[gmw_results]
Vivere in Brasile: l’intervista a Luca | Italiani in Giro, Italiani all'estero, Lavoro all'estero per Italiani

Vivere in Brasile: l’intervista a Luca

December 9, 2013 in Brasile, Storie di Italiani in Giro, Sud America

Barman per esigenza, ma creativo per vocazione.
Luca Di Francesco, 29 anni, dottore magistrale in design, qualifica ottenuta presso l’università degli studi di Firenze
La mia passione è la creatività a tutto tondo:mi diletto sia con matita e tempere sia con programmi grafici, spaziando dall’interior design, alla grafica pubblicitaria, fino a disegnare spazi onirici.
Da poco tempo sono proprietario del marchio,”Vintage culture79“, e del relativo sito, Vintageculture79.com del quale curo la parte creativa e produco accessori moda insieme al mio socio Filippo.
Conseguita la Laurea, a novembre 2012 mi sono trasferito a San Paolo per tre mesi.Qui ho trovato persone accoglienti, solari, come da stereotipo.Ma il Brasile non è l’Eldorado che tutti immaginiamo.
Ecco il mio racconto.
Ciao Luca, perche’ hai lasciato l’Italia?
Ho lasciato l’Italia perchè principalmente cercavo un paese che mi desse maggiori opportunità di crescita personale e professionale. Appena ho conseguito la laurea magistrale in design nel luglio 2012 ho deciso di fare la valigia e partire per San Paolo, dove il mio settore è in pieno sviluppo e la figura del designer italiano è molto ben vista.
Di cosa ti occupi? 
Principalmente lavoro nella ristorazione, sono sia cameriere che barman. Questa professione mi permette di guadagnarmi da vivere anche se per come è strutturato l’hospitality business in Italia, non ci sono prospettive di crescita.
In verità la mia passione è l’arte e la creatività, perciò mi sono gettato in una nuova sfida: ho creato un brand di accessori moda con vendita sia diretta che on line con un sito internet creato appositamente: in questo modo posso esprimere il mio lato creativo.
Le principali differenze che hai trovato nel settore lavorativo rispetto al sistema italiano.
Appena arrivato a San Paolo ho avuto la fortuna di lavorare in un ristorante appena inaugurato di caratura internazionale: il Bagatelle, una concezione di ristorazione che credo non esista ancora in Italia: dopo mezzanotte arriva il dj e tutti i clienti ballano trasformando il ristorante in una discoteca. I tavoli su cui il cliente aveva appena consumato il pasto, diventa lo spazio in cui bere ottimi drink. Per realizzare ciò necessita molta organizzazione e una visione, un’idea di ristorazione che si discosta dalla classica osteria o ristorante top class che imperversano in Italia. Pensa che ho anche servito Ronaldo il famosissimo ex calciatore brasiliano.
Un’altra differenza è che i brasiliani prendono tutto molto più alla leggera, compreso il lavoro: non sono puntuali, sono meno alienati rispetto a noi, insomma sono più “all’acqua di rose”… questo però credo che non sia un pregio.
Quindi se dovessi dire cosa vorrei cambiare dei due paesi la lista sarebbe lunga e noiosa ma se dovessi scegliere scambierei la visione a lungo termine ed il senso di appartenenza e fratellanza che hanno i brasiliani con la cultura del lavoro e della dedizione degli italiani. 
Cosa cambieresti del Brasile? e cosa dell’Italia? 
Il Brasile è grandissimo,quasi un continente con realtà profondamente differenti. Ti posso solo raccontare della realtà Paulistana, che ho conosciuto per tre mesi intensi: a San Paolo tutto è business. E’ chiamata la New York del Sud America ed il motore di tutta l’economia di questa zona. Se vuoi fare business in America latina devi passare da qui. Tuttavia è famosa per il livello della ristorazione: trovi veramente di tutto con qualità eccellente. La pizza brasiliana la consiglio vivamente.
Qual e’ il settore piu’ florido? Ci sono molti italiani che lavorano o investono?
San Paolo è piena di italiani di 3°o 4° generazioni e tutti si vantano di ciò.  Sono molto fieri di questa provenienza, perchè hanno grande stima di noi e della nostra cultura anche se sono legati ad un’idea stereotipata del nostro paese, ancora in ottica troppo romantica e arcaica.
Nonostante ciò l’immigrazione di giovani non è alta come Londra per esempio. Il Brasile è lontano, pericoloso, ed ottenere un visto di lavoro è difficilissimo.
Gli investimenti in Brasile sono difficili. La legge dice che come minimo bisogna investire 75000 euro o dare lavoro ad almeno 10 brasiliani per ottenere un visto di lavoro. Considerando tutto, il rischio è elevato, ma con il cambio molto favorevole non impossibile economicamente
Personalmente non investirei in questo momento:a breve entrerà in recessione ed i mondiali saranno un flop clamoroso e ciò inciderà su tutta l’economia. Il Brasile aveva bisogno di investire in infrastrutture, sanità, welfare. Pensa che non esistono treni passeggeri in tutto il Paese.
Che consiglio daresti ad un italiano che vorrebbe trasferirsi in Brasile? 
Potrebbero fare come me: il visto turistico dura 3 mesi che ti serviranno a capire se il paese ti piace o meno. Non andate lì con la speranza che qualcuno vi contratti: hanno tasse altissime per gli stranieri e, anche fosse, avreste un contratto vincolato per 2 anni con la stessa azienda senza poter cambiare.
A questo punto se il paese vi ha lasciato sensazioni positive tornate in Italia e, se avete voglia, fate come me: organizzatevi per fare un master(ce ne sono alcuni interessantissimi che in Italia non esistono ancora). La USP, Universidade de Sao Paulo è tra le otto migliori al mondo e la migliore di tutto il Sud America. Avrete un visto per tutta la durata del corso,generalmente due anni, e potrete imparare tantissimo.
Cristiano Prudente


Lascia una risposta

Devi essere loggato per inviare un commento.