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Lavorare a Parigi: la storia di Silvia

September 27, 2013 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Silvia Versano, 27 anni. Pugliese, esattamente di Brindisi.

Ha studiato per fare l’interprete in Italia, laureata esattamente due anni fa in specialistica presso lo IULM a Milano, discutendo una tesi sull’interpretariato di tribunare e analizzando il processo di Perugia, in modo particolare l’interrogatorio in lingua inglese ad Amanda Knox. L’intepretariato, di conferenza nello specifico, è stata la sue passione da sempre. Già a 13 anni voleva lavorare al palazzo di vetro dell’ONU e invece si e’ trovata a fare uno stage, retribuito mediamente, in un’agenzia di traduzione a Parigi, dove però non traduce, ma le capita di fare la revisione alle traduzioni degli altri. Dal 1 ottobre sara’ assunta con contratto di collaborazione. Ha la partita IVA, ma in Francia si chiama Auto entrepreneur.

Quello che sta imparando è come fare la project manager, diverso dall’interprete, ma pur sempre “emozionante”. E poi chi lo sa, magari un giorno la vedrete al Parlamento Europeo o all’ONU!

Ecco la sua intervista.

Ciao Silvia, ci puoi dire in che modo pensi che la realtà francese sia diversa da quella italiana?

La realtà francese non è lontanissima da quella italiana, anche qui la crisi si inizia a sentire. Io credo che sia diverso l’approccio della gente. Qui tutti cercano di impegnarsi ad imparare il più possibile, la gente è tendenzialmente più incline ai cambiamenti. Lo Stato aiuta di più la popolazione, elergisce fondi a chi guadagna poco e non può permettersi di pagare gli affitti parigini. Le persone sono spronate ad andare avanti e non si piangono addosso.

 

Quali sono le differenze nel mondo del lavoro?

Non posso dare una risposta a 360° a questa domanda perchè posso dire di non essere mai entrata a far parte del mondo del lavoro italiano. Certo è che qui forse ogni tanto qualche CV lo leggono, almeno per dirti che non sei idonea. In Italia il 90% delle mie candidature sono finite direttamente nella cartella spam della posta elettronica delle aziende. Qui come stagista sono parte integrante di un’équipe, hanno bisogno di me. In Italia durante gli stage, facevo le fotocopie e scannerizzavo documenti…il tutto a zero euro.

 

Qual è il tuo luogo preferito della Francia?

Conosco poco la Francia in generale, conosco Parigi, Marsiglia e Strasburgo. Credo che ogni angolo di mondo sia bello a modo suo. Però Parigi spesso è davvero affascinante.

 

Cosa pensi del costo della vita in Francia?

Parigi è una città molto cara, sia dal punto di vista affitti, che cibo, che servizi (palestre, trasporti, cinema, ecc). Spesso però ci sono riduzioni per studenti o per ragazzi al di sotto dei 26 anni. Non si può andare tutte le sere a mangiare fuori e la pizza costa quanto una cena completa in Italia, bevande e dessert incluso! Ma credo che questo sia comune a tutte le grandi città e capitali europee e mondiali.

 

Cosa cambieresti della Francia? E dell’Italia?

Della Francia spesso vorrei cambiare i francesi, spesso distanti e scostanti. Ma non bisogna neanche fare di tutta l’erba un fascio…lo ammetto! E poi cambierei il meteo…un po’ più di sole e meno pioggia. Dell’Italia cambierei quel sentimento di sconfitta che ci affligge, quel piangersi addosso e non volersi rialzare e combattere, perchè tanto non cambia nulla. Non è così che  si risolvono i problemi. Dovremmo essere nella vita come siamo allo stadio quando tifiamo la squadra del cuore!

 

Che consiglio daresti a chi è in Italia ma vorrebbe espatriare?

Di farlo, prendere la valigia e andare ovunque porti il cuore. E non curarsi di chi dice che è più dura rimanere che partire, perchè nella vita bisogna mettersi un po’ alla prova, c’è sempre tempo per tornare a casa. Non escludo di tornare a casa un giorno, ma con un bagaglio culturale e professionale largamente più ampio di quello di oggi.

Cristiano Prudente dal blog italianifrancia