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Lavoro a Cambridge: la storia di Alessia

September 19, 2013 in Europa, Londra, Regno Unito, Storie di Italiani in Giro

Lei è Alessia Alfarano, ed è laureata in Psicologia Clinica dello Sviluppo e delle Relazioni, laurea che ha conseguito ormai 5 anni fa, nel lontano 22 ottobre 2008 presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” con la votazione di 110/110 con una tesi sperimentale sui Disturbi del Comportamento Alimentare. Nella prima sessione del 2009 ha sostenuto e superato l’esame di stato per l’abilitazione della libera professione di Psicologo, e dal 02/02/2010 è iscritta all’albo sez. A dell’Ordine degli Psicologi Regione Puglia. A luglio 2010 ha conseguito con lode un Master Unversitario di II livello in “Aspetti Medico-Sociali della Sessualità” che ha frequentato presso il Policlinico di Bari e nel frattempo si era già iscritta alla scuola di specializzazione quadriennale in Psicoterapia Sistemico-Relazionale presso l’I.P.F.R. Istituto di Psicoterapia Familiare e Relazionale del Dott. P. Chianura a Bari, per diventare Psicoterapeuta; step finale della sua carriera universitaria. Al momento infatti è all’ultimo anno, le mancano soli 3 mesi per finire la quarta tesi della sua vita da realizzare per liberarsi di un grande peso, che tra l’altro è stato il motivo per cui è dovuta rientrare suo malgrado in Italia. Dall’età di 19 anni è indipendente economicamente, cioè non grava sulla sua famiglia perché lavoro per sopravvivere come cameriera, cosa che h fatto per ben 8 anni e mezzo di fila in un rinomato pub del centro storico della mia città e cosa che tutt’ora continua a fare per mantenersi anche a Roma, dove ormai da 1 anno e qualche mese, fatta eccezione per i mesi in cui è stata in Inghilterra, lavora presso un Ristorante Vegetariano in Via Margutta, che è pure una Galleria D’arte.

Ciao Alessia,

- puoi spiegarci quali sono state le motivazioni che ti hanno spinto ad andare a Cambridge?

Ciao, innanzitutto vorrei precisare che le motivazioni che mi hanno spinto ad andare proprio a Cambridge fossero perlomeno all’inizio di natura sentimentale, diciamo così, perché là avevo il mio migliore amico, che ci vive ormai da 1 anno e mezzo. In più la prima volta che ci sono stata per vacanza a novembre 2012 proprio per andare a trovare questo mio amico, ho conosciuto un ragazzo, peraltro mio concittadino, con cui è iniziato un “flirt a distanza”, via skype. Questo mi ha portata nella decisione di partire a maggio e andare là a fare un’esperienza di qualche mese per migliorare il mio inglese, unendo così l’utile al dilettevole, anche perché a prescindere da ciò l’idea di fare un’esperienza fuori era già nei miei piani.

-come hai avuto l’opportunità di lavorare?

Arrivata là, ho subito cominciato a lavorare, perché sin dall’Italia avevo diversi agganci, essendoci già stata 2 volte per vacanza, una a novembre e l’altra a febbraio. Essendoci diversi barlettani in loco, e in genere molti pugliesi, tant’è vero che sono arrivata a Cambridge la notte tra il 16 e il 17 maggio, (ormai 17), e la mattina seguente, era un venerdì, mi sono recata in un ristorante italiano, La Mimosa, che peraltro ho scoperto essere di un foggiano, per lasciare il mio cv. Poiché là ci lavorava la ragazza di un mio amico, sempre di Barletta, che vive là, il sabato avevo già un lavoro. Per cui ho iniziato a lavorare da subito come cameriera, mestiere che ormai svolgo da 10 anni, dalla tenera età di 19 anni, per sbarcare il lunario e avere un’indipendenza economica, pur essendo io Psicologa e specializzanda in Psicoterapia. In questo ristorante ho lavorato tutta la mia prima settimana di permanenza a Cambridge, dopodiché per via del tempo che non era dei migliori e non consentiva di poter usufruire dell’ampio spazio fuori di cui il ristorante era dotato, ho dovuto cambiare posto di lavoro, non perché non mi trovassi bene, anzi, tutt’altro, ma perchè essendo comunque loro già una squadra ben consolidata, hanno cominciato a chiamarmi soltanto per il week-end, ed io non avevo bisogno di un part-time, bensì di un full-time. Successivamente ho lasciato il mio cv in un altro ristorante italiano, Cafè Milano, ubicato in St. Andrew’s Street, in pieno centro, che di italiano in realtà aveva ben poco, a parte me e Beatrice un’altra ragazza italiana che ci lavorava, essendo i gestori curdi, ed essendoci in cucina nientemeno che un ragazzo egiziano ed uno della Transilvania. Per cui anche in questo caso sono stata abbastanza fortunata, il mercoledì ho lasciato il cv, il giovedì ho fatto la prova non retribuita ed il sabato ho già cominciato a lavorarci full time, 6 gg su 7, per cui di fatto sarò stata senza lavoro solo 3 gg… e da quel momento ho sempre lavorato là fino agli ultimi gg della mia permanenza nella cittadina inglese.


