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Lavoro in Brasile: la storia di Laura

September 16, 2013 in Brasile, Storie di Italiani in Giro, Sud America

 

Ecco l’intervista con Laura Ferrara che ha condiviso con noi la sua esperienza brasiliana presso Rizzatti Gestão de Confiança, nella città di Santa Maria (Rio Grande do Sul) in Brasile.

 

Laura, tu ti sei laureata all’ “Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere con eccellenti risultati. Hai studiato russo e inglese che non è una combinazione facile. Già durante gli studi hai svolto tante attività per conto dell’Università e più tardi sei stata “assunta” presso la Facoltà di Lingue come Manager Didattico.

 

DOMANDA: Nonostante questo successo hai deciso di partire per l’estero. Tanti al posto tuo si sarebbero accontentati del posto fisso. Come mai questa scelta di partire per Brasile?

 

RISPOSTA: La scelta di venire fino in Sud America è nata dalla voglia di cambiare, di fare nuove esperienze, di imparare e soprattutto…di cercare un futuro più dignitoso di quello che il mio paese mi stava offrendo. Da tre anni e mezzo avevo un contratto precario, da rinnovare mediante concorso ogni anno e che spesso mi costringeva a lavorare per mesi senza ricevere lo stipendio, solo in attesa della burocrazia per la conferma del rinnovo. Quindi ben lontano dall´essere un posto fisso; uno di quei diffusissimi CO.CO.CO. che in Italia propongono ai giovani come se fossero il modo migliore per assicurare loro “flessibilità”, il vantaggio di organizzare al meglio gli orari. In realtà ti trovi a lavorare con schemi già definiti, aspettative di disponibilità completa, prolungata, di professionalità tecnica, ma di ampio respiro, consolidata, ma con una laurea non più vecchia di un anno, a prescindere dal fatto che tu stia ricevendo lo stipendio o meno, che tu ti senta motivato o che possa intravedere prospettive di crescita. Devo molto all´Università di Urbino sia in termini di formazione che lavorativi, ma il tipo di contratto e la staticità del ruolo non mi hanno consentito di rimanere.

 

DOMANDA: Come mai proprio in Brasile? Non è proprio dietro l’angolo.

 

RISPOSTA: Ho deciso di tentare l’avventura. Ho aderito ad AIESEC, un´associazione internazionale che offre la possibilità di fare stage e periodi di volontariato all´estero. Dopo qualche colloquio tramite youtube, decine di mail e qualche telefonata via skype, sono stata selezionata da un’azienda brasiliana, di Santa Maria, nello stato di Rio Grande do Sul…ed eccomi qui. Sono molto affezionata a questo paese in quanto una parte della mia famiglia vive a Rio de Janeiro da oltre 50 anni, quindi ero già stata da queste parti diverse volte. Santa Maria è a 2500 km da loro, ma mi conforta sapere che non sono completamente senza radici in questo paese/ continente.

 

DOMANDA: In cosa consiste il tuo lavoro?

 

RISPOSTA: Sono una stagista con borsa di retribuzione. L´impresa si chiama Rizzatti (il capo ha origini italiane!) Gestão de Confiança e offre consulenza alle imprese che vogliono migliorare la propria gestione. Il focus principale è sulle risorse umane e sull´implementazione del Sistema diQualità. In questo contesto io mi occupo di supportare le consulenze, soprattutto nell´ambito della qualità e di collaborare nelle varie attività gestionali dell´impresa.


 

DOMANDA: Laura, visto che hai avuto esperienze lavorative in Italia e adesso all’estero ci puoi dire le principali differenze del mondo lavorativo tra Italia e Brasile?

RISPOSTA: Quando sono partita non avrei mai potuto immaginare quello che mi aspettava: un’azienda di consulenza composta da 4 persone, di cui 3 under 30 (e 2 under 25!!), con un ufficio in centro città e decisamente aperta alle novità. Sono la terza stagista straniera che ricevono e sono ben decisi a rendere questa esperienza il più possibile utile sia per me che per loro. Niente fotocopie o archiviazione di documenti polverosi: confronto, coinvolgimento, valorizzazione delle potenzialità e correzione in modo partecipato dei problemi. Come se non bastasse, si lavora puntando ad un apprendimento reciproco, quindi paritario. Il rispetto e la disciplina sono al primo posto…insieme al sentirsi sereni e soddisfatti sul luogo di lavoro.

Impossibile non pensare alle differenze con l´Italia dove molti giovani investono in formazione, si specializzano, cercano di trovare la propria dimensione e soddisfazione professionale in un ambiente difficile…per non dire ostile.

 

DOMANDA: Secondo te quali sono le difficoltà maggiori che uno incontra in Brasile?

 

RISPOSTA: Al primo posto metterei senza dubbio le infrastrutture. In questa parte del Brasile fa molto freddo in inverno, cioè da giugno ad agosto (è il contrario rispetto all´Italia), ma le case ed i luoghi pubblici coperti non hanno riscaldamento, nè acqua calda (se non nelle docce, attivando un congegno elettrico). Arrivare qui lasciando i 30 gradi del 15 luglio italiano ed essere catapultata nei 2 gradi senza possibilità di scaldarsi, del Rio Grande do Sul, è stato un impatto fortissimo: per diversi giorni le reazioni e il cervello sono stati congelati! Per fortuna è un inverno breve e le temperature stanno già salendo notevolmente.

E al secondo posto metterei la sicurezza: sebbene Santa Maria sia una cittadina relativamente piccola, non è piacevole, né sicuro per una ragazza camminare da sola per strada, in particolare di sera. Le differenze sociali sono molto ampie e la criminalità alta. Bisogna sempre guardarsi bene intorno ed essere più… “brasiliani” possibile.

 

DOMANDA: Dove vedi il tuo futuro? In Italia o in Brasile?

 

RISPOSTA: Questa è la domanda più difficile! A quanto pare qui sono contenti della mia presenza ed io mi sento soddisfatta di quello che faccio, serena tutti i giorni, felice per le persone che incontro, per quello che imparo. Ovviamente però, essere lontana dalle mie radici e dover fuggire senza poter contribuire allo sviluppo del mio paese mi sembra una sconfitta. Vedremo…non ho fretta di rientrare!

 

DOMANDA: Cosa deve cambiare oggi in Italia?

 

RISPOSTA: La situazione economica europea e mondiale ha messo tutte le imprese in difficoltà riducendo drasticamente le opportunità di lavoro e di carriera, ma ciò che è drammatico è che il governo italiano non sembra occuparsi del problema come di una priorità. Bisognerebbe ridare DIGNITÀ al lavoro per poter risollevare il nostro paese.

 

DOMANDA: Cosa consigli alle persone che vogliono trasferirsi all’estero?

RISPOSTA: Di non arrendersi davanti alle difficoltà burocratiche, di aprirsi alle nuove esperienze e alle persone, di mettersi sempre in discussione.

 

Laura ti ringrazio di aver condiviso con noi la tua incredibile esperienza brasiliana. In bocca al lupo! Sono sicura che la nostra intervista sarà molto interessante per tutti i nostri lettori.

 

Silvia Fejesovà Terrenghi per Italiani in Giro