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Erasmus a Nantes: l’intervista a Valentina

November 14, 2013 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

 Abbiamo intervistato Valentina Giusto, 25 anni, salentina Doc.

Ha presentato la domanda per il bando Erasmus nel corso del secondo anno di laurea triennale della facoltà di Lingue e Letterature Straniere, spinta dal desiderio di voler migliorare le sue capacità nella lingua francese. Ha optato per Nantes o Metz. E’ stata selezionata per la prima destinazione, Nantes, e così nel settembre 2008 è iniziata la sua prima esperienza all’estero, condivisa con le sue compagne d’avventura Claudia, Giorgia e Cristina. Ha frequentato i corsi dell’Université de Nantes per cinque mesi, dove ha inoltre seguito un corso di lingua francese intensivo serale, opportunità che le ha permesso di relazionarsi con gli altri studenti stranieri. Ha sostenuto l’esame di Lingua e traduzione francese del terzo anno, di Letteratura francofona e ha svolto un tirocinio presso l’Univerciné, occupandosi dell’organizzazione del “Festival du cinéma italien”.

Ecco la sua intervista.

Ciao Valentina ci puoi spiegare quanto tempo sei stata a Nantes?
Ho vissuto a Nantes dal settembre 2008 sino a metà marzo 2009. La mia borsa Erasmus prevedeva cinque mesi, ma ho richiesto il prolungamento di un mese per poter portare a termine il tirocinio in quanto la settimana del cinema italiano riguardava proprio i primi giorni di marzo.

Quanto è importante per uno studente italiano all’estero la conoscenza della lingua inglese e francese? Che consigli potresti dare, in base alla tua esperienza, da questo punto di vista?
È davvero importante. Per me è stato indispensabile, essendo una studentessa di lingue. Non importa quale lingua si voglia approfondire, se sia l’inglese, francese, spagnolo, tedesco…ma consiglio di spingersi oltre i confini italiani e di mettersi alla prova, inserendosi in un contesto, in una cultura differente per poter così apprendere una lingua diversa dalla propria. Oggi poi viviamo in un contesto in cui ci si deve poter sentire cittadini europei attraverso esperienze del genere.

Nantes da vivere: quali sono i lati positivi e quelli negativi, quali le prime difficoltà e come sei riuscito a risolverle?
Alla prima esperienza fuori di casa tutto può sembrare difficile, ma dipende dalla voglia di volersi mettere alla prova. Nantes è molto più grande di Lecce, anche solo raggiungere l’università richiedeva un minimo di organizzazione e dimestichezza nell’usare i mezzi pubblici, abitudine che, magari, non ci appartiene tanto. Le persone della Francia del Nord non sono molto espansive ed all’inizio è stato impegnativo adeguarsi ad uno stile di vita più composto.  Poi ci si abitua e si prende anche dimestichezza nel rapportarsi con i francesi, anche solo per voler chiedere delle stupidaggini per migliorare il proprio livello di lingua.

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a studiare fuori dall’Italia? Pensi di aver fatto una scelta giusta? E perché?
Sono una persona a cui piace mettersi alla prova. Dunque, ho sperato di poter essere selezionata per quest’esperienza in quanto spinta dal desiderio di voler vivere in un contesto universitario diverso dal proprio e dalla voglia di migliorare il mio livello di lingua francese. Inoltre studiando lingue non posso non aver il desiderio di toccare con mano l’ambiente, la cultura, le tradizioni tipiche delle lingue che ho scelto.
Cosa ti e’ mancato dell’Italia?
Ovviamente la mia famiglia, i miei amici … e non tanto il cibo perché in Francia è stato difficile resistere alle tentazioni culinarie, soprattutto ai dolci!

Cristiano Prudente dal blog italianifrancia.com


Insegnare italiano in Francia: l’intervista a Paola

November 5, 2013 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

Abbiamo intervistato Paola, di Bitonto, cittadina vicino Bari.