-quali sono le principali differenze tra inghilterra/italia sul lavoro e non solo?

Sul lavoro credo ci siano delle differenze abissali tra Inghilterra ed Italia, in primis perché non appena arrivi in Inghilterra si presume che per poter lavorare regolarmente, ossia con un contratto, tu abbia il cosiddetto NINO, ossia il National Insurance Number, che è una sorta di codice identificativo, che ti viene rilasciato dal job centre e recapitato a casa tramite posta. Dopo un breve colloquio in loco, finalizzato a raccogliere alcune informazioni di natura anagrafica in un arco di tempo di massimo 4 settimane dal colloquio. Quindi ritengo che questo sia già un primo passo, peraltro molto semplice da compiere per mettersi in regola, dopodiché ovviamente non è detto che si abbia necessariamente un contratto regolare di lavoro. Nel mio caso anche in Inghilterra, ahimè, ho lavorato a nero, dunque senza alcun contratto, però nel caso in cui me l’avessero fatto, avrei avuto le mie ritenute fiscali, avrei cioè pagato ovviamente delle tasse, che però poi in Inghilterra puoi riscuotere qualora decidessi di andare via e hai tempo 1 anno per farlo dal momento in cui le hai accumulate, se non ricordo male. La cosa che più di tutto credo mi abbia stupita del lavoro in Inghilterra è la facilità con cui uno straniero, pur non sapendo un’h di inglese riesce a trovarlo, ovviamente accontentandosi di lavorare come cameriere o come kitchen porter nella cucina di qualche ristorante, oltre che la possibilità di trovarlo, pur magari essendo in là con l’età. Tipo nel corso della mia esperienza ho avuto modo di conoscere un’intera famiglia di Santeramo in Colle (Ba), che da ottobre 2012 si era trasferita a Cambridge, lasciando definitivamente l’Italia e il capofamiglia, pur avendo 54 anni, ed essendosi lasciato alle spalle un impiego se non erro statale, là ha avuto ugualmente la possibilità di rimettersi in gioco e nonostante l’età di trovare un lavoro. Ad oggi lavora nella cucina di un ristorante Bill’s, che peraltro è anche una grossa catena, ritenendosi fortunato e felice della propria scelta e aggiungendo per giunta che in Italia non tornerebbe mai perchè lì a Cambridge si vive, a suo parere, troppo bene. Quindi questa ritengo sia una grossissima differenza da quello che è invece il sistema in Italia, perché ahimè in Italia già a 30 anni sei considerato troppo vecchio per avere un lavoro, e mai nella vita riuscirai a trovarne uno superati i 50, mentre non appena ti laurei sei considerato troppo inesperto per averne ugualmente uno. Parlo sulla base della mia esperienza personale, perché ad oggi pur avendo inviato svariati cv e fatto anche diversi colloqui, e pur essendomi laureata sempre in tempo, rispettando tutte le scadenze, cioè all’età di 21 anni e mezzo alla triennale, e all’età di 23 anni e mezzo alla specialistica, non sono ancora riuscita a trovare un impiego affine alle mie competenze e al mio ambito di studio. Per sopravvivere sono costretta ancora a fare la cameriera, pur volendo fare tutt’altro nella vita, cosa non poco avvilente. Inoltre in Inghilterra io credo che puntino di più sui giovani e sul loro inserimento lavorativo sin dall’università, consentendo perlomeno presso quella pubblica, in questo caso l’Anglia Rusky anche ai meno abbienti di iscriversi richiedendo un finanziamento da restituire con un certo tasso di interesse soltanto nel momento in cui si sia raggiunta una certa soglia di reddito. Soltanto nel momento in cui si presume si abbia un lavoro che dia questo tetto di reddito, altrimenti quei soldi sono a fondo perduto, quindi immagino sia anche nel loro interesse fare in modo che i giovani laureati trovino un lavoro ed una giusta collocazione. Tornando alle differenze tra Inghilterra e Italia, non solo in ambito lavorativo, potrei dire che in Inghilterra, o perlomeno a Cambridge si vive molto bene perché alla fine vivi la realtà di una città non molto grande, conterà all’incirca 100,000 abitanti, più o meno come la mia città natale Barletta, con l’enorme differenza, però, che a Cambridge, essendo insieme ad Oxford una delle Università più antiche dell’Inghilterra, c’è un elevato numero di giovani provenienti da tutto il mondo. Dunque un’ampia gamma di culture, etnie e chi più ne ha, più ne metta, cosa che non siamo abituati a vedere a Barletta, ma soprattutto c’è una grande quantità di verde, parchi in ogni dove, cosa che a mio modesto parere in Italia scarseggia alla grande. Per questo ha tutto l’aspetto di un’oasi di tranquillità in cui puoi girare e raggiungere qualsiasi posto con estrema facilità sia a piedi, che in bici, mezzo di locomozione molto diffuso, e che sto rimpiangendo da morire dal momento in cui sono rientrata nel caos di Roma, che è l’esatto opposto in termini di grandezza, organizzazione, verde e quant’altro. Aggiungerei che il mio rientro in Italia non è stato positivo, affatto, anzi direi anche abbastanza traumatico, perché mi risulta tutt’ora molto difficile, pur essendo rientrata già lo scorso 6 agosto, ambientarmi nuovamente e soprattutto riabituarmi ai ritmi e al modo di vivere frenetico della Capitale dove sono rientrata. dopo una vacanza al mare il 28 agosto, tant’è vero che non di rado vorrei lasciare tutto e fuggire, ma il motivo per cui sono dovuta rientrare in Italia è legato al fatto che ahimè ho da portare a termine il grosso impegno della scuola di specializzazione in Psicoterapia, in cui ho investito tutte le mie forze in termini soprattutto economici e di tempo, che finalmente terminerà il prossimo dicembre 2013. Per cui non escludo che finita la scuola, possa tornare di nuovo a Cambridge, o in generale in Inghilterra, dove di questi tempi si vive senza dubbio meglio che in Italia.

