[gmw_results]
Vivere e lavorare a New York: Andrea, sceneggiatore e autore TV | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

Vivere e lavorare a New York: Andrea, sceneggiatore e autore TV

January 30, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti, Storie di Italiani in Giro

Andrea Careri autore TV e sceneggiatore nato a Roma, 30 anni. Rappresentato dalla famosa agenzia Sosia&Pistoia, vive e lavora tra New York e Roma. Ha scritto degli spot per la campagna elettorale del partito Socialista francese e per Hollande. Ha scritto una pubblicità per Greenpeace France e un corto premiato in festival di tutto il mondo. Ha lavorato come sceneggiatore negli Stati Uniti e ha pubblicato il libro Together we are invincibile-L’uomo che affittò un teatro per amore. E’ anche fondatore di una Start Up con Christian Cervone, e inventore di applicazioni e social networks.

Ciao Andrea, quali sono le tue motivazioni vivere tra l’Italia e gli Usa?

Che amo ambedue i paesi, l’Italia per la sua bellezza, il suo cibo, il vino, la storia e la cultura, New York per l’energia, la vitalità, le possibilità, la bellezza delle donne, e per quell’aria cosmopolita che si respira. Se non si hanno abbastanza soldi e tempo per girare il mondo basta vivere a New York e girarla. Ogni quartiere è una cultura, una lingua, una comunità diversa. Si può entrare nella Colombia di Jackson Heights al Queens e mangiare arroz con pollo, oppure andare nell’Israele degli anni venti, a Brooklyn a Boro Park. Oppure si può conoscere la Russia, a Sheepshead bay, dove ho vissuto di recente e dove ambienterò lo script che sto scrivendo sulla comunità russa di Brooklyn. Inoltre,essendo un freelance cerco di lavorare dove mi offrono lavoro e sono disposto a vivere e a lavorare dove si presentano le possibilità. Ho dei progetti da qui al 2018 per il mercato Americano, e quindi penso che continuerò a vivere tra i due posti. Poi come dice un famoso ristoratore napoletano, titolare di una delle migliori pizzerie di Manhattan che si chiama Ribalta, ”l’ideale sarebbe vivere sei mesi da una parte e sei mesi dall’altra.”

Io credo che questo sia il sogno di molti italiani a New York, specialmente di quelli che vengono da bellissime città come Napoli.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto a un privato o ad un’agenzia?

Sono sempre stato molto fortunato con l’affitto, e sto scrivendo un romanzo che racconta il modo rocambolesco con il quale sono riuscito a sopravvivere i primi mesi a New York senza soldi e tutte le cose assurde che mi sono successe, tra le quali quelle di vivere in posti da favola completamente fuori dalle mie tasche. Il romanzo si chiama I love you New York-Come la Grande Mela ha cambiato la mia vita, e lo metterò in vendita su Amazon fra qualche mese. Comunque tornando alla domanda: ho vissuto un po’ dovunque, nel Queens, a Sunset park a Brooklyn, a pochi passi da Williamsburg, a River Side drive, upper west side, e poi ultimamente anche al centro di Manhattan a pochi passi dalla celebre via dello shopping, la 34esima strada. Dopo aver vissuto per alcuni mesi a Sheepshead bay vicino Coney Island ho ricevuto lo sfratto per un motivo assurdo, e grazie alla generosità di un uomo d’affari ebreo, Howard, tipicamente newyorkese, e del mio capo italo americano sono riuscito ad ottenere un affare vivendo nel posto dei miei sogni, Manhattan, a pochi passi dall’Empire State Building, in uno studio personale pagato con un prezzo onesto, che perfino un ragazzo non ricco come me poteva permettersi. In ogni caso il miglior sito per trovare un appartamento è Craiglist, dove ci sono annunci di ogni tipo e si trovano case nel giro di pochi giorni. Io ho trovato lo studio davanti l’Empire con un annuncio su Craiglist. Per quanto riguarda periodi brevi conviene rivolgersi ad Airnb sito dove si trovano stanze e camere per breve periodo. Sconsiglio gli agenti di realestate poiché prendono il 10% per trovare casa e non conviene. Fra pochi mesi verrà lanciato un social network che si chiama Matchable dove, tra le varie cose, si potranno trovare facilmente case e appartamenti, grazie a un sistema che permette di trovare i propri coinquilini ideali.

