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Vivere e lavorare in Brasile: il blog Dieci anni di Giuliano e Katia

December 19, 2013 in Brasile, Storie di Italiani in Giro, Sud America

Abbiamo intervistato Giuliano e Katia del blog  www.blogdiecianni.blogspot.it. 

Ci raccontano la loro storia..e molto altro! :)

Ciao, Giuliano e Katia, perche’ avete lasciato l’Italia?

Giuliano:

A questa domanda rispondo io, dato che Katia è nata e cresciuta in Brasile… Nel 2003 creai e fondai un’associazione di volontariato, darearte onlus, la quale missione era di dare opportunità e sostegno a bambini in stato di difficoltà sociale. Lo stesso anno conobbi il Brasile e, immediatamente, Katia, che fu una delle prime volontarie dell’equipe che formai nella sua città, dove installammo la sede distaccata.

Nel 2007 decisi di trasferirmi definitivamente in Brasile e sposare Katia.

La scelta del cambio di Paese era dettata dalle risposte che ottenevo, in Brasile e in quell’esatto periodo della mia vita, connesse con ci che intimamente cercavo.

Per ci che mi riguarda, non scelsi di cambiar Paese per una questione economica o per la storia sentimentale che stavo vivendo, ma per la ricerca di ci che profondamente necessitavo.

Uno sviluppo ed una crescita personale, una conoscenza più ampia delle mie capacità, una sperimentazione esistenziale e concreta, più libera e aperta.

 

Di cosa vi occupate?

Giuliano:

Katia è professoressa in Arte, Clown professionista, pittrice, scultrice, danzaterapeuta, un artista completa. Ama realizzare laboratori con bambini, anziani e persone di ogni età diversamente abili, e dovreste vederla come ogni volta si commuove (e fa commuovere) per ci che scambia!

Io, attualmente, sono impegnato nella realizzazione di un video documentario e, insieme a Katia, alla creazione di un libro che stiamo presentando in un blog, oggi al suo 5° capitolo, che racconta del nostro percorso, in questi dieci anni di vita vissuta insieme, tra il Brasile e l’Italia. (www.blogdiecianni.blogspot.it)

Katia:

E siamo sempre volontari!

Io faccio danzare e ridere bambini e anziani e Giuliano è nelle cure palliative. Abbiamo deciso di sciogliere l’associazione che avevamo creato, dopo 10anni di attività, all’inizio del 2013, ma noi continuiamo nella solidarietà.

 

Le principali differenze che hai trovato nel settore lavorativo rispetto al sistema italiano. 

Katia:

Che dire? Il nostro lavoro lo inventiamo noi e continuiamo ad inventare modalità nuove e creative di lavoro senza badare al Sistema. Le sfide e le regole del mondo lavorativo all’interno di un sistema competitivo, in Brasile e in Italia, non sono poi tanto diverse.

Cosa cambieresti del sistema brasiliano? e cosa dell’Italia?

Katia:

Cambiare il mondo esterno è un lavoraccio, e forse una vita sola non basta. Per questo abbiamo deciso di cambiare prima noi stessi, scegliendo un lavoro “inventato” con radici solidali.

Esistono molte persone che fanno lo stesso, mettendo in discussione le “verità” che hanno imparato, cambiando Paese, lingua, ma principalmente modo di pensare e di vedere il Mondo.

Credo che uscire dalla mia “cultura” sia stato il primo passo per trasformare le mie idee.

 

Qual e’ il settore piu’ florido? Ci sono molti italiani che lavorano o investono?

Katia:

Esistono molti italiani, che investono in Brasile ed hanno delle attività commerciali molto prospere, forse traendo profitto dalla differenza tra i valori dell’Euro e il Real, la moneta brasiliana.

Ma non so come possono convivere con le contraddizioni sociali presenti nel Paese, una situazione sociale considerata una delle piu’ ingiuste al Mondo, una realtà con la quale ci siamo confrontati per dieci anni, attraverso le nostre attività solidali.

Giuliano:

Sul settore più florido, noi non ne sappiamo davvero nulla. Sappiamo che lo stato di Sao Paulo (ricordiamo che il Brasile è immenso!) ha caratteristiche molto differenti da altre regioni, e noi abbiamo vissuto solo quella zona del Paese.