Possiede una laurea specialistica in Lingue e Letterature Straniere, corso di laurea in “Scienze della Mediazione Interculturale” conseguita nel 2012. Nel 2008, dopo aver presentato domanda, e’ rientrata nelle graduatorie dei vincitori per l’esperienza di assistentato del MIUR. Ha lavorato per 9 mesi a Nizza (regione Provence – Alpes et Cote d’Azur) come maestra di lingua italiana in una scuola elementare.

Questa è stata la sua prima vera esperienza di lunga durata all’estero, dato che viaggi, vacanze – studio e la partecipazione a un “chantier de benevole” (campo di lavoro) non hanno mai superato i 20 giorni.

Al momento e´ referente del PL- Eurodesk della Provincia di Bari

Ciao Paola, raccontaci quali sono state le tue principali motivazioni? E come mai hai scelto la Francia come destinazione?

Ciao, l’Università purtroppo non è pensata né tanto meno è strutturata in modo tale da insegnare allo studente la pratica, nel mio caso specifico, le lingue; essa si basa principalmente su tanta teoria ed è questa la motivazione per cui ho deciso fortemente di fare un’esperienza di lunga durata all’estero.

La destinazione, la Francia, l’ho scelta perchè, studiando inglese e francese, sentivo di essere più “scarsa” in lingua francese e volevo migliorare senza tralasciare un dato importante: le probabilità di essere presa; mi spiego meglio, nel bando la Francia offriva se non ricordo male 190 posti contro i 40 o 50 della Gran Bretagna. E’ fondamentale tener conto di questi dettagli.

Quali sono le principali differenze nel mondo lavorativo e studentesco che hai notato nella tua permanenza?

Le differenze sono tante: l’istruzione in Francia si basa molto sulla pratica, gli insegnanti sono giovani max 40 anni e, a differenza di molti insegnanti italiani, sono realmente competenti perchè essi stessi soggetti a periodiche valutazioni e esami da parte dei Rettorati o chi di competenza; questo è almeno quello che ho visto e saputo nella scuola dove lavoravo.

Hai incontrato delle difficoltà e se si come le hai superate?

Un’esperienza all’estero comporta ovviamente un primo periodo di difficoltà dovuto all’ambiente diverso, alla lingua, alle usanze differenti ma questo non deve scoraggiare perchè è normale,anzi è proprio quello il bello nel senso che una volta superato quel periodo ti rendi conto che sei cresciuto, che hai imparato a cavartela lontano da casa, senza nessuno, con le tue sole forze e ti senti cittadino del mondo. :) )) Questo mi porta a rispondere alla domanda successiva: questo tipo di esperienze sono, non importanti, ma essenziali soprattutto sotto il profilo personale e indubbiamente anche sotto il profilo professionale. Quando sono tornata dalla Francia frequentavo il 2° anno di specialistica e ho consigliato a tutti i miei amici di corso di fare la mia stessa esperienza ovviamente l’anno dopo 5 di loro sono partiti per la Francia come assistenti di italiano.

Quali sono stati gli aspetti positivi e negativi dello stile di vita francese?

Questa domanda mi piace poco perchè non c’è uno stile di vita francese nel senso che un anno non è tanto, per conoscere un Paese, un popolo, uno stile di vita serve più di un anno…al massimo c’è lo stile di vita di Paola in Francia, è soggettivo.

Parlaci un po’ della cucina francese, consiglieresti ai nostri lettori un piatto tipico o una bevanda particolare che si deve provare se si va a visitare questo splendido Paese?

La cucina francese non è poi così male come si pensa, ovviamente preferisco sempre la cucina italiana però quiche lorraine, gratin dauphinois, ratatouille e i dolci sono molto buoni come il moelleux au chocolat. Consiglio di provare tutto perchè ciò che non piace a me può piacere a voi quindi se visitate la Francia mangiate e bevete a volontà.

Il luogo più bello che ho visitato in generale?

In tal caso Parigi, c’è magia nell’aria. O quando ero lì? Nizza, l’azzurro della Baia degli Angeli ti conquista.

Quali consigli daresti alle persone che sono in procinto di partire per la Francia?