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Dopo Giuliani New York è diventata una delle città più sicure al mondo, per questo i prezzi degli affitti e delle case stanno alle stelle. Ci sono zone pericolose ma in generale quello che si vede nei film degli anni 70 non esiste più. Questo per quanto riguarda la sicurezza. Per quanto riguarda il costo, Manhattan è proibitiva, io consiglio di vivere ad Astoria nel Queens, quartiere molto europeo, pieno di siciliani e di greci, dove si possono trovare ristoranti di pesce a venti dollari, e dove si può fare la spesa a prezzi che nella city è impossibile trovare. Inoltre, Astoria è praticamente a un passo dalla City e ben collegata. A Brooklyn ci sono dei quartieri molto alla moda e carini, che io sconsiglio perché costano più di Manhattan e non offrono quello che offre la City in possibilità di lavoro. Io sono molto affezionato per motivi personali ad Upper East Side, dove ho vissuto una delle esperienze più belle della mia vita. Ma i prezzi sono troppo alti. In ogni caso New York è enorme e si possono trovare sistemazioni per tutti i gusti e le tasche. Mediamente gli appartamenti sono piccoli, e si è quasi costretti ad avere dei roomate per via del prezzo esorbitante dell’affitto.

Per chi vuole trasferirsi è consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Per chi vuole trasferirsi lì è necessario rispettare la legge di un paese che dà tante possibilità ma dove le regole e la legge si rispetta. Se non mi sono mai trasferito lì a vivere è anche per il mio profondo rispetto per lo stato Americano e per un paese che mi ha dato tanto. C’è crisi nella Grande Mela, gli anni 80 sono finiti anche là, ma per chi è disposto a lavorare sodo c’è possibilità. L’unica cosa è che bisogna sapere che lì il lavoro viene prima di tutto e che il tempo libero è spesso un privilegio per pochi. Se si accetta questa condizione e si vuole lavorare c’è modo di trovare lavoro. Il sogno Americano all’italiana è banalizzato e sciocco,il 90% di chi è andato in America non è diventato ricco o famoso, ma ha avuto una vita, ha potuto sfamare una famiglia con il duro lavoro e costruire qualcosa. Questo è il vero sogno americano dai tempi dei primi coloni. Vivere e costruire qualcosa senza dover dire grazie a nessuno, con il sudore,la fatica e senza limiti di sesso, ceto, religione,razza. Conosco professori della Columbia nipoti di contadini calabresi analfabeti che hanno studiato gratis, perché erano i più bravi, e si sono fatti una carriera. E poi storicamente parlando la mobilità sociale in America è sempre stata più alta di quella Europea. Senza contare di quella italiana che è pari a zero. Devi essere veramente determinato,e veramente bravo per farcela in Italia. Diciamo che è molto più difficile. Io non sono nessuno, ma quel poco che sono riuscito a fare ho dovuto sudarmelo il triplo perché non vengo da famiglie importanti e non ho spinte di nessun tipo,tranne che quella dovuta da una super creatività e da una etica e un rispetto per il lavoro che pochi che si professano artisti hanno. Dato che io non sono uno che si può permettere di fare””l’artista”” ho dovuto tirare fuori altri attributi. Ecco, diciamo che a Roma mi sono sempre sentito un Don Chisciotte e uno “Sfigato” anche se ho ottenuto risultati impensabili per un non raccomandato. E almeno per quanto mi riguarda la gente del mio settore è sempre stata disponibile con me. Ed esistono di certo ambienti molto peggiori di quello del cinema e dello spettacolo. Erano e sono i miei coetanei a considerarmi un “Don Chisciotte”, perché loro hanno una poltrona dove sedersi e non hanno dovuto sudare. Forse per quello. In America, invece, mi sento amato, mi sento capito, un famoso producer di Hollywood (e lo dico perché ho avuto modo di avere a che fare con tutti e due) se la tira meno che una ragazza carina e snob di Roma, questo è un fatto. Gli Americani sono più puri, sono meno arroganti e sono più alla mano. E’ un popolo che io amo e il mio sogno è quello di prendere un giorno la cittadinanza americana. Detto questo, se si pensa che l’America sia facile si sbaglia, è durissima e spesso i ragazzi che lì fanno lavori manuali qui in Italia non sarebbero disposti a farlo. Tutto sta a capire cosa si intende per felicità. Io credo che la giusta via di mezzo sarebbe avere la bellezza italiana, il tempo per godersela, i ritmi e gli stimoli che ci sono a New York. Questo non è possibile, almeno che non si viva da una parte e l’altra.