Sappiamo quanto abbia influito l’imponente flusso migratorio italiano dal dopoguerra ad oggi, cambiando persino la lingua.

Pertanto, ritengo che un italiano a Sao Paulo potrebbe sentirsi, forse nell’immediato, anche a “casa”.

Personalmente ho rifiutato di lavorare a Sao Paulo, nonostante volesse dire per me un salto economico e un grande slancio per la mia “carriera”. Lo stile di vita di una delle più grandi metropoli del mondo, non è tollerabile a tutti. Per chi ha figli, sopratutto, non è certo il posto migliore da scegliere, ma forse questo anche vale per ogni altra grande città…ma alla tua domanda, credo che si possa rispondere: si, ci sono moltissimi italiani che investono e che lavorano a Sao Paulo e in altre parti di quell’immenso straordinario “Pianeta” che è il Brasile.

 

Che consiglio daresti ad un italiano che vorrebbe trasferirsi in Brasile?

Giuliano:

Credo che un consiglio generico non sarebbe buon suggerimento, semmai potessi formularlo, ma si pu dire che, prima di tutto, occorre aver chiaro il personale e reale motivo dell’idea di trasferirsi e, cosa che si evince anche dalle nostre succinte risposte, occorre trovare un legame personale con il luogo prescelto, che vada aldilà di interessi di straordinario lucro o di straordinario successo.

Il viaggio in sè, la ricerca e la sperimentazione, sono le meraviglie da vivere.

Gli obiettivi si formano nel cammino e indicano il percorso migliore da seguire. E, riuscendo a far incontrare ci che si ama con ci che si vuole essere in quel momento, tutto diventa straordinario.

Anche il lucro e il successo, se sono nei propri desideri.

Ma se proprio un italiano mi chiedesse un consiglio per trasferirsi in Brasile, dopo avergli chiesto: “perchè?”, gli direi: “buon viaggio, amico mio.”

 

Comunque sia, non sapendo se con queste risposte siamo stati utili a qualcuno, vogliamo renderci a disposizione per tutti coloro che vogliono una nostra opinione personale (non un consiglio)

Nel caso ne avessero bisogno, saremo lieti di rispondere:

emaildiecianni@gmail.com

E vi rimandiamo alla nostra storia, che di certo racconta qualcosa di più: www.blogdiecianni.blogspot.it

Grazie a tutti e buon viaggio.

Cristiano Prudente

Vivere e studiare in Brasile: l’intervista a Pietro

October 9, 2013 in Brasile, Storie di Italiani in Giro, Sud America

Pietro Scaramuzzo, medico e appassionato di Brasile, da tempo si occupa di musica e cultura brasiliana. Ha già collaborato con i webmagazines Extra! e Jazzitalia. Attualmente è responsabile del progetto Nabocadopovo. Il portale racconta la storia della musica brasiliana attraverso le parole dei protagonisti registrate in video interviste. Il progetto è nato in Brasile, a São Paulo, dove ha vissuto per diversi mesi. Il lavoro di ricerca e divulgazione della cultura brasiliana in Italia portato avanti da Pietro ha ottenuto l’appoggio istituzionale dell’Ambasciata del Brasile a Roma. Il nome di Pietro Scaramuzzo è stato inserito nel Dicionário Cravo Albin da Música Popular Brasileira. http://www.dicionariompb.com.br/pietro-scaramuzzo

Ciao Pietro come hai avuto questa opportunita’?

Sono approdato a São Paulo nel gennaio 2012 principalmente per studiare sei mesi nella facoltà di medicina della Universidade de São Paulo. Sono partito come studente free mover, vale a dire che tutte le spese erano a mio carico ma ne è valsa la pena.

Di cosa ti sei occupato?

La mia occupazione principale era quella di studente di medicina e chirurgia, ma tutto il mio tempo libero era dedicato all’ideazione e alla realizzazione del progetto nabocadopovo. A São Paulo abbiamo registrato gran parte delle interviste che oggi appaiono sul sito.

Qual e’ stato il tuo posto preferito che hai visitato?

