabilmente resa possibile anche grazie ad una certa ricchezza generale che comprende un po’ tutto il Land. Dal punto di vista lavorativo probabilmente non potrò donare consigli, ma credo che avere un’idea di come sia il paese da un punto di vista umano sia molto importante, perché se si decide di intraprendere un’avventura all’estero si entra in contatto con una cultura nuova e che può intimorire. Io per molti anni ho nutrito odio per la Germania, perché la vedevo solo come il motivo che mi teneva lontana da mio papà e devo dire che questa esperienza, fortunatamente, ha radicalmente cambiato il mio modo di pensare.

Credo la “Jugendrotkreuz” sarebbe felice di avere altri volontari, anche se loro sono come una grande famiglia perchè fanno sempre tutto assieme, vivono nello stesso paese e hanno gli stessi ritmi, quindi comunque chiunque si aggiunga deve adattarsi ai loro ritmi. La location del campeggio cambia di anno in anno, comunque sempre in Baviera: i bambini provengono tutti da cittadine e paesi nei dintorni di Monaco e serve una buona conoscenza della lingua e quindi bisogna essere in grado di spiegare ai bambini molte cose.”

Marco Campo Bagatin tratto da ItalianiGermania.com Blog