Qual e’ il posto che più ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Tutto della Grande Mela è entusiasmante. Nel mio romanzo I love you New York- come la Grande Mela ha cambiato la mia vita racconto la mia avventura lì, mi è successo di tutto, compreso lavorare per una produzione Hollywoodiana, perdere casa, lavoro, finire per strada, conoscere i miei miti, trovare l’amore, perderlo, insomma una incredibile girandola di emozioni. E poi per me l’ emozione di vedere per la prima volta la Grande Mela è un po’ come quando si vede la prima volta il deserto, l’oceano o si fa l’amore con una donna che ami.

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

Sono nato e cresciuto a Roma man! New York ha una metro e un servizio pubblico che se li si confronta con quelli di Roma sembrano perfetti. Ma è tutto relativo, una mia cara amica cresciuta a Honk Hong e abituata all’efficienza asiatica considera la metro di New York obsoleta, lenta e poco puntuale. Tutto è relativo. Se siete italiani, quindi di un paese poco sviluppato da questo punto di vista, New York vi sembrerà il paradiso.

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Dovrò tornare a New York per lavorare a diversi progetti. Girerò un cortometraggio a New York intitolato Man of Wax, prodotto da Andreas O’Donohue Villaggio, un altro italo newyorkese che vive nella grande mela da tempo, giovane producer di talento. Abbiamo questo soggetto molto forte e molto newyorkese. Poi sto scrivendo una sit-com chiamata Sex&Brooklyn, con tutte protagoniste femminili, non americane. Un progetto rivolto all’Europa, L’Italia e il Messico e in generale a tutte le persone che sono arrivate a New York piene di passione, sogni e speranza, che verrà girato a Brooklyn. Poi sto lavorando come producer all’opera prima di un grande talento, una giovane montatrice pupilla di Alexander Payne e laureata nella prestigiosa Yale. Lei si chiama Esme Von Hoffman e il suo film d’esordio-che è anche il mio primo lungo come associate producer negli States (che è un lavoro diverso da quello del produttore in Italia, dove si viene pagati per farlo) s’intitola Ovid, una bellissima e originale storia d’amore. Sto scrivendo, inoltre, sotto contratto per una società di Los Angeles due film ambientati a NewYork. Uno si intitola Neuronemesis ed è uno sci-fi thriller ambientato nella grande Mela tra il 1989 e il 2013. L’altro è un indipendent drama che ha come protagonisti tutti personaggi russi, che popolano un quartiere ai pressi di Coney Island. Poi sto scrivendo per la Jack Boar production un action ambientato a Brooklyn che si chiama KOB-Kiddo of Brooklyn che parla della storia di una famiglia mafiosa della Little Italy di Brooklyn e di come la mafia cinese stia lentamente uccidendo Little Italy. Sarà un omaggio alle famiglie di italo-americani che ho conosciuto e agli italo-americani newyorkesi che sono stati per me una seconda famiglia. In loro ho rivisto mio nonno e un’Italia sana e piena di valori, di senso della fatica e di speranza che ormai non c’è più. Questo detto da uno che fino all’ultimo non si è mai arreso all’immobilismo italiano che continuerà sempre a provare a lavorare anche nel suopaese. Dato che siamo italiani, dobbiamo cercare di salvare l’Italia, sempre tenendo gli occhi ben aperti al mondo e al mercato globale.

Cristiano Prudente


Lascia una risposta

Devi essere loggato per inviare un commento.