-cosa pensi dello stile di vita inglese?

Per grandi linee penso che lo stile di vita inglese sia molto “easy“, nel senso che a mio parere gli inglesi pur non essendo solari come noi italiani, e non godendo del mare come noi, che io reputo personalmente la mia linfa vitale, a modo loro, però, riescono a godersi ugualmente la vita pur sostenendo, talvolta, ritmi frenetici. Il sol fatto che siano soliti rinchiudersi dopo il lavoro ore e ore nei pub a bere birra, ti fa riflettere su come trovino con facilità una valvola di sfogo a tutto, persino alle frustrazioni, quindi non avranno magari il sorriso stampato in volto, talvolta sembreranno anche poco cortesi e cordiali, ma tutto sommato credo che il loro stile di vita sia invidiabile, della serie “take it easy“. Solitamente se ne fregano di tutto e di tutti, e soprattutto cosa che ammiro in loro non badano alle apparenze, a cui invece noi italiani siamo soliti dare fin troppa ed inutile importanza, della serie anche nel look sono molto spesso eccentrici e poco “azzeccati”, ma assolutamente noncuranti di ciò…non potrò mai dimenticare quando sono andata alla Cooperative a fare la spesa in pigiama, nessuno pare essersi accorto di ciò, perlomeno non mi sono sentita affatto osservata o fuori luogo per questo..della serie che forse ci sarei potuta andare coi bigodini in testa, nessuno mi avrebbe giudicato per questo, cosa impensabile per un paese come l’Italia che non a caso vanta persino i calciatori più “stilosi”… ma fatemi il piacere!!! Questa cosa del loro assoluto menefreghismo è infatti una cosa che ammiro e che mi manca moltissimo. Poi mi mancano anche tutte le fantastiche leccornie che vendono nei loro supermercati e che in Italia non trovi..meraviglia!!!

-che consiglio ti senti di dare per chi volesse espatriare?

Ora come ora se potessi dare un consiglio a chi avesse voglia di espatriare, cosa che condivido pienamente, visto il paese pietoso in cui viviamo e vista la situazione di totale stallo, da cui pare non se n’esca indenni, almeno non per ora, è di farlo senza starci troppo a pensare. Inizialmente può fare paura, perché è normale che il cambiamento faccia paura, ma non per questo precludersi questa possibilità, perché espatriando “you can open your mind” e capire sul serio se poi sarebbe il caso di tornare in Italia un giorno e battersi affinché ci si possa costruire un futuro, o se è meglio dirle addio per sempre..cosa che è costantemente nei miei pensieri adesso…perlomeno bisogna provarci per non avere poi il rimpianto di non averlo fatto!!! E a sto punto, a parte il tempo grigio ed uggioso, l’Inghilterra ve la consiglio, è davvero figa!!! ;)

 

Alessandro Lamacchia