Sembrerà strano ma io sono profondamente innamorato di São Paulo. Sono molti i posti che mi porto nel cuore. Tra questi, sicuramente figura la rua Teodoro Sampaio, la via della musica, nella quale abitavo, ma anche il parco Ibirabuera e la Avenida Paulista, il cuore pulsante della metropoli.

Quale settore sta crescendo di piu’?

Non so rispondere con cognizione di causa a questa domanda. Posso, però, dire che il settore culturale brasiliano è in forte fermento. A differenza dell’Italia, in Brasile gli artisti hanno lo spazio che meritano e c’è sempre qualcuno disposto ad investire sulla cultura.

E’ molto presente la comunita’ italiana?

Si stima che São Paulo, metropoli con dodici milioni di abitanti, abbia più discendenti italiani di quanti ce ne siano a Roma. Tant’è vero che esistono interi quartieri italiani come, ad esempio, il quartiere della Mooca.

Che consiglio daresti ad un italiano che vuole trasferirsi in Brasile?

Credo che la cosa più importante per andare in Brasile sia quella di liberarsi dai preconcetti che spesso abbiamo su questo Paese. Inoltre, credo che sia fondamentale lasciare a casa le abitudini italiane per potersi confondere con i brasiliani, assaggiare il loro cibo, respirare le loro tradizioni, sincronizzarsi con il loro ritmo..

Cristiano Prudente


Studiare a Salvador da Bahia: la storia di Cristina

October 8, 2013 in Brasile, Storie di Italiani in Giro, Sud America

Cristina, di Taranto. È una laureanda in Letterature e Traduzione Interculturale che, dopo aver conseguito la laurea triennale a Lecce, ha deciso di proseguire la sua specializzazione a Roma. Vincitrice di varie borse di studio, che le hanno permesso di vivere in diverse realtà europee ed extra-europee. Studiando il francese, è stata vincitrice di una borsa Ersamus per Nantes nell’anno 2008, e nel 2012 ha vinto un bando che le ha dato la possibilità di fare uno stage a Perpignan, nel sud della Francia. Studiando ed appassionandosi per il portoghese, invece, ha vinto una borsa di studio di mobilità extra-europea per il Brasile. Da 3 anni collabora per un free press salentino, Nobis, per il quale pubblica recensioni e che le ha permesso di presentare il suo racconto/guida della città di Salvador, dove ha vissuto per circa 6 mesi. Da maggio 2013 scrive anche per NaBocaDoPovo articoli sulla cultura e la realtà baiana, sua grande passione.

Ciao Cristina, ci puoi raccontare come hai avuto questa opportunità?

L’opportunità mi si è presentata quando trasferitami a Roma nel 2010, per la specialistica in Letterature e Traduzione Interculturale, venne pubblicato il Bando di Mobilità extra-europea per l’anno accademico successivo (2011/2012). Dopo pochi mesi dalla chiusura del Bando, lessi con mia grande sorpresa e felicità che il mio progetto di ricerca tesi era stato approvato e che l’Universidade Federal da Bahia  a Salvador mi avrebbe ospitata.

Ci puoi dire quanto tempo hai vissuto in Brasile e di cosa ti occupavi?

Ho vissuto in Brasile, a Salvador, per circa 6 mesi ed ero una studentessa in intercambio. Ho frequentato corsi di letteratura afro-brasiliana e di antropologia e ho fatto le ricerche per la mia tesi.

Le difficoltà di un nuovo inizio in Brasile: quali sono state e come le hai superate?

Si tratta di una realtà completamente diversa dalla nostra. In più, la città che mi ha ospitata per quei mesi è quella più conosciuta per l’elevata percentuale di discendenti africani. Salvador da Bahia viene infatti definita la Roma negra del Brasile. Le difficoltà di una cucina differente da quella mediterranea, di un popolo differente da quello europeo, di un’aria differente da quella italiana e pugliese: tutte “difficoltà” che ho superato imparando a conviverci e affrontadole poco alla volta. Sapevo di essere sola in quella realtà e sapevo che l’unica persona su cui, inizialmente, potevo contare ero solo io.

Cosa ti piaciuto di più e cosa cambieresti?

Mi è piaciuto meticciarmi tra quella folla, essere scambiata per una di loro senza passare per la “gringa” (straniera) in visita turistica. Quello che cambierei della mia esperienza è legato alla mie paure e ansie pre-partenza: partirei con più incoscienza.

