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Vivere e lavorare a New York: il pianista Simone Ferraresi | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

Vivere e lavorare a New York: il pianista Simone Ferraresi

February 4, 2014 in America del Nord, New York, Stati Uniti

 

Biografia: Il celebre pianista e musicologo Paul Badura-Skoda lo ha definito “uno dei migliori pianisti della sua generazione”: Simone Ferraresi, diplomato con il massimo dei voti, lode e menzione di merito presso il Conservatorio “Frescobaldi” di Ferrara, si è perfezionato alla Hochschule für Musik di Vienna, e alla Royal Academy of Music di Londra. Nel 1995 è stato uno dei pochi pianisti italiani ammessi al prestigioso “Concorso Chopin” di Varsavia, dove ha avuto recensioni entusiastiche da parte della critica. Nel dicembre 2007 è stato invitato a esibirsi in recital presso la Carnegie Hall di New York. In seguito al trasferimento a New York nel 2005, oltre alla costante attività concertistica si è dedicato con maggiore assiduità all’insegnamento e alla composizione.

Ciao Simone, quali sono le tue motivazioni per aver lasciato l’Italia?

Non avevo un piano preciso di lasciare l’Italia, anche se mi era capitato diverse volte di pensarci durante alcuni periodi passati all’estero. In Italia non avevo un’impiego fisso; facevo lezioni private di pianoforte e qualche concerto. Non è facile per un pianista classico guadagnare da vivere con la musica, specialmente in Italia dove il tasso di disoccupazione tra musicisti è particolarmente alto. Alcuni anni fa venni a New York per due settimane di vacanza e durante la mia permanenza mandai il mio curriculum a diverse scuole di musica, una delle quali mi volle assumere. Quindi decisi di trasferirmi qui per lavorare.

Da quanto tempo vivi a New York e di cosa ti occupi?

Arrivai nel 2005. Insegno pianoforte, dirigo un coro, scrivo musica, faccio concerti, e nel pochissimo tempo libero che mi rimane lavoro come volontario per un’associazione musicale no-profit che ho fondato da poco e anche per un blog da me creato per parlare di immigrazione di artisti italiani negli Usa. (www.artistitalianinamerica.com)

Con quale visto sei arrivato? E’ stato difficile ottenerlo?

Con un visto O-1, uno dei tanti visti “non-immigrant”, ovvero visti lavorativi temporanei. Il visto O-1 è una categoria di visti dedicata ad artisti, scienziati, professori e atleti dotati di abilità straordinarie. Nel mio caso l’ho ottenuto senza problemi, avendo dimostrato i miei titoli artistici che comprendono primi premi in molti concorsi pianistici.

Come hai risolto il problema dell’affitto di una stanza? Ti sei rivolto ad un privato o ad un’agenzia?

Esistono molti siti web dedicati all’affitto di appartamenti. Non saprei immaginare il mio trasferimento senza l’aiuto di internet. Ogni passo che ho compiuto nel processo di emigrazione è stato possibile grazie a Google e Craigslist (sito di annunci).

Quale zona consiglieresti per l’alloggio? E quale sconsiglieresti?

Di solito le zone con affitti meno costosi sono anche zone povere e non molto sicure. Rispondenti a questa descrizione, a Manhattan troviamo East Harlem e Washington Heights, mentre a Brooklyn ci sono Bushwick e Bedford-Stuyvesant. Io più che altro consiglio alcuni quartieri del Queens, dove si trovano zone non pericolose, ad esempio Astoria, Woodside, Elmhurst, tutte con affitti non molto alti.

Per chi vuole trasferirsi da 0 e’ consigliabile fare uno stage? Nella ristorazione c’e’ richiesta del personale?

Dipende tutto dal proprio curriculum lavorativo. Se uno ha un curriculum di tutto rispetto con una carriera brillante alle spalle, non avrà nessun problema a trovare un lavoro a New York. Se uno non ha ancora un background solido o è appena laureato, allora consiglio di iscriversi a una università. Molti non sanno che ci sono università a prezzi accessibili anche a New York, ad esempio il City College. Per quanto riguarda italiani che vengono per lavorare nella ristorazione, mi sembra di vedere che questa sia la strada prediletta da tantissimi per riuscire a vivere qui mentre si cerca il lavoro “dei sogni” o si frequenta un’università. In ogni caso, il requisito numero uno è sapere l’inglese molto bene.

Qual e’ il posto che piu’ ti ha entusiasmato nella Grande Mela?

Non saprei, ci sono così tanti luoghi diversi ed è difficile dire quale mi entusiasmi di più. Mi piacciono molto i quartieri pieni di grattacieli e uffici perché mi danno un ulteriore stimolo a lavorare molto per raggiungere obiettivi ambiziosi. Sembrerà strano, ma essere in mezzo a centinaia di persone che corrono per andare al lavoro mi fa sentire bene perché mi spinge a procedere per la mia strada senza paura e mi aiuta a non temere sfide. Questo è in generale un lato positivo delle metropoli che apprezzo particolarmente, perciò direi che a New York la zona che fa per me è tutta la parte di Manhattan a sud di Central Park.

E’ complicato muoversi con i mezzi? Quale preferisci?

È molto facile muoversi con la metropolitana ed è anche il mezzo più economico. Un abbonamento mensile costa solo $112 dollari al mese (80 euro), valido per tutta la rete che va dal centro fino ai confini della città. In altre città, come Londra e Tokyo l’abbonamento di questo tipo costa il triplo!

Progetti per il futuro, New York o nuove mete?

Per ora restare a New York mi va bene. Ho il permesso di soggiorno permanente (green card) per cui non è un problema rimanere a lungo. Purtroppo non credo riuscirei a svolgere il mio lavoro di musicista in Italia perciò escludo il ritorno. Ho avuto offerte di lavoro in Giappone in passato, e se questo dovesse accadere di nuovo mi piacerebbe accettare. Anche se New York mi mancherebbe immensamente lo farei volentieri perché la residenza all’estero mi ha insegnato che venire a contatto con altre culture arricchisce la persona a tal punto che non si desidera più volere vivere tutta la vita in un solo paese. Detto questo, non mi interessa avere la cittadinanza americana o di un altro paese. Sono e sarò per sempre un italiano che gira per il mondo.

Cristiano Prudente


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