Non fatevi scoraggiare dalle prime difficoltà.

Andresti a vivere in Francia ? Motivaci la tua risposta.

Certo. Ci ho vissuto per un anno e mi è piaciuto. Il Paese è bello, la lingua è bellissima, il cibo insomma ma poco importa.

Cristiano Prudente


Studiare a Nantes: l’Erasmus di Cristina

October 8, 2013 in Europa, Francia, Storie di Italiani in Giro

 

Abbiamo intervistato Cristina, di Lecce d’adozione. E’ una laureanda in Letterature e Traduzione Interculturale che, dopo aver conseguito la laurea triennale a Lecce, ha deciso di proseguire la sua specializzazione a Roma. Vincitrice di varie borse di studio, che le hanno permesso di vivere in diverse realtà europee ed extra-europee. Studiando il francese, e’ stata vincitrice di una borsa Ersamus per Nantes nell’anno 2008 e nel 2012 ha vinto un bando che le ha dato la possibilità di fare uno stage a Perpignan, nel sud della Francia. Studiando ed appassionandosi per il portoghese, invece, ha vinto una borsa di studio di mobilità extra-europea per il Brasile. Da 3 anni collabora per un free lance salentino, Nobis, per il quale pubblica recensioni e che le ha permesso di presentare il suo racconto/guida della città di Salvador (BRASILE), dove ha vissuto per 4 mesi e mezzo.

Ecco la sua intervista

Ciao Cristina, ci puoi dire in che modo pensi che la realtà francese sia diversa da quella italiana?

Quella francese è una realtà fortemente marcata dal nazionalismo (come sottolineato da Delacroix nella sua Liberté guidant le peule): i cittadini si sentono parte attiva della nazione che sono chiamati a rappresentare, più di noi italiani. Questa penso sia una diversità che sancisce la dicotomia tra una realtà come quella francese ed uno scenario poco unitario come quello italiano.

Quali sono le differenze nel mondo universitario?

Anche qui le differenze sono piuttosto evidenti. La Francia punta a formare dei soggetti pensanti, capaci di stimolare un dibattito, di tenere accesa la curiosità e l’interesse di chi magari li ascolta. Insomma , il mondo universitario francese stimola lo studente a maturare una propria opinione su un determinato argomento, autore o opera letteraria. Lo scopo? Permettere allo studente di accrescere il proprio bagaglio culturale. Sono pochissimi i professori che qui in Italia desiderano questo dai propri studenti.

Qual è il tuo luogo preferito di della Francia?

Sicuramente il sud della Francia. Il clima mediterraneo del sud mi è più affine.

Cosa pensi del costo della vita a Nantes?

Parliamo di una città universitaria e di una città che quest’anno è stata promossa capitale verde d’Europa. Nantes non è una città carissima ma nemmeno molto accessibile. I compromessi a cui bisogna scendere per vivere in questa città sono tanti, come per esempio scegliere dove fare la propria spesa e soprattutto cosa acquistare, ma per un giovane magari vincitore di una borsa Erasmus come sono stata io le agevolazioni sono anche notevoli.

Cosa cambieresti della Francia? E dell’Italia?

Quando parliamo della Francia chiaramente ci riferiamo a chi la rappresenta, i francesi. Ecco cambierei la chiusura dei francesi nei confronti dello straniero. Alle volte stringere amicizia con i francesi è un cammino arduo nel quale imbattersi dato il loro spiccato nazionalismo. Cosa cambierei dell’Italia? Facciamo prima a dire cosa non cambierei. Non cambierei, per esempio, la buona cucina.

Che consiglio daresti a chi è in Italia ma vorrebbe espatriare?

Il consiglio presuppone un minimo di riflessione. Dunque, il mio non vuole essere un consiglio, bensì un invito ad agire. Agite: prendete il vostro “saccoccio” e partite! Cercate di conoscere altre realtà, come quella francese, perché quando poi le avrete conosciute capirete non solo quello che non va qui in Italia ma quello che di potenziale c’è altrove.

 Cristiano Prudente dal blog italianifrancia