Com’è stato scontrarsi con la lingua portoghese?

È stato come scontrarsi con Vinícius de Moraes che passeggiava per Ipanema mentre osservava la garota carioca; è stato coronare anni di studi; è stato quello che auguro a tutti quelli che ci credono: coronare un sogno!

Cosa ti è mancato di più dell’Italia? Torneresti a vivere in Brasile o vorresti sperimentare nuove mete?

Mi è mancata la famiglia. Il fuso orario si faceva sentire: facevo colazione mentre i miei pranzavano. Se tornerei a vivere in Brasile? Se qualcuno acquistasse per me un biglietto di sola andata, ci ritornerei anche domani.

Che consigli daresti a una persona che vorrebbe intraprendere un’esperienza come la tua?

Rispondo così: molte cose ci possono bastare, e devono bastare, nella vita: l’amore, il lavoro, i soldi. Ma la voglia di conoscere non basta mai, credo. Se uno ha voglia di conoscere, almeno.

 Cristiano Prudente


Brasile: il ministero del Lavoro garantisce il “pieno impiego” nel 2013

September 10, 2013 in Brasile, Sud America

Il ministro del Lavoro brasiliano, Nieto, ha promesso un nuovo anno in cui crescerà l’occupazione nel paese. Infatti annuncia che nonostante la crisi internazione, il tasso di disoccupazione del 5,6% nelle aree metropolitane, registrato nel 2012 è rimasto invariato, ed è un tasso più che soddisfacente. Ma con la crescita del Pil nel 2013 garantisce la creazione di nuovi posti lavoro.

Inseguito Nieto aggiunge “ se vuoi un lavoro, cercalo in Brasile. Per le sue dimensioni enormi e per il suo ritmo di crescita vertiginoso, il paese ha un forte bisogno di mano d’opera qualificata. Certo la lingua e la distanza rappresentano ancora un problema per gli italiani, ma davanti alla mancanza di prospettive, molti decidono di fare di una neccessità una virtù”.

Ecco qualche consiglio per poter lavorare tranquillamente in Brasile. Prima di tutto bisogna avere un visto di lavoro, il timbro deve essere trafilato dall’Italia ed è molto importante che, prima di partire, cerchiate su internet un’azienda che sia interessata ad assumervi, che vi proponga di avere un colloquio via e-mail e alla fine dovete dare la vostra conferma on line, su skype o altri mezzi di comunicazione. L’obbiettivo è quello di avere un precontratto di lavoro, ovvero un documento che permette di dimostrare alle autorità brasiliane che il motivo del vostro ingresso in Brasile è legato al lavoro.

La legislazione dei titoli di studio tra l’Italia e il Brasile è un procedimento complicato, ma per le aziende sarà sufficiente la vostra laurea italiana. Per quel che riguarda l’esperienza lavorativa, di norma si richiedono un minimo di 3 anni di lavoro nel rispettivo settore specializzato.

Un altro problema, potrebbe essere la lingua, perchè viene richiesto di parlare il portoghese fluente per poter lavorare. Quindi per chi non lo conoscesse deve fare un corso di lingua. Un’altra soluzione sarebbe recarvi in Brasile come turista fare un sopralluogo delle aeree e delle aziende e nel frattempo imparate la lingua. Comunque anche in Brasile vale molto di più un colloquio faccia a faccia.

Gli stipendi variano a seconda del lavoro, per esempio per un ingegnere meccanico con una buona esperienza può chiedere 3.000 euro al mese. Il problema sono i costi degli appartamenti in città, infatti una buona sistemazione in centro delle città può arrivare a costare 1.500 euro al mese, meno di mille se ci si allontana dalla città.

Se siete degli avvocati, non pensate di andare in Brasile perchè è stato ribadito il divieto di accesso per i non brasiliani, per quel che riguarda gli altri settori non dovete preoccuparvi. Adesso un settore che stà crescendo è quello turistico, con hotel , bar o ristoranti.

In questo breve articolo vi abbiamo dato qualche consiglio, ora tocca a voi ad afferrare la vostra opportunità, mentre a noi non ci resta che augurarvi buona fortuna!

 Sonia Odetto